Quando l’anima si barrica nel dolore-silenzio-solitudine e il desiderio di affetto diviene uno spasmo che stringe il cuore in una morsa metallica,allora si può anche morire.
Grazie Marina per aver ricordato il grande cantore del sud con una poesia di Caproni.
Evaporato in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d’attenzione e d’amore
troppo, “Se mi vuoi bene piangi ”
per essere corrisposti,
valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo “Mi ricordo”:
per osservarvi affittare un chilo d’era
ai contadini in pensione e alle loro donne
e regalare a piene mani oceani
ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
senza rimpiangere la mia credulità:
perché già dalla prima trincea
ero più curioso di voi,
ero molto più curioso di voi.
E poi sorpreso dai vostri “Come sta”
meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,
tipo “Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un’ora al mese di te”
“Lo sa che io ho perduto due figli”
“Signora lei è una donna piuttosto distratta.”
E ancora ucciso dalla vostra cortesia
nell’ora in cui un mio sogno
ballerina di seconda fila,
agitava per chissà quale avvenire
il suo presente di seni enormi
e il suo cesareo fresco,
pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra.
E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,
mi sentivo meno stanco di voi
ero molto meno stanco di voi.
Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
fino a farle spalancarsi la bocca.
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
di parlare ancora male e ad alta voce di me.
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
con una scatola di legno che dicesse perderemo.
Potevo chiedere come si chiama il vostro cane
Il mio è un po’ di tempo che si chiama Libero.
Potevo assumere un cannibale al giorno
per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.
Potevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.
E mai che mi sia venuto in mente,
di essere più ubriaco di voi
di essere molto più ubriaco di voi.
Egregio Solmi questo suo intervento mi rincuora.
Se le capita di incontrare quel tale delle poetiche geografiche,gli parli di Costabile,ma dubito
che possa riscrivere la sua personale cartina dell’italia e oltre.
Marina ho recitato, ho inscenato la parte del commentatore rompipalle, per sperimentare e tirar su un collage, l’ultimo per LPELS. Non pensavo quello che scrivevo, ma camuffavo lo stile e la falsa incazzatura, la mia. Ma ho visto che la piega andava in malo modo, non mi aspettavo che reagissi così, credevo che avresti ribattuto a tuo modo, questo alla luce dei tuoi commenti in LPELS, sempre così icastici.
francesco, accetto le tue scuse, ma, credimi, hai fatto molto male, davvero. ti dico solo questo: mio nonno paterno fu ucciso a bastonate dai fascisti solo perché socialista.
Ti giuro che all’inizio mi aspettavo uno dei tuoi commenti icastici, volevo tirar su un collage tra il tipico commentatore anonimo e te, come spesso ho letto in LPELS, tanto per esorcizzare il medium.
Devo confessarti che ti leggo e trovo “speciali” i tuoi commenti (secchi e a volte criptici) in LPELS, e volevo creare qualcosa con te, a tua insaputa, almeno inizialmente, che poi avrei svelato l’arcano.
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nonostante.
saluti,
rs
Sol chi non lascia eredità d’affetti
poca gioia ha dell’urna;…
[Foscolo, Dei Sepolcri]
Quando l’anima si barrica nel dolore-silenzio-solitudine e il desiderio di affetto diviene uno spasmo che stringe il cuore in una morsa metallica,allora si può anche morire.
Grazie Marina per aver ricordato il grande cantore del sud con una poesia di Caproni.
Cari saluti
jolanda
Il grande Caproni: più si faceva rarefatta la sua poesia più si riempiva di contenuti e profondità di pensiero…
Antonio
LA ROSA NEL BICCHIERE
Un pastore
un organetto
il tuo cammino.
Calabria,
polvere e more.
Uova
di mattinata
il tuo canestro.
Calabria,
galline
sotto il letto.
Scialli neri
il tuo mattino
di emigranti.
Calabria,
pane e cipolla.
Lettera
dell ‘ America
il tuo postino.
Calabria,
dollari nel bustino.
Luce
d’accetta
l’alba
dei tuoi boschi.
Calabria,
abbazia di abeti.
Una rissa
la tua fiera
Calabria,
d’uva rossa
e di coltelli.
Vendetta
il tuo onore.
Calabria,
in penombra,
canne di fucili.
Vino
e quaglie,
la festa
ai tuoi padroni.
Calabria,
allegria
di borboni.
Carrette
alla marina
la tua estate.
Calabria,
capre sulla spiaggia.
Alluvioni
carabinieri,
i tuoi autunni,
Calabria,
bastione
di pazienza.
Un lamento
di lupi,
i tuoi inverni.
Calabria,
famigliola
al braciere.
Francesco di Paola
il tuo sole.
Calabria,
casa sempre
aperta.
Un arancio
il tuo cuore,
succo d’aurora.
Calabria,
rosa nel bicchiere.
Da: “La rosa nel bicchiere e altre poesie”
omaggio a franco costabile.
nonostante.
saluti,
rs
Evaporato in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d’attenzione e d’amore
troppo, “Se mi vuoi bene piangi ”
per essere corrisposti,
valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo “Mi ricordo”:
per osservarvi affittare un chilo d’era
ai contadini in pensione e alle loro donne
e regalare a piene mani oceani
ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
senza rimpiangere la mia credulità:
perché già dalla prima trincea
ero più curioso di voi,
ero molto più curioso di voi.
E poi sorpreso dai vostri “Come sta”
meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,
tipo “Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un’ora al mese di te”
“Lo sa che io ho perduto due figli”
“Signora lei è una donna piuttosto distratta.”
E ancora ucciso dalla vostra cortesia
nell’ora in cui un mio sogno
ballerina di seconda fila,
agitava per chissà quale avvenire
il suo presente di seni enormi
e il suo cesareo fresco,
pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra.
E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,
mi sentivo meno stanco di voi
ero molto meno stanco di voi.
Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
fino a farle spalancarsi la bocca.
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
di parlare ancora male e ad alta voce di me.
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
con una scatola di legno che dicesse perderemo.
Potevo chiedere come si chiama il vostro cane
Il mio è un po’ di tempo che si chiama Libero.
Potevo assumere un cannibale al giorno
per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.
Potevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.
E mai che mi sia venuto in mente,
di essere più ubriaco di voi
di essere molto più ubriaco di voi.
Condivido Fiori al # 4. Più diveniva nell’assenza, più incideva. Caproni è stato un grande.
Rovesciando, si vive sempre solo per affetto/con affetto, ossigeno, appunto. Un saluto a Marina, V.
leggendo qui, si capisce ancora meglio:
http://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Costabile
Grazie
bravo, padre. di costabile non parla mai nessuno.
uno che usava poche parole e le metteva tutte a segno.
saluti, nonostante
rs
Egregio Solmi questo suo intervento mi rincuora.
Se le capita di incontrare quel tale delle poetiche geografiche,gli parli di Costabile,ma dubito
che possa riscrivere la sua personale cartina dell’italia e oltre.
un caro saluto
jolanda
Caproni per me è il miglior risultato dell’equazione “less is more”.
gentile jolanda, io con quella gente non ci parlo per principio.
grazie per l’appoggio – spero anche “orizzontale”.
saluti, nonostante loro
rs
….Egregio Solmi “io con quella gente…”
felice di sentirglielo dire
cari saluti dal mio orizzonte mattutino
jolanda
L’ironia asciutta di questi versi è talmente lucida e netta che è impossibile non apprezzarli nella loro vastitità e interezza. Grazie …Mapi
Ma eravamo partiti così bene,cosa succede adesso?
cari saluti
jolanda
Marina ho recitato, ho inscenato la parte del commentatore rompipalle, per sperimentare e tirar su un collage, l’ultimo per LPELS. Non pensavo quello che scrivevo, ma camuffavo lo stile e la falsa incazzatura, la mia. Ma ho visto che la piega andava in malo modo, non mi aspettavo che reagissi così, credevo che avresti ribattuto a tuo modo, questo alla luce dei tuoi commenti in LPELS, sempre così icastici.
Ti chiedo scusa, ho esagerato.
f.s.
francesco, accetto le tue scuse, ma, credimi, hai fatto molto male, davvero. ti dico solo questo: mio nonno paterno fu ucciso a bastonate dai fascisti solo perché socialista.
Scusa!
Allora capisco perché hai reagito così.
Ti giuro che all’inizio mi aspettavo uno dei tuoi commenti icastici, volevo tirar su un collage tra il tipico commentatore anonimo e te, come spesso ho letto in LPELS, tanto per esorcizzare il medium.
Devo confessarti che ti leggo e trovo “speciali” i tuoi commenti (secchi e a volte criptici) in LPELS, e volevo creare qualcosa con te, a tua insaputa, almeno inizialmente, che poi avrei svelato l’arcano.
Ma mi hai spiazzato. E io ho esagerato.
ancora scusa.
f.s.
mi sei caro più di prima, davvero e credimi!