Per brindare a # 4

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a ‘a Maggìca, che nun ce stava pòpio

Tutti i premi che premino autori e testi inediti sono da evitare come la peste bubbonica, salvo quelli che si assegnano a Monaco, nel Principato. Perché a Monaco c’è Mario Polverini, l’unico diplomatico italiano che conosce a memoria Salvatore Di Giacomo (una Lassammo fa’ a Dio da brividi); perché il premio lo vince Gaetano Amato (in foto) con “Il monaciello”, Reggio Emilia, Aliberti, 2007, attor giovine ma aneddotista d’altri tempi ed elegante in total colour grigio con cravatta e pochette gialla; perché la di lui fiancée Barbara imita la Vanoni come il parte nopeo e parte napoletano Alighiero Noschese faceva, qualche anno fa.

E poi perché il premio si chiama “L’amaca” e l’ha inventato Luisella Berrino, la prima e unica deejay italiana, su Radiomontecarlo per noialtèr (l’unico deejay è ovviamente Gigi Garanzini, che qualcheduno s’ostìna a chiamare dottor Mensuràti telefonandogli in radio e lui non fa un piego; e perché al tavolo hai di fronte Niccolò Chiusano, fratello del non dimenticabile Vittorio, e a un certo punto chiede a Lauro, chitarrista bar noto da Dubai a Copacabana, di suonargli “Champagne” e la canticchia a bassa voce, intonatissimo, al modo di Roberto el Negro Coggiola; e perché al ristorante “Il giardino”, in Boulevard d’Italie, al 29, si mangia fra l’altro una mozzarella di bufala che forse manco a Napoli stessa, e i cannoli, e il Nero d’Avola di Cusumano. A fine sera, un giro d’acciughe e Bruciato di Antinori da Gaetano, discutendo di philosophy of love con Dino, Larissa e appunto Gaetano. Ora, il primo che infàma Montecarlo ed/od Sanremo è condannato per direttissima a una settimana pagata a Miami, così poi ce lo racconta lui, dove ci si diverte davvero. E anche questo è il motivo per cui Antonio Silva è grande oltre l’immensità.

32 pensieri su “Per brindare a # 4

  1. Gaja

    Gustosissimo resoconto, GC, e mai aggettivo fu più adatto di questo. Mi hai fatto venire fame (anche se con me non ci vuole poi molto). Una sola curiosità: è la prima volta che vedo dedicare un pezzo a una squadra di calcio: e te credo che nun ce stava pòpio! Se per caso ci fosse stata, mi sarei teletrasportata anche io a Monaco. Comunque: sei davéro innamorato della Roma, tu!

    p.s. tu ben sai che AS, le iniziali di Antonio Silva – la cui grandezza è indiscutibile -, sono anche i due terzi della denominazione: AS ROMA.

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  2. giovannichoukhadarian

    Aho’, a còsa, ‘llà – che t’ ‘a ricordi ‘a Màggica, ner settantrè? ‘mmàzza che còri, Gajetta mia – àndro che méttete ‘n pompa. Chi ce stava? A parte noi, Paolino Conti, Peccenini Kawasaki; Morini Battistoni Santarini (porèllo); Negrisolo Domenghini Prati Ciccio e Spadoni.
    In panca, co’ Lìdòrm:
    Ginulfi e Quintini, po’ Bertini Liguori Ranieri; Orazi Cappellini Brunetto Conti Dìbba (porèllo) Servàggi. Ma che t’ ‘o dicaffa’? Forza Roma forza lupi, so’ finiti i tempi cupi!

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  3. Gaja

    Aho’, intanto “a còso ‘llà” ce sei, e nun me fa dì artro!
    E che nun maa ricordo a Roma? Me ricordo quella der settantatré e quella doo scudetto, co’ tutta Testaccio in pompa, pe’ll’appunto, e mi’ nonna (porèlla) che me c’ha portato, tenendome pe’ mano, che sennò je scappavo! E chi m’hai fatto ricordà: Kawasaki, Franceschino Rocca nostro, indimenticabbbile e un po’ jellato, porèllo. E poi Dìbba, por’anima.
    E er sòr Magara, too ricordi?
    Che còri, che amòri. So’ tutta giallorossa, ner còre e ner còrpo (be’, magara gialla ner còrpo nòni).
    Che òmo a dedicà ‘n pezzo a tutta ‘na squadra.
    So’ commossa.
    Unico grande amoreeee…

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  4. kawasaki

    Ma defatti, a’ cìspa. E Antonellone nostro tutto vestito de giallo e de rosso, che piagnéva come se j’era morto ‘r gàtto, e ‘sta canzone, che me pare Ghèrscin mischiato co’ tu’ cuggìna, qu’ ‘a ‘llà che ‘bbàtte s’a Salaria:

    Roma Roma bella,
    t’ho dipinta io,
    gialla come er sole,
    rossa come er core mio.

    Roma Roma mia,
    nun te fa cantà,
    tu sei nata grande
    e grande hai da restà.

    Roma Roma Roma,
    core de stà città,
    unico grande amore,
    de tanta e tanta gente,
    ch’hai fatto nammorà.

    Màggica, stai ner còre mio – e ‘n quello de mi’ zzìo e de su’ fijo, quèr fràcico che me deve ancora i cinguandi èuri der motorino che j’ ‘o truccato, st’infàme

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  5. Gaja

    Sì, vabbè, bello de casetta tua, a Kawasaki: a me cispa nun me c’ha mai chiamato nisùno, scusime, eh. E io nun ci ho nisùno in famija che da’ le botte a’a Salaria, e mica semo sceme noi, sa? Mica pijamo a pizze ‘e strade! Ma vatte a ripone!

    A canzone è innegabbirmente bòna. Me ricorda ‘na sòneria der cellulare de uno che conosco, n’artro che stànfissa caa Maggìca e che batte li pezzi a n’amica mia (cioè, che poi me sa che qu’i due stanno già tutti pappa e ciccia, pe’ nun dì culo e camiscia).
    Tiè, allora, bécchete questa, a coso:

    Dimme chi è
    che me fa’ senti’ ‘mportante
    anche se nun conto gnente
    che me fa re
    quanno sento le campane la domenica matina
    Dimme chi è chi è
    che me fa’ campa’ ‘sta vita
    cosi’ piena de probblemi
    e che me da’ coraggio
    si’ tu nun me vòi bbeneeee
    Graaaaazie Romaaaa

    p.s. ammazza che bella famijola che ci hai, a Kawasa’…

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  6. amarilli

    E basta con ‘sta Roma. In onore del sunnominato Chiusano, persona deliziosa che l’altra sera si è curato di condurre il Chouckha(uomo che non spicca certo per il senso dell’orientamento) al ristorante napoletano del Principato, e per l’allegria con la quale il Conte ha sottolineato, mentre Lauro lo cantava, che i napoletani son bianchi e son neri, diciamo senza timore: forza Juve.

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  7. Pino Corrias

    Amarilli, s’io te miro,
    miro il sol degli occhi miei:
    tanto bella e vaga sei
    ch’io per altra non sospiro.

    Se tu ridi, il dolce riso
    m’apre il ciel di primavera:
    o sei cruda o lusinghiera,
    sempre ho innanzi il tuo bel viso.

    Se tu parli ed io ti sento,
    sento un’aura in mezzo aprile,
    si soave, si gentile,
    ch fa dolce il mio tormento

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  8. Gaja

    Amarilli, non posso, credimi, è più forte di me. Non posso fare a meno di parlare della Roma!;-) poi, con una dedica così, l’amore giallorosso ha debordato! ognuno ha le proprie debolezze…;-))

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  9. amarilli

    Gaja cara ti capisco, l’amore non si tace. E quando deborda, deborda. Rompe gli argini e travolge, inutile opporre resitenza. E una dedica così è una dedica d’amor! Per la Roma ma forse non solo.
    Beata te, a me un uomo maggica non m’ha mai chiamato.
    Ultimamente però uno mi dice spesso “bona”. Meglio che niente.
    Ringrazio Pino Corrias per (co)tanta poesia e ringrazio il Tasso.

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  10. Gaja

    Amarilli mia, ‘sti òmini… vàcci a capir qualcosa! Comunque “bona” ultimamente è un aggettivo che è tornato molto in auge: confesso che anche io me lo sono sentito dire di recente e ho trasecolato (erano anni che aspettavo di usare questo verbo! ;-)). Che un uomo ti dica “bona” non è affatto male, anzi. È molto, molto più di niente (ed è, nel tuo caso, adoperato senz’altro ad hoc!) Un abbraccio, Amarilli!

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  11. amarilli

    Eh Gaja mia il probblema è che quello che me lo sta a ddì (bona) si sta pe sposà. Beatachissosposa 😉 Ma davvero vacci a capire qualcosa. Un amico mio l’altra sera, dopo aver discusso di questa roba qui, di uomini di donne, del come e del perché si comincia a volte bene e sempre si finisce, e spesso male, m’ha detto così: “dopo aver vissuto abbastanza, dopo innamoramenti, matrimoni e separazioni e rimatrimoni sono arrivato a una conclusione: uomini e donne non sono fatti per stare insieme”. Che sia vero? Ti abbraccio Gaja, un abbraccio solidale. Che la solidarietà fra donne è una cosa santa. Andiamo avanti e che sarà sarà. Ciao

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  12. Gaja

    Amarilli: sottoscrivo in pieno e concordo con quanto hai detto. La solidarietà tra donne è difficile da conquistare, ma è *gratificante* e appagante come quasi nient’altro! Io ci credo profondamente e perciò ricambio con entusiasmo il tuo abbraccio. Sì, andiamo avanti: cerchiamo di andare avanti con fiducia. All’amore vale la pena di credere sempre, malgrado le tranvate. E se va male… be’, perlomeno ci sono le amiche! 😉 Un bacio!

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  13. Larissa

    Ciao Vartan . Se nella tua anima arriva la sera ,la poesia e come il volo degli gabbiani sopra il mare e tu sei Dio di questo mondo ma sei nato per essere solo.

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  14. giovannichoukhadarian

    Il commento nr. 13 lascia senza parole. Hàyenkh mènk, sirelìs Larissa, yèv tùc shàt gh’ sirvìk.

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  15. listexxx

    uomini e donne non sono fatti per stare insieme. solo uno sull’altra. e per breve tempo.

    saluti,
    rs

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  16. Gaja

    ERRESSE, avrei voglia di risponderle entrando proprio nel merito della sua affermazione, ma questo blog è pur sempre La poesia e lo spirito.
    (è il breve tempo che mi agghiaccia, per tacer del resto!)

    la squisisco.
    gc

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  17. amarilli

    rs ma che c’entra il gabbiano livingston?
    sì lo so che tu vai per associazione “libera”, per impulso listarolo. cosa volevi dire? mi raccomando, non farmi pentire d’avertelo chiesto 🙂

    saluti reverenziali

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  18. listexxx

    c’entra. lo stile tra l’estatico e il frignante è quello. buono, nondimeno. soprattutto da giovani, quando si crede in bagatelle (per un massacro) come l’amore.

    rilegga, rilegga.

    saluti,

    rs

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  19. giovannichoukhadarian

    Parole vuote scritte a macchina. Ci faccia sognare ancora, rs, cui minima debetur reverentia.

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  20. giovannichoukhadarian

    “Povero ricco umile o Messia”, cantava or sono il simpatico canzonettista genovese. Cosa c’entrano ricchezza o povertà delle parole, quando uno/a parla altre lingue, meno ignote e tanto più importanti di italiano, inglese o quel che vuoi tu? E tu, come non ti si disse l’altra sera, è giusto quelle che parli. Anche rs, ma le pratica meno, per ciò le dimentica (e poi scherza sempre, figuriàmoci).

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  21. listexxx

    remember padre laico johannes che la lingua è una. io mi limito a squadernare.

    lei mi attribuisce poteri paranormali, io non scherzo affatto, altro che sempre.

    saluti, nonostante
    rs

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  22. Larissa

    Esiste l’occhio severo che guarda il mondo ed io potrei parlati del silenzio e del sangue ma non piove e la terra brucia,e si direbbe che sono un buffone che recita frasi celebri !

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  23. amarilli

    Larissa, ti sei espressa benissimo. Non conta quanto ricco sia il vocabolario, hai detto e accostato immagini capaci di evocare e suscitare emozioni. Si sente che sei una persona profonda, che ha tanto da dire. Non preoccuparti del resto.

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  24. giovannichoukhadarian

    I linguaggi sono molti, frate Rs, non la lingua, che è una e indivisibile.
    Larissa, la traduzione direi sabato sera, se Roberto e Graziella non hanno altri impegni. Intanto, Amarilli ti ha già risposto per me, direi, che son sempre di fretta.

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  25. violaamarelli

    29: le controfigure sono sempre migliori, confermo tutti gli interventi di Amarilli; un saluto dall’arcadia all’armenia, Viola

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  26. giovannichoukhadarian

    Nel magico mondo della blogosfera, nel fantasmagorico blogspace, al redattore di questo blandissimo commento era stato dato di barocco, di àrcade non ancora – e sì che li sento così vicini, i confratelli fintobucolici di que’ be’ tempi andati. Grazie, Viola, di che lessi versi non privi di grazia violenta, sì.

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