LO YOGA, OPPIO PER IL CRISTIANO di Daniel Ange

(Da: Balsamo è il tuo nome – Editrice Ancora, Milano 1982)

yoga

Queste tecniche non possono essere considerate semplici esercizi di rilassamento, neutri e facilmente cristianizzabili. Esse hanno una prospettiva esplicitamente spirituale di cui non si possono ignorare gli obiettivi. Pretendono di essere fattore di equilibrio, di armonia, ma, al di là di questo, sapienze che offrono un nuovo stato di coscienza, una scoperta dell’io immortale, fino a una “immortalità” entro questo mondo. In breve, si presentano come una salvezza mediante la quale ci si appropria del divino attraverso l’autocontrollo.
Una esperienza spirituale, cercata e ottenuta come prodotto di una tecnica, implica la ricerca di una autonomia spirituale radicalmente contraria alla Redenzione venuta da un Altro, donata per amore, ricevuta umilmente, e dunque – favorendo un volontarismo pelagiano – contraria all’atteggiamento di infanzia evangelica. L’ amalgama di queste tecniche con la preghiera cristiana, preconizzato da molti, rischia di falsare quest’ultima sotto apparenze intatte, edulcorandola in “meditazione religiosa”. La relazione personale e vitale con Gesù svapora in una fusione anonima e cosmica con la ”Divinità” .

Non è possibile sradicare queste tecniche dal terreno religioso nel quale si sono formate, né separarle dal loro contesto filosofico. Le asanas (posizioni) non sono mai neutre. Gli Yogins conoscono più di chiunque altro il loro influsso determinante sullo spirito. E poiché tali asanas veicolano per se stesse una secolare tradizione spirituale, è facile comprendere a quale condizionamento è sottoposta l’anima di una persona. (Gli Yogins lo sanno, ma si guardano bene dal dirlo).
Questo spiega il cedimento nella fede, dopo un certo numero di anni, di persone dedite a tali diverse tecniche. (…) Sotto apparenza di rivalorizzare il corpo, esse svalorizzano l’incarnazione: non soltanto la Persona del Verbo fatto carne, ma tutte le mediazioni dello Spirito: la Chiesa i sacramenti la liturgia, la funzione dei segni, dei simboli e delle icone nella preghiera. La ricerca di una vacuità interiore esclude l’umiltà, itinerario scelto da Dio per raggiungerci così come siamo.
Predicando una uscita da sé – dal proprio corpo, dalla propria storia – queste tecniche ci impediscono la loro trasfigurazione interiore per mezzo del Signore Gesù. È paradossale che queste religioni orientali, essenzialmente disincarnate, camuffano una idolatria del corpo.
Poiché la persona in quanto persona semplicemente si dissolve, e il corpo non è più sacramento dell’anima, questo perde ipso facto il suo carattere sacro: il nostro corpo, come quello di Gesù. È sintomatico, a tale proposito, il numero crescente di cristiani che credono alla metempsicosi. Logica implacabile: la Persona del Signore è svuotata del suo contenuto reale, e la nostra pure. Il suo corpo non ha più alcuna importanza, il nostro si riduce a un involucro intercambiabile.
Ecco, di colpo, scalzati e il nostro destino eterno, e la risurrezione dei corpi, e il senso del tempo, e la nostra libertà, e la nostra responsabilità. Tutto è collegato. È chiaro che una valorizzazione del corpo non fondata sul mistero dell’Incarnazione e su una sana teologia della creazione, sbocca per logica interna in un disprezzo, e perciò in una degradazione del corpo. Siamo a una dislocazione anima-corpo più radicale che in qualsiasi platonismo.
Altro paradosso: per fuggire l’anonimato e la spersonalizzazione della nostra società, ci si precipita – fenomeno di vertigine? – in un abisso interiore dove non rimane neppure più la possibilità di una relazione personale con un Dio che sia Qualcuno. Si tratti del Samadhi, o del Nirvana, o del Satori, I’illuminazione avviene a prezzo della «bambola di sale che si scioglie nell’Oceano». E dove non c’è più distinzione, diventa impossibile l’amore. E se la salute dell’uomo consiste nella capacità di amare e di lasciarsi amare, allora non ci si stupisce più che tali concezioni sbocchino in veri dissolvimenti psichici. Frustrato di ogni relazione con un Dio che sia qualcosa più che una deità, l’uomo perde la possibilità stessa di una identità personale: si disintegra.
L’Essere supremo è senza parola e senza volto: l’uomo vi perde la parola e il volto; non ha più nome, poiché più nessuno ormai può chiamarlo a essere ciò che egli è. Non ha più volto, poiché non c’è più nessuno di cui possa essere immagine. Non sapendo più chi egli è, come potrebbe essere guarito? Ciclo infernale della disperazione!
Scalzata ogni relazione personale con Dio, la relazione con l’altro è per ciò stesso esclusa. «Sulle sculture dei templi, i corpi sono uniti ma i volti separati, assorbiti in una meditazione solitaria. L’India utilizza il prossimo, lo attraversa, passa al di là dei volti». L’estinzione dell’Io implica il ripiegarsi in sé, e non il superarsi verso l’altro: introspezione distruttrice di ogni comunione, perché negatrice del Mistero stesso della Comunione trinitaria. (…)
Per chiudere questo breve sguardo su una questione di cui si ignora la posta in gioco profonda, dirò che, in materia di fede, il pericolo per l’Occidente non viene più da una progressiva marxizzazione – il marxismo ha iniziato la sua agonia – ma da parte di queste filosofie del vuoto, che colpiscono direttamente la nostra relazione personale con Dio, corrompendo la stessa preghiera. Situate come sono al livello della mistica naturale, con tutta la sua ambiguità, esse possono essere assimilate alle «filosofie che ci ingannano con i vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo» (Col 2, 8).
Le religioni da cui sono uscite queste tecniche (non queste per se stesse) devono essere rispettate come autentiche vie verso Dio per le moltitudini che non hanno la fortuna di conoscere quel Gesù Cristo dal quale, senza saperlo, saranno salvate, e che «cercano nelle ombre, e sotto le immagini, un Dio che essi ignorano» (Lumen gentium). Ma per un cristiano che accede alla libertà dei figli di Dio, esse equivalgono a una regressione, che è rinnegamento di quel Verbo nel quale sono tutti i tesori della sapienza e della scienza, e grazie al quale illuminano gli occhi del nostro cuore.

30 pensieri su “LO YOGA, OPPIO PER IL CRISTIANO di Daniel Ange

  1. luminamenti

    Naturalmente esistono dei rischi nel tentativo di integrare yoga e pratiche cristiane. Ed esistono mode, atteggiamenti sia dello yoga e della preghiera cristiana che sono di per sé svuotati dalla loro essenza, e, in questo caso, la miscela diventa ancora più esplosiva in senso falsante.
    Ma esiste anche, più rara, la possibilità di un sincretismo che consente una migliore comprensione della propria fede, della propria natura, una simbiosi produttiva che può assumere caratteri ontologici rigorosi pur dentro differenze.
    Commentare passo per passo le inesattezze dell’autore di questo pezzo pubblicato da Binaghi richiederebbe un lunghissimo post che adesso non posso (la mia impressione è che conosca male sia il cristianesimo che lo yoga). Cmq già padre Hugo Lasalle, gesuita, poi più recentemente Panikkar hanno affrontato queste questioni in maniera convincente e non restrittiva e con analisi teoretiche altissime. Ma tra i tanti nomi sparsi nel mondo tesi a dimostrare il contrario di quanto sostiene Ange, cito un libro della collana di spiritualità del Priorato di S. Egidio, Impara da, un itinerario tra yoga e preghiera cristiana di Antonia Tronti, persona seria, rigorosa e impegnata sul fronte della prassi oltre che su quello teoretico, autrice anche di …E rimanendo lasciati trasformare, con la prefazione di Massimo Cacciari, edito da Servitum Editrice.
    Prima di trarre conclusioni affrettate (sebbene io sia uno stroncatore di come lo yoga si è diffuso in Occidente prima ancora di pensarlo inserito in pratiche e concetti cristiani. Jung scrisse un saggio illuminante a tal proposito)occorre guardarsi attorno a lungo e in largo (praticando la sospensione fenomenologica del giudizio), studiare e fare molte esperienze, e allora, solo allora si farà un buon servizio a se stessi e agli altri.
    Invece, presentando le cose, o tutte in versante negativo o tutte in versante new age, si rischia di non centrare mai la complessità delle relazioni culturali che nella storia si intersecano e il loro potenziale e i risvolti negativi

    Emanuele Giordano

    Rispondi
  2. vbinaghi

    Invece di puntellare a destra e a manca con le citazioni delle proprie letture (lasciando il sospetto che per prendere decisioni in materia di vita spirituale bisogna avere almeno tre laureee), non sarebbe meglio argomentare intorno alla questione semplice e centrale posta da Daniel Ange, cioè quanto del personalismo cristiano e della comunione trinitaria rimane dopo un’immersione nella mistica induista?

    Rispondi
  3. luminamenti

    Invece Binaghi di sciupare un post nei commenti per non dire nulla, non è meglio leggersi qualche libro? e magari leggere anche il commento dove si dice, tra diverse cose dette: “Commentare passo per passo le inesattezze dell’autore di questo pezzo pubblicato da Binaghi richiederebbe un lunghissimo post che adesso non posso”.

    Inoltre, dovresti lasciare liberi, gli altri, di esprimersi come meglio ritengono in quel determinato momento, invece di diventare insofferenti (per non dire intolleranti) perché non si è risposto al tuo articolo nei modi e maniere da te approvabili.

    Non è mica necessario obbligatoriamente essere adesso, ora, immediatamente, esaustivi e conclusivi in un giudizio su un pezzo di un testo.

    Si può anche desiderare lanciare sprazzi, percorsi da approfondire, su cui incamminarsi, cose che richiedono tempo. Io, per adesso, mi sono limitato a suggerire, mica ciò il complesso di voler persuadere nel giro di una notte.

    Nei miei suggerimenti non vedo traccia né di plurilauree, né di esclusivismo teorico, né di enciclopedismo necessario, ma data la complessità del tema, qualche suggerimento di lettura che va in direzione diversa dal libro di cui hai riportato un brano, può solo essere accolto con un “grazie” per l’informazione(naturalmente questo accade alle persone che hanno un onesto desiderio di risposta alle proprie domande interiori e vogliano allargare il proprio orizzonte e non pluri-laurearsi – cosa che richiederebbe più di una lettura di due altri libri oltre quello da te riportato, cosa fattibile, mentre dire tre lauree è demagogico -, ma ciò certamente non interessa a chi ha già tutte le risposte pronte e preconfezionate e si preoccupa solo di citazioni altrui che possano oscurare la sua conoscenza. E’ meglio, invece, avere fame di sapere e travasare agli altri a modo proprio e nelle sedi e contesti opportuni, ciò che si è percorso).

    Infine, in quanto alla tua domanda finale: “non sarebbe meglio argomentare intorno alla questione semplice e centrale posta da Daniel Ange, cioè quanto del personalismo cristiano e della comunione trinitaria rimane dopo un’immersione nella mistica induista?” posso risponderti dicendo che ci sono varie possibilità:

    1) darmi il tempo di recuperare pezzi dai testi e autori da me citati e postarli. Questa sarebbe una prima risposta e di tipo simmetrico a ciò che hai postato. Hai postato un brano di una autore e io ti posto il brano di un altro autore;

    2) sviluppare un proprio articolo.
    In entrambi i casi ci vuole del tempo, che se consenti è mio! Né mi basterebbe per argomentare, inserire minutaglie concettuali su ciò che di Ange hai proposto (non mi si soddisfa la sintesi). Per fare un esempio: argomentare solo sulle prime righe fino alla parola autocontrollo richiederebbe una trattazione di almeno 100 righe di storia dell’induismo, per veder smentito ciò che è scritto fino alla parola “autocontrollo”.

    Non sarebbe neanche un controargomentare, ma semplicemente un ripasso mnemonico di concetti di storia dell’induismo che non sarebbero argomenti, ma semplice rigore “storico” a quello che è considerato “spirituale” nell’induismo dagli induisti e dagli storici o a ciò che è considerato “immortale” dagli induisti.

    E via dicendo, perché questo brano di Ange parla di quello che lui crede sia l’induismo, lo yoga.

    E naturalmente, sono in molti che credono altrettanto e mescolano pratiche cristiane e yoga a partire da una falsificazione originaria di entrambe.

    P.S. Tanto per dire qualcosa, tanto per accontentarti un pochino, per quanto riguarda le strutture teoriche e il fondamento metafisico che Patanjali riconosce alle pratiche yoga da lui formulate, il suo apporto personale è minimo. Patanjali si limita a riprendere, a grandi linee, la filosofia di Samkhya, articolandola come un teismo abbastanza superficiale, entro il quale egli esalta il valore pratico della meditazione.

    Questo già basterebbe come “argomentino” per dire come la prassi yoga già per Patanjali è principalmente uno strumento di purificazione del corpo e della mente. Come P. ha detto, serve a sviluppare la sua capacità di eliminare gli ostacoli mentali come avidità, odio, orgoglio, gelosia. Lo yoga, se praticato correttamente permette una liberazione dai ceppi dell’inconscio.

    Se uno strumento o mezzo aiuta in questo senso, se una persona trova in questo strumento un mezzo adatto a sé, questo non implica uno scontro con il personalismo cristiano, se ne facilita come esperienza individuale uno sgombro dalla proprio mente di pulsioni ostacolanti.

    D’altra parte esistono anche mezzi a questo scopo di matrice cristiana (ragionare poi sull’origine di questa matrice implicherebbe inoltre vedere i vasi comunicanti di diverse tradizioni filosofiche-religiose, per cui alla fine un’analisi dell’esicaismo ci porterebbe a trovarvi interelazioni con lo yoga, il taoismo, il sufismo)altrettanto validi.

    Ma sappiamo tutti che c’è chi preferisce scrivere al pc e chi con la penna, secondo lo strumento che più sente!

    E, oggi, quello che molti sentono, è il potenziale multiculturalismo!

    Le culture remote e apparentemente lontane nel tempo e nello spazio non vivono più nell’isolamento (se mai lo sono state!) e l’Uomo è per natura connettivo (basta vedere come funziona a livello più elementare la materia grigia dentro la testa).

    Inoltre i sistemi filosofici Yoga e Samkhya si differenziano per cui il Samkhya è ateo, mentre lo Yoga è teista, postulando l’esistenza di un Dio supremo (Icvara);
    secondo il Samkhya la sola via di salvezza è quella della conocenza metafisica, mentre lo Yoga attribuisce importanza considerevole alle tecniche di meditazione. Grazie a Patanjali, lo Yoga da tradizione mistica si è trasformato in sistema filosofico.

    Il primo livello di assorbimento del Visudimmagga, Jhana, corrisponde all’assorbimento totale con l’oggetto della meditazione. L’oggetto della meditazione lo decido io, secondo la mia cultura e il mio credo. Nulla m’impedisce di utilizzare i livelli di Jhana all’interno della mia fede se queste pratiche mi aiutano a sprofondare nella mia fede. D’altra parte livelli successivi degli Jhana sono assolutamenti comparabili a pratiche di discesa meditativa come quelli descritti da Meister Eckhart.

    Detto questo, resta il reale problema di chi mescola pratiche (straniere?) e fede (propria?)di emiseferi lontani con superficialità e con esiti disastrosi.

    Ma questo non c’entra niente con la possibilità di mettere in simbiosi proficuamente pratiche non appartenenti alla propria tradizione per cogliere con maggiore pienezza la propria tradizione e fede!

    E’ in questo senso che avevo citato libri istruttivi in tal senso. Un invito alle verifiche personali, prima di lambiccarsi a trovare argomenti che rimangono solo finzioni della parola.

    Rispondi
  4. listexxx

    luminamenti, sto mettendo insieme il 5% dei suoi commenti nei litblog in 3 anni, siamo a 3.456 pagine times new roman 12, equivalenti a 7.000 pagine circa su libro hardcover, complimenti, attendo sua prefazione.

    saluti,
    rs

    Rispondi
  5. luminamenti

    Per prendere decisioni in materia di vita spirituale occorre desiderare sapere e conoscere. Avere, possedere “fede” significa anche, implica avere umilmente sete di conoscenza, esclude categoricamente l’atteggiamento del “credulone”. Credere implica fortemente un cammino di conoscenza e sapere.
    Sapere ad esempio, che l’espressione biblica, più esattamente evangelica, “Figlio di Dio”, non significa quello che i “creduloni” credono di aver capito di questa espressione. E’ necessario informarsi su come e cosa si intendeva in quel contesto storico con quella espressione. Cito questa espressione, perché non c’è teologo o storico delle religioni sulla Terra che non concordi! Ma se mi metto a girare in una delle nostre chiese cristiane a chiedere ai suoi fedeli cosa significa quell’espressione, ne esce fuori tutt’altra convinzione sul suo significato! Ecco, come la fede, si svuota di tutto il suo valore e diventa semplice credenza.
    Naturalmente ci sono anche cristiani con vera fede!

    Rispondi
  6. marcoguzzi2

    Non c’è alcun dubbio che la fede yogica nell’identità atman-brahman e quella cristiana nella comunione tra persone nell’unità dello Spirito siano diverse.
    E non c’è dubbio, a mio parere, che l’adesione incondizionata e spesso superficiale alla filosofia pratica dello yoga da parte di occidentali scarsamente radicati nella fede cristiana, e ignari della propria cultura filosofica, li possa condurre a gravi confusioni spirituali.
    Però non è affatto detto che un cristiano maturo non possa imparare moltissimo da questa straordinaria tradizione.

    I Padri della Chiesa hanno assunto quasi interamente il loro linguaggio filosofico e teologico da pensatori pagani, senza per questo diventare pagani o adorare gli dèi della Grecia.
    Perché dovremmo temere tanto Patanjali o Sankara?
    Così debole è diventata la nostra fede?
    Così allergica e influenzabile? così paurosa?
    Il cristianesimo autentico non ha mai avuto paura di assorbire altri linguaggi né tantomeno di contaminarsi, perché la fede è e resta fermento dentro ogni tipo di pasta, e mai semplice pasta diversa dalle altre.

    Daniel Ange attacca una caricatura della tradizione hindu, e questo non solo non è giusto per chi come credente è chiamato ad amare tutti gli uomini e a rispettare tutte le culture e le religioni; ma è anche del tutto inutile dal punto di vista apologetico.
    Nessun praticante occidentale di yoga infatti sarà minimamente influenzato da opinioni così errate e grossolane.

    Lo Yoga, ad esempio, non è affatto una tecnica volontaristica chiusa all’azione della grazia di Dio. Lo Yoga si considera solo una preparazione (purvanga) all’unione con Dio. Lo swami contemporaneo Siddhesvarananda scrive a tal proposito: “Talvolta si sente dire che gli indù considerano lo stato di unione con Dio come un semplice effetto della volontà ottenuto quasi automaticamente grazie a quella specie di ginnastica chiamata yoga. Ciò è un grave errore. (..) E’ indubbio che nessun meccanismo mentale, per quanto perfezionato, possa raggiungere Dio. Come voi noi diciamo che solo la grazia di Dio ci permette di conoscerlo”.

    Non voglio annoiare con lunghe bibliografie, ma consentitemi di consigliarvi un libro davvero fondamentale e direi risolutivo sul rapporto tra advaita e cristianeismo trinitario: Henry Le Saux, Tradizione indù e mistero trinitario, EMI 1989, scritto da un monaco benedettino che è rimasto 35 anni nel cuore dell’Himalaya, e che quindi conosce ciò di cui parla.

    Lo studio amoroso delle Scritture hindu e la pratica yogica che tento di svolgere da più di 25 anni hanno sempre più approfondito la mia fede nell’unicità dell’evento di Cristo.
    Così almeno spero.
    Ma per conoscere davvero l’altro, dobbiamo appunto prima amarlo e ascoltarlo e avere anche l’umiltà di imparare da lui, perché in ogni tradizione lo Spirito del Verbo è sempre presente, come ci ha insegnato il Concilio nella costituzione Nostra aetate, e come ha ricordato a tutti noi Giovanni Paolo II nell’enciclica Novo millennio ineunte: “Il dovere missionario, d’altra parte, non ci impedisce di andare al dialogo intimamente disposti all’ascolto.(…) Non raramente lo Spirito di Dio, che ‘soffia dove vuole’, suscita nell’esperienza umana universale, nonostante le sue molteplici contraddizioni, segni della sua presenza, che aiutano gli stessi discepoli di Cristo a comprendere più profondamente il messaggio di cui sono portatori”(n.56).

    Grazie comunque di questo post che ci consente di riflettere su una tematica davvero bella e attuale.
    Marco Guzzi

    Rispondi
  7. cf05103025

    Ho praticato yoga per 15 anni.
    Ho seguito una scuola seria.
    Un detto indiano dice che esitono 84.000 yoga, quindi il discorso è stato posto male e sottintende paura.
    Ad un cristiano fedele non dovrebbe fregare meno di niente di yoga non yoga, zen etcetera.
    Quale yoga? Con tutte le scuole o tendenze che vi sono…
    E io di yoga non voglio dire niente,
    è una cosa che si pratica, e si sta zitti ( in genere) e basta.

    Ringrazio Emanuele Giordano per aver portato davvero qualche luce.

    MarioB.

    Rispondi
  8. vbinaghi

    @Luminamenti
    “Sapere ad esempio, che l’espressione biblica, più esattamente evangelica, “Figlio di Dio”, non significa quello che i “creduloni” credono di aver capito di questa espressione.”

    Tu ti rendi conto di quale supponenza, di quale disprezzo per la fede dei semplici e per i poveri a cui la Buona Novella era rivolta innanzitutto manifesti il tuo atteggiamento?
    L’autore che ho proposto è un maestro di spiritualità che ho avuto la fortuna di leggere e ascoltare più di vent’anni fa, se avessi voluto una dissertazione antropologica avrei scelto altro.
    Scrivi caro, e pubblica, ma sui blog contieniti se riesci.
    Spero di non incontrarti mai il giorno in cui ho la vescica piena. Sono sicuro che coi bottoni che attacchi a chiunque prer esibire la tua inutile erudizione mi faresti pisciare sotto, come è successo una volta a mia zia Pina per soggezione di un curato chiacchierone.

    Rispondi
  9. violaamarelli

    è un piacere vedere tanto interesse su queste tematiche, una è la via, diecimila gli esseri… grazia e soffio, esperienza…ognuno la conta per come la vive..ma sempre altissimo, vuoto e amore, Viola

    Rispondi
  10. carlabariffi

    Le asana sono incantevoli da contemplare, saperle eseguire un’arte.
    Una porta aperta sulla luce, comunque.

    Rispondi
  11. remo

    nessuno di voi ha sentito parlare di padre Cappelleto e dei Ricostruttori e dell’esicasmo?
    http://www.iricostruttori.it/

    allora, io sono agnostico ma anni fa li ho frequentati.
    fanno anche corsi yoga.
    e la domenica i loro sacerdoti celebrano messa.
    e vivere con loro, aggiungo, è una bella esperienza.
    con me non ci sono riusciti ma ho visto gente che si è convertita, frequentandoli.
    io ho solo imparato un bell’esercizio di meditazione e ho approfittato da una tipa che con un paio di massaggi mi ha rimesso in sesto la schiena.

    prendetelo per un contributo frettoloso questo mio intervento: sono in pausa sigaretta, perché sto lavorando, e con un po’ di febbre.
    buona giornata

    Rispondi
  12. gabriele naia

    personalmente credo che il problema non stia nell’incompatibilità del cristianesimo con filosofie/religioni orientali. piuttosto, nel perché sempre più gente si dedica – con più o meno coscienza – a tali pratiche, stili di vita, concetti e visioni del mondo. il nocciolo della questione penso stia nel fatto che né il cristianesiomo, né il pensiero rivolto al progresso scientifico siano, oramai, più in grado di fornire orizzonti di senso soddisfacenti. così ci si rifugia (ripeto, con più o meno consapevolezza) in pratiche che lasciano intravvedere un concetto di mondo e un senso che fanno evidentemente più ben sperare. dopodiché, io non ho mai fatto yoga.

    gn

    Rispondi
  13. vbinaghi

    Grazie Remo, è interessante in effetti.
    Il post non voleva precludere niente a nessuno, ma la posizione di Ange per quanto forte è ben motivata e chiede riflessione. In termin più generali, il banco di prova di una coscienza personalistica è la civiltà giuridica che promuove, oltre alla concreta carità che sa suscitare nei comportamenti. Io temo che quietismo e fatalismo non siano associati all’induismo solo a causa di un luogo comune.

    Rispondi
  14. fabry2007

    oggi ero talmente stanco che ho messo il caffè sul fuoco e mi sono addormentato. al risveglio ero in mezzo a una nebbia densa e un acre odore di fumo. la moka era un piccolo tizzone nero e il caffè un caramello scuro e solido nel cavo del fornello. questi sono i miei esercizi di rilassamento. altri li ho imparati dal libro di Marco Guzzi, “Darsi pace”.
    grazie a Valter per aver proposto un tema così importante. credo sia da inserire tra i “lavori in corso”.

    Rispondi
  15. elioc

    Ciao Valter, come promesso ho letto. Non posso intervenire nel merito dell’articolo per mancanza di presupposti: per me “anima” è (in questi contesti comunicativi – sotto le mani di una massaggiatrice tantrica probabilmente sarebbe diverso) soltanto un nome (anche se un po’ troppo carico di connotazioni) per l’incredibile fenomeno che si sperimenta nell’abitare un corpo umano (che sia stato pienamente “attivato” da un linguaggio e da una cultura) mentre “spirito” un nome (altrettanto carico) che si può cautamente provare ad usare per indicare certi tratti comuni a certe complesse esperienze. Stabilire se lo yoga (e la sterminata galassia culturale che gli sta dietro) rappresenti, nell’astratto, un pericolo mortale oppure un utile complemento nei confronti della “soluzione” cristiana, mi sembra un problema fantasticamente irreale, che conduce proprio nelle modalità comunicative che maggiormente mi irritano, quelle che fanno mostra (magari involontariamente, per pura costrizione retorica) di saper bene cosa dovrebbe fare “la gente”. Questo si può fare soltanto in presenza di presupposti (dogmi, aderenze a tradizioni) che, se onestamente esplicitati, troncherebbero ogni discussione. Un malinteso fondamentale che alimenta uno scambio falsificato e discussioni che non sono discussioni bensì pavoneggiamenti.

    Rispondi
  16. luminamenti

    Binaghi, tu dici: “@Luminamenti
    “Sapere ad esempio, che l’espressione biblica, più esattamente evangelica, “Figlio di Dio”, non significa quello che i “creduloni” credono di aver capito di questa espressione.

    “Tu ti rendi conto di quale supponenza, di quale disprezzo per la fede dei semplici e per i poveri a cui la Buona Novella era rivolta innanzitutto manifesti il tuo atteggiamento?”

    Ti rispondo dicendo che là dove tu credi di vedere in me disprezzo invece c’è solo desiderio di avvertire i semplici e i poveri degli inganni perpetrati nei loro confronti.

    Anche i semplici e i poveri hanno diritto a sapere come stanno le cose.

    E se provi, con onestà intellettuale, a chiedere ai poveri e ai sempllici cosa significa Figlio di Dio, la risposta che ne avrai è quella che i supponenti e i prepotenti del potere del sapere hanno instillato nella mente dei poveri e dei semplici.

    P.s. In quanto alla tua vescica piena, mi sembra solo piena di bile.
    Se t’incontrassi io sarei sereno come sempre, tentando di comportarmi da buon cristiano e sopratutto educato. Ti chiederei permesso per andare in bagno a fare la pipì, non me la farei addosso davanti a te. In questo senso, il messaggio di Gesù è altamente rivoluzionario, per la carica destabilizzante sulle urgenze urinarie.

    Rispondi
  17. vbinaghi

    @Elio e Luminamenti
    La posta in gioco (che rende il post nient’affatto inutile, mi pare) è la teoria ma soprattutto la pratica della soggettività. Da questo punto di vista la cultura cristiana ha segnato un’evoluzione irrinunciabile, proprio perchè non legata ad un’elaborazione teorica ma al “fatto” dell’incarnazione e resurrezione NELLA CARNE.
    Per chi crede, certo, ma il post è rivolto in questo caso proprio e solo a costoro. E’ vero che già i padri della Chiesa si posero il problema di utilizzare o no categorie e filosofemi del pensiero pagano, ma quando decisero di farlo lo fecero in modo strumentale (Agostino: credo ut intelligam, fondamento di un eventuale intelligo ut credam), sottomettendolo al dato rivelato senza ambiguità. Diversamente oggi l’approccio alle tecniche di meditazione orientali è molto insidioso, perchè avviene in un clima di indifferenza dogmatica, sentimentalismo promiscuo e confusione sincretistica, come ho avuto modo di constatare molto spesso. Il fatto stesso che induismo e cristianesimo vengano messi sullo stesso piano, come differenti vie per giungere a un medesimo traguardo, dimostra che l’essenza post-mitica del cristianesimo (fondato sull’evento di Dio nella storia e non sulla sua approssimazione mitologica o razionale) non è più compresa dai cristiani medesimi.

    Rispondi
  18. elioc

    > Per chi crede, certo, ma il post è rivolto in questo caso proprio e solo a costoro.

    OK, messo così il quadro mi ritorna limpido: riesco a comprendere l’economia dell’argomentazione attraverso un gioco di proiezioni ipotetiche, ma non posso onestamente metterci becco (per me – da quanto sono riuscito a capire dalle gesta e dalle parole attribuite a Cristo – “credere davvero” implicherebbe andarsene in qualche Kogorocho, non rimanersene tra le pieghe della grande Babilonia a trastullarsi con i giocattoli della cultura, modificando semplicemente, rispetto ai non credenti, qualche opzione estetica). Ciao

    Rispondi
  19. luminamenti

    Caro Valter tu scrivi: “Diversamente oggi l’approccio alle tecniche di meditazione orientali è molto insidioso, perchè avviene in un clima di indifferenza dogmatica, sentimentalismo promiscuo e confusione sincretistica, come ho avuto modo di constatare molto spesso”

    Di quanto qui tu hai scritto, condivido la tua preoccupazione, sopratutto il sentimentalismo promiscuo e confusione sincretistica. Certo, questo rischio c’è e spesso lo si riscontra.

    Rimane il fatto che la fede che ha imposto una condanna inflessibile dei divari e dei dissensi è la cristiana, salvo nei momenti più felici o forse i più deboli. Soppresse dove giunse ogni traccia pagana e soltanto con l’ultimo Concilio adottò una politica ecumenica che capovolge la consuetudine intransingente. Tuttora condanna, pare, il sincretismo. Ma come può creare una barriera nitida e persuasiva di proposizioni che distinguano sincretismo ed ecumenismo? Nella prassi vediamo che talvolta di recente la gerarchia cattolica ha voluto difendere il sincretismo minacciato, come nell’Ubanda brasiliana, quando i sacerdoti yoruba hanno esortato a togliere dai templi i santi cristiani. L’unico momento di illuminazione sincretista nell’Europa cristiana fu la Rinascenza fiorentina e romana del Quattrocento.

    Certo, il sincretismo confusionario alla new age, questo aspetto va messo in luce, ma è cosa diversa da chi è bene radicato nella fede cristiana con sentimento reale e decide di utilizzare mezzi (lo yoga ad esempio) comparativamente funzionali a cogliere, percepire, vivere sinergie dentro il flusso delle proprie esperienze religiose. Un’analisi profonda delle esperienze meditative yoga porterebbe solo a scoprire, ad esempio, come il nirvana serva a bruciare i nostri attaccamenti e interessi personali. La parola nirvana deriva dal prefisso negativo nir e dalla radice “vana”, bruciare. Bruciare ciò che è negativo. Uno dei livelli dello yoga è il Sotapanna, “entrare nel flusso”. Colui che entra nel flusso perde i seguenti tratti della personalità: la bramosia verso gli oggetti sensoriali, il risentimento abbastanza forte da provocare agitazione, l’avidità di guadagni, averi, riconoscimenti, indulgere in cattive condotte sessuali, fare del male agli altri e altro ancora.
    Se uno è veramente cristiano perché crede in quella fede (quindi perché agisce da cristiano nei fatti, perchè solo questo può essere autentica fede), non sarà certo l’accostamento allo yoga a disturbarlo, anzi l’esperienza del corpo e della mente tramite le pratiche yoga, gli faranno solo bene, lo arricchiranno (Panikkar è in questo senso un paradigma!).

    Il pericolo è solo per chi fa solo grande confusione un po’ qui, un po’ là! senza radicamenti!

    Se uno ha vera fede, non si porrà certo il problema se cristianesimo e induismo stanno o meno sullo stesso piano, si limiterà a vivere secondo la sua fede, rispetterà le religioni altrui, evitando proprio di vivere come cristiano quell’elaborazione teorica che proprio tui dichiari come inessenziale all’essenza intima dell’esser cristiano e che invece è il frutto proprio di condizionamenti culturali operati da chi si pone come mediatore tra Cristo e gli uomini.
    Inoltre, quando dichiaro di avere fede cristiana, dovrò obbligatoriamente ri-conoscermi in qualcosa, in un soggetto come ad esempio Cristo. Ma tutto quello che so e sento di Cristo è elaborazione teorica e culturale, non sono una monade isolata dal mondo e dal tempo storico. Dovrò o non dovrò credere nei vangeli? e quali vangeli? che eleaborazione hanno avuto? Gesù che fede aveva? cioè, cosa praticava?
    Certo, se la fede è semplice credenza, tutte queste domande non servono, per avere una credenza basta studiare i meccanismi della persuasione. La Chiesa oggi non può essere elusiva sul problema di cos’è la Fede, né può pensare di stabilirne ipso facto la natura senza affrontare le domande della ragione e rifiutando il confronto con il metodo storico. L’ultimo libro del Papa è un esempio del suo rifiuto di guardare dentro la ricerca storica. Una fede senza domande della ragione non è vera fede. In questo senso, lo yoga è anche uno strumento operativo della ragione pratica estremamente ricco di potenzialità conoscitive sul funzionamento della propria mente.
    Ignorare le possibilità del multiculturalismo e della sua assimilizazione è come pensare ancora di essere su un’isola deserta. Ma la religione è tutt’altro che un deserto se è religo!

    Rispondi
  20. luminamenti

    Proprio mentre si discute qui di fede cristiana e oriente ricevo e passo come informazione:

    ATRIUM – Numero speciale sull’Esotismo Spirituale,
    anno IX, n. 3 (nuova serie)
    numero a cura di Paolo Vicentini.

    Edizioni Adytum (C.P. 318, 38100 Trento)
    e-mail [email protected]
    tel. e fax 0464-780106),
    pp. 176, € 13,50.

    «…Cos’è che ha spinto la modernità a produrre l’esotismo spiritualistico?
    Si tratta realmente di un rifugio in cui sfuggire alla desacralizzazione ed
    alla secolarizzazione della società occidentale moderna? Di uno strumento
    per ricostruire frammenti di un’identità religiosa dimenticata? O,
    piuttosto, non è proprio la modernità che utilizza l’esotismo
    spiritualistico come strumento di sostituzione mitica per dissolvere una
    scomoda identità tradizionale, una residuale pietra d’inciampo? Qual’è il
    reale ruolo dell’esotismo spiritualistico contemporaneo in rapporto alle
    tensioni illuministe e laiche della modernità? L’esotismo spiritualistico
    attuale, è forse il riflesso contemporaneo delle antiche fenomenologie
    sincretiche e di migrazione religiosa che caratterizzavano l’antichità? O
    presenta forse particolarità identitarie peculiari, che lo rendono un fenomeno del tutto originale e moderno? Nel complesso gioco di specchi deformanti con cui l’occidente ha letto la spiritualità orientale, quale è stato il ruolo delle diverse tradizioni? In che misura sono effettivamente
    penetrati gli elementi caratterizzanti di grandi religioni come l’induismo,il buddismo e l’Islam, nell’immaginario esotico? E attraverso quali tappe
    ciò è avvenuto? E quale è l’avvenire dell’esotismo religioso in una società
    che si appresta ad essere sempre più multi-etnica e multi-culturale? Quali
    sono le dinamiche che si innestano quando la rappresentazione esotistica
    occidentale di una tradizione entra in contatto con popolazioni migranti che di quella stessa tradizione sono gli originari portatori?
    Tali interrogativi, che rivestono una notevole centralità nello studio della
    memoria della cultura spiritualistica contemporanea, sono solo quelli che
    più immediatamente si affacciano alla mente di fronte ad un argomento
    complesso come quello dell’esotismo spiritualistico.
    Per provare a rispondere ad interrogativi di questa complessità, è
    ineludibile l’esigenza di una preliminare operazione di demistificazione,
    sul piano storico ed ermeneutico, delle concrezioni immaginarie e delle
    proiezioni che l’esotismo spiritualistico ha accumulato su di sé, sui popoli
    e sulle dottrine tradizionali che ha manipolato nel corso della sua storia
    recente, nel processo di costruzione della sua malferma ed ambigua identità.
    È fin troppo evidente che non si ha, in questo caso, come in tutte le nostre prove monografiche, la presunzione di offrire panoramiche esaustive o, peggio, risposte univoche; si tratta piuttosto di una prima raccolta di materiali di documentazione, dibattito e riflessione, strumenti di una
    elaborazione embrionale il più possibile diversificati.»
    (Dall’Introduzione di Massimo Marra)

    Indice:

    Massimo Marra
    – INTRODUZIONE

    Nicoletta Antonello
    – MANDALA, ORACOLI E PICCOLI SANTI. L’ORIENTE DI CARL GUSTAV JUNG

    Alberto De Luca
    – LA FASCINAZIONE ESOTICA NELL’ISLAM

    Massimo Marra
    – UN “ALTROVE” COME SPECCHIO: ORIENTALISMO OCCULTISTA E DE-COSTRUZIONE DELLA
    MEMORIA

    Paolo Vicentini
    – LONTANI DA SHANGRILA. MITO E POLITICA NEL BUDDISMO TIBETANO

    RECENSIONI E SEGNALAZIONI

    Rispondi
  21. Anna

    Sono d’accordo col primo post pubblicato: la dannosità di questa tecnica che ho sperimentato è stata molto forte. Mi ci sono voluti aiuti psicologici, aiuti spirituali, un’intensa vita di preghiera per potermene liberare. E’ stato un incubo. Ma grazie a Dio, non c’è male che Gesù non possa guarire. Io non parlo secondo lauree avute o riconoscimenti in merito, ma secondo la mia esperienza vivente. Ricordo però le parole di San Paolo quando dice che verrà il tempo in cui si abbandonerà la sana dottrina (Rosario, ad esempio) per cercare discipline secondo le proprie voglie.
    Un’altra cosa mi preme dire. anche la tradizione cristiana deve essere più conosciuta. Anche noi abbiamo le nostre meditazioni. Segnalo un libro: “Diventa chi sei” di Sr. Maria Pia Giudici.
    Anche io propongo dei libri che potete leggere. I primi 2 Hanno soprattutto carattere sociologico e d’inchiesta e sono molto molto interessanti.
    “Come Satana corrompe la società” di Annalisa Colzi.

    “Spiritismo, New Age, Maghi, Sai baba di Annalisa Colzi
    “L’armata di Satana, l’armata di Cristo” di Beppino Cò.

    Auguro a tutti voi un cammino di fede serio e impegnato.
    Dio vi benedica!
    Un abbraccio
    Anna

    Rispondi
  22. Alessandro

    Ringraziando luminamenti e gli altri che non abbiano un approccio oscurantista , basato sulla paura , la sostanziale mancanza di fede, l ‘ignoranza, ed il sospetto, dico la mia, brevemente : ame sembra che il dialogo inter religioso dentro ognuno di noi possa condurre ad una fede purificata dagli errori oscurantisti della propria cultura, possa solo alimentarsi attingendo ad elementi che ci indicano come Dio non sia proprietà privata di questa o quella cultura, ma ha dialogato con tutte , con peculiarità diverse.
    Purtroppo tra i cristiani e’ instillato un terrore, che non può essere cristiano, una paura che è ben diversa dal sacro timor di Dio, ma è mancanza di fede, di fiducia in se stessi, terrore di Satana ( come se potesse realmente fregarti e apporti il suo marchio…). Bigotti impauriti che fatalmente finiscono per essere ‘satanici’ negli esiti. Io so che finché resto in Cristo, nulla devo temere. Ma lasciamo stare, anche su quest ultima frase sprecherebbero mille argomentazioni capziose che vogliono solo insinuare il dubbio…il dubbio…
    Una cosa è’ ricercare il vero con mente ed animo liberi sereni e fiduciosi, altro e’ avere in se il dubbio.
    La cultura del dubbio e del dogma in fin dei conti e’ anticristica per antonomasia

    Volevo chiedere a Luminamenti chiarimenti sul reale significato di Figlio di Dii.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *