di Mauro Baldrati
Di Dave Eggers ricordavo il celebrato Opera struggente di un formidabile genio, romanzo autobiografico sorprendente e raffinato. Ora, con Erano solo ragazzi in cammino, si è cimentato in un’impresa ambiziosa per ogni scrittore: dare voce a un’altra persona, diventare il narratore del narratore utilizzando il proprio talento letterario per rendere la storia appassionante, intrigante, creare una personalità, delle emozioni; insomma, fare di una autobiografia (altrui) un romanzo.
La persona che racconta la storia è Valentino Achak Deng, profugo sudanese fuggito dai massacri di una guerra civile devastante, non risolta a tutt’oggi (è recente la notizia di un nuovo massacro nel Darfur), riparato in America dopo un viaggio durato più di dieci anni. L’arte, la professionalità di Eggers, si rivela da alcuni artifici narrativi coi quali imposta il racconto: Valentino è già in America, parla al tempo presente, viene rapinato da una coppia di afroamericani che lo chiamano sprezzantemente “Africa”; viene malmenato, legato, imbavagliato, gli svuotano la casa e lasciano un ragazzino, forse il figlio, di guardia.
E’ a lui, al guardiano ragazzino, che Valentino inizia a raccontare la sua storia: i tempi felici del villaggio in Sudan, Marial Bai, i personaggi di quel piccolo ambiente tribale e in fondo allegro, gli amici, i paradossi, il padre con varie mogli; poi, l’incursione omicida dei murahaleen, bande di arabi pagate dal governo centrale di Karthoum per sterminare le popolazioni dei villaggi del Sud, spingerle alla fuga, all’esodo, per i motivi che sono sempre i soliti: il sottosuolo è ricco di petrolio, bisogna far sloggiare le popolazioni di agricoltori e allevatori per impiantare i pozzi e trivellare l’oro nero: operazione cui è fortemente coinvolta, a quanto pare, la Cina, che detiene le concessioni. Inizia il viaggio allucinante di Valentino e di altre migliaia di ragazzini come lui che attraversano a piedi terre ostili, sono attaccati e divorati dai leoni, incappano in bande arabe che li uccidono a sangue freddo e arrivano, dopo mesi di peregrinazioni, in un campo profughi in Etiopia. Ma il loro soggiorno dura poco perché un colpo di stato abbatte Menghitsu e i profughi sono di nuovo uccisi e scacciati.
A questo punto il tempo della narrazione torna al presente: Valentino viene finalmente liberato da Achor Achor, un vecchio amico che ha condiviso con lui l’odissea sudanese e il nuovo interlocutore diventa Julian, l’infermiere dell’ospedale americano dove viene portato per farsi medicare (e qui vi sono alcune immagini della sanità privata americana – attese lunghissime, incertezza sulle prestazioni – che fanno pensare all’ultimo film di Michael Moore): dopo l’esodo dall’Etiopia inizia un nuovo viaggio verso il Kenia, dove vi è un enorme campo profughi, di cui abbiamo visto molte immagini in reportages televisivi e fotografici: Kakuma, un ammasso di capanne che sorge in una zona desertica, polverosa, sferzata da venti torridi. Vi resterà per anni, fino all’agognata partenza verso una nuova vita.
Erano solo ragazzi in cammino è un romanzo biografico avventuroso, duro, con scene raccapriccianti che escono da un mondo infernale dove la vita umana non ha valore, ma anche ironico, tenero, commovente; l’esperimento – riuscito – di una storia all-black gestita con grande maestria da uno scrittore americano bianco.
I proventi di questo libro saranno devoluti alla Fondazione Ragazzi Perduti (cosi venivano chiamati i ragazzini in fuga) creata da Valentino Achak Deng per sostenere i profughi.
(nella foto, Valentino Achak Deng e Dave Eggers)

L’ho finito solo da qualche giorno e mi è sembrato davvero un romanzo importante. Un libro fra i più incisivi degli ultimi tempi, sicuramente da leggere e da far leggere.
Ho finito di leggerlo da qualche giorno e mi pare si tratti di un romanzo davvero importante. Un libro tra i migliori pubblicati quest’anno; da meditare e da consigliare.
lo sto leggendo, sono quasi alla fine…libro dolorosissimo, agghiacciante e intenso. Sarebbe più facile chiuderlo e lasciare la sofferenza lontana, invisibile, ma come si può?tutti gli occidentali dovrebbero leggerlo, per rendersi conto di cosa c’è “là fuori”..
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