La giornata è quella del 7 dicembre. Piove. All’ingresso un nero alto due metri insiste per vendermi qualcosa. Declino, tenendo in mano un ombrello preso da Ikea. Poca gente, è circa l’una.
Arrivano altri amici. Andiamo a mangiare qualcosa nei locali attigui ad una piccola libreria mondadori, nei pressi, tanto per restare in tema.
Dopo pranzo ci immergiamo negli stand. Adocchio un Henry James, Aspetti del romanzo, che da bravo pirla dimenticherò poi di prendere. Prendo invece, un Jacovitti lisergico, il suo Kamasutra, da regalare ad un amico, patito per il genere, da Campanotto un libro “intonso” su Rotella e i suoi decollages (mi fermerò poi, a lungo, a parlare col marito della signora che da il nome alla casa editrice). Gli dico che dovrebbe fare un monumento al dottor Forbice (quello di Zapping, radio uno, tutti i giorni alle 19,30 circa), il quale ama concludere ogni sera la sua trasmissione con la lettura di una poesia, spesso estraendola da testi editi proprio da Campanotto. Mi dice, con quell’accento tipico del profondo nord est che invece Forbice dovrebbe farlo a lui, il monumento. Mi parla della poesia. Sono parole che incamero, incuriosito da questo dietro-le-quinte che mi arriva ammantato di freschezza, di passione, di una vita dedita alla poesia, e di colpo mi vanno i ricordi ai miei risvegli di qualche tempo fa, quando amavo sorseggiare il primo caffe’ della giornata, immerso nei versi di Zanzotto, o di T.S. Elliot (bellissima una sua poesia dedicata alla moglie).
Continuo a girare. Resto perplesso (e incerto fino all’ultimo) davanti al banco di un piccolo editore che esibisce un almanacco con tutte le partire della A.S.Roma (costo, scontato, 18 euro). Ci sono i dettagli di ogni singola partita (non ricordo il numero esatto, ma Ezio T. che era con me dovrebbe averlo memorizzato). Da scemi non lo prendiamo, mentre magari, anche solo per far sfoggio di tassionomia, andava preso. Pazienza. Prendo ancora un testo sulla crisi del digitale (ricchezza di mezzi, poverta’ di contenuti), e molti cataloghi.
Andiamo ai convegni, tanti, organizzati a margine della manifestazione. Scegliamo uno che parla del web 2.0. Dura circa un’ora. Il conduttore è uno che definiresti “metre-a-penser”, garba la platea (una cinquantina di persone che in breve saturano le sedie a disposizione) con uno slang ad effetto, ma ci sa fare di suo, ha competenza. Il tema è intrigante, scenari, previsioni, sviluppi del web, questo sconosciuto e sua interazione con il mondo della scrittura. Al banco siedono, fra gli altri, un editore di manualistica, un esperto di reti, la signora Casadelleletterature, e un guru che gioca con SevenTh . E’ tutto veloce, anche il lessico sembra figurare il desktop di windows vista…ho potuto notare l’insistenza del concetto “aprire una finestra” in luogo delle vetuste parentesi o inciso.
Allora da questo nuovo sincretismo, dalle reti che partono dal basso, sancendo il fallimento dell’era dei portali, tento di ridimensionare tanto entusiasmo, ricordando sommessamente come qui in Italia il numero degli utenti web non autorizzi siffatte previsioni. In altri termini i ventiquattromilioni di utenti non sono matematicamente anche utenti di lit-blog. Forse il loro rapporto con il web si limita alla consultazione degli orari dei treni sul sito trenitaliapuntocom. E ancora una volta trovarsi a dover fare i conti con l’educazione, la diffusione stavolta orizzontale, davvero in questo senso democratica e non per addetti ai lavori.
Altro convegno, stavolta da Spazio Splinder. Si parla dei blog e dei libri che ne sono tratti. C’e’ Castelvecchi (che gongola dall’alto delle tirature ottenute con Pulsatilla), c’e’ un ragazzo di Newton Compton (un po’ impacciato nell’eloquio ma efficace quanto a padronanza di dati e tirature), c’è il Signor Challenge (canale satellitare ospitato su Sky) e altri autori ed editori. Si resta sulla crosta, e rimango deluso dalla mancata analisi della scrittura. Nella relazione con il mondo della carta stampata, mi sarebbe piaciuto, ad esempio, ascoltare qualche voce in merito alla appropriatezza dei linguaggi. A quanto e se questi rimangano influenzati dalla piattaforma sulla quale si declinano, se si contaminano col mezzo, o se sono validi in maniera indifferenziata, quale che sia il supporto che li transita (carta, monitor, audio, tv). Ma forse, a ben pensarci, ero nel convegno sbagliato.
Esco dalla fiera alle otto passate. Continua a piovere sull’Eur reso spettrale e bellissimo insieme, dall’assenza delle auto degli impiegati. Accompagno Ezio alla metro. Mi immetto, con tutto l’armamentario dei pensieri, sulla Colombo intasata dal traffico serale del rientro a casa.
Ognitanto mi viene voglia di fondare una casa di produzioni.

fondiamola insieme, Clet. intanto, grazie di questo.