
Natale 1985
Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.
Io, invece, vi voglio infastidire.
Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.
Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame. I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce”, dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.
E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.

Bisogna essere ricchi per concedersi il lusso dell’invettiva.
Ricchi, certo. Di qualcosa che non si compra e non si vende.
don Tonino era un vescovo come pochi, forse unico. é di buon augurio per questo Natale e anche per i prossimi.
Un testo davvero impegnativo, graffiante. Grazie.
Lo conoscevo, ma punge sempre.
Anche se non riesco ad apprezzare tutti i passaggi, tutte le imprecazioni.
Ciò che comunque mi interesserebbe sarebbe la traduzione di questa prospettiva nell’ambito della letteratura.
Come vive cioè un cristiano poeta?
Che valore dà al proprio posto nella storia e a quello di chiunque altro? al riconoscimento pubblico, insomma, alle recensioni e alle antologie? alla competizione in generale?
Non parlo di un poeta cristiano, e cioè di una persona che accetti di essere qualsiasi cosa prima di essere cristiano.
No. Parlo di un cristiano che sia poeta, di un io cioè in vera e radicale trasformazione, espropriato di sé e affidato alla vita nascente dell’Uomo-Dio.
Quali saranno i suoi valori? che cosa varrà per lui? che cosa avrà valore? a che cosa dedicherà le sue giornate un cristiano che abbia il dono della scrittura? come lo metterà al servizio della sua missione primaria, che è quella di annunciare e di salvare?
Quante cose cadono in questa nuova prospettiva, quante illusioni.
La stessa storia della letteratura appare così come realmente è: una storia finita. Un’altra storia è già incominciata. In essa non si desidera più di passare alla storia, ma all’Eternità.
Questo annuncia il Natale.
Che il Cristo nasca anche nelle menti dei poeti e ci renda strumenti umili della salvezza dei nostri fratelli e delle nostre sorelle: porta-voce della sua Parola rigenerante.
Questo è l’unico compito del cristiano poeta: illuminare, consolare, consigliare, guarire, lenire, confortare, chiarire.
Su questo verrà valutata la riuscita della nostra vocazione.
Auguri a tutte/i
Marco Guzzi
“Auguri scomodi”, Stefania, coi quali è difficile non misurarsi, tra le altezze e le miserie della condizione umana.
Grazie
Giovanni
E’ tardi per pentirmi. Ho già gozzovigliato, e nei prossimi giorni mi toccherà fare penitenza. Manderò un euro via sms. Basterà?
Comunque grazie. E’ il genere di auguri che preferisco.
un testo così è uno specchio in cui guardare il nostro volto e renderci conto che ogni parola ci strappa un brandello di maschera lasciandoci con l’anima nuda davanti a noi stessi.
grazie e auguri scomodi a tutti noi!
Grazie carissimi
dei veri auguri, non c’è un grammo di questa verità che non nasca dal vangelo, e a volte non è soave, né leggero quel giogo…
beati allora i poveri di spirito, ecco una beatitudine che non ho mai capito, e in questa fredda notte vorrei. .
Tu Fabrizio puoi aiutarmi a farlo, che vuol dire veramente?
Buona santa Natività,
da Maria Pia
c’è tutta una letteratura, Maria Pia, con ipotesi contrastanti. in estrema sintesi le ipotesi che mi convincono: in Luca, Gesù si rivolge ai poveri tout court (la comunità destinataria del suo vangelo); beati voi, perché sono qui per voi, la comunità è qui per voi. in Matteo, che si rivolge a una comunità meno disagiata, i poveri sono coloro che si fanno poveri, per condividere con chi sta peggio. in ogni caso si tratta di una prassi di comunione.
volevo sapere se binaghi è ricco.
poi voglio porgere i miei auguri più vividi e lividi a tutti per un natale più comodo, e per un anno nuovo prospero e aduso alla pace e alla felicità, per grandi e piccini. senza nulla togliere alle parole si buona buana del nostro don.
e saluti,
rs
Di amici, soltanto.
Ne ho anche un paio pazzoidi, che fanno legione.
Contento?
“La civiltà dell’amore non è un sentimentalismo, è la giustizia, la vita… Una civiltà dell’amore che non esige la giustizia degli uomini non sarebbe una vera civiltà ma una caricatura dell’amore, in cui si vuole dare sotto forma di elemosina ciò che si deve già per giustizia.”
(monsignor Oscar Romero)
Grazie della risposta a Fabrizio, avevo pensato ai dis -agiati non ricchi, ma era lo spirito a confondermi..
l’idea della comunione condivisione con mi rischiara un pò..
Maria Pia
Un grazie a tutti (soprattutto per non aver “respinto al mittente”, cosa peraltro messa in conto dallo stesso don Tonino).
@ Marco Guzzi:
per quel che posso dirti riguardo alla tua domanda specifica, non credo che don Tonino Bello possa rientrare nella categoria di “cristiani poeti”. Nel senso che tutto il materiale che noi conosciamo e possiamo leggere a stampa è frutto della raccolta e della selezione di suoi scritti ordinati e adattati ad hoc dopo la sua morte. Scritti che sono prima di tutto la testimonianza del ministero di predicazione esercitato in qualità di vescovo ma anche del colloquio amorevole e diretto con ognuno dei suoi interlocutori.
Detto questo, si capisce da sé quali fossero per lui “i valori”. Per lui che indibbiamente non aveva tanto il dono della scrittura quanto quello della comunicazione; diretta, appassionata, spesso scomoda. E tuttavia dopo averlo ascoltato anche per pochi minuti non si era più gli stessi. Credenti, non credenti, felici o disperati, qualcosa si rimescolava dentro. Credo significhi che le sue parole giungevano sempre a destinazione, e che il loro destino (cadere nel vuoto o germinare) passasse nelle mani di chi aveva ricevuto questo dono.
Veramente graditi gli auguri “scomodi”. La comodità è narcolettica, spegne le passioni ed irretisce la voglia di agire.
Io questo Natale l’ho dedicato ai bambini senza futuro. Qui: http://eventounico.blog.kataweb.it.
Ancora tanti scomodi auguri.