Wie bin ich vorgespannt
Den Kohlenwagen meiner Trauer!
Widrig wie eine Spinne
Bekriecht mich die Zeit.
Fällt mein Haar,
Ergraut mein Haupt zum Feld,
Darüber der letzte
Schnitter sichelt.
Schlaf umdunkelt mein Gebein.
Im Traum schon starb ich,
Gras schoß aus meinem Schädel,
Aus schwarzer Erde war mein Kopf.
Sofferenza
Sto davanti al carro di carbone
Del mio lutto!
Ostile come un ragno
Mi striscia sopra il tempo.
Se cadono i miei capelli
La mia testa incanutisce come un campo
Su cui l’ultimo
Mietitore falcia.
Sonno oscura le mie ossa.
Nel sogno sono già morto
Erba cresce dal mio cranio,
Di terra nera fu la mia testa.
Taduzione di Stefanie Golisch
Albert Ehrenstein nasce a Vienna il 23.12 1886 in una povera famiglia ebrea. Durante i suoi studi universitari, comincia a collaborare con varie riviste letterarie, pubblicando articoli, racconti e poesie. Si guadagna la stima di Karl Kraus, il famoso autore-editore della rivista Die Fackel, frequenta i circoli letterari, eppure rimane, a causa della sua personalità complessa e difficile, sempre al margine. Ehrenstein non scende a compromessi, non è disposto a vendersi . Il prezzo da pagare per questa intransigenza è il medesimo in tutti i tempi. Durante il periodo del nazismo, Ehrenstein è costretto ad emigrare, prima in Svizzera, poi in Francia e infine negli Stati Uniti. Dopo la fine della guerra, tenta di ristabilire contatti con degli editori tedeschi, ma invano. Nessuno s’interessa della sua opera. Nel 1950 muore a New York in un ospedale per poveri. Per l’intervento di alcuni suoi vecchi amici, le sue ceneri vengono portate e sepolte a Londra.
Anche se in Germania esiste una meritevole edizione delle sue opere complete, si può dire che quasi nessuno conosce più il nome di Albert Ehrenstein che era un uomo gentile e che, nonostante tutto, amava, a suo modo, il genere umano.

non si vede una scintilla di luce in questi versi: egli si sente letteralmente attaccato (vorgespannt), aggiogato al carro di carbone del suo lutto, come un cavallo che lo tira, in linea col fatto che piacesse a Kraus; mi chiedo se abbia scritto anche qualcosa in cui il lutto sia mascherato almeno dall’ironia….
Bel testo, grazie.
Forse si potrebbe accentuare il tono esclamativo dei primi due versi.
Credo almeno…
Mi ricorda Georg Trakl, anche lui austriaco, di un anno più anziano.
Ma Trakl vede nel disfacimento sorgere un’altra stirpe…
Auguri
Marco Guzzi
… non conoscso così bene Ehrenstein… l’ironia? Si e no. Siamo tutti così molto ironici e molto intelligenti… ma ci devono essere anche degli uomini che solo tristi sono…
Non so, vedeva Trakl veramente sorgere un’altra stirpe?
Penso che gli uomini sono tesi fra questi due poli: dove gli uni vedono solo bellezza e vita, gli altri vedono ovunque morte e distruzione . Dipende dal tessuto interiorepiù intimo di ciascuno…
A me fa semplicemente piacere fare rivivere nel giorno della loro nascita o morte questi poeti che sono vissuti!
Stefanie G.
Carissima, io credo di sì.
Credo che nel più profondo di sé Trakl sentisse nel disfacimento i fremiti di una nascita.
“Ma quieta sanguina nella buia tana una umanità più muta,
Forgia con duri metalli il capo redentore.”
Pur nella notte risuona in Trakl l’azzurro.
“Oh, abitare l’azzurro animato della notte”.
Buon Natale dunque, proprio nel fondo dell’inverno e della notte.
Marco Guzzi