Nevica, nevica.
Nevica il bagno caldo che non ricordo d’aver fatto
quando cercai di seguire l’amore
su tracce e foglie che ora la neve ricopre.
Nevica sulla terra e su altre cose.
Alta come sei, profumi di bambina
quando io sola ho la fortuna
che dove attaccano i tuoi capelli
si capiscono campi e inverni.
Nevica, e sono stagioni molto lontane.
Per arrossare questa neve così bianca
ci vorrebbe un delitto
o un timido chiamato ad amare.
Così, nell’esibizione delle passioni.
Ma nevica, e ci rintaniamo anche fuori.
Gli uccellini, l’umana miseria, le luci della vita,
gatti, scintille, la bellezza che ti perseguita,
la fede, il mare, il ricordo e tutte le arti,
il cielo ti bacia, hai quattro e venti anni,
io sono qui ad aspettarti. Nevica.

Bravissima.
Ciao
P.
Coperte di caffè, eh? 🙂
“Per arrossare questa neve ci vorrebbe un delitto o un timido…”
Grazie, se nevicasse sempre così…
fk
il flusso ininterrotto e armoniosamente articolato del fluire, del vivere le sensazioni a vasto spettro, mi ha fatto gustare questa tua…
ciao
Apolide
Oh, finalmente una poesia scritta con sentimento.
Giuseppe Iannozzi: il tuo commento mi fa fantasticar me stessa come Wanda Osiris che scende travolgente una scalinata con boa e boys cantando in modo acuto con un sorriso a duemila denti “Sentimental!…”. Scherzi a parte, lo posso prendere come un complimento? Io ho sempre scritto uguale a quella che sono. So che altri invece no, e allora uno si domanda: ma chi scrive “senza sentimento”, ci è o ci fa? Ci sono tante scuole di pensiero… Da parte mia, si spera di non ridurre il sentimento a pizza e mandolini, a robe tipo Sannelli, alla – aghh, soffoco! – femminilità. Peraltro la poesia è vecchissima, l’ho ripescata dalla mia prima raccolta, “Sale rosso”, del 1992. Oggi sono più dura, la mia neve è quasi tutta insanguinata.
Ponte Lance: tu mi leggi sempre nelle evocazioni nascoste, complimenti! Dai conigli neri di Pinocchio alla visione della kolibelnaia… tutto collima. Cari saluti da questa sentimentalnaja dzenscina.
Altri: molte grazie davvero.
Sannelli: se mai leggi non te la prendere, ti trovo delirante ma simpaticissimo.
Anna, le tue parole sono splendide e scintillanti.
E dolenti.
Sei straordinaria.
Bello il riferimento a “Signorinella” di Bovio e Valente:
“Lenta e lontana,
mentre ti penso, suona la campana
della piccola chiesa del Gesù ….
e nevica, vedessi come nevica ….
ma tu …. dove sei tu?”
“Signorinella pallida e snella”? Quella lì? Troppo fresca e recente per me… Caro Lucio, ma se è dai tempi del big bang che nevica e che tutti aspettano le belle giovinette! Comunque ti sbagli, il mio riferimento numero uno è Renzo Pezzani. 🙂
Attenta. Sento che Iannozzi sta per chiederti un’intervista:- )
Mi va di lusso che non ho paura di niente…
@ ANNA LAMBERTI BOCCONI
By heaven, it’s the same old song! La poesia si rivela migliore di chi l’ha scritta. Questo per dire, Anna cara, non è che tu sia molto simpatica, anzi proprio per niente. E seppur avaro di complimenti, quello di stamattina lo era. Ma per rispondere alla tua domanda “ci” è chi scrive con tanto sentimento che basta un verso a farti nauseare per quanta è l’ipocrisia, e c’è chi è tanto cinico che manco gli avessero cacciato un palo su per l’orifizio da basso – e che gli dovrebbe poi servire per espellere i rifiuti, ed allora mai una scoreggia con un po’ di sale altrimenti “apriti cielo!”
‘sta poesia della neve mi è piaciuta, sì. Brava Anna.
La neve rossa di sangue,
il Natale pochi giorni fa mi riprestava nella mente, ossessivo (non so perché), imnagini di guerra, di Stalingrado 1942,
di uomini mezzi morti di fame e di freddo, quasi fantasmi nel ghiaccio che si sparavano con ogni sorta di armi, cannoni, panzefaust, razzi, Katiusce, mitragliatrici, parabellum.
Neve, ghiaccio e fumi, incendi, nerastri ruderi, sangue e budella.
Di Natale.
c’è qualcosa che avvicina all’infanzia in questa poesia
figlia della neve.
meno male che hai tirato fuori dal cassetto questa poesia, anna!
ed è pure nevicato…
s.
Be’, cara Silvia, sono andata a ripescarla apposta. Ma cosa mai avrò fatto al raffinato Iannozzi?
Tranquilla. E’ solo soggetto a sbalzi di umore. Prima o poi si stabilizzerà:- )
bellissima poesia di anna che già conoscevo.
una delle mie preferite di “sale rosso”.
brawabau!
Lucio è la solita pettegola. 😀
La mia portinaia, giuro, non è tanto terribile come Lucio alias Lucignolo. 😀
Solo quella Wanda Osiris, Anna cara: mi fai capire senza troppi giri di boa che il mio commento vale quanto un soldino bucato.
Buona Befana, befani 😀
Caro Giuseppe, permaloso sei e insicuro e sbagli! Non c’era niente da arrabbiarsi. E ora te lo spiegherò!
1) Figurarsi se mai “valuterei” un commento. Ogni commento è quel che è e significa qualcosa, non sono mica delle cose a cui dare un voto, e anzi il tuo mi ha fatto molto piacere, tanto che quasi non ci credevo (non conoscendosi, so che diverse persone si schifano del concetto di “sentimento” – non io).
2) Per me ogni visione che mi vien su spontanea è un mito, figurati la Wandissima, fonte di invidia e di grandeur dalla scalinata. E poi – conosciamoci! – spesso mi sento libera di dire le cose come mi vengono in mente, mi lascio andare ad esprimermi (e se non qui, dove?). Se voglio criticare tento argomentazioni; se eietto immagini in libertà vuol dire invece che son contenta come un gatto che fa le fusa.
Befanally yours. A.L.B.
Che vipera, quella Giuseppa. Attribuisce agli altri i propri difetti conclamati:- /
Molto bello come testo!!
Un saluto a Iannozzi.
“Per arrossare questa neve così bianca
ci vorrebbe un delitto
o un timido chiamato ad amare”.
Commovente, oltre che brava – complimenti, enrico
Torno a rileggere e mi riassale una sventagliata di emozioni cristalline e gioiose, che mi portano indietro nel tempo.