Mi muovo di rado da Roma. L’estate anche se fa caldo me la cavo, tra una granita al limone e una cedrata. E poi quest’anno ho comprato il condizionatore e lo metto sempre al massimo.
Di solito mi alzo sul presto e faccio una passeggiata a Villa Pamphili, che non è lontana da casa mia.
Poi mi guardo qualche programma alla televisione. E più sono stupidi e più tempo li sto a guardare.
Sono uno che piace e ogni tanto mi telefona qualche ragazza e così la invito a casa, le offro da bere e me la porto a letto.
Spesso dopo aver fatto l’amore qualcuna mi dice: “Portami al mare”.
Io la accompagno delicatamente verso la porta e la spingo fuori con un sorriso di commiato che significa: “Non mi chiamare, tanto domani o dopodomani o fra tre giorni me ne trovo un’altra”.
Giovedì mi è capitata una che non mi ha chiesto niente e così ho pensato di richiamarla sabato.
E’ stata puntuale e me la sono proprio divertita. Di nuovo non ha avuto pretese di gite fuori porta.
Credo che la chiamerò di nuovo la prossima settimana. D’altronde l’ho detto che mi muovo di rado da Roma.

Mi ha fatto venire in mente quella canzone di De Andrè in cui c’è una ragazza che ama tutti e non chiede a nessuno “cosa fai domani”. E tutti per questo la chiamano e si fanno dire “amore” tanto lo sanno che non dirà mai “domani”. Un giorno quella ragazza si butta dal terzo piano, a trovare la felicità.
“This is a song for a girl named Nancy who was a real girl, who went into the bathroom of her father’s house, took her brother’s shotgun and blew her head off. Age of 21. Maybe this is an arrogant thing to say, but maybe she did it because there weren’t enough people saying what I’ve been saying” (L. Cohen, autore di Nancy (seems so long ago), circa 1981. La versione di De Andrè è buona, per forza non paragonabile con l’originale)
“D’altronde l’ho detto che mi muovo di rado da Roma”
Non dovevu nemmeno muoverti dal letto e postare questo inutile racconto
invece a me pare una piccola perla, mi piace per il tono, che trasmette quello che non c’è scritto.
Bravo Emanuele.
P.
C’è poco da fare, la letteratura non è e non potrà mai essere una scienza esatta.
plevano, ora non sia ingenuo: anche nelle scienze esatte accade questo. un individuo trova la soluzione e un altro prende una cantonata.
lorenzo
E’ vero: la letteratura non è una scienza esatta. Anche per questo, se non si hanno degli argomenti precisi da portare in discussione, ci si può limitare a dire: “Non mi piace”. O anche a tacere, che forse è meglio.
Bel racconto, incisivo. Ma sai che sono una tua ammiratrice, ek. Complimenti.
(e poi si è parlato di Cohen, il che non può lasciarmi indifferente)