All’Amen di lemma e fonema

È solo un altro tonico che confessa d’aver a buon credito Limbi possenti, in animo dilemmi neri per fraseologie morte e solenni turgori sempre in pieno affanno d’espressione e ritmo.
È l’amara dis.ænima scorsa in mala stamberga di latte dello sbronzo di vecchi ricordi che si lascia al greve dei foborghi, cavando torme stanche e malumori dagli ingorghi. Son Belledonne, le Lolite scisquaossa in foia da gran ristoro che riconoscono ogni insegna, gl’imperiali senza Imperio e Casato; è lo sforzo vano di Simbolenti che disconoscono il verso appena rimato, e il boccale appena vuotato. Amica, è la resa dei conti per Tartari e Decadisti, d’ardori sacri e micragne penose tentate dai postumi che alle amalgame rese hanno consacrato tutto, messe in chiaro, nerofumi.
È la dura penna che assempra nel suo metro da ceffo recluso il basso rituale e la tempra di falso sembiante escluso.
È l’ora piú buia della notte e siamo i soli passeggeri, il punto in cui l’estenuazione si compie, quando al grado massimo di tensione ècco farsi viva, al tratto della figura la Fine tanto attesa trionfando e insieme ritirando ed ha luogo la metamorfosi completa e definitiva. Schioccate labbra e lingue, si prova a fingere alla maniera dei piú.
Vengo a dettatura in dentro e fuori, sopra e sotto, vengo alla balordia, a miglior gabbio, metto a supplizio l’estrema unzione di tutti i secoli. Ho i miei Succubi da implorare e da pagar lo scotto per l’accusa d’insorto, di puttana oscena nei vicoli.
Vengo allo Spaccio, a dirvi del tempo che passa in fretta, di piaghe e pieghe che lascian solchi precisi, e di come alla fine si diventa quel che si è. Ricondannato… morto per estenuazione… dannato per manco di fiducia e senza un soldo in mezzo a un mucchio di gente che non conosco. La mia identità nuova di zecca pesca messi randagi dai rigagni, verità abissali d’aldilà stratificati, baùtte disuse, sogni frastornati e ragni annidati. Porto tanfo di morte dalla stiva e serti neri per i paria morti senza tomba, morti per cattivo sangue! Mi domanda il gran monarca dell’isola dei beati da quali baldorie vengo, se sono appena morto, se a conti fatti le Rivelazioni al pari degl’Impassibili devono averci preso, sebbene avessero torto. Questo non è l’Inferno e non bruciano dannati, ma d’Unico s.fitta gora in verità, proclama a vista per naufraghi induriti, battone e schiavi assetati. È presa la rotta verso il nodo di corda vibrante, verso neri tropici, proteso al declino con l’occhio sgranato sui topici, dalla parte in transito per reiette schiere ed eoni, dalla parte installata a tradire e ben servire, con dell’altro da patire e ripartire nel vano di terza per fumatori e impostori, e rimettere tutti i peccati capitali nel fondo dei cibori, libero dalla brama di piacere, da pareri ed averi, mentre all’assalto le supreme schiere d’Angeli e Demoni a gara fanno strepitare i loro mortai, soverchiando imperi, sgravando cieli in fieri già stracci e miseria…

Un pensiero su “All’Amen di lemma e fonema

  1. Chiara Daino

    To pleasant shelters, to lemma’s ‘n’ phonema’s amen!
    Requiem for modern man as a matter of fact,
    for Man with no self came too early
    to a head, always a few steps to grow thin,
    provided with certainty, with any pretences;

    requiem to the one became one-man by give up
    raging against any sight morals and learning,
    to the one who granted whole poems to one’s own gorges,
    in exchange for Life for something less though godlike;

    requiem for plain raving bearing in mouth,
    surprising spittle that none durst debate,
    to be eager to appear, by the needy ones, with modesty,
    with tragedy to one’s lot, to get angry with tranquillity;

    requiem for any – to be sorry for – and for hasty self blaming,
    for the darkening now and then nearly to no identify oneself,
    by the vain strain the human being assumption,
    by the big need the neverending misunderstanding!

    Brutal Hugs Luca – tra piaghe e pieghe

    Chiara

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