Torniamo al problema originale: è possibile provare se Dio esiste o no? Come si può evitare di cadere nel tranello di una logica ristretta o nei paradossi dell’autoreferenzialità?
Si può provare a prendere una strada che non sia l’analisi di un concetto. Si possono andare a cercare dei punti di partenza nella realtà. Per esempio nella fisica, nella morale, nell’estetica. Tommaso d’Aquino individuò cinque di questi punti di partenza, Kant tre.
Le strade prese da Tommaso (le riporto con un po’ di editing) sono le seguenti:
L’esistenza di Dio si può dimostrare per cinque vie. La prima e più evidente via è quella che si desume dal movimento.[…]è necessario giungere a un primo motore che da null’altro sia mosso: e per questo primo motore tutti intendono Dio. La seconda via è quella che si desume dalla natura della causa efficiente.[…] è necessario porre una causa efficiente prima: che tutti chiamano Dio. La terza via è desunta dal rapporto tra ciò che è possibile e ciò che è necessario.[…] è necessario porre qualcosa che sia necessario per sé, che non abbia in altro la causa della sua necessità, ma che sia la causa della necessità nelle altre cose: e questo tutti dicono che è Dio. La quarta via si desume dai gradi che si ritrovano nelle cose. […] vi è qualcosa che per tutti gli enti è causa dell’esistenza e della bontà e di qualsiasi perfezione: e questo qualcosa è Dio. La quinta via si desume dal governo delle cose. […]vi è un essere intelligente, dal quale tutte le cose naturali sono ordinate ad un fine; e questo essere è Dio.
E qui gli atei si mettono a ridere, perché queste non sono prove. Non sono neanche ragionamenti. Sono soltanto indizi, e i primi quattro sono anche facilmente confutabili.
1) Il movimento è energia. Energia e materia sono connesse, come ha chiarito Einstein. Passare dall’energia alla materia e viceversa non implica la necessità di un Dio che faccia da mossiere.
2) Il concetto di causa è roba da preistoria: oggi conosciamo concause, interazioni, retroazioni, epifenomeni. In che senso può ancora sussistere il concetto di causa in un contesto di elettrodinamica quantistica? In ogni caso, niente vieta di immaginare una serie infinita di cause finite.
3) Possibilità e necessità non sono affatto opposte. La teoria evolutiva riposa sull’insorgere casuale delle mutazioni genetiche e sul successo delle mutazioni più adatte all’ambiente circostante (il quale è a sua volta il prodotto di mutazioni). I concetti di possibilità e necessità, ammesso e non concesso che siano ancora utili, andrebbero rivisti in senso matematico-statistico.
4) La necessità di completare la scala delle perfezioni dell’essere è semplicemente un pio desiderio.
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Diverso, ma solo fino a un certo punto, è l’atteggiamento di Kant nel dedurre l’esistenza di Dio dalla legge morale, dal sentimento del bello e dal bisogno di uno scopo.
Il nocciolo della sua argomentazione sta nella definizione di universale e necessario. Il bisogno di giustizia, di estetica e di finalità, dice Kant, lo provano tutti ed è precisamente ciò che distingue l’uomo da tutte le altre forme di vita conosciute. Quindi si può affermare che si tratti di sentimenti universali e necessari. Non è uomo chi non è attratto dal bello, chi non agisce in vista di uno scopo, chi non sente il bisogno di agire in modo giusto. Per questo Kant fece scrivere sulla sua tomba il motto: “Il cielo stellato sopra di me, la legge morale in me”.
Ora, il fatto che queste tre caratteristiche siano universali e necessarie esclude che possano essere un prodotto culturale. L’homo sapiens non ha elaborato la morale, l’estetica e la teleologia come ha invece elaborato l’arte di fondere i metalli: il giusto, il bello e lo scopo sono nati insieme a lui. E chi glieli ha messi nel cervello? Non certo le forme di vita inferiori, che queste tre caratteristiche mai le hanno viste o conosciute.
Dunque bisogna postulare un Sommo Bene, un Sublime, un Fine Ultimo. Cioè Dio.
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Sul carattere universale e necessario di qualsiasi cosa si possono scrivere intere biblioteche. Alla fine, ognuno resterà della sua idea. L’argomento kantiano del Sommo Bene e del Sublime viene da Socrate, via Platone. È una linea di pensiero molto suggestiva, ma non è un argomento. Quantomeno, la dimostrazione è molto debole: etnografia e antropologia hanno seminato fior di dubbi sull’esistenza di una legge morale naturale, e se vacilla il pilastro dell’universale e necessario, tutto il discorso vacilla. Senza contare che Kant, nella “Critica della Ragion Pratica”, più che un bisogno di giustizia sembra sottolineare un bisogno di coerenza. Ma proprio qui sta il problema, perché l’esistenza di Dio non esime dal ricercare faticosamente e dolorosamente la propria coerenza. Insomma: l’argomento del giusto e del bello è un indizio molto forte, ma non ancora una prova.

credo che la domanda sia una sola
credere nell’uomo?
credo che le risposte siano solo due
sì
no
credo che sia umano dubitare, dubitare dell’uomo, dubitare di noi.
credo che sia umano il bisogno di credere in dio, ma credo nella possibilità di ciascun uomo di buona volontà di elaborare il lutto della perdita dell’Illusione.
credo che la consapevolezza di essere orfani sia il passaggio obbligato per tentare, tentare di essere Orgogliosamente Uomini.
io sono dio
tanti baci
la funambola
a me – non filosofo non teologo non poeta, nulla – è sempre sembrata lontana e strana e discorde l’esistenza dell’*uomo*. se l’uomo esistesse, ci sarebbe tanto male? perché l’uomo permette tanto male? come si fa a credere nell’uomo? tutte le domande su Dio [sarebbe meglio porle *a Dio*] possono essere cambiate di oggetto, e riferite all’uomo [che – Nietzsche, firmato alla fine della vita mentale *il Crocifisso* – va superato, perché deve venire]
Funambola, davvero interessante la tua posizione. Ricorda un po’ quella di Panikkar (che personalmente mi intriga molto) il quale sostiene che il panteismo erra per difetto, non certo per eccesso.
Baci anche a te.
L’uomo è proprio quello strano essere che ha sviluppato, da un lato l’autocoscienza, dall’altro la pratica del dubbio. Mi pare che sarebbe già un discreto successo riuscire a esercitare il dubbio senza coinvolgere l’autocoscienza.
La lingua di Dio (Eugenio Montale)
Se dio è il linguaggio, l’Uno che ne creò tanti altri
per poi confonderli
come faremo a interpellarlo e come
credere che ha parlato e parlerà
per sempre indecifrabile e questo è
meglio che nulla. Certo
meglio che nulla siamo
noi fermi alle balbuzie. E guai se un giorno
le voci si sciogliessero. Il linguaggio,
sia il nulla o non lo sia,
ha le sue astuzie.
Marco
http://www.24sette.it/contenuto.php?idcont=263
credo che “autoscoscienza” e pratica del “dubbio” siano inscindibili.
senza autocoscienza il dubbio è fonte di di sperazione di cinismo di disincanto sterile.
io confido perchè credo che “nessuna vita è sferica, tranne le più ristrette. queste son presto colme, si svelano e hanno termine. le grandi crescono lente. dal ramo tardi pendono:
sono lunghe le estati delle esperidi”
non conosco panikkar e la condivisione mi dà conforto
marco saya, leggi questo pensiero
il cervello ha giusto il peso di Dio-
perchè-dividili-libbra per libbra-
differiranno-se lo fanno-
come la Sillaba dal Suono-
baci erotici
la funambola
..ops, eretici, baci eretici…però se ci rifletto un attimo, eretico è erotico 🙂
Beh, Funambola, con il tuo lapsus mousi non sei mica andata molto lontana, sai. Uno dgli etimi di *erotico* riporta infatti al desiderio appassionato. *Eretico* è invece colui/ei che sceglie, che si appassiona ad una parte e la preferisce al tutto. Insomma, in ogni caso sei una persona dalle forti passioni e questo non è mai un male (certo, poi bisogna indirizzarle, ma questo è un altro discorso e non ti tedio).
prova
don, credi in te e rischia di tediarmi 🙂
le passioni sono il mio forte.
e poi sei perfettamente in tema 🙂
il concetto di tutto e di parte mi interessa molto
cosa significa?
baci
la fu
Grazie Fu, ok, allora ti tedio. Se non conosci Panikkar (ma non sentivi finora dentro di te una sottile inquietudine alla quale non sapevi dare un nome?) ti do un link in cui trovi concentrato il suo pensiero:
http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/raimonpanikkar/colloquiopa.htm
Ti stimolerà ad approfondire (credo e spero)
Baci tempiterni (non è un lapsus, leggi e capirai:-))
oh certo che la sentivo don , e la sento anche adesso…ecco, come dire…la vita è questa inquietudine qua!
tanti baci e grazie per avermi fatto conoscere un pensiero che mi affine, molto affine, ma solo fino a pagina 15:)
un bacio
la funambola
Un altro nulla di fatto, sembra che per credere o non credere in Dio si debba esser laureati in filosofia o in fisica quantistica, il fato è che ciò che è evidente per alcuni per altri non lo è affatto, perchè affannarsi dietro dimostrazioni impossibili, Dio è conoscibile solo e soltanto attraverso la contraddizione e l’ignoranza.
Comunque una ricerca è una ricerca, aspetto con ansia la soluzione del giallo.
La Fu, prego, è stato un piacere:)