Patagonia Ciuf Ciuf, di Raul Argemì


Chi avesse voglia di farsi un bel viaggio tra i paesaggi della pampa argentina, ma non ha tempo, figurarsi i soldi, può ripiegare su questo libro: Patagonia Ciuf Ciuf.
Si tratta dell’ultimo lavoro dello scrittore argentino – ora residente a Barcellona – Raul Argemì, pubblicato in Italia dalla piccola ma agguerrita casa editrice La Nuova Frontiera.
Noir tragicomico ambientato in Patagonia, a bordo de La Trochita – il mitico treno a scartamento ridotto che percorreva i 400 km della Patagonia argentina -, è la divertita epopea di un treno che per decenni ha attraversato valli e montagne per collegare sei stazioni e un numero incalcolabile di fermate, secondo le necessità dei passeggeri, perlopiù crianceros, allevatori di capre e pecore su scala di sussistenza.
E’ un libro che, una volta iniziato, non si lascia più abbandonare, in mezzo a un continuo susseguirsi di colpi di scena e situazioni paradossali.
Comincia così: “Spirava un vento freddo, tipico delle ore che precedono l’alba, quando l’autobus, con un rumore di ferraglia tenuta insieme alla meglio, si fermò davanti alla stazione ferroviaria. Il conducente attese giusto il tempo che scendessero i due uomini e poi si allontanò con il suo carico di contadini addormentati. Uno dei due era alto e con il viso incartapecorito, le rughe provocate dal sole gli allungavano gli occhi. I capelli biondi, schiariti da qualche ciuffo bianco, gli davano un’aria da gringo, confermata, se fosse stato necessario, da un paltò da boscaiolo a grossi quadri. L’altro era di una spanna più basso, e aveva le spalle ampie di un sollevatore di pesi incurvato per un infortunio. Un paio di baffi scuri, disuguali, gli dividevano in due la faccia. Al contrario del suo compagno, sembrava che non avesse mai visto il sole.”
Questi due gringos convinceranno facilmente il lettore della bontà del loro piano di assaltare il treno per liberare un loro compagno di lotta e impossessarsi di un ricco bottino. Il lettore ci crederà, come sembrano crederci i protagonisti, salvo poi iniziare a dubitare, quando le cose si complicano, tra turisti tedeschi, partorienti e senatori corrotti, con vicende sempre in equilibrio tra il drammatico e il grottesco.
Tra i pregi di questo libro segnalo il fatto che si tratta di un romanzo romanzesco, sia nel senso di certi libri di Mark Twain per il ritmo e il continuo cambiamento di direzione, sia come opera ariostesca, dove ci sono personaggi che si presentano come pedine di un gioco dagli esiti imprevedibili.
Si arriva alla fine in un baleno, scoprendo che in questa storia elettrizzante l’autore offre la sua personale dimostrazione di come possa essere brillantemente reinterpretato il genere noir, ambientandolo in un paese che “ha un grande futuro ma nessun presente.”
Due parole, infine, su Raul Argemì. Nato a La Plata in Argentina nel 1946, da giovane è stato attore, regista e autore teatrale. A poco più di vent’anni prende parte attivamente alla lotta contro la dittatura.
Arrestato nel 1974 per la sua attività politica, passa in carcere dieci anni della sua vita. Una volta uscito inizia a scrivere e a collaborare con numerosi giornali.
Nel 1999 lascia l’Argentina e si trasferisce in Europa, a Barcellona. In Spagna nel 2002 pubblica Los muertos pierden siempre los zapatos, Penultimo nome di battaglia, vincitore del Premio Dashiell Hammett nel 2005 e Patagonia Ciuf Ciuf, vincitore del VII Premio Francisco García Pavón.

Patagonia Ciuf Ciuf, Raul Argemì, La Nuova Frontiera.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *