Matteo De Simone, L’età adulta

immagine di  Luca Dalisi

 

Non è che le prendevamo, le andavamo a vedere per farci un’idea.

L’aveva pensata Fede. Ci piacevano le case vuote del centro, i palazzi minimo anni ’20, con le porte intagliate liberty, i palchetti fighetti lucidati antichi, ci sono le case del ‘700, spettacolari, soffitti a volta affrescati, soffitti a cassettoni, il camino, le porte autochiudibili inclinate sui cardini, ci piacevano le case così, andare a vederle vuote, fare finta che potevamo averle, arredarle da Ikea.
Vedevamo solo le case grandi perchè l’idea era di spendere sui mille mensili in quattro, avevamo visto che nel rapporto dimensione prezzo convenivano le grandi, un monolocale zona stazione 35 mq 450 mensili, meglio 100 mq diviso quattro, zona quadrilatero, 250 a cranio.
Avevamo un paio di idee a chi chiedere per la condivisione. C’era Cri che tanto a filosofia fa finta, i suoi gli rompono il cazzo, lavora al 4040 della tim, non lo pagano male mi ha detto con gli straordinari arriva a sette-ottocento mensili, è uno simpatico, tranquillo, non fuma, non fa casino. Fede voleva chiedere a un tipo che giocava a calcetto con lui, questo qui faceva ingegneria gestionale. Io però gliel’avevo detto a Fede, ingegneria gestionale va bene, basta che non è uno stronzo, lo so come vengono fuori da lì, non mi frega che a calcetto è simpatico, segna, non se la tira, nella vita vera uno che fa il politecnico ingegneria gestionale caga il cazzo.
Gli appuntamenti coi tecnocasa li prendeva Fede. Alla fine lui diceva va bene ci pensiamo un po’, il tizio ci diceva di cosa vi occupate, noi dicevamo due stronzate, lui montatore free, io musicista, colonne sonore, eccetera, questi mestieri indipendenti interessanti.
Tutti quanti prima o poi capiscono qualcosa nella vita. Fede aveva capito che da adulti si vedono le case.

Questo venerdì sono uscito con Nic, ci siamo scolati via molti soldi poi siamo finiti in strada, abbiamo incontrato gli altri, cioè Claudio e un paio di amiche niente di che, saranno state le undici, io ero ubriaco, Nic mi ha detto sono ubriaco, gli altri ci hanno detto siamo ubriachi.
Dove state andando?
Claudio dice:
alla balera di via Bonelli. Stasera mettono commerciale, techno, reggae, house, dub, Ivan Graziani, Reitano, Pupo e la Carrà.
Bene, faccio, io ci sto, alla fine la balera conviene perchè paghi tre euro l’ingresso, dentro ti fanno la piccola 90 centesimi, media 1.90, chupitos 1,90, cocktail 2.90, con dieci euro ti prendi la tua dose di notte e ne hai da vendere.
Siamo arrivati alla balera, cioè una stanza molto grande e vuota in via Bonelli, un bancone, le luci il dj.
All’inizio era ancora presto, non c’era molto altro da fare, ci ho dato dentro un paio d’ore, ho speso circa venti, intanto il luogo si riempiva di gente, arrivavano moltissime ragazze, io restavo fermo al bancone ben appostato, ci provavo con le ragazze, offrivo chupitos, ciascuna sembrava che ci stava poi le perdevo di vista, mi sono fatto vedere un po’. Alla fine c’era un gran casino ovunque, tutti ballavano, io ero molto in forma.
Ho preso Claudio, stava con quelle due che non valgono la pena, gli ho detto dov’è Nic, lui ha indicato col dito, ho visto Nic morto per terra dietro la bolgia dei culi, davano Sciogli le trecce ai cavalli, sono andato dal dj, gli ho detto fammi questa dedica, auguri a Nic che la sua ragazza è rimasta incinta, praticamente quando ha sentito il suo nome dalle casse Nic si è tirato in piedi come un picio, ridevano tutti, lui ha detto andate affanculo.
Poi è partita Fiki Fiki di Gianni Drudi.
Allora ci siamo buttati in mezzo alla pista scalmanandoci senza vergogna. C’era una bionda a qualche metro, ci siamo visti, avvicinati muovendo i culi, mi guardava, sorrideva, ci siamo strusciati tutto il pezzo, era chiaro che ci stava, alla fine l’ho abbracciata, si è fatta baciare sul collo, ho continuato a risalire fino alla guancia, sono scivolato quasi alle labbra allora lei mi ha spinto via ridendo, è scomparsa nella bolgia, ho perso l’orientamento mi sono ritrovato in un punto che era un altro.
Sono tornato da Claudio, era solo, gli ho detto dove sono gli altri, mi ha detto le ragazze sono andate a casa, siamo io te Nic. Io ho detto bene, li ho presi tutti e due, andiamo fuori.
Nella strada c’era la coda di quelli che volevano entrare nella balera, sembravano tutti così tristi, la notte non li aveva ancora presi con sé.
Io lì all’aperto sentivo dentro il bisogno di scaricare i muscoli, il bisogno da cavallo di muovere le zampe. Ho proposto facciamo una gara, prima di farli parlare sono schizzato via.
Claudio mi seguiva, Nic è rimasto indietro. La strada era piena di gente, nel quadrilatero bellissimo la notte era piena di feste, le donne e gli uomini fermi in mezzo alla strada a parlare, molti camminavano cercando i locali più giusti, i lampioni illuminavano le facce i sorrisi. Ero felice sfrecciando sicuro in mezzo ai corpi, mi sentivo padrone dello spazio, agile veloce molto forte, pompavo nelle gambe tutto il sangue con la forza di trazione a centomila, ho schivato una donna, un uomo, il popolo ancora senza notte si girava, ci guardava. Ho sentito il motore aumentare i giri fino al massimo poi spegnersi con un grido nel centro del petto, quasi allo stomaco, mi sono fermato, Claudio si è fermato, poi è arrivato Nic, io pensavo di morire, il torace rigido di legno. Nic rideva come un picio, ci ha detto quando siete passati di là un tizio ha detto si vede che l’alcol migliora le prestazioni fisiche, Claudio ha detto hai fatto una rasetta della madonna, ridevamo tutti e tre abbracciandoci felici, piegati sulla milza, abbiamo cominciato a tornare indietro tutti e tre abbracciati, non eravamo mai stati così uniti.
Quando siamo rientrati, stavo male.
Ho detto devo sboccare.
Non mi ha sentito nessuno.
Claudio e Nic hanno visto due donne, sono scomparsi, si sono infognati ancora nel casino, io li ho chiamati ma era inutile, ho trovato il cesso e c’era una coda di un chilometro, ho cominciato a fare avanti indietro, dicevo non mi sento bene fatemi passare prima, non mi cagava nessuno, pensavo vedi la vita come funziona, poco prima tutto bene, adesso era una merda, non riuscivo a ragionare, sono uscito fuori a prendere l’aria, ero rimasto completamente solo, non mi fregava più di niente, l’amicizia, la notte, pensavo solo alle questioni del mio sbocco che mi occupavano la mente per intero.
Mi appoggio al muro, volevo bestemmiare, sento una mano sulla spalla, dico chi è, mi giro.
Vedo la bionda.
Più bella di prima, incredibile, le guance rosse, molto molto bionda, sembrava Martina Stella, molto più bella di prima, incalcolabile, era lei, era un’altra, giuro non capivo un cazzo ma riuscivo a riconoscere che cosa avevo davanti, volevo dirle andiamo a farci una scopata da me ti prego, almeno ciao come stai, invece mi sono piegato al lato della strada, ho sboccato senza misura sul muro, lo sbocco ha cominciato a colare in mezzo ai solchi dei sampietrini, continuavo a spingere col diaframma, ho pensato al parto come esempio giusto per descrivere il mio stato.
Guardavo i rivoli e i pezzetti sotto i miei occhi, pensavo che figura incredibile da stronzo, dimmi che non sei più qua. dimmi, invece era proprio lì chinata su di me, diceva todo bien?, todo bien?, ho detto nooo cristo è una fighetta erasmus iberica, per la rabbia ho sboccato immediatamente un’altra volta perché mi stavo fregando l’eramus iberica, lo sentivo diceva poberino, tienes besogno de aiuto? con la voce di Lorena Forteza, stavo lì mezzo in terra dicevo non ti preoccupare, lei voleva reggermi la fronte, non so come mi sono tirato su, ho detto davvero grazie non c’è bisogno, non tenevo gli occhi aperti, dondolavo, facevo schifo, però lei restava con me, continuava a dire tropo alcòl ?, rideva, si occupava di me come una crocerossina, mi accarezzava la fronte, mi guardava con quegli occhi dolci bellissimi, sembrava Martina Stella, uguale. E restava con me.
Ho capito in un momento: mi ama.
Non ci ho pensato su.
Ho preso la sua nuca deciso e l’ho spinta sulla mia bocca.
L’ho baciata con la lingua senza vergogna.
Le bocche si sono schiuse scivolosamente, viaggiavo con la mia lingua nella sua bocca, incredibile pensare che lei viaggiava nella mia, respirava il mio alito succoso di ginlemon cocarhum caipiroska tequila birra barbera, scostava con la lingua i frammenti di sbocco tra le gengive, mi toccava il culo, con le mani risaliva sotto la camicia, infilava le dita tra i capelli, mi stringeva alla sua bocca, mi schiacciava il petto addosso, tutto il corpo addosso, mi piaceva, le piaceva, tastavo il seno, mischiavamo le salive, acida la mia, giallo acido sulla lingua, lei s’impadroniva del mio fiato aceto morto, faceva tutto questo per me, per lei, l’ho spinta via lontano, mi sono piegato a lato. Ho sboccato di nuovo forte sul muro con tutta l’anima.
Non so quanto è durato il fuoco, la faccia esplosa. Mi sono girato di nuovo.
Lei non era più là.
L’ho cercata con lo sguardo tra la gente, ho fatto tre passi, le gambe non mi reggevano, mi sono seduto in terra vicino alla mia pozza, ho pensato non è possibile, lei mi ama, mi sono dato uno schiaffo. Lei mi ama.
Ero sicuro, lei era il mio amore per sempre. Sono arrivati quei due, Claudio mi ha guardato, si è fatto una risata, Nic lo stesso, poi si è seduto vicino a me, mi ha detto hai visto quella figa bionda io l’ho vista, è passata un attimo fa, me l’ha fatto venire duro, mi fa morire eccetera, ora vado lì, la becco, la apro, è la donna della mia vita.
Io non lo guardavo, gli ho detto, l’ho vista, non è una figa bionda, ci siamo baciati, donna della tua vita un cazzo, io la amo.
Claudio ha riso, ha detto che avevo un alito di merda, io gli ho detto fatti i cazzi tuoi ci siamo baciati, ci amiamo tu non puoi capire un cazzo, si sono messi a ridere tutti e due come stronzi, facevano delle battute di merda sull’alito, sui gusti particolari della mia ragazza. Io mi sono incazzato. Ho detto andatevene affanculo, vado a cercarla, non mi seguite, siete due stronzi, allora mi hanno chiesto scusa, hanno detto scherzavamo, ma potevano dire quello che volevano, non me ne fregava niente di loro, mi fregava solo di ritrovare il mio amore.
Mi sono alzato in piedi, ho visto che ce la facevo, ho detto fate il cazzo che vi pare, io adesso ho da fare. Me ne sono andato via da lì nella direzione di lei, dove pensavo di trovare lei, quei due hanno continuato a gridare delle stronzate senza venirmi dietro, io pensavo andate a cagare, io la amo, lei mi ama, è evidente.
Ho pensato perchè continuo a uscirci con quelle merde.
Ho pensato se ci fosse qui Fede sarebbe tutto diverso, con lui potrei parlare davvero, potrei dirgli i miei sentimenti senza vergognarmi.
Ho pensato che schifo devo uscire con della gente che non vale un cazzo solo perchè facciamo la stessa università, perchè una volta abbiamo fatto il trenino mentre la Carrà cantava Com’è bello far l’amore da Trieste in giù, perché beviamo come animali.
Non è amicizia quella.
Pensavo ecco un altro venerdì sera Fede, pensavo ora che non ci sei più Fede che senso hanno queste notti, senza di te.

Fede si è sparato una sera sei mesi fa con la pistola del padre in cantina, il padre fa il dirigente Fiat, tira al poligono il sabato.
Fede suonava la chitarra, cioè non la suonava, faceva una roba che va nei centri sociali, fa schifo a tutti, per farla non serviva saper suonare, Fede non sapeva suonare per quello faceva quella roba che si chiama grind metal.
Fede un giorno aveva tirato fuori questa storia delle case, diceva a un certo punto butti il naso fuori, vedi come girano le cose, tanto prima o poi quel passo lo devi fare, a vedere le case ti diverti, pensi a quando l’hanno fatto i tuoi anche più piccoli di te, senti che hai raggiunto un traguardo, fai le prove generali di quando avrai un traguardo tuo vero, almeno quei dieci minuti nella vita stacchi dai casini, dai problemi, l’ingiustizia pesante, l’età adulta, io lo stavo a sentire, ero d’accordo.
Fede quella sera aveva scritto una lettera per me, sono andato a casa sua giorni dopo a prenderla, la tengo nel portafoglio.
Fede in un pezzo di quella lettera che non posso dimenticare diceva così:

a mia madre piace dire in giro che faccio il musicista.
Quando viene uno zio o la nonna vuole sentire cosa so fare allora infilo il jack nel Jcm, sparo lì le mie cose che non ci capisco un cazzo nemmeno io. E’ rumore, per quello mi piace. I parenti sono gente che si sforza, mi dicono sempre che sono migliorato dall’ultima volta, lo fanno per mia madre, dicono ha il talento combinerà qualcosa. Mia madre dice lui è fatto così, bisogna rispettare le inclinazioni naturali, mio padre non dice nulla.
Oggi mia madre mi ha detto che se volevo potevo cercare un appartamento per me con degli amici, pagavano loro, un ragazzo, diceva, è giusto ad una certa età che si faccia la sua vita, mi ha detto non ti preoccupare di nulla, dovevo solo scegliere un appartamento, pagavano loro.
Che bello mamma, ho detto, grazie, sei di larghe vedute tu

Per le strade del quadrilatero bellissimo, nella notte piena di feste, sotto i lampioni a lanterna, sbronzo camminavo, piangevo, pensavo Fede mi manchi, ti ricordi quando abbiamo beccato quel tizio tecnocasa che sembrava Frank Zappa e aveva il gruppo da giovane, faceva le cover dei led Zeppelin, scopava come un bastardo, tu dicevi pensa che sfiga fare la groupie, scoparsi poi sposarsi uno così che suona la chitarra poi lentamente si trasforma in mister tecnocasa.
Fede, pensavo, mi manchi, mi sono innamorato, ti ricordi quando ti sei messo con Lucia, te l’ha data la prima sera alla festa di Nadia, era fradicia, poi quella troia Nadia l’aveva convinta a fare con calma, alla fine l’avevi aspettata un mese, la chiamavi tutti i giorni, vi vedevate non succedeva niente, mi chiamavi la sera, eri disperato, eri innamorato, io ti dicevo vedrai, aspettala ancora, lei vuole capire se la ami davvero, tu mi dicevi sono tutte stronzate non ci starà mai, poi una sera è venuta da te, avete dormito insieme, il giorno dopo mi hai chiamato, eri felice.
Anche io sono felice, Fede, sono innamorato, dovresti vederla, bellissima, spagnola, Martina Stella, te lo giuro, mi sento che con lei funziona, Fede se potessi vederla la vorresti tu, Fede, sono innamorato, sono felice, l’amore ci salverà, l’amore ci salverà dai problemi, dai casini, dalla nostra età adulta, tu non l’avevi capito, questo non l’avevi capito, l’amore ci salverà.
Questo io della vita ho capito.
E in quel momento camminavo, ricordavo nella tristezza il viso della madre mentre mi passava nelle mani quella lettera senza dire una parola,
continuavo a camminare,
ricordavo i cerchi blu degli occhi, le mani quasi morte,
svoltavo a destra in una via più stretta, molto piccola,
sentivo quel suono della tv dalla cucina dove stava il padre di spalle immobile che non si alzava a salutarmi,
proseguivo, quella via faceva curva, ho sentito delle voci,
ricordo mi lasciò la lettera in mano, mi guardò negli occhi a lungo, mi passò una mano sui capelli,
sentii delle voci oltre la curva,
poi lei mi aprì la porta,
la luce delle lanterne dai palazzi illuminava la strada,
dietro la curva sentivo delle voci, versi umani,
il padre non si alzò nemmeno allora, rimase immobile, la madre non disse un parola, mi salutò con la mano,
dietro la curva c’erano dei cassonetti della spazzatura, in mezzo a loro contro il muro c’erano due corpi,
rimasi un secondo sul pianerottolo a guardare la busta bianca, c’era scritto PER CARLO,
c’erano due corpi che scopavano contro il muro, di spalle c’era un uomo, di faccia una donna, l’ho riconosciuta subito,
l’ho aperta lì sul pianerottolo, l’ho letta lì,
era il mio amore, Martina Stella contro il muro, nell’immondizia schifosa scopava con chiunque,
leggevo le righe una dopo l’altra, che bello mamma,
aveva gli occhi chiusi, il collo teso, mugolava come una cagna,
sei di larghe vedute tu,
oddio, ho girato i tacchi, mi sono infilato nella prima vineria, ho speso altri euro, sono finito mezzo morto in un angolo di strada, non so più in che stato, non so più in che modo,
mi sono inginocchiato sul pianerottolo e ho pianto.

Sono rimasto un’ora almeno lì, per terra.
Poi dal nulla sono sbucate un paio di mani sotto le mie ascelle.
Claudio e Nic.
Mi hanno sollevato a braccia, hanno detto sei pazzo, dov’eri finito, ti abbiamo cercato, Claudio da vera bestia ha detto senti pensavamo se te la sentivi, magari offrivi ancora un giro, si va ai Murazzi da Giancarlo, ci aspetta Tiziana e le sue amiche, io non sapevo che dicevo, faccio boh, dieci euro mi sono rimasti, hanno detto ok, mi hanno trascinato fino alla macchina, mi hanno sbattuto dietro e in fondo la serata poteva finire lì, poteva continuare, era lo stesso, non cambiava nulla, io pensavo in fondo grande serata, tutte le cose fatte, la balera, la corsa, la spagnola, questi due qua, alla fine mi erano venuti a cercare, alla fine erano amici, chissà, non andava tutto male, nello stesso tempo c’era un fondo che ormai se andavo a casa, andavo ai Muri era uguale, ero stanco, non mi importava, nel dubbio ho detto andiamo a casa, non ce la faccio, ho detto andiamo a casa, io sono stanco, non mi hanno risposto, non l’ho più detto.
Non era nemmeno la tristezza. C’era un senso difficile da spiegare, c’era il senso delle cose quando non capisci, resti fermo un po’ di secondi senza prendere l’aria.
Ai Muri mi sono rannicchiato sul sedile, ho buttato davanti il pezzo da dieci, dai vieni mi hanno detto, non ce la faccio, resto qui, fai come vuoi hanno detto, sono scesi, sono rimasto solo, con gli occhi chiusi chissà cosa pensavo, nella macchina vuota la mia voce sorda, ho detto dimmi te, Fede, la pagassero a me una casa, Fede, cazzo.
Sono scivolato in mezzo ai sedili, mi sono addormentato così.

2 pensieri su “Matteo De Simone, L’età adulta

  1. Al De Santis

    Matteo De Simone è un narratore di talento.
    Ancora meglio di questo suo bel racconto, ne da prova l’ottimo “Tasca di pietra”, suo romanzo d’esordio per Zandegù

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