4 pensieri su “Photoshoperò 16 Piero Gobetti

  1. véronique vergé

    Bouleversant, émouvant, douloureux, fragile, violent, humain, tragique, sans espérance, fraternel, ardent, résistant.

    Sconvolgente, commuovente, doloroso, fragile, strappato, umano, tragico, senza speranza, fraterno, di fuoco, partigiano, di memoria,
    con amore, amore in esilio, nella paura, nel silenzio.

    Conoscevo già il testo, ma con la voce di Francesco Forlani raggiunge il centro dell’emozione.

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  2. enea

    mha! che dire oggi, visto che i fascisti e i liberali hanno sempre fatto comunella dal 1929?
    Ci mancano le vere regioni di quell’Omicidio di Stato eseguito fuori dai confini nazionali. Quando la punizione arriva cosi lontana, ci sono ragioni che vano oltre il conosciuto, oltre la politica, cercando le motivazioni presso Tribunale Militare di competenza di quegli anni diretto della Casa Reale d’Italia.(Alto Tradimento?.

    Se di tale Omicidio, i Servizi Francesi non hanno mai indagato a sufficienza, e tacciono per una convenzione internazionale… hmmmm…..

    Pace all’anima sua di buon combattente, però non capisco questo “manifesto di propaganda” mediatico oggi, inneggiante all’individualismo, visto che i Liberali si stanno fondendo coi fascisti nel Partito Unico.(PdL)… o per lo meno… il gioco è molto chiaro.

    enea

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  3. furlen

    carissimo Enea,
    leggi, studia, capisci, approfondisci le questioni, almeno quanto basta per cogliere le distanze tra uomini e cose. Almeno per sapere che Piero Gobetti muore a Parigi in seguito alle aggressioni fasciste. Aggressioni squadristiche compiute per ordine di Mussolini in Italia e non come tu scrivi: Omicidio di Stato eseguito fuori dai confini nazionali.

    dalla rete:
    Quanto ai morti, il fascismo stroncò con la sua violenza, squadristica o di Stato, le vite di molti, fra i quali personaggi di grande levatura: Giovanni Amendola, liberale, bastonato in due diverse aggressioni, tanto selvaggiamente da morirne poco dopo; Piero Gobetti, un ragazzo di venticinque anni, di luminosa intelligenza, editore di una rivista alla quale collaboravano molti dei nostri migliori intellettuali, assalito a colpi di manganello e deceduto in esilio, a Parigi, per i postumi delle ferite riportate; don Giovanni Minzoni, valoroso cappellano militare, la testa fracassata da due assalitori, mandante il quadrumviro Italo Balbo; i due fratelli Rosselli, di generoso coraggio e di alte capacità politiche, trucidati in Francia, a cura dei servizi segreti del regime; Antonio Gramsci, forse il più lucido pensatore del nostro Paese, un genio (per usare una parola abusata, che però, nel suo caso, appare del tutto appropriata), gravemente ammalato di tbc, deportato senza pietà da un carcere all’altro; Giacomo Matteotti, deputato socialista, difensore dei poverissimi braccianti del Polesine, rapito e trafitto da venti coltellate dopo che Mussolini aveva gridato a un gruppo di fedelissimi: “Ma non c’è nessuno capace di farlo tacere”? E l’elenco potrebbe continuare. Del delitto Matteotti Mussolini rivendicò orgogliosamente, alla Camera, ogni responsabilità: a questo modo nacque nel sangue l’Era Fascista.

    per quanto riguarda Piero Gobetti, la testimonianza di Montale, (fu Gobetti a pubblicare “ossi di seppia” scrive) mi sembra illuminante:
    “Piero era un fiore che non si è aperto del tutto, ma per uno come lui pare quasi vergognoso chiedersi che cosa sarebbe oggi Gobetti. Egli è stato l’uomo che fu cercato invano da una generazione perduta, l’uomo che oggi ci ostiniamo a cercare nella parte più profonda di noi stessi”.

    effeffe

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  4. enrico de lea

    caro effeffe, stavo per scrivere quanto hai già scritto tu (ergo, concordo… toto corde)

    era un ragazzo serio e vitale Gobetti, e ciò in Italia è tremendamente rivoluzionario…

    ciao, e.

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