Patrizia Valduga ai Giovedì di Turro

Vieni, entra e coglimi, saggiami provami…
comprimimi discioglimi tormentami…
infiammami programmami rinnovami.
Accelera… rallenta… disorientami.

Cuocimi bollimi addentami… covami.
Poi fondimi e confondimi… spaventami…
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami… ardimi bruciami arroventami.

Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domani, sgominami poi sgomentami…
dissociami divorami… comprovami.

Legami annegami e infine annientami.
Addormentami e ancora entra… riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami.

Giovedì 14 maggio, ore 21.30, Circolo Arci Martiri di Turro, via Rovetta 14, Milano. Ingresso gratuito. PUNTUALI, LA SALETTA E’ PICCOLA.

6 pensieri su “Patrizia Valduga ai Giovedì di Turro

  1. natàlia castaldi

    imperativi come suppliche scandidcono il ritmo affannato dell’ossessione della passione.
    per finire con quell'”inargentami” che da a tutta la poesia la dolcezza dell’illusione d’un “senza fine”. Grande poeta e grande traduttrice, uno dei miei pochi miti.

    bella.

    e a proposito di imperativi e suppliche e tempi dell’amore … a toi, Anna:

    Incitación, Ana Rossetti

    Escapémonos, huyamos a los cómplices
    días de la niñez. Perdámonos inermes
    por los intensos vértigos de la piel insabida.
    Confundidos, al no encontrar los nombres
    para tanto esplendor, inventaremos fórmulas
    de un idioma secreto: como antes.
    Extraviémonos por la gran pesadilla
    de la noche. En los negros pasillos
    del horror insistamos hasta que el fiel desmayo
    – dobladas las rodillas- nos socorra.
    Ven. Miremos por toda bocallave
    que enciende algo prohibido,
    gravemente matemos mariposas vidriadas,
    pisoteemos seda, desgarremos la gasa
    que nubla las magnolias,
    y la desobediencia sea privilegio nuestro.

    Istigazione

    Scappiamo, fuggiamo verso i complici
    giorni dell’infanzia. Perdiamoci inermi
    nelle intense vertigini della pelle ancora acerba.
    Confusi, non trovando parole
    per tanto stupore, daremo alle cose nuovi nomi
    in una lingua segreta: come allora.
    Perdiamoci nel grande incubo
    della notte. Nei neri corridoi
    dell’orrore proseguiamo fino a che non ci colga
    – piegate le ginocchia- il fedele svenimento.
    Vieni. Guardiamo in ogni serratura
    che si apra a qualcosa di proibito,
    con rito solenne uccidiamo le farfalle di vetro,
    imbrattiamo la seta, strappiamo il tulle
    che vela le magnolie,
    e la disobbedienza sia nostro privilegio.

    Trad. n.c.

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  2. lucy

    ho sempre in testa l’immagine di patrizia valduga che compariva sotto l’arco della porta in un’ aula della facoltà di lettere di venezia, san sebastiano, alle lezioni del grandissimo francesco orlando, vestita di nero, con un cappello un po’…stregonesco, labbra scure. lessi precocemente i suoi precoci componimenti, in particolare “donna di dolori”. una poesia tutta intessuta di echi della tradizione, tenacemente aggrappata ai metri, come qui, del sonetto, eppure spaccandoli con gli sdruccioli. inargentami è dannunziano quanto mai.
    cara anna, come sempre, accidenti alla distanza!

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