Vieni, entra e coglimi, saggiami provami…
comprimimi discioglimi tormentami…
infiammami programmami rinnovami.
Accelera… rallenta… disorientami.
Cuocimi bollimi addentami… covami.
Poi fondimi e confondimi… spaventami…
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami… ardimi bruciami arroventami.
Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domani, sgominami poi sgomentami…
dissociami divorami… comprovami.
Legami annegami e infine annientami.
Addormentami e ancora entra… riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami.
Giovedì 14 maggio, ore 21.30, Circolo Arci Martiri di Turro, via Rovetta 14, Milano. Ingresso gratuito. PUNTUALI, LA SALETTA E’ PICCOLA.

imperativi come suppliche scandidcono il ritmo affannato dell’ossessione della passione.
per finire con quell'”inargentami” che da a tutta la poesia la dolcezza dell’illusione d’un “senza fine”. Grande poeta e grande traduttrice, uno dei miei pochi miti.
bella.
e a proposito di imperativi e suppliche e tempi dell’amore … a toi, Anna:
Incitación, Ana Rossetti
Escapémonos, huyamos a los cómplices
días de la niñez. Perdámonos inermes
por los intensos vértigos de la piel insabida.
Confundidos, al no encontrar los nombres
para tanto esplendor, inventaremos fórmulas
de un idioma secreto: como antes.
Extraviémonos por la gran pesadilla
de la noche. En los negros pasillos
del horror insistamos hasta que el fiel desmayo
– dobladas las rodillas- nos socorra.
Ven. Miremos por toda bocallave
que enciende algo prohibido,
gravemente matemos mariposas vidriadas,
pisoteemos seda, desgarremos la gasa
que nubla las magnolias,
y la desobediencia sea privilegio nuestro.
Istigazione
Scappiamo, fuggiamo verso i complici
giorni dell’infanzia. Perdiamoci inermi
nelle intense vertigini della pelle ancora acerba.
Confusi, non trovando parole
per tanto stupore, daremo alle cose nuovi nomi
in una lingua segreta: come allora.
Perdiamoci nel grande incubo
della notte. Nei neri corridoi
dell’orrore proseguiamo fino a che non ci colga
– piegate le ginocchia- il fedele svenimento.
Vieni. Guardiamo in ogni serratura
che si apra a qualcosa di proibito,
con rito solenne uccidiamo le farfalle di vetro,
imbrattiamo la seta, strappiamo il tulle
che vela le magnolie,
e la disobbedienza sia nostro privilegio.
Trad. n.c.
Wow! Molto bella, sia la poesia che la traduzione.
com’è andata la serata, anna?
Come andrà. Patrizia Valduga ha il reading domani.
ah già! pensavo di essere andato a torino ieri!:-))
mi dirai, neh? (piace il neh?)
ho sempre in testa l’immagine di patrizia valduga che compariva sotto l’arco della porta in un’ aula della facoltà di lettere di venezia, san sebastiano, alle lezioni del grandissimo francesco orlando, vestita di nero, con un cappello un po’…stregonesco, labbra scure. lessi precocemente i suoi precoci componimenti, in particolare “donna di dolori”. una poesia tutta intessuta di echi della tradizione, tenacemente aggrappata ai metri, come qui, del sonetto, eppure spaccandoli con gli sdruccioli. inargentami è dannunziano quanto mai.
cara anna, come sempre, accidenti alla distanza!