La sofferenza dei pesci e la devastazione dei mari

I pesci sono animali come tutti gli altri: e, come gli altri, sono sfruttati, allevati in modo intensivo, uccisi senza pieta’.

Parliamo un po’ di pesci. La loro situazione non e’ certo migliore di quella degli altri animali usati senza scrupoli per l’alimentazione umana. Ma se nel caso dei mammiferi si fa strada una certa sensibilita’ e sempre piu’ persone smettono di mangiarli, la sofferenza dei pesci resta ancora per tanti versi nascosta e misconosciuta, tanto che molte persone pensano che i vegetariani “il pesce lo mangino”, come se il pesce non fosse un animale, ma una sorta di “pianta”.

La sofferenza dei pesci nella pesca industriale

La sofferenza dei pesci nelle nostre “tonnare”, che vengono vergognosamente fatte oggetto di spettacolo per turisti e sponsorizzate come una “attrattiva” dalle istituzioni locali, e’ ancora niente rispetto alla pesca industriale.

Anni luce dall’immagine “romantica” dei pescatori di Verga che sfidavano il mare per sfamare la famiglia, perché non conoscevano altro modo di vivere. Qui parliamo invece di enormi navi-fabbrica, equipaggiate con sonar, radar e scandagli acustici per la localizzazione dei branchi di pesci; dotate di reti grandi quanto un campo da calcio, reti a strascico, e le “reti da posta derivanti”, che rastrellano i mari facendo strage di tutta la vita che trovano.

Reti che distruggono i fondali, habitat necessario per molte specie, e quindi spezzano l’equilibrio della catena alimentare degli animali marini. Uno solo di questi mattatoi galleggianti puo’ uccidere in un anno 120.000 tonnellate di pesce – quante vite saranno? Un’enormita’.

Si’, sappiamo che i pesci muoiono soffocati, ma ad esempio non sappiamo che i pesci da acque profonde (tra cui il merluzzo artico) muoiono in modo se possibile ancora piu’ orribile: a causa della veloce decompressione che subiscono quando le reti vengono issate a bordo, i loro organi interni letteralmente scoppiano, e i loro occhi escono dalle orbite.

Negli anni a cavallo del 2000 la Commissione Europea ha introdotto una serie di divieti delle tecniche di pesca che piu’ devastano l’equilibrio ittico ed ecologico dei mari. Ma queste misure non sono certo sufficienti a porre un freno a questa devastazione: basti pensare che secondo una relazione dell’ONU, il 77% delle risorse ittiche e’ ormai esaurito, e molte specie di pesci e di mammiferi acquatici sono in pericolo di estinzione. Non dimentichiamo poi che molti paesi “civili”, tra cui il Giappone, ignorano e sfidano le convenzioni internazionali e l’opinione pubblica con la loro violenta e insensata caccia alle balene.

Allevamenti intensivi di pesci

La pratica nefasta degli allevamenti intensivi e’ poi stata applicata anche ai pesci: un quarto degli oltre 4 milioni di tonnellate di crostacei commercializzati a livello mondiale proviene da stabilimenti di acquacoltura e molti di questi vengono poi trasformati in farine di pesce per allevare altre specie di pesci.

E’ la stessa identica logica degli allevamenti intensivi dei polli come delle mucche: animali stipati all’inverosibile (25 kg di pesce per metro cubo d’acqua), mangini addizionati con antibiotici, che come negli allevamenti terrestri generano ceppi di batteri resistenti.

Sappiamo quanti kg di proteine vegetali sono necessari a produrre un kg di proteine animali (da 4 ad oltre 20, al variare della specie), ma non sappiamo che un analogo rapporto riguarda i salmoni, allevati ormai industrialmente alla stregua dei polli. Ebbene, per un kg di salmone occorrono 4 kg di crostacei (krill) e la loro pesca indiscriminata nelle acque dell’Antartide sta mettendo a rischio la sopravvivenza della fauna autoctona che non trova piu’ cibo a sufficienza.

E non fa nemmeno “bene alla salute…”

Molti credono che il pesce sia un “cibo” salutare, ma dimenticano le pericolose contaminazioni da mercurio. Ancora oggi, a 50 anni di distanza ci sono migliaia di persone che soffrono le conseguenze della strage di Minamata che fece oltre 2000 vittime.

Lo stesso Ministero della Salute afferma che “e’ stato riscontrato che il livello di mercurio nel pesce, anche per individui che ne consumano abitualmente piccole quantitá (media di 10-20 g di pesce/giorno), può significativamente influenzare l’assunzione totale di mercurio da parte dell’uomo”. Il mercurio e i suoi derivati hanno pesanti effetti neurotossici.

Il consumo di pesce potrebbe in teoria essere vantaggioso solo per via degli acidi grassi essenziali omega 3 in esso presenti; ma, a fronte degli svantaggi molto piu’ numerosi, conviene assumere gli omega 3 da fonti vegetali, come noci, olio di lino, semi di lino, che non hanno assolutamente nessuno svantaggio. Infatti, per ottenere la stessa quantita’ di omega 3 facilmente ottenibili da fonti vegetali, bisognerebbe mangiare ogni giorno una quantita’ di pesce che sarebbe certamente problematica, visti gli effetti collaterali pericolosi sopra citati.

In conclusione…

Quando diciamo no alla carne, ricordiamoci che anche i pesci e tutti gli animali marini sono “carne”, non sono certo vegetali e non soffrono di meno solo perche’ non possono urlare.

Fonte: AgireOra-Network – www.agireora.org

19 pensieri su “La sofferenza dei pesci e la devastazione dei mari

  1. luminamenti

    In occasione della giornata nazionale dell’Associazione italiana della ricerca sul cancro (AIRC) Umberto Veronesi ha rilasciato un’intervista nella quale ha tracciato quattro semplici consigli per prevenire il cancro. Li riportiamo prima di commentarli.

    1. Mangiare pesce tutti i giorni diminuisce del 50% la probabilità di tumore al seno. Una porzione di verdure al giorno riduce le possibilità del 20%.
    2. Per una corretta prevenzione serve prudenza nell’uso degli alcolici. E della pasta: due piatti al giorno aumentano il rischio del 10%.
    3. No alla sedentarietà. Bastano 20 minuti di corsa 2/3 volte alla settimana.
    4. I consigli per la diagnosi precoce: per le donne con più di 20 anni autopalpazione mensile; mammografia e visita al seno ogni due anni fra i 40/49 e annuale sopra i 50.

    Innanzitutto la semplicità. Veronesi non ha stilato decaloghi o lunghi elenchi. Molte ricerche sono state smentite o hanno un’importanza minima dal punto di vista pratico (praticamente se si ascoltano le ricerche – che sono scienza da confermare! – tutto causa il cancro). In particolare notiamo come Veronesi, vegetariano, non citi la carne come agente cancerogeno. Non serve nemmeno abbuffarsi di verdure nel patetico tentativo di garantirsi l’immunità.
    Per mangiare pesce tutti i giorni non è necessario spendere un capitale; esistono anche il tonno o il salmone in scatola (al naturale sono meglio).
    Il punto due è finalmente un ridimensionamento della dieta mediterranea. Pasta (e quindi anche pane, pizza ecc.) e vino si devono necessariamente moderare.
    La corsa è citata come lo sport più semplice ed efficace per la prevenzione.
    L’ultimo consiglio deve essere letto come la constatazione che ognuno deve essere il primo medico di sé stesso. È strabiliante come molti ipocondriaci dissipino energie nel preoccuparsi della propria salute: farebbero meglio a investirle in conoscenze mediche di base.
    Quello scritto qui sopra è tratto da http://www.albanesi.it/Salute/anticancro.htm

    Il pesce è inquinato certamente nella stragrande maggioranza dei casi. Ma tutto il cibo è inquinato. Il mercurio è pericoloso, molto pericoloso, ma il rischio di accumulo del mercurio nell’organismo dipende da molti fattori che non dipendono solo dal pesce. Basta limitare i pesci di grande taglia che sono quelli più carichi di mercurio e si può consumare tranquillamente pesce di piccola taglia che contengono poco mercurio. Gli studi sui vantaggi del consumo di pesce rispetto ai rischi sono nettamente a vantaggio del loro consumo. Basta verificare il rapporto favorevole EPA/AA (acido eicosapentanoico/acido arachidonico) di chi consuma 2 volte a settimana pesce (limitando a 1 volta ogni 2 settimane tonno e pesce spada che sono quelli carichi di mercurio), rapporto che indica la fluidità favorevole del sangue, il miglioramento della conduzione atrio-ventricolare del cuore, l’incidenza ridotta di infarti ed ictus e molti altri effetti attivi come l’incremento dell’acido gamma-linoleico che è un precursore di prostaglandine che bloccano la replicazione virale. Chi non consuma pesce può andare a fare un esame di sangue che misura il rapporto EPA/AA e si accorgerà di avere questo rapporto basso, il che comporta la formazione nel corpo di sostanze proinfiammatorie, l’aumento dell’insulina, fenomeni di glicazione (processo di invecchiamento lento e subdolo perché asintomatico dei tessuti), un sangue poco fluido quindi tendente all’aggregazione piastrinica, passaggio primario verso la formazione di emboli, ictus, infarti. Non è la stessa cosa consumare olio di lino e noci al posto di pesce, visto che l’olio di lino e le noci sono ricchi è vero di un acido grasso omega tre capostipite degli omega tre chiamato acido alfalinonelico, dal quale è vero che si possono formare anche tutti gli altri omega tre, quindi anche quelli che ci sono nel pesce (EPA, DHA), ma purtroppo, la sintesi dell’EPA e del DHA a partire dall’acido alfalinolenico è difficoltosa, molto lenta e con l’età peggiore e poi l’acido alfalinolenico compete con una desaturasi per la formazione dell’acido gammalinoleico, quindi diminuendo la formazione dell’acido gammalinoleico impedisce di fatto la formazione delle prostaglandine anti-infiammatorie che ques’ultimo sintetizza. Inoltre è noto che il pesce tradizionalmente si condisce con il limone, ebbene il limone e la vitamina C sono chelanti del mercurio, quindi ne impediscono l’assorbimento intestinale. Poi oggi grazie ai testi come il mineralogramma o i test di chelazione possiamo verificare se il corpo accumula mercurio oppure no. Ebbene, gli studi di controllo ci dicono che possiamo stare tranquilli , a meno che non consumiano pesci di grande taglia (tonno, pesce spada)per 5- 6 giorni alla settimana e per molti mesi al’anno. Del resto i giapponesi, che sono tra i popoli più longevi e più in salute del mondo, sono ghiotti di pesce, ne consumano tanto e stanno bene. Ci sono poi altre sostanze nei cibi che bloccano l’assorbimento del mercurio e di altri metalli pesanti, come l’acido lipoico contenuto in vegetali e nelle patate e il nostro fegato produce una sostanza che si chiama glutatione che è un disintossicante naturale e chelante di metalli pesanti. E per formare glutatione ci vogliono proteine, visto che è una sostanza formata da tre aminoacidi, che sono i componenti delle proteine. Gli effetti positivi del pesce sulla salute sono noti già da molti anni, quando negli 80 si notò l’assenza di malattie cardiovascolari negli eschimesi che consumano solo pesce.
    Naturalmente è possibile anche integrare con dell’ olio di pesce, ma non è la stessa cosa che consumare pesce. Il salmone piuttosto bisogna non consumare quello norvegese dato che all’ultimo convegno mondiale si è potuto dimostrare che è carico di radioattività.
    Le sardine, le alici, il pesce azzuro, lo sgombro, sono pesci con bassi livelli di mercurio e le analisi mostrano che l’accumulo di mercurio è entro i limiti considerati innocui. Il rapporto beneficio/ rischio è quindi decisamente favoverole al consumo. Come diceva Paracelso è la dose che fa il veleno.

    Trovo come sempre scorretta la posizione di chi giustifica il non consumo di cibo animale sulla base di informazioni a-scientifiche. Veronesi stesso è chiaro e nel suo ultimo libro il premio Nobel per la medicina Montagner parla chiaro.

    Viceversa trovo rispettabile chi non vuole consumare cibo animale solo sulla base di una posizione che si considera etica.

    Ma non la condivido per ragioni filosofiche ed etiche che trovo fragili e inconsistenti e poco reali.

    Ma la riduzione dei consumi è positivo da tutti i punti di vista.
    Invece il terrorismo alimentare è una strada perdente.

    Rispondi
  2. Carla

    Grazie per questo articolo che mette in evidenza quanto sia importante salvaguardare anche il mondo marino, un universo meraviglioso che dovremmo proteggere sempre, finchè ci è possibile.
    è più facile incolpare il cacciatore in terra che non i predatori per mare…quando in realtà la crudeltà è la stessa, se non peggiore.
    l’equilibrio naturale va spezzandosi, per mano dell’uomo.

    Rispondi
  3. luminamenti

    L’uomo sta certamente devastando la natura e certo gli allevamenti industriali di pesce contribuiscono come quelli di animali a terra e lo stesso però si deve dire dello sfruttamento intensivo della terra per l’agricoltura che subisce un erosione ed impoverimento. Come ci sono le nuove tecniche di agricoltura studiate per salvaguardare i terreni ancora poco usate e conosciute, così ci sono nuove tecniche di pesca e di allevamento degli animali a terra poco conosciute e che risolverebbero il problema dello sfruttamento globale del pianeta. Occorre un cambiamento drastico della mentalità depredatrice dell’essere umano – che è diverso dal negarsi questo o quell’altro cibo.
    Da questo punto di vista mangiare bene senza sfruttare la natura comporta un drastico ridimensionamento di tutti i consumi alimentari – che nei paesi ricchi sono sovraeccessivi, tornare a consumare cibo locale nostrano e non industriale. Questo significa ripensare ala gestione del Tempo della nostra vita, come dice Latouche.

    Rispondi
  4. robertorossitesta

    Certo, se ci riesce possiamo anche apportare dei correttivi che rendano gli attuali standard più razionali ed etici: ma se in termini globali continuiamo ad aumentare in questo modo la vedo comunque dura.
    So bene d’altra parte che problemi di questa portata non possono avere che soluzioni provvisorie e parziali; l’importante è dichiarare sempre con la massima onestà e chiarezza da quali presupposti materiali e ideali si parte, a quali risultati si vuole arrivare, e a chi si intende farne pagare l’immancabile conto.
    Grazie per lo spunto e un caro saluto,
    Roberto

    Rispondi
  5. luminamenti

    Non è l’allevamento animale la causa della mancanza di cibo per centinaia di milioni di persone, bensì la distruzione del suolo provocata dall’abuso delle coltivazioni intensive specialmente nei paesi del terzo mondo. Quando esistevano le fattorie a conduzione mono o plurifamiliare, siseguiva il cosidetto criterio misto: allevamento bovino, ovino e avicolo associato alla coltivazione di vari cereali e altri vegetali. Le urine degli animali, in gra parte composte di acqua, sono ricche di azoto e quindi aiutavano a reintegrare, assieme al concime ottenuto dalle feci animali, ciò che i cereali asportavano dal suolo pr la loro crescita e maturazione. Era un ottimo esempio di simbiosi, e gli animali venivano alimentati in maniera sana e naturale.
    Gli allevamenti odierni sono dannosi perché, invece di adottare questi schemi simbiotici, come cibo per gli animali utilizzano farine di cereali. Si è avuto così, per forza di cose, data l’ingente richiesta, lo sviluppo di una nuova agricoltura basata sulle coltivazioni intensive. Le tante avocate monoculture intensive (principalmente di soia, mais, frumento e legumi) impoveriscono drammaticamente il suolo di numerosi nutrienti specifici per ciascuno tipo di cereale e richiedono un massiccio uso di sostanze chimiche (fertilizzanti e pesticidi). per mantenere fertile il terreno, altrimenti destinato a rimanere sterile. Questo tipo di sfruttamento porta lla desertificazione (che non può essere bilanciata dai residui organici animali).

    Sui salmoni invece c’è da dire che in giro c’è molto di peggio di quello raccontato dalla Signora Canali, anche il salmone scozzese è carico di diossina, quello sicuro è dell’Alaska. Bruxelles ha lanciato l’allarme circa la marcata presenza di diossina nei pesci del mar Baltico, in particolare le aringhe. Inoltre molto pesce proviente da questi posti è allevato come i polli con utilizzo di oli e farine di pesce che rendono le loro carni povere di omega tre e cariche di omega 6. I tonni pescati nel canale di otronto sono carichi di piombo, il calamaro è il meno inquinita, il polpo il più inquinato. Esistono poi i salmoni transegnici dove è stato inserito ll gene dell’ormone della crescita. Ai salmoni poi si somministrano antibiotici e quelli allevato stanno in vasche ricoperte da vernici dannose.
    Tuttavia ci sono come dicevo in un mio precedenti post diversi pesci che sono sicuri e molto benefici per la salute umana e il problema dell’ambiente non lo si risolve negandosi il consumo ragionevole del pesce sicuro che c’è in abbondanza almeno sulle nostre coste e diventando vegani.
    Occorre correggere il modo di allevare, coltivare, produrre e consumare se vogliamo salvare la Terra, secondo le indicazioni che da anni dà Carlo Petrini e il movimento di Terra Madre.
    Inoltre il veganesimo non è salutare per l’uomo per la stragrande maggioranza dei suoi aderenti – che certo si sentono di aver raggiunto il paradiso dopo aver abbandonato il cibo inscatolato, conservato e industrializzato. Certo che se messi a confronto con chi mangia tutti i giorni cibo in scatola, industriale, pasticceria e sapori dolci in eccesso, fritture a tempesta e rosticceria, carne tutti i santi giorni, latticini e formaggi a iosa è evidente che sembrano avere una migliore salute mentre sono solo meno malati. Un regime onnivoro, con le giuste quantità di tutto e possibilmente da fonti sicure e naturali e locali è quello che ha mostrato il massimo di risultato per la salute umana. Rinunciare poi al pesce – che dà tanti vantaggi persino contro i tumori è contrario a ogni buon senso e principio. Anche l’alga clorella è molot utile per chelare il mercurio.

    Rispondi
  6. luminamenti

    Sergio Latouche, di cui c’è una vasta bibliografia, ha portato dati molto interessanti come: “Il 30% della carne dei supermercati si butta; usiamo acque che vengono da lontanissimo, nonostante ci siano buone sorgenti vicine; mangiamo frutti esotici e buttiamo quelli locali; mangiamo il triplo del necessario”.

    Ora, la denutrizione e la fame nel mondo è un problema serio e questo 30% di carne invece di essere buttato potrebbe essere surgelato e inviato nelle regioni del mondo dove la denutrizione è avanzata e contribuire enormente a risolvere una condizione patologica che quando è avanzata è di difficile soluzione medica. La carne infatti è un’alimento plastico-protettivo che consente un recupero organico rapido e formidabile! Vale a dire che permette di colamre rapidamente carenze, correggere errori della alimentazione nel suo complesso. Prendete un soggetto denutrito e vedrete che non c’è migliore alimento di carne, latte, formaggi e uova per fargli riscuistare peso e floridezza (che è un discorso diverso per un occidentale sovralimentato e quasi sempre sedentario, che mangia carne tutti i giorni e che si dispone così a molti più rischi per la sua salute, per questo tipo d’uomo è sufficiente un consumo di carne rossa di 1 volta a settimana per ricavarne solo e molti vantaggi e non danni. D’altra parte per il cane che è ritenuto un animale carnivoro a torto mentre è un onnivoro a prevalenza carnea è nota la “sindrome del cane tutta carne o quella del gatto detta tutto fegato. E’ evidente che l’eccesso è dannoso!).

    L’animale infatti è un grande riciclatore ed un formidabile recuperatore di energia, proteine, grassi altrimenti sprecati. Ogni chilogrammo di riso, frumento, mais o sorgo comporta la produzione di almeno una pari quantità di materia vegetale, in parte cellulosa, che invece di essere bruciata o sepolta con la aratura può venir usata per alimentare i ruminanti (che alimentati così sarebbero più ricchi di omega tre).

    E’ stato calcolato che se soltanto il cinque per cento della cellulosa che viene prodotta dai vegetali ogni anno fosse destinata all’alimentazione dei ruminanti, questi potrebbero fornire carne in abbondanza per tutti gli uomini.

    Non bisogna dimenticare inoltre che l’uomo vegetariano sfrutta soltanto una piccola parte dei vegetali: il 60& delle piante che producono tuberi o radici, il 15% delle piante che producini olio e il 10% dei vegetali che servono a produrre zucchero.

    Rispondi
  7. pamelacanali

    Ringrazio Roberto e Carla per i loro commenti.

    Luminamenti ha ragione. Che ci frega delle posizioni ufficiali dell’Ada e dei Dietitians of Canada, le più grandi associazioni mondiali di dietologi?
    Posizione Ufficiale
    L’American Dietetic Association ed i Dietitians of Canada affermano che le diete vegetariane correttamente bilanciate sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale e che comportano benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie.

    http://www.scienzavegetariana.it/nutrizione/ADA_ital_sintesi.htm

    Noi abbiamo Veronesi e una curiosa intervista, di cui non ho trovato alcun riscontro in rete, se non nel sito di Albanesi, noto ingegnere e tuttologo.
    Lumimamenti si attesta su posizioni scientifiche, mentre tutti i difensori di una dieta a base vegetale compreso l’ADA, sono su posizioni a-scientifiche.

    Se il pesce è al mercurio non ci preoccupiamo affatto. Tutte le massaie e le mamme d’Italia spruzzeranno due gocce di limone sul pesce e passeranno in erboristeria ad acquistare l’alga clorella. Contrastare un avvelenamento da mercurio è un gioco da ragazzi, come possono testimoniare i fortunati che hanno, per anni, tentato di arginare i danni delle amalgame. lumimamenti non poteva, era troppo giovane, altrimenti avrebbe consigliato anche agli abitanti di Minamata una spruzzatina di limone e una compressa di clorella.
    Il pesce azzurro ha un minore contenuto di mercurio, ci informa luminamenti. Peccato che il pesce azzurro sia quasi estinto, ce lo siamo mangiato tutto.
    lumimamenti dice che i vegan hanno abbandonato il cibo industrializzato e inscatolato. Questa è una piccola inesattezza che riscontro nella sua dotta dissertazione, piena di acute e sintetiche osservazioni. I vegan tendono a mangiare cibo biologico, perché ha un minor impatto sull’ambiente, è più salutare e permette di evitare il ricorso a medicinali, ma questo non sempre è possibile, per svariate ragioni: pasti fuori casa, viaggi, mancanza di tempo per cucinare, lontananza di negozi biologici. Non è infrequente trovare dei vegan (me compresa) nei supermercati e nei discount, mentre si approvvigionano di legumi in scatola, pasta e farina non biologica né integrale e vegetali coltivati con pesticidi.
    Se l’uomo vegetariano sfrutta solo una piccola parte dei vegetali, sicuramente ne consuma meno di un umano a dieta onnivora, che è responsabile della distruzione anche di tutti quelli mangiati dagli animali d’allevamento. Inoltre è noto che gli umani onnivori (in particolare i luminamenti) mangiano tutto il vegetale: le foglie delle carote, i rami dell’ulivo, le bucce delle cipolle.

    Rispondi
  8. luminamenti

    La curiosa intervista è stata rilasciata all’AIRC e pubblicata sui Giornali. Le interviste all’AIRC sono state pubblicate dalla stampa. Tiene pure un forum su Repubblica Veronesi e quindi è vera, ma puoi sempre postare un tuo messaggio sul forum di Veronesi e chiederglielo – per renderti conto di come ti aggrappi agli specchi pur di ancorarti a una posizione che è palesemente ideologica e di partito invece che di cercare la verità delle dichiarazioni che conviene mettere in dubbio quando l’ideologia viene messa sotto pressione e smascherata da affermazioni scientifiche! E poi puoi anche rivolgerti al centro alimentare dell’Istituto Tumori di Milano di Veronesi. Che il pesce faccia bene è riconosciuto da tutti gli organismi internazionali scientifici presenti in tutti i paesi del mondo e dalla letteratura scientifica.
    Sono pure usciti ultimamente libri sull’alimentazione dei giapponesi, frutto di molto anni di studio – che è noto come popolo il più longevo e in salute del mondo seguito da quello italiano.

    E’ evidente che AIDA e Dietitians of Canada stanno su posizioni decisamente ideologiche, esaminano una porzione molto piccola di popolazione, stanno in due paesi dove l’abuso di fast food è storicamente noto, i loro dati non sono mai sul lungo termine. C’è un palese interesse di alcune associazioni a conquistare terreno umano lì dove l’alimentazione è sempre stato un condensato del peggio nutrizionale.

    Oggi, in qualsiasi campo, non solo medico, non solo scientifico, ma di qualsiasi altro sapere, esistono associazioni di tutti i tipi. Le persone si associazione sulla base di interessi comuni, di posizioni di pensiero, di vantaggi economici e sociali da didendere. Questo ovviamente non significa negare la buona fede.

    Ma queste posizioni hanno valore scientifico solo se divengono oggetto di dibatitto pubblico con gli altri organismi scientifici e con le altre associazioni, se vengono discusse nei convegni internazionali non di categoria, se insomma si dà la possibilità agli studiosi della materia di discutere tra loro e si pubblicano i lavori. Se uno esamina tutti, dico tutti i lavori scientifici su questo tema, ci sia accorge di ben altro risultato! Quando ci si sottrae a questo lavoro di democratizzazione del sapere, si finisce per essere poco credibili.

    I vegani e i vegetariani hanno un rapporto sodio/potassio molto scarso, divengono parasimpatici dominanti, sovente hanno livelli tissutali di rame molto elevati, spesso vanno incontro a insufficienza surrenalica sub-clinica. Nel caso poi di vegetariani che consumano molti latticini, aumentando il livello di calcio nei tessuti, si ha una riduzione dell’attività tiroidea, e quindi metabolica, a scapito delle produzione energetica. Ciò lo si vede palesemente perchè lamentano frequentemente stanchezza come molti clinici hanno constatato. La dominanaza parasimpatica dei vegani determina una riduzione della produzione di acido cloridrico a livello gastrico che rende la digestione delle proteine difficoltose che così tendono a essere ulteriormente ridotte. Inoltre hanno livelli bassi di carnitina e acetil-carnitina che oggi hanno acquisito nella ricerca metabolica un ruolo molto importante nel funzionamento mitocondriale.
    I vegani sopratutto hanno un indice di massa magra molto basso, hanno una perdita di fibre FT cioà fibra bianche veloci molto più accentuato degli onnivori, per cui la loro efficienza anatomo-fisiologica muscolare diventa rilevante e negli anni rischiano più facilmente un noto problema degli anziani che si chiama sarcopenia e le biopsie muscolari di mitocontri mostrano molte cosidette proteine delete (cioè i mitocondri finiscono per funzionare male, si gonfiano, esaminati alla microscopia elettronica mostra una ipertrofia accompagna da una produzione anomala di proteine mal funzionanti perché assemblate male). Se poi fanno il rapporto EPA/AA che è una scoperta degli ultimi anni che le sopradette associazioni neanche avevano preso in considerazone, ci sia accorge che non è favorevole come quello degli onnovori equilibrati ma certamente migliore degli obesi e dei consumatori di fast food. Inoltre oggi ci sono nuovi test d’indagine, prendiamo l’aminogramma urinario, che misura quantità di aminoacidi e i rapporti tra gli amimoacidi (gli aminoacidi sono i componenti delle proteine), ebbene ci si accorge facilmente e molto spesso delle loro carenze mono-aminoacidiche e si ignora ancora purtroppo il ruolo extranutrizionale dei singoli aminoacidi, che significa tradotto in parole semplici, che gli aminoacidi non hanno solo una funzione di assemblaggio tra di loro per formare proteine nel corpo, ma hanno anche una funzione farmacologica individuale, di neurotrasmettitori, di modulatori di reazione, di stimolazione di funzioni biologiche. I vegani e i vegetariani sostengono di non avere carenze di ferro e vitamina b12, ma nella pratica clinica spesso s’incontrano soggetti carenti. Certo è possibile compensare con le pillole, ma le sinergie nutrizionali di un alimento che complessivamente contiene tante sostanze che lavorano insiema non è possibile riprodurla e negli anni infatti l’efficacia e la biodisponibilità (cioè l’assorbimento intestinale) di questi preparati in pillole si perde o diminuisce. Non dimentichiamo che l’anemia sideropenica, come ha dichiarato l’organizzazione mondiale della sanità è una vera epidemia mondiale e non ci sono dubbi che il ferro eme delle carni, si assorbe molto meglio del ferro allo stato non eme dei vegetali.

    Ho spiegato nei contenuti il perché faccia bene (ovviamente sono solo accenni di lunghi discorsi, non si può fare altrimenti in un blog)e cosa sono i chelanti, quali sono, quali esami fare per verificare ciò eccetera eccetera eccetera, non occorre che riscriva il post, mentre a fronte di ragionamenti, contenuti scientifici non ho riscontrato altrettanti contenuti.
    Comparare l’olio di lino o le noci all’olio di pesce o al pesce senza avere e parlare con leggerezza degli omega tre, senza sapere perchè si chiamano omega tre e come si fanno a riconoscere, che significa omega 6, cosa sono i doppi legami, che differenza c’è tra saturazione e insaturazione, monoinsaturo e polinsaturo, senza conoscere la biochimica degli acidi grassi, senza sapere i passaggi biochimici dei capostipiti degli omega 6 e omega tre, senza conoscere gli enzimi che controllano le reazioni chimiche e i passaggi sequenziali, senza sapere delle sostanze che producono questi grassi omega, come per esempio la famiglia degli eicosanoidi, che comprendono le prostaglandine, i trombossani, i leucotrieni, le lipossine, gli acidi grassi idrossilati, le epilipossine stimolate dall’asparina, gli isoprostanoidi, gli acidi epossiecosatrienoidi, gli endocannaboidi. Senza sapere di tutte queste sostanze parlare di olio di lino come se il destino delle sue sostanze fosse lo stesso dell’olio di pesce o del pesce è come sentire certi discorsi da bar. D’altra parte so bene dove girano questi discorsi da bar, nei negozi di alimenti biologici ed erboristerie, dove gli ortorressici, i vegani, i vegetariani si passano con il passaparola la loro scienza esattamente disinformata. Già al differenza tra un vegetariano e un vegano è enorme, ma poi
    L’ADA e il Dietitians of Canada sono certamente due organismi scientifici, ma la stragrande maggioranza degli organismi scientifici del mondo – che come chiunque può immaginare anche se non si occupa di queste cose, sono innumerevoli, sono di parere opposto. E’ evidente che la scienza medica e specie il nutrizionismo, che tengo a precisare, è diverso dalla dietologia, e l’ADA e il Dietitians of Canada non sono organizzazioni scientifiche nutrizioniste, ma di dietologia, è c’è una bella differenza.
    D’altra parte non pretendo certo di essere creduto sulla parola. Ma chiunque può fare un test di chelazione di metalli pesanti, che misura anche quindi il mercurio e rendersi conto – se mangia il pesce che ho indicato, come stanno le cose. Se mangia invece sempre tonno e pesce spada allora è molto probabile che l’esame darà altro tipo di risultato. Si può quindi stare tranquilli. Ma poi il mercurio non sta mica solo nel mare, e il piombo o il nichel che imperversano? Sono i fatti che contano e il desiderio di scoprire da sé la verità, e non nascondere la testa sotto la sabbia per paura di scoprire come stanno le cose.

    Rispondi
  9. luminamenti

    Umberto Veronesi scrive sulla sua rivista:

    Seguiamo l’esempio dei nostri avi contadini
    Sono vegetariano, anche se non faccio propaganda alla mia convinzione, per motivi etici: non mi piace alimentarmi a spese della morte di altri esseri viventi. Ma sono anni che la ricerca scientifica ci ricorda che le abitudini alimentari sono strettamente correlate allo stato di salute e che la cosiddetta dieta mediterranea, a base di verdura, frutta e pasta, tradizionale per secoli in Italia, si è dimostrata efficace nel prevenire le malattie cardiovascolari, l’obesità, il diabete, i tumori. Il ritorno a un’alimentazione di tipo mediterraneo ha contribuito, insieme a farmaci più efficaci, alla diminuzione della mortalità per malattie cardiovascolari. La dieta mediterranea è l’alimentazione che ci ha tramandato la popolazione contadina dell’Italia, e di tutti quei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Si mangiava poca carne, parecchio pesce se si abitava sulle rive del mare, e poi cereali e quindi pasta, legumi, verdura, frutta. Era un insieme povero, ma equilibrato, e bastava a sostenere la vita. Ben diversa è la situazione di oggi nel mondo sviluppato, al punto che siamo arrivati a un tragico paradosso: da una parte c’è il mondo povero che muore di fame, dall’altra il mondo ricco che muore di cibo. La dieta mediterranea è l’esatto contrario dell’atteggiamento consumistico della nostra società «fluente». È piuttosto una filosofia di vita e di comportamento alimentare e consiste sostanzialmente nel mangiare poco, parcamente, francescanamente, cercando soprattutto di abbandonare la innaturale condizione di animali onnivori (e quindi anche carnivori) a favore di un ritorno alla nostra antica storia antropologicamente vegetariana.

    Testo raccolto da Luigi Bazzoli

    Mio commento: come si può leggere, parla di poca carne, molto pesce, abbondanza di frutta e verdura. Una dieta onnivora. E come avevo ripetutamente detto c’è un enorme differenza tra vegetariano e vegano. Lui è contrario alla carne, sebbene non sia un nutrizionista. E’ evidente che essendo un oncologo ha lungamente osservato raccogliendo dato clinici e anamnestici che i tumori sono frequenti in consuma MOLTA carne e consuma POCA verdura (per cui poi risulta difficile capire dagli studi epidemiologici noti se la causa è il molto o il poco). Ma su qui tutti gli studiosi bene o male concordano sulla necessità della riduzione e non dell’abolizione e sull’aumento di frutta e verdura.

    Concordo in particolare su questo: “La dieta mediterranea è l’alimentazione che ci ha tramandato la popolazione contadina dell’Italia, e di tutti quei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Si mangiava poca carne, parecchio pesce se si abitava sulle rive del mare, e poi cereali e quindi pasta, legumi, verdura, frutta. Era un insieme povero, ma equilibrato, e bastava a sostenere la vita. Ben diversa è la situazione di oggi nel mondo sviluppato”.

    A questo punto penso che si diverga sulle soluzioni da adottare per risolvere i problemi della fame nel mondo.

    E’ vero che considera innaturale la dieta onnivora e propugna un ritorno antropologico vegetariano. Ma elogia la dieta mediterannea, parla bene del pesce e offre sulla sinistra dell’articolo una dieta sana (la dieta sana dell’adulto)che è da onnivoro. Sembrerebbe che ci siano della contraddizioni. Ma se uno segue l’articolo ci si accorge di un passaggio dall’elogio della dieta mediterranea alla dieta iperconsumistica di oggi ed è qui credo che si sviluppi in lui l’idea del ritorno per motivi di distribuzione sufficiente per tutti al vegetarianesimo che però è molto differente dal dannoso veganesimo! Rimane l’idea però che visto che prima elogia la dieta mediterranea e ne descrive i contenuti alimentari e poi dichiari innaturale l’onnivorismo, lui si riferisca con il termine innaturale onnivorismo “all’ atteggiamento consumistico della nostra società fluente” – che evidentemente si riferisce all’idea di un onnivoro che consumi quindi cibi in scatola, cibo industriale, fast food, dolci, pasticcerie, rosticceria. E qui non si può non essere d’accordo.
    Non può che spiegarsi altrimenti, dato che l’elogio della dieta mediterranea è l’elogio per un onnivoro, solo che si tratta di un onnivoro moderato, parco, che mangia cibi naturali quanto più possibile, che non esageri nella carne a discapito di frutta e verdura, che consumi pesce, e infatti questa spiegazione è confermata dalla dieta sana per l’adulto che fornisce lui stesso che è anni luce lontana dalla vegana.

    Il resto dell’articolo è al link della sua rivista e sulla sinistra dell’articolo indica pure la dieta sana dell’adulto dove addirittura mette il pesce con tre quattro porzioni alla settimana e la carne due tre porzioni alla settimana.
    Troppa grazia! a me sembra eccessivo già questo consumo di pesce e di carne, specie per popolazioni sedentarie. Mica siamo i Masai che mangiano molta carne, latte, datteri e banane, vivono a lungo, non conoscono malattie cardiovascolari e tumori ma camminano non meno di 6 ore al giorno come ho potuto constatare io stesso durante una spedizione di trekking antropologico! A dimostrazione che queste certezze alimentari non ci sono!

    Le uniche motivazioni possono essere etiche, ma l’etica è una materia di dubbia verità, come la sua storia insegna per le grandi mutazioni di epoca in epoca. Lo sviluppo antropologico dell’homo sapiens sapiens è anche il frutto di scelte alimentari animali, lo sviluppo del suo cervello in particolare, e questo pone problemi anche di natura alimentare rispetto alla sua sopravvivenza sulla Terra

    La vita si nutre della morte e c’è un eterno ritorno – che è differente dal sensibilizzare sul rispetto degli animali, sulla riduzione dei consumi animali, sul trattamento diverso degli animali di allevamento,

    il link è http://ok.leiweb.it/articoli/3/2.shtml

    si tratta della versione on line ovviamente ridotta della rivista OK salute che esce in edicola diretta da Umberto Veronesi, appartendente alla fondazione Veronesi.
    L’articolo poi è suo direttamente!

    Rispondi
  10. biancaneve

    Io ho sempre pensato ai pesci e alla loro miserissima sorte! Come penso a tutti gli animali e cerco come posso di non nutrirmi di loro, anche se ho una grave forma di anemia per carenza di ferro e non posso fare endovene sempre, per bocca non sopporto il ferro e non amo troppo i vegetali, insomma eppoi il prof. Veronesi è vegetariano però mangia il pesce… ma come sarebbe ?
    E un altro quesito: noi che amiamo gli animali, (io salvo i moscerini cascati nell’acqua e i regalini che mi porta il gatto ogni tanto – pipistrellini, ragni, farfalle, cavallette)… eppure i nostri animali domestici con cosa li nutriamo? Con pesce prelibato, salmone tonno e carne…e allora tanta fatica ad essere vegetariani e vegani eppoi le bestie, alcune bestie, le si ammazzano sempre! E’ un mondo crudele e io non mi do pace, infatti sono atea convinta! Chi ha creato questo mondo è un criminale!

    Rispondi
  11. luminamenti

    E’ difficile convincere un gatto o un cane a diventare vegano o anche vegetariano.

    Il prof. Jean Pierre Bourre è uno dei massimi esperti mondiali di nutrizione e non di oncologia, fa ricerca presso l’Inserm, ha al suo attivo moltissime pubblicazioni (http://www.bourre.fr/publications.htm)
    (http://www.bourre.fr/livres.htm), non fa parte di associazioni scientifiche ma di società scientifiche

    (le associazioni le possono fare tutti, basta mettere insieme un gruppo di persone, mentre le società scientifiche devono rispondere a dei requisiti rigorosi. Le associazioni scientifiche raramente fanno ricerca direttamente, le ricerche devono trovare conferma quando vengono ripetute da organismi indipendenti. Non basta dire c’è una ricerca che dimostra la tal cosa, bisogna esaminare la ricerca, occorre competenza e preparazione e studio, saperla valutare e l’importanza di una ricerca è anche data dall’indicizzazione dell’autore e dello studio in altre ricerche e in altre riviste. Ci sono dei criteri molto severi di valutazione dell’importanza di una ricerca),

    è autore di molti libri sull’alimentazione e scrive anche articoli a livello divulgativo facile sulla rivista Ok Salute di Veronesi e ha spiegato molto bene come solo una dieta onnivora è in grado di nutrire adeguatamente il nostro cervello. E’ considerato a livello mondiale la massima autorità in fatto di neurodietetica.

    Ecco cosa scrive: “In poche parole: i neuroni vanno nutriti secondo una dieta varia. Solo così si garantisce la vita delle cellule cerebrali e l’energia che a loro serve per funzionare. Guai a ingurgitare sempre verdure, che pure sono preziose, e a evitare un bel piatto di pasta. E guai a non cedere di quando in quando a una Sacher con la panna montata o agli intingoli che impreziosiscono una portata di pesce o una coscia di pollo. Il piacere degli occhi (senza esagerare, ovvio) è il piacere della mente”.

    E ancora: “Se dovessi stilare una classifica degli alimenti da consumare nell’arco di una settimana, metterei al primo posto, in termini di quantità, i cereali e i farinacei, seguiti da frutta e ortaggi, poi latte e formaggi, carni, materie grasse, zuccheri e bevande zuccherine. Decidete voi come ripartire questi alimenti. Vi do soltanto alcuni consigli. La prima colazione dev’essere consumata con calma, almeno mezzora dopo il risveglio (prima fisiologicamente non si ha fame) e dev’essere composta da latticini, una fetta di pane possibilmente integrale con uno strato di burro e marmellata, una spremuta naturale di frutta. L’insalata verde va messa nel piatto ogni giorno. A pranzo e a cena, alternate la carne rossa e il pesce d’altura (tre volte alla settimana l’una e tre volte l’altro) e concedetevi frutti di mare più volte al mese. La pasta potete gustarla ogni giorno, con olio e formaggio grattugiato. Pane (sì, anche il pane) a ogni pasto. A mezzogiorno e di sera, sempre, ortaggi e frutta (limitando banane e avocado). Non abusate del sale, bevete un litro e mezzo d’acqua al giorno, non fatevi mancare un prezioso bicchiere di vino o birra a pasto. Per il resto, usate il gusto e lasciatevi guidare dal piacere. Il cervello vi ringrazierà”.

    Link http://ok.leiweb.it/articoli/18/1.shtml

    Infine c’è il dott. Thierry Hertoghe, presidente Presidente della Società mondiale di Medicina Anti-Aging (WOSAAM sede a Roma) http://www.hertoghe.eu/
    che ha spiegato molto bene l’importanza del cibo animale per la salute ormonale degli esseri umani

    http://www.booksblog.it/post/4460/la-dieta-ormonale-da-leggere-a-tavola

    Rispondi
  12. pamelacanali

    Non sono io che devo fornire o procurarmi la prova dell’attendebilità di quanto postato da un commentatore. luminamenti fa riferimento a non meglio precisati giornali, ma sarebbe buona norma che, chi commenta, si accerti della veridicità di quanto posta.

    Veronesi ha spesso scritto a favore della dieta vegan:

    D: sono una neomamma il mio piccolo ha sei mesi e mezzo ed é stato fino a 6 mesi allattato esclusivamente al seno. Ora ho iniziato lo svezzamento e il pediatra ha introdotto la pappa del pranzo preparata con brodo vegetale, cereali e CARNE TUTTI I GIORNI!! Io non sono molto d’accordo ad abituare il bimbo a mangiare carne tutti i giorni quindi la sto sostituendo 5 giorni su 7 con verdure e cereali ……. Naturalmente il mio pediatra si dissocia ed io mi devo arrangiare tra libri e siti che propongono lo svezzamento vegetariano ………. A volte mi sento in colpa e temo di creare delle carenze al piccolo…… le sembra giusto che i pediatri (quasi tutti) introducano carne così presto e così frequentemente?

    R: considerando il fatto che in termini evoluzionistici l’uomo è un primate, e che noi abbiamo mantenuto le caratteristiche metaboliche fondamentali dei primati che sono rimasti vegetariani, comprendiamo dunque come il nostro organismo sia programmato proprio per il consumo di frutta, verdura e legumi. Una dieta priva di carne non ci può in alcun modo indebolire, e lo prova il fatto che un neonato nei primi mesi quadruplica il peso che aveva alla nascita nutrendosi solo di latte. La carne non è indispensabile alla nostra alimentazione, nemmeno durante lo svezzamento: le proteine necessarie al nostro organismo, oltre che nella carne e nei cibi di origine animale, si trovano anche in molti vegetali, come i legumi. È dunque possibile trarre dal mondo vegetale una dieta ricca e variata capace di fornirci vitamine, proteine, zuccheri e grassi vegetali in modo completo e calibrato. Esistono poi prove scientifiche che questi alimenti, se consumati in quantità sufficiente, permettono anche di evitare alcune carenze e rinforzano la resistenza contro le malattie infettive. I vegetariani, in genere, hanno non soltanto una vita più lunga dei carnivori, ma evitano malattie croniche invalidanti…fonte http://forum.corriere.it/loggi_e_il_domani_della_ricerca/02-07-2004/svezzamento_vegetariano-257778.html

    L’importanza di diventare vegetariani. Di Umberto Veronesi

    Cio’ che il vertice Fao ha dimenticato di discutere è il cuore del
    problema della fame nel mondo, che non è solo legato ai costi di
    produzione e distribuzione dei cibi, ma sopratutto alle abitudini
    alimentari della popolazione del pianeta.

    Occorre una rivoluzione nell’alimentazione dei Paesi ricchi per dare
    il via concretamente e subito ad una soluzione della tragedia dei
    Paesi poveri, dove si soffre la fame, noi siamo alle prese con il
    problema opposto.
    Aumenta l’obesità tra i nostri figli, le nostre adolescenti
    anoressiche usano il troppo cibo come ricatto e se ne privano fino a
    lasciarsi morire, la nostra dieta opulenta ci fa ammalare sempre di
    più.

    Proprio su questi temi si riuniranno a Venezia a settembre alcuni fra
    i maggiori esperti per la Quarta Conferenza Mondiale sul Futuro della
    Scienza: Food and Water for Life.

    Io penso che l’ingiustizia alimentare sia una delle peggiori iniquita’
    dei nostri tempi: una questione di civiltà e di cultura che ci
    riguarda tutti da vicino.

    C’e’ un comportamento individuale responsabile, infatti, che può
    contribuire ad equilibrare questi due drammatici estremi ed e’ la
    riduzione del consumo di carne.

    Molti uomini di scienza e di pensiero hanno creduto che la scelta
    vegetariana fosse quella giusta per l’armonia del pianeta.

    Dal genio rinascimentale di Leonardo da Vinci, che non poteva
    sopportare che i nostri corpi fossero le tombe degli animali, fino ad
    Albert Einstein, il più grande scienziato del’900 che presagiva che
    nulla darà la possibilità di sopravvivenza sulla Terra quanto
    l’evoluzione verso una dieta vegetariana.

    Anch’io sono convinto che il vegetarianesimo sia inevitabile, per tre
    motivi, il primo è di ordine ecologico/sociale.

    I prodotti agricoli a livello mondiale sarebbero in realtà sufficienti
    a sfamare i sei miliardi di abitanti, se venissero equamente divisi e
    sopratutto se non fossero in gran parte utilizzati per alimentare i
    tre miliardi di animali da allevamento.

    Ogni anno 150 milioni di tonnellate di cereali sono destinate a
    bovini, polli e ovini, con una perdita di oltre l’80% di potenzialità
    nutritiva: in pratica il 50% dei cereali ed il 75% della soia raccolti
    nel mondo servono a nutrire gli animali di allevamento.

    L’America meridionale, per fare posto agli allevamenti, distrugge ogni
    anno una parte della foresta amazzonica grande come l’Austria.

    Trentasei dei quaranta paesi più poveri del mondo esportano cereali
    negli Stati Uniti, dove il 90% del prodotto importato è utilizzato per
    nutrire animali destinati al macello.

    Viviamo in un mondo dove un miliardo di persone non ha accesso
    all’acqua pulita e per produrre un chilo di carne di manzo occorrono
    più di trentamila litri di acqua.

    Già oggi non riusciamo neppure a contare quante malattie e quante
    morti potrebbe evitare un minore consumo di carne. Veniamo così
    indirettamente alla seconda motivazione del vegetarianesimo, che è la
    tutela della salute.

    Non ci sono dubbi che un alimentazione povera di carne e ricca di
    vegetali sia più adatta a mantenerci in buona forma. Gli alimenti di
    origine vegetale hanno una funzione protettiva contro l’azione dei
    radicali liberi, cioè quelle molecole che possono alterare la
    struttura delle cellule e dei loro geni. Si può quindi pensare che chi
    segue un alimentazione ricca di alimenti vegetali è meno a rischio di
    ammalarsi e possa vivere più a lungo.

    C’è poi un secondo fattore. Noi siamo circondati da sostanze
    inquinanti che possono mettere a rischio la nostra vita. Sono sostanze
    nocive se le respiriamo, ma lo sono molto di più se le ingeriamo.
    Consumando carne, ci mettiamo proprio in questa situazione, perché
    dall’ atmosfera queste sostanze ricadono sul terreno, e quindi
    sull’erba che, mangiata dal bestiame,(o attraverso i mangimi)
    introduce le sostanze nocive nei suoi depositi adiposi, e infine nel
    nostro piatto quando mangiamo la carne.
    L’accumulo di sostanze tossiche ci predispone a molte malattie
    cosiddette “del benessere” (diabete non – insulino dipendente,
    arteriosclerosi, obesità). Anche il rischio oncologico è legato alla
    quantità di carne che consumiamo. Le sostanze tossiche si accumulano
    più facilmente nel tessuto adiposo, dove rimangono per molto tempo
    esponendoci più a lungo ai loro effetti tossici.

    Frutta e verdura sono alimenti poverissimi di grassi e ricchi di
    fibre: queste agevolano il transito del cibo ingerito, riducono il
    tempo di contatto con la parete intestinale degli eventuali agenti
    cancerogeni presenti negli alimenti. I vegetali poi, oltre a
    contaminarci molto meno degli altrialimenti, sono scrigni preziosi di
    sostanze come vitamine, antiossidanti edinibitori della cancerogenesi
    (come gli flavonoidi e gli isoflavoni), che consentono di
    neutralizzare gli agenti cancerogeni, di “diluirne” la formazione e di
    ridurne la proliferazione delle cellule malate.

    La terza motivazione, ma non l’ultima, è di ordine etico – filosofico
    ed è quella che ha fatto di me un vegetariano convinto da sempre. Io
    ero un bambino di campagna, amico degli animali e oggi sono un uomo
    che ha il massimo rispetto per la vita in tutte le sue forme, specie
    quando questa non può far valere le proprie ragioni. Il cibo è per me
    una forma di celebrazione della vita, ma non mi piace celebrare la
    vita negando la vita stessa ad altri esseri.

    [da La Repubblica del 6 giugno 2008 – Umberto Veronesi]
    http://espresso.repubblica.it/dettaglio-archivio/791222
    http://forum.corriere.it/loggi_e_il_domani_della_ricerca/02-07-2004/dieta_vegetariana-253357.html

    Questa risposta, oltre che a Nicoletta, è rivolta anche a Dedalo (autore del messaggio “dieta vegetariana”)e a Paola (autrice del messaggio “svezzamento vegetariano”). Cari amici, considerando il fatto che in termini evoluzionistici l’uomo è un primate, e che noi abbiamo mantenuto le caratteristiche metaboliche fondamentali dei primati che sono rimasti vegetariani, comprendiamo dunque come il nostro organismo sia programmato proprio per il consumo di frutta, verdura e legumi. Una dieta priva di carne non ci può in alcun modo indebolire, e lo prova il fatto che un neonato nei primi mesi quadruplica il peso che aveva alla nascita nutrendosi solo di latte. La carne non è indispensabile alla nostra alimentazione, nemmeno durante lo svezzamento: le proteine necessarie al nostro organismo, oltre che nella carne e nei cibi di origine animale, si trovano anche in molti vegetali, come i legumi. È dunque possibile trarre dal mondo vegetale una dieta ricca e variata capace di fornirci vitamine, proteine, zuccheri e grassi vegetali in modo completo e calibrato. Esistono poi prove scientifiche che questi alimenti, se consumati in quantità sufficiente, permettono anche di evitare alcune carenze e rinforzano la resistenza contro le malattie infettive. I vegetariani, in genere, hanno non soltanto una vita più lunga dei carnivori, ma evitano malattie croniche invalidanti. Per quanto riguarda il tipo di alimentazione da osservare durante la chemioterapia, questa va stabilita dall’oncologo. Escludo comunque che l’assenza della carne dalla dieta possa in qualche modo pregiudicare l’efficacia della cura.
    http://forum.corriere.it/loggi_e_il_domani_della_ricerca/02-07-2004/dieta_vegetariana-253357.html

    Mi meraviglio che lumimamenti, che sembra essere un attento cultore del Veronesi, ignori queste sue dichiarazioni, forse gli sono sfuggite.

    L’ADA e Dietitians of Canada sono le più grandi associazioni del mondo di dietologi. Credo che qualcun altro si stia arrampicando sugli specchi di studi e studietti. Certo, esistono anche studi a favore del mangiare proteine animali, ma credo che solo luminamenti osi mettere in dubbio le dichiarazioni di dette associazioni.
    Ma la verità si sta facendo strada, la verità che i vegetariani e i vegan conoscono bene, per il maggiore benessere, la guarigione o il miglioramento di malattie preesistenti, la minore incidenza di malattie cardiovascolari, diabete, tumori, come affermato dall’ADA.

    I discorsi da bar dei vegan e vegetariani non hanno come scenario erboristerie e negozi bio, questi ultimi non necessariamente frequentati, bensì siti e forum vegan, come ad esempio quello della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, gestiti non da massaie e improvvisate erboriste, ma da medici e scienziati.

    Carenze di ferro non ce ne sono nei vegan, anzi ci sono molte testimonianze di ritorno a valori normali, dopo aver iniziato una dieta vegan. C’è invece una carenza di vitamina b12, che deve essere integrata. Ma la carenza ci sarebbe anche negli onnivori, se non fosse somministrata agli animali di allevamento. Nessuno, quindi, nel mondo occidentale, assume naturalmente la vitamina B12.

    Lumimamenti comunque ha ragione su vari argomenti che tira in ballo: tutti dovrebbero informarsi meglio in prima persona, studiare, prendersi un paio di lauree prima di parlare o di mettersi a tavola, comprese le massaie con numerosa prole, meglio se lavoratrici, così alla catena di montaggio potranno scambiare opinioni sugli omega 3 e 6, chelazione del mercurio e quant’altro. Anzi, dovrebbero fare anche un test dei metalli pesanti, che naturalmente non è prescritto dalla mutua e non si sa bene dove andare a farlo, forse ci si può informare su internet, spedire una ciocca di capelli da qualche parte. Prima si fa il test e poi si passa al banco del pesce. Non devono nascondere la testa sotto la sabbia, ma informarsi bene e fare tutto quanto è necessario, trascurando magari altre incombenze, tipo cucinare, lavare e stirare. Se poi, dopo aver studiato lungamente, aver letto luminamenti e discusso vari argomenti scientifici, decidono di comprare il pesce, è meglio che non vedano le foto di Minamata, che girano su internet, altrimenti si impressionano.

    Lumimamenti parla inoltre di rispetto degli animali. Ha proprio ragione, lui li rispetta a tal punto da mangiarseli.

    Rispondi
  13. luminamenti

    Precisati giornali? si tratta del giornale di veronesi che esce ogni mese in edicola e che chiunque può andare a comprare o scrivere per avere risposte!

    Non devo faticare molto quando vuolesi dimostrare che non avendo argomenti di scienza, avendo solo ideologia (ma almeno si sappia presentare quella con argomenti forti!) si replica così.

    Ma tornando agli argomenti scientifici. Quando dicevo della importanza o meglio non della contingenza ma della necessità di un’alimentazione varia e onnivora ma parca e della sua importanza per l’evoluzione futura dell’Uomo, oltre agli studi internazionali di Jean Pierre-Bourre, ci sono alcuni importantissimi studi, i più ampi al mondo e i più lunghi di durata e che hanno rispettato tutti i protocolli di ricerca seria e ben fatta e che sono stati ampiamente dibattuti nei convegni internazionali e non di categoria o di associazioni, che sono stati soggetto di ampia discussione nella comunità scientifica e da moltissimi organismi indipendenti di molti paesi del mondo e che hanno superato tutti i test e le discussioni.

    Sul pesce e sull’effetto protettivo dimostrato contro molteplici tumori e sul loro rapporto beneficio/rischio decisamente favorevole il più grande studio è il vastissimo Studio Europeo EPIC condotto su ben 500.000 persone, sì avete letto bene, Cinquecentomila persone, che ha confermato il ruolo preventivo del consumo di pesce. Per chi volesse leggere avendo un po’ di alfabetizzazione scientifica gli estremi del lavoro pubblicato sono: Narat T, Bingham S. Ferrari P. et al.,Meat, fish, and colorectal cancer risk: The European Prospective Investigation into cancer and nutrition in Journal of the National Cancer Institute (2005), 97 (12) pp. 906-16.

    Sulla dieta mediterranea, onnivora, con molto pesce, poca carne, legumi, pasta, pane, abbondante frutta e verdura ci sono due studi stratosferici che vegetariani e i vegani si sognano (gli procurano giustamente gli incubi!)

    Uno è lo studio HALE (Healthy Aging: a Longitudinal Study in Europe) Studio longitudinale europeo su un invecchiamento sano. Tra il 1988 e e il 1991 sono state esaminate ( e successivamente riesaminate a distanza di 5 anni e di 10 anni – come si fa negli studi di controllo serio) 3496 persone di 10 Paesi europei, nate tra il 1900 e il 1920. L’analisi dei risultati ha evidenziato che gli individui di età compresa tra 70 e 90 anni che avevano seguito la dieta mediterranea presentavano una riduzione di oltre il 50% della mortalità per QUALSIASI CAUSA e della mortalità conseguente a problemi cardiovascolari e al cancro (Knoops et al. 2006). L’analisi del periodo di follow up (controllo) ha evidenziato una netta riduzione dei casi di invalidità nelle popolazioni europee, sopratutto in quelle dell’Europa meridionale, rispetto a quelle settentrionali, probabilmente a causa dei diversi stili di vita.

    Quindi se devo scegliere tra la vita sana e longeva degli uomini e quella priva di cibo animale (basta mangiarne poco, ma poi poco di tutto è molto meglio)con tutte le sue conseguenze negative ho già ampi motivi di scelta in un senso.

    Ma, andiamo avanti.

    L’altro grande studio è Lyon Diet Heart che ha esaminato una dieta mediterranea con il 65% dell’apporto calorico fatto da pasta, pane, couscus, un consumo di grassi pari al 25% dell’apporto calorico e il restante 10% con proteine asunte dal pesce, legumo, carne. Uso di olio di oliva percondire le vedure, vino rosso.
    Questo studio ha confermato gli effetti favorevoli contro il rischio cardiovascolare. Dopo 46 mesi di studio e mettendo a confronto questa dieta con quella statunitese la ricerca venne interrotta perchè c’era stata una così forte e significativa riduzione della mortalità totale nel gruppo di studio che non c’erano dubbi. Addirittura questa dieta presentò un rischio di manifestare attacchi cardiaci ricorrenti, inclusi infarto e attacchi cardiaci non fatali con e senza angina instabile, ictus, insufficienza cardiaca, embolia polmonare e trombosi venosa inferiore addirittura del 50-70% rispetto all’altro gruppo e incomparabilmente maggiore di qualsiasi altro tipo di dieta al mondo compresa la vegetariana e la vegana!!!

    Ma aggiungiamo ancora.

    Sull’isola di Okinawa c’è il tasso più alto al mondo di salute e longevità.
    La vita media è di 81,2 anni, la più alta al mondo. In particolare le donne vivono in media più di 85 anni, contro gli 83 del Giappone e i 79 degli Usa. I Centenari non hanno cancro, malattie cardiovascolari, osteoporosi, diabete, disturbi neurovegetativi.
    I motivi di tale benessere sono di vario tipo e non solo alimentare. Per quanto riguarda la loro alimentazione possiamo dire che in media mangiano molto più pesce (che lì ha lo stesso tasso di inquinamento del nostro nel mediterraneo) e molluschi di quanto non si faccia nel resto del Giappone, e cioè quasi 100 grammi al giorno. Pochi cereali e a basso indice glicemico, riso integrale e imo, una speciale patata dolce tipica dell’isola. Tantissima soia che è ricca di fitoestrogeni. Una grande varietà di frutta e verdura, alcune assolutamente uniche come la goya, chiamata anche melone amaro, e la hecima, la cosidetta spugna vegetale. Molte spezie, come la curcuma.

    Infine vorreri ricordare che Linus Pauling premio Nobel e famoso per i suoi studi sulla vitamina C ha scritto nel suo famoso libro che carne e uova fanno molto bene.

    Un’ultima cosa che si sta studiando con molto interesse è la risposta di adattamento evolutivo degli onnivori moderati e si va capendo che esponendo le cellule e gli organismi a brevi periodi di stress, in modo da incrementarne l’espressione genetica indotta dalla risposta allo stesso stress e da stimolarne i relativi processi di mantenimento e riparazione, si nota effetti anti-invecchiamento e di promozione di longevita e diminuizione delle malattie molto rilevanti. In questo campo lavoro il biogerontologo Suresh J. Rattan
    Tale fenomeno, in cui risposte stimolatorie a bassi dosaggi di condizioni altrimenti dannose migliorano la salute e prolungano la durata della vita, è noto come ormesi.
    Tra gli stress moderati che, a quanto si è constatato, ritardano l’ivecchiamento, favoriscono la longevità e la salute vi sono lo shock termico, l’ipergravità, l’irradiazione, i metalli pesanti, i pro-ossidanti, l’acetaldeide, gli alcoli, l’esercizio fisico, la restrizione calorica.

    Rispondi
  14. luminamenti

    Un serie di considerazioni.
    Quelle false nel modo proprio così palese che arrossisco a smascherarle.

    1)”Certo, esistono anche studi a favore del mangiare proteine animali, ma credo che solo luminamenti osi mettere in dubbio le dichiarazioni di dette associazioni”.

    Nel mio commento numero 12 ho inserito il link del dott. Thierry Hertoghe (ma c’è anche il suo libro in libreria) e il link su prof. Jean Pierre Bourre e i suoi libri e i suoi scritti – che dice addirittura esplicitamente guai a mangiare solo verdure, consiglia carne e pesce a giorni alterni. Che negano la dichiarazioni di dette associazioni.
    Poi ci sono le linee guide alimentari di tutti i paesi del mondo, e in Italia lNRAN http://www.inran.it/INRAN_LineeGuida.pdf vedi pagina 67.
    Quindi dire che sono solo io a mettere in dubbio (veramente si tratta proprio di negare)le dichiarazioni di quelle associazioni è proprio divertente come affermazioni. E’ un bell’esempio delle strategie che ci cercano di adottare per confondere le acque. Certo uno contro tutti fa effetto, anche se di per sé non è un argomento razionale, quando poi non si leggono le dichiarazioni altrui che rendono questa solitudine inesistente allora…beh non so che dire.

    2) l’altro argomento sarebbe Veronesi. Beh, anche qui non ci vuole molto a capire che nessuno nega che Veronesi è vegetariano ed è contrario ad uccidere animali per motivi etici (sono dichiarazioni che ho riportato io stesso nel link perchè non ho bisogno di nascondere la testa sotto la sabbia), ma nel link che ho indicato, lui stesso, su internet e sulla rivista che esce in edicola e di cui quel link fornisce gli estremi, stila una dieta dove c’è tutto in maniera moderata. E’ evidente che dal punto di vista scientifico è giusto che l’abuso di carne faccia male e lui questo dice, poi siccome per motivi etici è vegetariano, dice che si può rinunziare alla carne e vivere cmq bene. Occorre precisare che lui è un oncologo e quindi vede epidemiologicamente la correlazione tra abuso di cibo animale e cancro , e fin qui tutti sono d’acordo, ma dice anche nel link che ho riportato che la dieta mediterranea, con consumi non sovrabbondanti (e dove è presente, lo dice lui stesso, la carne e il pesce, il latte, le uova, i formaggi è sana e non fa male), quindi il suo invito a non consumare completamente carne è di ragione etica e non scientifica. Del resto le sue affermazioni non sono suffragate da suoi studi in campo della nutrizione ma nell’oncologia e lì epidemiologicamente arrivano soggetti con tumore che hanno consumato molto spesso in eccesso anche molta carne.
    Inoltre ha sempre dichiarato di essere vegetariano e non vegano e c’è una bella differenza, perchè i vegetariani in genere consumano anche latte, uova, formaggi e tutti sappiamo che una dieta vegetariana con latte, uova, formaggi in quantità modeste ma necessarie è una buona dieta, molto preferibile a quello dell’onnivoro che consuma eccessive e frequenti quantità di carne, quindi sappiamo che la dieta vegetariana pur non essendo la migliore e la più sana, pur non consentendo le condizioni di salute di un onnivoro che consuma anche modeste quantità di carne e un pò più di pesce, dando vantaggi sugli onnivori superconsumatori ha diritto di cittadinanza e conviene cmq non opporvisi drasticamente perchè cmq è un miglioramento nella società.
    Ma tutto ciò è molto diverso dalla dieta vegana e Veronesi non ha mai detto di essere vegano, anzi ha persino consigliato a una conferenza dell’AIRC il pesce (che certo non è da vegetariano ma che lui non poteva non valutare positivamente e in questo caso proprio come oncologo, perchè conosce benissimo i lavori internazionali che correlano e dimostrano il consumo di pesce a protezione anti-cancro.
    Quanto appena detto è scritto persino in un libro che lui ha sponsorizzato, magnificato e curato con la sua prefazione che si chiama L’alimentazione Anticancro di Beliveau, Gingras, Sperling & Kupfer dove si dichiara che è meglio consumare pesce che integratori di omega tre ( a pagina 139). Inoltre alla conferenza dell’AIRC non ha menzionato la carne come causa di tumori. Sappiamo infatti che solo l’eccesso smodato e determinate modalità di cottura sono implicate e neanche come causa ma come fattore di una molteplicità di cause.
    3) andiamo al test della chelazione. Per confutare il test della chelazione con un argomento molto ma molto scientifico e molto ma molto razionale si dichiara che non si sa dove si fa e non è prescritto dalla mutua. Ma il fatto è che i test di chelazioni sono fatti negli studi scientifici che mostrano il rapporto favorevole tra consumo di pesce e rischio di contaminarsi con metalli pesanti. Cioè, gli enti di ricerca, gli organismi internazionali hanno controllato i rischi. La stragrande maggioranza dei risultati sono positivi, si può stare tranquilli. Ho solo aggiunto che se uno è per natura diffidente e crede che gli operatori del male sia tutti dei parenti dei pescatori, si provi a fare un test di chelazione (in Italia c’è pure la società italiana di chelazione, già molti laboratori in tutta italia eseguono il test e non c’è solo il mineralogramma sui capelli – è rimasta arretrata la redattrice) e uno si toglie di dosso i sassolini dalle scarpe e tutte le sue paranoie. Ci sono una tonnellata di studi al riguardo. E poi se uno è onnivoro avrà pure buone difese chelanti dai metalli pesanti, come ho detto vitamina C, glutatione, metionina, acido lipoico sono tutti chelanti, basta consumare vitamina C. E poi il mercurio – che è quello più presente nei mari, mica si trova solo a mare e infatti ci sono persone che neanche mangiano pesce e hanno livelli elevati di mercurio. Per esempio nelle tinture per capelli, nei deodoranti dove c’è anche in molti tipi l’alluminio e persino il piombo delle macchine. Che il mare sia inquinato, come la terra e l’aria lo riconosciamo tutti ma derivarne da questo un pericolo dal consumo di pesce è smentibile facilmente. Altri sono i provvedimenti e rimedi dell’inquinamento.
    4)Beh, abbiamo fatto progressi. Prima si citavano associazioni, ora spunta la società vegetariana. Si vede da questi cambiamenti che allora le mie annotazioni non erano innocue! Notare: vegetariana e non vegana!
    Ebbene, già è meglio, ma se si esaminano i lavori pubblicati ci si accorge dei limiti numerici, temporali e metodologici. Gli studi da me riportati e in follow up nel mio precendente post se li sognano!
    Ovviamente, giustamente un vegano mi direbbe che sono società di medici, ricercatori a dichiarare la bontà delle lori tesi. Lo stesso potrebbe dire un onnivoro portando la bontà delle tesi di altrettanti medici e ricercatori di altra corrente di pensiero. E, allora, come la mettiamo?
    Ma è semplice! anche i medici, dell’una o dell’altra parte, sono esseri umani prima che medici, e hanno pregiudizi e preconcetti che possono inficiare i loro giudizi.
    Come fare allora a capire se un comune mortale vuole la verità? Beh, non c’è che altra via – complessa – che studiarsi le ricerche dell’uno e dell’altro e occorre tempo, preparazione, studio. Non è possibile pensare su questioni di tale complessità che semplicemente informandosi si perviene a una comprensione. Occorre farsi un mazzo di studio! Ora, io sono anche entrato in discorsi tecnici, specifici, di natura biochimica, che vedo non hanno avuto la benché minima replica, perchè se io domandassi alla redattrice dell’articolo di spiegarmi i meccanismi di competizione delle desaturasi (ma sa cosa sono?) nelle vie omega 6 e omega 3, o volessi affondare in profondità su questioni di biologia molecolare dell’incorporazione dei grassi nelle membrane cellulari, o chiedessi la distribuzione dell’acido arachidonico nei distretti del corpo o in quale parte del corpo c’è più vitamina C o che cos’è il profilo lipidomico, o come funziona l’elongasi nella sintesi del DHa dall’Epa o quanti atomi di carbonio ha la DPa e dove si colloca nella sintesi degli omega tre, e se è vero o meno che è stata scoperta un delta-4-desaturasi, quali sono i metaboliti della gammalinoleico e dove si trova e in che modo l’acido lipico chela il mercurio? eccetera eccetera ritengo che difficilmente avrei una parvenza di risposta perchè dai post precedenti ho visto vie di fuga. Non basta dire c’è la tale società che dice la tal cosa sulla base di tal studio, occorre anche sapere valutare le ricerche dell’uno e dell’altra parte e ci vuole quello che io chiamo alfabettizzazione scientifica. Se non si conosce la fisica, la chimica, la biologia cellulare, se non si sa cos’è una desaturazione o elongazione, se non si sa cos’è una deidrogenazione, è evidente che si scambiano lucciole con lanterne. Se uno posta un link di una società vegetariana e vuole sostenerne la causa, deve – perchè l’informazione che sponsorizza sia eticamente accettabile – poi sapere parlare con competenza dei contenuti tecnici, deve sapere distinguere l’alfalinolenico dal linoleico e deve sapere cosa accade nel corpo, deve conoscere la letteratura. Ecco perchè, essendo questo processo di acquisizione cognitiva profonda dei dati molto impegantivo, siamo soggetti a essere presi per il culo sopratutto quando si parla principalmente di informazione scientifica. Si è citata la vitamina B12, la famosa ciacobalamina, ma se si conosce com’è fatta e come si produce in natura, se si conosce la sua formula chimica e il suo ruolo organico, non si leggerebbe che viene somministrata ai vitelli come se poi nella fettina di carne si rischiasse di trovare una compressa di B12 della Roche. Quando uno si mangia una fettina di carne di un animale a cui è stata data (per fortuna nostra)della B12, voi consumate una fettina di carne con B12 naturale. Se si sapesse come è fatta, se fosse stata vista alla microscopia elettronica, se si sapesse dove viene incorporata nei tessuti, nelle cellule, negli enzimi proteici questa B12 non si leggerebbero certe fantasie poetiche.
    Avrei altro da aggiungere, dopo magari.

    Rispondi
  15. biancaneve

    Okkey okkey
    ammettiamo che diventiamo tutti vegetariani!
    Ammettiamo che ci mettiamo sotto gli alberi ad aspettare che ci caschi la mela atterra!
    Ammettiamo che viviamo in pace coi nostri pet. Ma come li nutriamo i nostri pet?
    Gli diamo un manigotto e una robiolina?
    Due pomodorini e una carotina?Al coniglio andrà bene, ma al micio? Al cane?
    Questo quesito non riesce a darmi pace!

    Rispondi
  16. pamela

    Tutti hanno potuto leggere cosa scrive Veronesi nel forum del Corriere e possono trarre le loro conclusioni.

    Ecco un esempio di studio scientifico, di quelli che piacciono tanto a lumimamenti.
    http://www.scienzavegetariana.it/agg/news/2005_02_26_studio_allen.html

    Luminamenti, come dicevo, non legge. Io ho scritto che nessuno, nel mondo occidentale, assume la b12 naturalmente. Questo significa che non ci portiamo sotto un albero, spicchiamo un frutto e lo mangiamo senza pulirlo, oppure mangiamo radici senza lavarle.
    Noi vegan assumiamo integratori. Gli onnivori assumono la b12 che viene somministrata agli animali.

    Quanto alla chelazione del mercurio, invito luminamenti a prendere un taxi fino al più vicino aeroporto, immettersi corporalmente in un aereo diretto in Giappone e, con un mezzo qualsiasi, anche di fortuna, recarsi nella città di Minamata. Dica agli abitanti di Minamata quanto ha dichiarato qui sopra sulla innocuità di mangiare pesce e sulla non necessità del test, visto che viene fatto negli studi scientifici che mostrano il rapporto favorevole tra consumo di pesce e rischio di contaminarsi con metalli pesanti. Dica agli abitanti di Minamata (quelli superstiti) che si può stare tranquilli, che “se uno è onnivoro, avrà buone difese chelanti dai metalli pesanti”. Vedrà che lo accoglieranno con tutti gli onori ittici.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Malattia_di_Minamata

    Vada nel forum di Cristiana Di Stefano a sostenere le stesse cose
    http://www.cristianadistefano.eu/
    o le scriva ai gestori di questo sito:
    http://www.identiavvelenati.it/index.php

    Dal forum di Cristiana Di Stefano apprendo che in Italia c’è un solo laboratorio in grado di eseguire un mineralogramma ed è in grado di prescrivere un’integrazione mirata disintossicante.

    Non sono una simil-scienziata, come luminamenti e non pretendo di esserlo. Preferisco dedicarmi alle ricette di cucina vegan e all’autoproduzione. Se avanza tempo, scrivo racconti. Mi accontento di vedere come la mia salute complessivamente migliori e che le preesistenti patologie non peggiorino come sarebbe prevedibile (in fondo sono vegan solo da una decina di anni e ho alle spalle altri venti come vegetariana e il resto, ahimé, da onnivora).

    Conosco personalmente alcuni medici vegan e in loro ripongo la massima fiducia. La loro parola è supportata dalle dichiarazioni dell’America Dietetic Association e dei Dietitians of Canada.
    Non tutti possiamo essere simil-scienziati.

    Devo dare a luminamenti la stessa risposta che ho dato ad un misterioso troll multinick che ha infestato il mio post “Polli e galline”, invitarlo a telefonare o scrivere agli scienziati della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, o anche a tutti i Dietitians of Canada e a quelli dell’American Dietetic Association, saranno migliaia, forse decine di migliaia, ma anche potrebbe contattare il Physicians Comettee for Responsible Medicine, sono solo un po’ più di cinquemila fra medici e scienziati. Loro sono americani, può anche dar loro del tu. Può dire tranquillamente ad ognuno di loro che poiché ha copiaincollato delle dichiarazioni contrarie alle loro posizioni, per favore, adesso devono cambiare idea.

    Rispondi
  17. luminamenti

    Ho visto il link di scienza vegetariana. Li leggo tutti già da anni. Mi arrivano persino le riviste scientifiche vegetariane in abbonamento dall’America e dall’Australia. Non c’è nessuno studio in random in follow up, numeri insufficienti di persone, durata dello studio piccola, scarsa significatività statistica quindi, nessuna metanalisi. Da sbadiglio in confronto a quelli di cui ho dato gli estremi. Ne esamino tanti da molto tempo. Per esempio c’è uno studio che mi dice che i vagani hanno un indice di massa corporea più basso degli onnivori. E’ perfettamente vero. Ma, come mai non hanno preso in cosniderazione anche l’indice di massa magra che è considerato un fattore favorevole molto più forte come anti-aging? ecco, si tratta di quelle piccole cose che rovinano uno studio, lo viziano e fanno pensare una cosa mentr dovrebbero farne pensare un’altra.
    Per quanto riguarda il fatto che in alcuni posti del mondo a Minamata è successo quello che è successo lo sapevamo già. Dio santo, ma se già al 2 anno di università seguii un corso sull’infiammazione e l’intossicazione da mercurio in giappone!!! Che bella scoperta! Ma questo vale come tutti i casi in cui si scopre che c’è la tale indistria farmaceutica che ha scaricato tossici nel reno, o degli operai ceh si intossicano di amianto in una fabbrica (perchè in tutte le fabbriche ci si intossica si respira amianto? ma che vuol dire il link che hai postato? proprio nulla se non che dobbiamo certmente tenere alta la guardia e già si fa, milioni di persone in italia consumano pesce e non c’è nessun caso di Minamata) Se ti le leggevi i numeri di Sapere di tanti anni fa è già uscito uno studio dettagliata su ciò. Ma che significa? E’ chiaro che se io scarico del mercurio dietro il fiume di casa mia e lì si pesca e si consuma molto pesce c’è più rischio e le intossicazioni da mercurio ci sono e sono documentate. Ma, qui non si parlava di casi singoli e limitati nel tempo rispetto a un consumo di pesce di migliaia di anni e in tantissimi posti nel mondo senza che sia accadato nulla di spaicevole alle persone. Come ho detto c’è un’ampia varietà di studi molto estesi e per molti anni sulla sicurezza del consumo di pesce. Li ho postati e chiaramente se uno ha delle difficoltà ad accettarli…e come ho detto ci sono agenti chelanti nel corpo umano. Ci sono milioni di persone che consumano pesce nel mondo e non hanno nessuna intossicazione neurologica come a Minamata. Invece di leggere Wikipedia sarebbe meglio informarsi su fonti più controllabili. La rivista Sapere ha scritto tantissimo al riguardo. Nel libro Anticancro molto recentemente uscito e sponsorizzato da Veronesi ci sono pagine dove si dice espressamente che la quantità di contaminanti da metalli pesanti nel pesce è molto basso e il consumo è sicuro e ci sono enormi vantaggi a mangiarlo invece di prendere olio di pesce o olii vegetali o alghe.
    Il mineralogramma si fa in tante città ( a Milano per esempio lo fa Speciani di Eurosalus che lo manda in America, ma questo per dirne solo uno), c’è la Driatec, ma poi ci sono tanti laboratori di analisi, persino la farmacie svolgono questo servizio. E poi ci sono i test di chelazione per capire e anche questi vanno diffondendosi. Il modo di fare gli esami cambia nel tempo, come si spera che si consumi più cibo biologico.
    E poi come ho detto ci sono gli studi degli enti di ricerca che li hanno eseguiti su campioni numerosi di persone e quindi il discorso è chiuso.

    Bene, siamo arrivati finalmente a dire “la mia salute è MIGLIORATA”. Mi fa piacere e me ne rallegro, ma un caso non fa testo e purtroppo ci sono molte altre persone che non hanno avuto questi esiti positivi. Ogni tanto mangiatelo qualche uovo biologico, non ammazzi nessuno e fai bene al tuo organismo. Ti auguro sempre di stare sinceramente bene, se no come faccio a discutere appassionatamente ancora senza te?

    Poi, per capire bene la propria salute purtroppo non basta la propria percezione e sensazione soggettiva, infatti ci sono persone che dichiarano di sentirsi benissimo e poi improvvisamente a distanza di anni hanno o una grave malattia o precipitano verso malattie cronache degenerative e metaboliche o scoprono a cielo sereno un tumore o hanno un’ictus o un’infarto all’improvviso. Occorrono anche quindi valutazioni più neutrali ed esterne e oggettivabili per quanto sia possibile.
    Ok, ci si fida delle dichiarazioni di medici di certe associazioni e ci si fida degli studi da loro presentati senza saperli valutare con competenze specifiche. Ma è proprio quello che dicevo: è un’adesione motivata da posizioni ideologiche, che impediscono una valutazione razionale e critica che richiederebbe competenze, e quindi si aderisce in maniera irrazionale, presi dalla suggestione. Una decisione razionale e non ideologica la si può solo avere cercando di sviluppare – indipendentemente dalla propria formazione curriculare regolare che può essere di ben altro tipo – competenze per sapere giudicare le valutazioni opposte sul campo della discussione.
    Ho molti amici tra medici e studiosi vegani e vegetariani e quindi ho già un dialogo proficuo, con cui ci scambiamo informazioni, grazie del consiglio.

    Ma andiamo a una questione tecnica.
    La sintesi dell’EPA a partire dall’acido grasso omega tre, l’alfa-linolenico (ALA), contenuto nell’olio di lino, nelle noci, sembra essere realtivamente diretta, così come lo è la sintesi dell’acido arachidonico dal suo precursore a catena corta, l’acido linoleico. In questo caso però sorge una complicazione: L’ALA è un’inibitore della delta-6-desaturasi e ciò rende la formazione dell’EPA molto più difficile di quanto sembra sulla carta. E, infatti, tutti gli studi fatti sugli uomini hanno mostrato che l’efficienza nella produzione di Epa a partire dall’Ala è molto scarsa. Perciò si deve ricorrere al pesce e eventualmente integrare oltre il pesce con l’olio di pesce (perché ques’ultimo non basta per complessi meccanismi di biodisponibilità e incorporazione nelle membrane cellulari che guarda caso è superiore con il pesce (questo perchè incorpora altri elementi che lavorano sinergicamente ma non solo). A parte il fatto che molti oli di pesce in commercio sono meno sicuri del pesce per quanto riguarda il mercurio, io mi fido solo di due aziende.
    La situazione si ingarbuglia ulteriormente quando l’epa deve essere metabolizzato per produrre DHA, una sostanza fondamentale per il cervello (le alghe non sono in grado di fornire quantità sufficienti all’organismo di Epa e DHa sebbene sia utile consumarne di vario tipo e in piccole dosi).
    La molecola dell’epa deve essere allungata due volte e poi convertita, di nuovo dalla delta-6-desaturasi, nel precursore finale del dha, che deve poi essere accorciato da enzimi perossisomali per trasformarsi nel prodotto finale.. Ne risulta che la sintesi del Dha a partire dall’ala è ancora più problematica di quella dell’epa che già non è uno scherzo. Per giunta, il dha agisce anch’esso da inibitore dell’enzima delta-6-desaturasi, il che fa calare ancora più la resa della catena che porta dall’ala all’epa e in ultimo al dha. Così, si incomincia a capire perchè prima di iniziare a cibarsi di molluschi, crostacei e pesce, circa 150.000 anni fa, i nostri progenitori incontrassero grossi problemi pe procurarsi un apporto di acidi grassi omega tre a catena lunga adeguato alle esigenze del cervello. Non gli bastavano il lino, le noci, le alghe. E’ così!
    Al momento della nascita, il cervello di un neonato contiene più di 100 miliardi di cellule nervose; per poterne sintetizzare un numero così enorme, il cervello del feto ne deve creare quasi 250.000 al minuto. Dopo sole sei settimane dal concepimento, infatti, la metà delle dimensioni totali del feto sono dedicate allo sviluppo del cervello. Uno sforzo così colossale richiede l’apporto di enormi quantità di DHA, che possono provenire solo dal corpo della madre. Il feto in sviluppo è di fatto, una sorta di parassita che sottrae tutto il dha alla madre necessario allo sviluppo del suo cervello.
    Di norma, poi, devono passare almeno 4 settimane prima che riescano a rimpiazzare tutto il dha estratto dal suo organismo, anche nell’ipotesi che consumi adeguati quantitativi di acidi grassi omega tre a catena lunga sia durante la gravidanza sia dopo.
    E che se succede se la donna non mangia pesce in gravidanza (eviterei solo il tonno e il pesce spada in gravidanza) e introduce poco dha? Tutti gli studi parlano chiaro. la sua progenie sarà meno intelligente. Questo fatto rivaluta anche quella vecchia credenza popolare che riteneva il primogenito più intelligente, poiché il primo è di solito quello che si consuma tutte le scorte della madre. Quando poi l’assunzione di acidi grassi viene drasticamente elimitata per tre geenrazioni, la progenie della terza generazione possiede molto meno cellule cerbrali.
    Per l’attuale generazione di bambini americani è una scoperta allarmante, dal momento che negli stati uniti il comsumo di omega tre è calato quasi dell’80%
    La bassa presenza di dha nella dieta americana si riflette nella composizione del latte materno
    Ci sono molti studi dove sono stati misurati i livelli di Dha nel latte materno.Ne riporto uno (per gli estremi li fornisco a richiesta, adesso perderei troppo tempo a scriverli).
    Canada (eschimesi) percentuale di dha pari all’1,40;
    Malesia 0,90; Cina (città) 0,84; Giappone 0,63; Olanda 0,35; Francia 0,32; Australia 0,32; Stati uniti 0,23; Cina (campagna) 0,18; Vegani (europei)0,14; Sudan 0, 07.
    Come si vede i vegani sono messi molto male.
    Le differenza nel latte materno si riflettono nella composizione del sangue e dei glubli rossi. la maggioranza dei latti addizionati negli stati uniti sono addizionati purtroppo con l’ala. Ci sono molti studi che mostrano che ai test d’intelligenza quelli che consumano latte con epa e dha sono più intelligenti di quelli che hanno consumato ala nel latte..
    Lo stesso accade negli adulti.
    Un’ultima parola. Certe integrazioni con integratori sono utili e necessarie ma non possono essere inserite in sostituzione di cibo vero.

    Rispondi
  18. paolo

    Quanti discorsi sulla dominanaza parasimpatica dei vegani, i livelli bassi di carnitina e acetil-carnitina, l’indice di massa magra molto basso, etc. Andate negli ospedali a verificare quanti vegetariani e vegani sono ricoverati !..!
    Forse il senso della vita non sta nel cercare di scimmiottare le abitudini dei borghesi dell’ottocento, i quali tra l’altro non mangiavano polli alla diossina, ma volatili nutriti con grano e mais di prima scelta mentre la fame devastava il popolo.
    La matematica ci dice che la terra arabile del pianeta non è sufficiente a sfamare sei miliardi di carnivori.
    C’è chi mangia il salame e chi muore di fame.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *