Provocazione in forma d’apologo 123

Solito supermercato e solito saluto all’anziano marocchino che presidia la fila dei carrelli. Ma questa volta, nella litania di risposta in italiano e in arabo, di solito incomprensibile, risuona ripetuto, ed inequivocabile, il termine “sharmut”.

Il mio saluto sarà parso meno entusiastico del solito? Non me ne preoccupo e faccio il mio giro d’acquisti, al termine del quale, consegnando all’uomo il solito euro e passando per la prima volta dopo cinque anni al tu, con un bel sorriso gli chiedo: “Che cosa vuol dire la parola che hai detto prima, “sharmut”?”. L’uomo mi guarda e dopo aver riflettuto un istante ridendo risponde: “Fratello caro… amico mio…”. Rido a mia volta e agitando la destra con le dita a mazzetto nel classico gesto ribatto: “Ma che fratello caro… ma che amico mio…”. Ridiamo forte entrambi, ma non è certo un riso buono. Ed è proprio nella non-bontà di quel riso che ci scopriamo, finalmente, cari amici e fratelli.

11 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 123

  1. robertorossitesta

    Cara Nadia,
    l’ipocrisia può avere mille giustificazioni, non necessariamente tutte malvage.
    In questo caso che cosa copriva?
    E che cosa scopre la rottura del suo velo?
    La questione, si fa per dire, è tutta qui.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

    Rispondi
  2. Carla

    alla faccia del sarcasmo!
    comunque un saluto non si dovrebbe mai negare…
    se poi da li vuoi arrivare a conoscere qualcuno, allora si parla di pretese.
    la – non bontà – parte sempre da noi.

    Buon giorno Roberto 🙂

    Rispondi
  3. Giocatore d'Azzardo

    Roberto, la scoperta è chiara: non siete più obbligati ad essere buoni per “convenzione”, ora siete anche liberi di mandarvi a quel tal paese senza problemi.

    Blackjack.

    Rispondi
  4. robertorossitesta

    Cara Carla,
    “la non-bontà parte sempre da
    noi.” Da noi chi? E di quali pretese, e di che sarcasmo parli?
    Vorrei capire meglio.
    Grazie e ciao,
    Roberto

    Rispondi
  5. robertorossitesta

    Caro BJ,
    a parte che al mondo di libero non c’è nessuno, il fatto è che in genere fra gli individui le relazioni sono mutevoli e asimmetriche, ma di un’asimmetria differente da quella che a loro stessi ed agli osservatori superficiali può apparire.
    Nel caso in esame, per usare una metafora che conosci meglio di me,
    ua certa reazione nasce dal blando tentativo di andare a “vedere” l’avversario, che per primo ha compiuto una mossa strana, senza che nessuno dei due possa realmente portare il gioco fino in fondo, cosa che farebbe ufficialmente scoppiare la III guerra mondiale 😀
    Il riso qui non stempera né smaschera, ma argina e devìa.
    Non mi pretendo santo per l’osservazione finale, solo chiedo che mi venga riconosciuto lo sforzo di uscire da me stesso per considerare le cose con tutta l’imparzialità che mi è possibile.
    A chi mi dicesse che tale sforzo è poco e che comunque è richiesto altro, risponderei che lo so; ma aggiungerei che le richieste non andrebbero sempre rivolte ad una parte sola.
    Grazie e ciao,
    Roberto

    Rispondi
  6. Carla

    carissimo Roberto, la tua richiesta è lecita, sono stata poco chiara (non è da me 🙂
    per sarcasmo io intendo una frase detta (in questo caso un saluto) accompagnata da un sorriso – fuori luogo -, ancora più incisiva quando ha l’aria di prendere in giro…
    – la non bontà parte da noi – dove “per noi” intendo l’uomo, non certo io e te…è dal “nostro” animo che parte una buona o cattiva intenzione.
    le pretese sono quelle di voler intendere anche ciò che non è possibile intendere, viste le premesse.

    Buon pomeriggio 🙂

    Rispondi
  7. robertorossitesta

    Cara Carla,
    ora ho capito quello che intendevi e su tali basi hai ragione: non avrei dovuto sorridere. Ma quel po’ di etologia che ho studiato (spero di averlo anche capito) mi dice che, stando al posto in cui stavo, proprio non si poteva non sorridere.
    Se la non-bontà parte da noi, dalla frizione fra i nostri comportamenti apparenti e le nostre intenzioni recondite, allora io e il mio interlocutore ci siamo comportati (male) allo stesso modo, e in ciò ci siamo riconosciuti simili, proprio come ho scritto.
    Quanto a ciò che non è possibile intendere, “date le premesse”,
    certo esiste in ognuno un nucleo inattingibile; fatto salvo il quale, sovente ciò che sembrebbe complicatissimo è invece semplicissimo, basta “pensare male”; con il che, scusami, si ricade se non m’inganno in quello che ho scritto.
    Grazie e ciao,
    Roberto

    Rispondi
  8. lucy

    insomma: sono autorizzata a rispondere ‘a sorete! in nome di un più aggiornato stile di comunicazione interculturale? meno male, ché del buonismo unilaterale non ne posso più. anche perché è razzistico ed esotista.

    Rispondi
  9. robertorossitesta

    Cara Lucy,
    che il buonismo unilaterale sia in fondo razzistico è una riflessione interessante. Per questo ho fatto una non originalissima ma fondamentale distinzione implicita fra buonismo e bontà.
    Grazie e ciao,
    Roberto

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *