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da qui
Mi chiedo che significhi, oggi, il termine fratello. Con quelli di sangue mi divertivo e litigavo, rapporti di odio-amore, gelosie, complicità. Non è facile condividere in sei i genitori e tutto il resto. Dal mio letto a castello guardavo il mondo come dall’oblò di una nave fantasma. I compiti fatti di corsa la mattina, le scenate di papà, i campionati con le scatole di mini-soldatini. La parola fratello, all’inizio, è un odore e un sapore, sono urla e botte, risate e trasgressioni. Come prete, i fratelli li ho perduti. Tutti tranne uno: l’altro consacrato di famiglia, schierato su fronti paralleli; ci lanciamo messaggi da una trincea all’altra, quasi senza parlare. Poi i fratelli sono diventati altri, quelli che condividono il rischio quotidiano, la fatica e l’assurdo del vivere. A loro devo dare l’esempio, essere là dove serve, costi quel che costi. Solo da poco il termine fratello mi rimanda a qualcos’altro: l’immagine di un uomo che mi cammina a fianco, e ha conosciuto, non so come, gli stessi odori e sapori dell’infanzia, ha dormito nei letti a castello, subìto la gelosia e le botte, riso e pianto con me, studiato alle sette del mattino, condiviso la lotta e la fatica. Sono sceso nell’ultima trincea? Quando appari all’orizzonte, fratello, ho paura che stia per succedere qualcosa. Spero che stia per succedere qualcosa.

non so perché, ma io ti ho sempre salutato come un fratello. ma fratello fratello, eh?!
è curioso che solo il primogenito non nasce fratello, e non è detto che lo diventi mai 🙂
ma forse diventare fratelli è una delle cose più difficili da realizzare (primi o ultimi che
siamo)
un abbraccio, fabry
f&r
Quando mia madre morì le facce dei parenti e degli amici erano dietro un vetro, in lacrime.
Al mio fianco c’eri tu Fabry. Ti ringraziai e tu mi rispondesti:
scherzi ? Per me sei un fratello!
Certi momenti restano per sempre.
Un abbraccio
Marco
fratelli di sangue: 1, omonimo Fabrizio
fratelli in famiglia: 2 F + Attilio
Acquisiti: non si contano ma anche di sorelle.
quelli che sento veramente sono come i figli o meglio, io dico che i figli sono di chi li cresce, qualcosa di simile per i fratelli e sorelle: è qualcosa che va oltre i vincoli di sangue e ne prescinde. mi piacerebbe sapere in quanti mi considerano una sorella.
buonanotte a tutti.
Stella
grazie amici miei.
Marco, come dimenticare?
sì, resta l’amore, e basta.
un abbraccio
fabry
Mi hai fatto tornare in mente una “Bustina di Minerva” di U. Eco che lessi diversi anni fa e chi mi colpì. Diceva, più o meno, che la generazione di figli unici degli anni ’90 avrebbe fatto perdere il senso della parola “fraternità”, con grave danno per l’umanità tutta. E’ chiaro che si trattava di un discorso estremizzato e paradossale, ma credo che contenesse un fondo di verità.
Ci sono cose che non si possono spiegare, nell’esperienza di essere fratello/sorella. Dico sempre che mio fratello non lo sceglierei mai e poi mai come amico, è una persona che trovo umanamente insopportabile, se fosse un estraneo ne ignorerei l’esistenza e basta, ma c’è qualcosa, ci sono quell’odore e quel sapore, un quid imperscrutabile che mi aiuta a sentire che ogni persona è mia sorella/mio fratello, a prescindere dal fatto che si tratti di qualcuno che mi piace o con cui ho qualcosa in comune.
Ecco, credo sia questo il senso di fraternità al cui rischio di perdita accennava Eco. L’odore e il sapore di qualcosa che che non scegli, che ti tocca in sorte, come il fratello che non capisco e non sopporto ma a cui inspiegabilmente voglio bene come e più che a un amico.
Grazie Fabrizio per l’opportunità di riflessione.
” Come prete, i fratelli li ho perduti.” questa frase mi ha messo paura…..perche?
grazie per la bellissima confidenza, Sandra.
queste cose fanno crescere.
Fiorella, sono vite parallele, per causa di forza maggiore.
però, quando ci si vede, ci si abbraccia più forte.
Fratello, fratello – non andare!
Ti passo accanto. Non riconosci il tuo vecchio?
Se solo per un attimo mi guardassi, anche se odoro di lezzo!
“Posso rubarti le labbra?”
Accenni un ghigno pietoso.
Non so che farmene.
Sarò io a favorirti. Non lamenterò quel cenno sul viso quando, voltandoti, ti sarai scordato delle nostre comuni vene – mio fratello di sangue…
*ho paura che stia per succedere qualcosa. Spero che stia per succedere qualcosa*
e grazie Fabry – per la chiusa che tutto apre.
E Rino cantava: *mio fratello è figlio unico*. E la paura, prima – e la speranza, sempre!
Di fratelli naturali come di fratelli *acquisiti* [esecrata espressione] ne abbiamo esperienza – ma la *famiglia allargata* è quella che resta, quella che abbracci e ti abbraccia. Capita ancora, per la strada, quando un/una metallaro/a incontri un/una altro/a metallaro/a si saluti con un sorriso: “Brother/Sister”. Capita ancora tra motociclisti e speleologi [non ho ancora visto molti Poeti salutarsi fratello/sorella, ma la cosa – chissà perché non mi stupisce;)] tra,…
e lo trovo un piccolo gesto di una Dolcezza grande. Grande come il grazie, Fabry, perché fratello, padre, zio o cognato – tu sei. Tutto quello che: una famiglia dovrebbe essere.
E bacio LPELS tutta [che è quel *qualcosa* – di Bello – in atto]
Nina e Chiara, grazie!
è bello sperimentare che qualche volta non si scorda, che il ghigno non c’è.
anche in Lpels, Chiara e auguri!
fabry
E ancora grazie Fabry!
Che tu sai sei il nostro *presente*: e sempre regali. Forza Fede e Fratellanza [e se non te l’hanno mai detto sappi – si sappia! – che incarni la Bellezza più pura del più puro Heavy Metal!]
è vero Chiara. concordo su tutto.
sei di una dolcezza unica, una creatura unica:-)))
grazie per esserci.
grazie fabrizio. è bellissimo quando il ghigno sparisce, e resta il sorriso.
puro…
Grazie a te, Nina!
In fondo, credo, ogni puro – sia la città di Gavroche: “mostra sempre i denti: quando non ringhia, ride”.
Il *ghigno* è un sorriso pervertito – da chi NON è capace: né di ridere né di ringhiare.
E ti abbraccio forte, di forza
CHIARA: “Il *ghigno* è un sorriso pervertito – da chi NON è capace: né di ridere né di ringhiare.”
Quanta verità, mia dolce Chiara. Quanta saggezza in te, così giovane, così sensibile ed unica.
Il GHIGNO porta in sé un’attitudine umana marcescente [dentro] – e, dal di[dentro] non riconoscere più arterie, sangue, la pompa del cuore del fratello di strada, come quello familiare – è ripudio che giunge dolente.
Meglio ridere o ringhiare, latrare o labirintare un canizzaio tra simili. La lingua comune, non quella deserta o desertificante.
E lingue diverse, plurime, nel gesto dell’accoglienza.
Ti stringo forte anch’io, “di forza” – l’abbraccio che tiene.
ecco, l’accoglienza, il nome della fraternità.
un abbraccio
fabry
Sempre, caro Fabrizio: ACCOGLIENZA!
Un abbraccio caro,
Nina
Grazie Nina!
Non mi sento più così *giovane*. L’essenziale è *non invecchiare dentro* come cantano i Pornoshock. E r’accogliere se stessi e l’altro nella nuda onestà del proprio *forte sentire*. Preferisco un abbraccio sincero e cento sinceri calci nei denti, che una *media falsità* di comodo…
e nell’abbraccio fraterno ti ringrazio!