Notte di San Lorenzo

Eppure ci ho provato a contarle. Mi ci sono messa d’impegno, quando ero bambina, poi adolescente. Sapevo che sarebbe stato difficile, impossibile, ma io ci ho provato. Volevo contare quante più stelle possibili. Per un mio sfizio, per vedere fin dove arrivavo. Per constatare personalmente, la sera del 10 agosto, con una semplice sottrazione, se qualcuna mancasse all’appello.

Una due, tre… dieci, undici… venticinque…no, quella devo averla già contata.
Ricominciamo.
L’impresa era ardua, però io credevo di avere un metodo. Dividere il cielo a settori, idealmente, cercando punti di riferimento qua e là. Uhm…mica facile. Dopo un po’ rinunciavo, sconfitta, persa nella magia dell’infinito.

Sono diventata abbastanza grande prima che un’amica del cuore mi mostrasse il Gran Carro e il Piccolo Carro, e la Stella Polare. Erano sere d’estate, trascorse nel silenzio assoluto della montagna, nell’oscurità delle notti senza luna, quando le stelle sembrano enormi e vicine da poterle toccare. Passavamo ore a raccontarci i problemi di cuore, ma con l’occhio lassù per un attimo ci si dimenticava dei ragazzi e dei goffi tentativi di conquistarli.

Ecco, quella striscia più chiara non è una nuvola, è la Via Lattea, mi spiegava l’amica, più avvezza di me, povera cittadina abbagliata dalle luci di città, a scrutare il mistero. Davvero?, chiedevo io, incredula. Ma sì, fidati.

Non ero proprio una principiante in fatto di astronomia. Da tempo avevo imparato che la prima stella della sera, quella più vicino al sole, altro non è che Venere, simpatico pianeta dal nome intrigante che evoca fascino e bellezza, ma, si sa, è assolutamente inospitale. Però è bella davvero Venere, una stella luminosissima, il faro della sera. Anche in città la cercavo e l’ammiravo.

E poi avevo visto Saturno dal vero, alle medie, con un raid organizzato dalla scuola all’osservatorio di astrofisica dell’università. Non riuscivo a credere che fosse davvero così, quel pianeta, che avesse davvero gli anelli attorno alla cintura. Mi ero convinta che avessero disposto un disegno davanti alla lente del telescopio, solo per prenderci in giro.
Diffidente di una saputella.
Quella sera stessa il genitore che mi aveva accompagnato mi suggerì di fare una domanda agli esperti di astrofisica: perché diavolo i pianeti sono rotondi?

Che domanda sciocca, pensai, ovvia e banale. Ma lì per lì non seppi rispondermi da sola, e così la feci. Non solo non fu giudicata una domanda sciocca ma ricevetti i complimenti, mentre il genitore gongolava e se la rideva sotto i baffi. I complimenti, lo sapeva, erano rivolti a lui. Comunque, per chi non lo sapesse, i pianeti sono rotondi per via dell’attrito con l’atmosfera durante il movimento di rotazione attorno al proprio asse. Almeno, così mi sembra di ricordare.

Poi c’era Marte, il pianeta rosso. Era davvero rosso! Dalla timidezza? Dalla collera? Dall’imbarazzo? Dal troppo caldo?…In alcune sere lo si vede anche a occhio nudo. Quella stella un po’ più scura, ecco, quello è Marte, oggi sempre meno inaccessibile, sempre più vicino, già violato dall’uomo con le sue sonde primitive.

La luna, con quella sua faccia quasi umana, m’incuteva timore: cosa mai ci sarà stato, dall’altra parte? Perché non potevamo vedere? Dovevamo essere condannati all’ignoranza eterna? E se invece che tonda la luna fosse stata piatta?…

Poi ho visto un breve filmato che rappresentava il movimento contemporaneo di tutti i pianeti del sistema solare e sono rimasta a bocca aperta. Un conto è immaginare, un conto è vedere. Rotazione e rivoluzione, intorno a se stessi, intorno al sole, secondo orbite precise, accompagnati dai satelliti (chi ce li ha) a loro volta in movimento… Un gioco di precisione che ha dell’incredibile. Nessuno scontro, nessuno che cambi idea o direzione, o che si stanchi, o che si fermi di colpo. Quel giocattolaio matto che ha inventato tutto ciò è stato formidabile. Un vero genio. Un Dio.

Però, vuoi mettere l’incanto delle stelle che cadono?
Sono come i cerini, s’infiammano subito e subito si spengono. Il loro percorso è fugace, magico, istantaneo. Devi avere il desiderio pronto in mente per esprimerlo, altrimenti, se stai a pensarci su, l’incantesimo è già passato.

Certo però, ogni stella che cade si fa carico del desiderio di milioni di persone che la stanno guardando in quello stesso momento. E che non è uguale per tutti. Una bella responsabilità. Come può un frammento stellare decidere chi accontentare? Mistero…
Per esempio, nel corso degli anni, ad ogni scia luminosa ho chiesto, a seconda del momento, un ragazzo, la salute, l’armonia in famiglia, un lavoro… C’è chi, alla stessa scia scelta da me, può aver chiesto soldi facili. O la guarigione per una persona cara malata gravemente. O la pace nel mondo. O di incontrare un alieno, o un amore (il che poi è più o meno la stessa cosa, di questi tempi).

La piccola briciola, frantumandosi nell’atmosfera terrestre, nei suoi ultimi istanti, cosa penserà? A chi penserà? A chi regalerà il suo potere?
A chiunque ci creda, immagino.
Perché il realizzarsi di un desiderio dipende dall’intensità con cui vogliamo che si avveri. Perché dobbiamo credere al nostro sogno con forza, con tutto noi stessi, allo stesso modo con cui crediamo che la polvere di stelle possa accontentarci.

Stasera tutti a naso in su.
Vedremo che il cielo è popolosissimo.

Guarda là, si muove qualcosa!!
È un aereo.
Macché aereo, non fa rumore e non lascia la scia di fumo bianco. E ha una luce rossa intermittente.
Allora sono gli ufo.
Ma gli ufo hanno bisogno di luci rosse intermittenti?
E certo, se no vengono subito intercettati. Così passano inosservati, invece.
Dici?
Sicuro. Gli umanoidi, cioè la nostra sotto razza, sono così stupidi che si aspettano di vedere dischi volanti ultrapiatti, o enormi città volanti magari mascherate con uno scudo difensivo che rende invisibili (e non chiedermi come si fa a vedere una cosa invisibile!!), e invece gli omini verdi sono tra noi, e usano veicoli civetta come i nostri. Per mimetizzarsi e volare indisturbati.
Ah!!
….
….
Non è meglio se ci accontentiamo delle stelle cadenti?
Direi di sì.
Eccone una!! Aspetta che esprimo il desiderio… aspetta stellina, un secondo solo!…

Troppo tardi.
La stellina è gia sparita.

6 pensieri su “Notte di San Lorenzo

  1. sparz

    ma che bello, Ramona, contare le stelle è un’impresa davvero difficile, Ipparco di Nicea, probabilmente il maggior astronomo dell’antichità, ne contò, sembra, 1080, per non parlare del leopardiano pastore errante nell’Asia che sogna di volare oltre le nubi e noverar le stelle ad una ad una.

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  2. ramona

    bè, io ci ho provato molte volte, in passato; da ingenua, certo, non dico di no… Ma quando l’universo è così limpido e vicino che lo puoi toccare, sembra facilissimo poter contare le stelle una a una.
    Comunque sia, stasera piove, il conteggio lo rimanderò a un’altra sera, come pure i miei desideri…
    Un abbraccio, Sparz, e grazie.

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  3. fernirosso

    e a 6000 metri al campo base le stelle sono cosi tante che niente altro può starti sopra la testa e perdi le parole,non hanno senso, non hanno sostanza.f

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  4. ramona

    Fernirosso, riesco solo a immaginarla un’esperienza come quella che descrivi, e mi manca il fiato per lo stupore e la magnificenza dello spettacolo…
    grazie!

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  5. robertorossitesta

    Cara Ramona,
    più o meno quarant’anni fa trascorsi con degli amici la notte del 10 agosto (un paio d’ore, fra le 11 e l’una) in un luogo isolato di mezza montagna. Niente luci artificiali, vento e quindi cielo terso: uno spettacolo impensabile prima e indimenticabile poi.
    Indimenticabile anche perché quel vento era teso ma tiepido, dunque con la baldanza dell’età trascurai di mettermi il berretto. E a causa di quel vento mi buscai un’otite acuta, acutissima, che si cronicizzò; e che a larghi intervalli ancora ritorna, lacerante e incurante dei farmaci. Dandomi una ragione di più per dire, a differenza di quanto avviene nella canzone di Guccini, “che stelle e morte fan paura”.
    Grazie e un abbraccio,
    Roberto

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  6. ramona

    Bè, Roberto, mi dispiace che tu possa associare lo spettacolo delle stelle cadenti a quel brutto ricordo…. Speriamo si renda indipendente! Pensa che io i miei problemi alle orecchie non li posso nemmeno associare a nulla e ce li ho da una vita…
    Comunque oggi tutti col naso in su. Qui per ora piove, ma non disperiamo di rivedere il miracolo… Un abbraccio affettuoso!

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