Pogrom

punjab.jpg

POGROM

di Nadia Agustoni

Nel Punjab si è consumato uno dei non pochi pogrom che stanno devastando quella parte geografica del mondo che comprende India e Pakistan nelle regioni dove confinano. Articoli scarni ci informano che in un piccolo paese di nome Gojra una festa di matrimonio della minoranza cristiana ( il 2%  in Pakistan) è stata il pretesto di un massacro (QUI). I cristiani accusati, oltretutto ingiustamente, di avere lanciato sugli sposi dei foglietti strappati dal Corano sono stati fatti bersaglio di una rappresaglia crudele. Otto persone sono morte, bruciate vive e solo il fatto che l’allarme era già scattato ha impedito che le cifre degli uccisi salissero di altre unità. Leggendo la notizia, soffermandomi su alcuni particolari ho ricordato gli articoli della scrittrice indiana Arundhati Roy sugli eccidi del 2002 nel Gujarat. E’ subito evidente che non si tratta mai, in nessun caso, di pogrom che nascono da rabbia momentanea qualunque gruppo li compia. La spontaneità dei linciaggi è esclusa per l’uso di una quantità inspiegabile di armi e per l’impiego di gruppi di individui trasportati sul luogo dell’eccidio con autobus.

Arundhati Roy ha descritto i fatti del 2002 e ne ha spiegato le cause, ma quel che nell’insieme colpiva era l’uso di persone dalit e adivasi nel compiere i le stragi:

In tutto il Gujarat, migliaia di persone si sono armate con bombe molotov, pistole, coltelli, spade e tridenti. Oltre ai soliti gruppi sottoproletari del Vhp e del Bajrang Dal, c’erano dalit e adivasi (gli intoccabili, i più poveri tra i poveri) trasportati con autobus e camion. Ai saccheggi hanno partecipato anche persone della classe media. I leader avevano elenchi catastali scaricati dal computer che indicavano le case, i negozi, le aziende e persino le società musulmane. Avevano telefoni cellulari per coordinare l’azione. Avevano camion stracarichi di bombole di gas, ammucchiate con settimane di anticipo, e usate per far saltare in aria i negozi e gli uffici dei musulmane. Potevano contare non solo sulla protezione e la connivenza della polizia, ma anche sul suo fuoco di copertura.” (QUI)

L’uso della religione per costruire un’identità e un senso di appartenenza che  escluda altri e la capacità di usare i temi religiosi contro altre fedi non sono esclusiva di mussulmani e indù. Non stupisce quindi, perché certo non è cosa nuova, che la religione sia utile a chi vuole nascondere le cause vere del malessere delle persone: povertà estrema, espropri di terre a beneficio di multinazionali, un sistema che colpisce i poveri anche con misure fasciste di polizia ( QUI) , guerre per le materie prime e per il controllo geografico di regioni strategiche sia in senso economico che geo-politico e infine l’avidità dei governi nazionali e dei gruppi più forti militarmente e politicamente che si accaparrano risorse, gestiscono il traffico della droga e delle armi e controllano ampi strati della popolazione con il terrore. Questa miscela esplosiva era in parte già presente, con diversi dei fattori elencati, in India negli anni 90, nel 2002 i fatti del Gujarat ce ne avevano mostrato le potenziali conseguenze e al presente, dopo il massacro di cristiani in Punjab ne vediamo i nuovi sviluppi in Pakistan.

La situazione tra i due paesi è diversa, ma i confini ( soprattutto il Kashmir) attraversati da conflitti tra la comunità indù e mussulmana e la guerra in Afghanistan sembrano far si che i peggiori esempi e l’imitazione più bieca della legge della vendetta si propaghino. Arundhati Roy si poneva domande sulla scelta dei gruppi più poveri, vessati e politicamente indifesi di partecipare con i responsabili della loro oppressione ai massacri di un’altra comunità. Queste domande dobbiamo farle nostre per chiederci perché questo accade ancora e perché la politica identitaria sia tanto devastante e tanto utile a chi manovra dietro le quinte con scopi tutt’altro che religiosi. In Pakistan la comunità cristiana non è rilevante numericamente e il pogrom assume tanto più l’aspetto di incidente creato per rendere effettiva e insanabile la frattura tra due mondi. Mondi che convivono da sempre e che non sono lontani, ma su cui ora incombe l’ombra della guerra made in Usa in Afghanistan e in Iraq.

Nell’articolo sopra citato Arundhati Roy chiariva il ruolo complementare dei vari estremismi:

Istigare l’odio fra comunità rientra nel mandato del Sangh Parivar (la famiglia degli oltranzisti indù). Lo ha progettato per anni. Ha iniettato un veleno a lento assorbimento direttamente nel flusso sanguigno della società civile. In tutto il paese centinaia di agitatori dell’Rss e di scuole elementari induiste (saraswati shishu mundir) hanno indottrinato migliaia di bambini e di giovani, frenandone lo sviluppo con l’odio religioso e la storia falsificata. Non sono diversi e meno pericolosi delle scuole coraniche diffuse in Pakistan e in Afghanistan che hanno generato i taliban. In Stati come il Gujarat, la polizia, l’amministrazione e i quadri politici di ogni livello sono stati sistematicamente permeati di dottrina. Ha una presa enorme sulla gente, che sarebbe sciocco sottovalutare o fraintendere. Tutta la faccenda ha una formidabile base religiosa, ideologica, politica e amministrativa. Questo genere di potere, questo genere di diffusione possono essere ottenuti solo con l’appoggio dello stato.

E ancora:

Alcune madrase, l’equivalente musulmano di serre dove si coltiva l’odio religioso, cercano di recuperare con il loro parossismo e i finanziamenti stranieri l’appoggio che non hanno dallo Stato. Forniscono un contraltare perfetto ai demagoghi indù che così possono ballare le loro danze di paranoia e di odio di massa (di fatto svolgono questa funzione così perfettamente che potrebbero benissimo lavorare in squadra).

Non trovo inutile ricordare che nella formazione intellettuale dei taleban hanno avuto una discreta parte i servizi segreti americani. Le scuole dell’odio hanno agito e agiscono contro le popolazioni indifese o contro settori di esse che sono ritenuti sacrificabili e inferiori: siano la minoranza cristiana in Pakistan (QUI) e altrove altre minoranze o siano, e lo ricordo non a caso, donne e bambine discriminate e uccise in nome della sharia.

Quello che si capisce meno è l’imbarazzato silenzio dei laici.

12 pensieri su “Pogrom

  1. robertorossitesta

    Cara Nadia,
    grazie per aver rotto quello che non è un imbarazzato silenzio ma una vera e propria omertà dettata dal politicamente corretto. Omertà a volte appena incrinata da un irenico cerchiobottismo, pezza assai peggiore del buco; e che, sarebbe buffo se non fosse tragico, è molto sovente diretta proprio contro chi la pratica.
    Se un appunto autocritico posso rivolgermi, come individuo e come appartenente quantunque non tipico a una generazione, è di aver accettato troppo spesso cose inaccettabili in nome di un’ideologia.
    Arrivato, ahimè con quanto ritardo, all’età della ragione,
    osservo che la sola ideologia accettabile è un’etica composta di un unico articolo: “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”.
    Grazie ancora e un caro saluto,
    Roberto

    Rispondi
  2. luminamenti

    Un testo che ha affrontato questo tema dell’identità è Fedeli a oltranza di Naipaul, un capitolo è dedicato al Pakistan

    Rispondi
  3. nadia agustoni

    Vi ringrazio entrambi, anche per la segnalazione.
    L’argomento è complesso, i link aprono articoli e documenti interessanti che spero interessino anche i lettori.
    Un saluto.

    Rispondi
  4. Mario pandiani

    Scusa Nadia se uso cose che ho già scritto, purtroppo oltre al fatto ideologico e religioso (se così si può chiamare) c’è un grande sentimento condiviso, probabilmente e soprattutto dai laici.
    Ho fatto un sogno questa notte, ero seduto al tavolo con delle persone in un vecchio caffè, pioveva.
    Dalla porta si affaccia all’interno Babsi Jones, nella sua bocca rossa aperta vedo che ci sono tante pietre bianche, messe in fila tra i denti, sono sassolini un po’ scabri, con una strana lucentezza. ?
    La guardo e lei mi dice: sono perle.
    ??
    “Dal 1947 ogni anno la National Turkey Federation offre al presidente degli stati uniti un tacchino per il giorno del ringraziamento. E ogni anno, con una cerimonia che ne dimostra la magnanimità, il presidente risparmia la vita a quel tacchino (Ma ne mangia un altro). Ricevuta la grazia del presidente, l’eletto viene inviato in virginia al “Frying Pan Park”, dove trascorrerà serenamente il resto dei suoi giorni. Gli altri cinquanta milioni di tacchini allevati per il giorno del ringraziamento vengono trucidati e mangiati nel giorno previsto.”?
    (Arundhati Roy, La strana storia dell’assalto al parlamento indiano, Guanda 2007)??

    In “Addio Anatolia” (Didò Sotirìu, Crocetti 2006), si racconta delle traversie della popolazione ellenica dell’Asia minore dallo scoppio della grande guerra, con l’alleanza turco-tedesca, fino alla “Catastrofe del ‘22” quando le potenze occidentali vendettero il sangue di centinaia di migliaia di greci anatolici consegnandoli al massacro turco, mentre le corazzate francesi, inglesi e americane, alla fonda davanti a Smirne, assistevano con l’ordine di non intervenire.??

    “Il razzismo caratterizza più di ogni altra nefandezza il mondo moderno, abbiamo un Pantheon di sognatori che hanno lottato contro questa follia e sono morti.?
    Non solo sono stati ammazzati ma sono diventati icone da sbandierare in mano a chi continua a trarre profitti da questo stato di cose.?
    Non è solo un luogo comune dire che figure come Ghandi, Mandela, Martin Luther King hanno vinto, mentre tutto sta a dimostrare che non è vero, non è per qualche posto riservato al “Frying Pan Park” a uomini di colore come Colin Powell o Condolezza Rice, che si può dire che non c’è più il razzismo, come non è per l’obsolescenza semantica di un termine che sparisce la realtà che esso indica.??” (A. Roy)
    Io credo che si debba prendere atto che nulla può essere redento, salvato, in questo mondo se non a partire dalla sua sconfitta. ??
    “Bisogna parlare da eroi, per comportarsi come un gentiluomo appena appena decente” è il commento che John Le Carrè mette in bocca ad uno dei successori di Smiley, sembra raccogliere bene la proporzione tra sforzo e risultato, ma a parlare da eroi, fino a qualche anno fa, si moriva, oggi sembra esser diventato del tutto indifferente.?
    La pace è guerra, per quanto siano numerose le voci che insorgono contro il conteggio dei morti, la cifra delle vittime della pace è astronomica.
    Perché, come è scritto nei libri di scuola, con la fine della seconda guerra mondiale e l’introduzione delle armi nucleari non ci può più essere guerra.?

    Bisogna allora rassegnarsi al fatto che la pace fa più vittime della guerra.??

    Che opporre? Sogni? Io ho un sogno, che quelle pietre bianche nella bocca di Babsi Jones, tombe ignote, perle di sofferenza, testimoni di altrettante sconfitte, quanto più sono ignote quanto più scrivano la luminosa storia della salvezza. ?
    Madre Sincletica, asceta del deserto egiziano dei primi secoli del cristianesimo, diceva che la malattia, la sofferenza, prendono il posto dell’ascesi.
    La speranza e la salvezza sono semi che germogliano dalla disperazione e dalla sconfitta.

    “Sogno è la nostra vita. Perciò, o Signore, rendi figli del giorno senza sera quanti si sono destati dalla notte di questa vita…”
    (Dalla prima ode del canone mattutino del Sabato delle Anime)

    Rispondi
  5. nadia agustoni

    “Scusa Nadia se uso cose che ho già scritto, purtroppo oltre al fatto ideologico e religioso (se così si può chiamare) c’è un grande sentimento condiviso, probabilmente e soprattutto dai laici.”

    Non scusarti, il lavoro della Roy non lo cito a caso come vedi. E Babsy Jones – anche se il tuo sogno non so se lo capisco – ha scritto un libro come pochi.
    L’uso delle religioni a fini di potere lo metto in evidenza. Del resto, Bush, Cheney e company (o la loro controparte ) sono sempre i benvenuti in chiese, moschee e sinagoghe.
    Arundhaty Roy, Babsy Jones e molte altre non lo saranno mai.

    Rispondi
  6. Mario pandiani

    E’ stato un sogno enigmatico anche per me, d’altronde la lettura del suo libro è stata un’esperienza rara e anche scriverne qui è stata un’esperienza, che mi ha aperto gli occhi su molte cose.
    Grazie di aver citato Arundhati Roy, un’altra scrittrice che ha subito un ostracismo violento, anche da parte di chi è considerato illuminato.

    Rispondi
  7. nadia agustoni

    Ciao Marco,

    mi ha sempre colpito di Arundhaty Roy che non trova più tempo per scrivere romanzi perchè il suo impegno civile e politico non le lascia spazio per questo. E leggerla è un’esperienza come per Babsy Jones. Non mi stupisce che molti non le sopportino. Mi dispiace che il link indicato con le due righe in rosso oggi non si apra e nemmeno riesco a contattare il sito di Loretta Napoleoni da cui l’ho preso. Sarà un intoppo, non so, ma nei giorni scorsi era a posto, forse qualcosa sul piano tecnico.

    Un saluto e grazie

    Rispondi
  8. Mario pandiani

    Sì, è veramente così, non le sopportano, scrivendo del libro di Babsi avevo detto che la maggior parte delle persone con cui ne avevo parlato e di cui avevo letto commenti e recensioni, se ne difendevano, detrattori e, in un certo modo, ammiratori, “si, ma” era l’intercalare monocorde, una pena.

    Ricordo anche quando uscì “guerra è pace”, dopo il successo internazionale del suo primo romanzo e la prospettiva di una vita celebrata e invidiata; bravissima, bellissima, ricchissima, il sogno di ogni scrittore e lettore. Lei rinunciò non solo ai grandi guadagni di chi scrive best sellers, ma subì la censura mondiale che seguì all’uscita del libro non gradito alle èlites finanziarie che foraggiano la cultura ufficiale.
    Quell’anno doveva fare una presentazione al salone del libro di torino, ma misteriosamente venne annullata e non ne seguirono altre, non almeno nei circuiti di grande visibilità
    Che dire di più, ne sai certamente molto più di me a riguardo, ma sono esempi che è sempre necessario mettere in evidenza.

    Rispondi
  9. Anna Maria

    Ti sono grata, Nadia, perché hai trovato il modo più fermo (parole e definizioni coraggiose, che non lasciano adito a dubbi) e completo (una serie di collegamenti esterni e letture arricchisce ulteriormente il contesto che disegni senza lesinare sulle informazioni) per andare oltre il muro del silenzio. Si tratta di un silenzio nel quale confluiscono le motivazioni più disparate: non ci conviene, non ci interessa, non ci riguarda. La lista del “non ci” potrebbe proseguire a lungo, è il “non ci educa alla scuola dell’odio”, di cui parli a conclusione del tuo intervento, a lasciare il segno più profondo.
    Conforta trovare anche tra i commenti le voci di chi ha il coraggio di essere inattuale.

    Rispondi
  10. nadia agustoni

    Grazie Anna Maria.

    Quello che stimola alla ricerca è il bisogno di trovare altre voci che non siano allineate con nessuna barbarie.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *