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da qui
Riunione con le alte gerarchie per la programmazione annuale. Le linee da seguire sono la centralità dell’eucaristia e la carità. Approfondire, organizzare, migliorare. Poi è l’anno sacerdotale, quindi: favorire la comunione tra i preti, mangiare e pregare insieme, incontrarsi per verificare. Nel frattempo, sogno a occhi aperti: vedo Gesù che pranza con i pubblicani e parla con le prostitute: lo sento aggredito dai sommi sacerdoti, insidiato dagli scribi, criticato dai farisei. Ho il vizio di sovrapporre il vangelo alla realtà presente, immaginarvi il maestro che arriva all’improvviso, come a Cana, a compiere qualcuna delle sue stranezze: rivolgersi alla madre bruscamente, far riempire d’acqua le enormi giare di pietra, ordinare di servirle come vino. Mi chiedo se non dovremmo favorire la fiducia nel miracolo, la certezza che se decido di dare mi troverò qualcosa tra le mani, il vino invece dell’acqua, i pani e i pesci per i cinquemila al posto della misera merenda del ragazzo di Tabga. Credo che il programma dovrebbe contemplare l’imprevisto della generosità, lo strappo nell’ordine prestabilito, l’entusiasmo per l’altro. Altrimenti l’eucaristia e la carità restano parole perse nel depliant dell’abitudine, nel menu ripetitivo di un collegio irrigidito nel suo cerimoniale.

Io una riunione del genere l’ho in programma domattina. Si accettano scomesse su quali saranno le parole d’ordine.
ce ne sarebbero di cose da dire ma… vabbé, fabri’, resisti:-)
magari qualcuno riesce lo stesso a sentire quella voce sottile di silenzio che fa cambiare sguardo sulla vita, nonostante loro.
un abbraccio
f&r
resistere dall’interno
quasi come volare
un abbraccio e grazie sempre di queste tue parole
microrecit di salvezza
c.
Don, Fides e Carmine, grazie.
spero che le parole d’ordine siano, ogni tanto, spiazzanti, inaspettate.
per volare, per gustare il silenzio.
un abbraccio
fabry
L’imprevisto è imprevisto altirmenti diventa atteso e la gioia della sorpresa viene uccisa. L’importante è attendersi sempre un miracolo, crederci fortemente e tenere gli occhi ben aperti per non farselo sfuggire perchè arriva in punta dei piedi, non fa rumore, non ha effetti speciali ma stravolge sempre per la sua semplicità.
E un giorno accade che anche ciò che passa inosservato arrivi come un ciclone, la generosità irrompa e, con un frustino di entusiasmo, spazzi via tutta l’abitudine e i cerimoniali facendo pulizia nel tempio in nome di un’eucarestia vera, fatta di sostanza e non di forma. Chi avrà avuto occhi attenti e cuore aperto ricorderà cosa è successo il giorno prima della felicità.
a tutti i “cirenei della gioia”, pazienza e coraggio, accadrà, la storia si ripete sempre, vi auguro la realizzazione di quel che sembra un sogno e … chissà!
resisti don, se vuoi essere spettatore e attore di un miracolo strabiliante:-)
un abbraccio
SM
stella
Bellissima canzone 🙂
La speranza che abbiamo nel cuore è quella che accada prima o poi qualche miracolo.
Fabry tu sei il protagonista di tanti miracoli 🙂
Un abbraccio
grazie care.
speriamo sempre nel miracolo giusto.
……..a proposito di Cana
“Che ho da fare con te, o donna?”
Fabri, ti diró un piccolo segreto.
Questa scena l’ho sempre interpretata in chiave quasi “comica”.
Maria non chiede.
Le donne (e le madri soprattutto) neppure hanno bisogno formulare una domanda.
Solo afferma : “non hanno piú vino”. Sottintende tutto il resto.
Gesú “sbuffa” un poco, e riconosce che anche stavolta (e sicuramente é l’ennesima) vince sua madre.
Cosí dice (come diremmo noi alle nostre madri):
“ma che cavolo devo fare con te, o má!…ma quante ne vuoi!!!”
hahaha
🙂
un abbraccio Fabri, e buon lavoro!
vero Enne Emme!
e grazie a te.