Herta Muller premio Nobel per la letteratura

herta

di Giovanni Agnoloni

Inattesa la decisione del Nobel per la letteratura di quest’anno. E’ stata premiata la scrittrice e poetessa
Herta Muller, nata e cresciuta in Romania – dove si è anche laureata, a Timisoara -, ma trasferitasi in Germania più di vent’anni fa con il marito (lo scrittore Richard Wagner). Ha pubblicato il suo primo libro nel 1982, ma è stata colpita dalla censura del regime comunista rumeno di Nicolae Ceau?escu, con il quale ha rifiutato di collaborare.

Questa la motivazione dell’assegnazione da parte dell’Accademia di Svezia: «Con la concentrazione della poesia e la franchezza della prosa ha rappresentato il mondo dei diseredati». Tema di grande spessore, nell’orizzonte di una realtà poco conosciuta, come altre analoghe dell’Est europeo. Una designazione inaspettata, dunque, anche se in America era sta indicata come favorita. Tra i candidati c’erano Amos Oz e Philip Roth, ma il premio è andato a un’autrice “minore”. Poco conosciuta in Italia, la sua ultima uscita, Il paese delle prugne verdi, del 2008, la si deve a un piccolo editore, Keller. In precedenza, erano stati pubblicati in italiano nel 1987 i racconti della raccolta Bassure (Editori Riuniti) e nel 1992 il romanzo breve In viaggio su una gamba sola (Marsilio). E’ confortante notare come le logiche connesse al massimo riconoscimento letterario mondiale non seguano necessariamente quelle del mercato. E che i valori umani che sottendono all’arte trovino, talvolta, un riconoscimento.

3 pensieri su “Herta Muller premio Nobel per la letteratura

  1. marino magliani

    grazie Giovanni. E d’accordo con Paolo. I libri di Keller tra l’altro sono molto belli anche come oggetto, bella carta,
    sobri. Ho imparato a stimare quest’editore che viaggia col suo furgone e porta i suoi libri in giro. Ascoltando come li cura, li traduce personalmente a volte, li sceglie, ne fa pochi. Mi direte: che c’entra col Nobel? Giá, che c’entra…

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  2. Anna Maria

    Ricordo Herta Müller dagli anni Ottanta e sorrido quando leggo di lei come di una perfetta sconosciuta. Evidentemente anche nelle frequentazioni letterarie la memoria labile è una consuetudine.

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