Io sono una persona normale, ho un lavoro, una casa, perfino un fidanzato, che ogni tanto riesumo e maltratto. Una famiglia no, ho appena litigato con lei, la stronza, e le ho detto che non voglio vedere più nessuno di loro. La famiglia la cancello con una ics, tanto non serve a niente. E’ meglio, con questo caldo, risparmiare le forze e le parole.
Non posso stare qui sul balcone, perché mi guardano tutti, quelli del palazzo di fronte, anche i bambini piccoli. Mi guardano anche quando sembra che facciano altro, mi guardano con la coda dell’occhio. Chissà che cazzo vogliono, forse pensano che ci sia qualcosa di sbagliato in me. Ma certo, mi criticano, criticano le mie tute e magliette, il mio modo di stendere il bucato e le mie piante. Faccio un cenno di saluto a quella maledetta, che continua a guardarmi, fingendo di giocare con il mostriciattolo nano che sta allevando. Anche due complimenti al piccolo che cresce, per nascondere quello che penso di loro, che mi impediscono di stare qui, sul balcone, sul divanetto di vimini con accanto un tavolino, sempre in vimini, a leggere le mie riviste di moda e di attualità. Rientro in casa. Magari adesso esco. Si, indosso una cosa carina, rosa pallido e pizzi delicati, per essere socialmente accettabile. Ci tengo ad essere sempre socialmente accettabile. Tutti mi vedono vestita bene, con la messimpiega, un trucco leggero, tutti devono sapere che sono normale, anche quegli stronzi dei vicini. Loro non fanno altro che tormentarmi con pretese assurde, hanno sempre qualche favore da chiedere, magari piccolo, cosa che non dovrebbero permettersi, dopo avermi infastidito con le loro radio e televisioni a volume medio, nonché gli aspirapolvere e le lavatrici alle nove della domenica mattina. Sorrido sempre, almeno un accenno di sorriso, così si tranquillizzano tutti, non devono sapere quello che penso di loro. Ho deciso, vado a fare acquisti, ci sono i saldi. Detesto fare acquisti, detesto le commesse che mi guardano come fossi una pezzente, anche se i miei abiti sono molto più costosi dei loro. Mi guardano dall’alto in basso. Per fortuna ho la pistola. Ho il porto d’armi, io. Posso girare armata quanto voglio. Se incontro qualche malintenzionato lo faccio fuori, mi devo difendere. Le commesse, non le ho mai potute soffrire, sono tutte malintenzionate. Ora che ci penso, Matilde fa la commessa, lei crede di essere una delle mie migliori amiche. Magari vado a trovarla, con la scusa di dare un’occhiata al negozio. La fregatura di qualche mese fa, un vestito che si è ristretto alla prima lavata, non gliela perdono. Carico la pistola e la faccio scivolare nella borsetta. E’ una borsa firmata, della stessissima tonalità di beige delle scarpe, ancora più firmate. Si, decisamente oggi sono molto elegante, di un’eleganza sobria e discreta.

Nooo, Pamela. Pure tu ti sei data alla mano armata. 😀 E comunque sappi che oggi la pistola non va più di moda nei fattacci di cronaca nera. Molto meglio spiccare il capo dal busto del tuo nemico, ficcarla poi in un forno – possibilmente in quello del tuo fornaio di fiducia – ma mai e poi mai in un vaso boccaccesco per una fantasia romantica d’altri tempi, e il corpo buttarlo da qualche parte, tra i rifiuti organici magari e con addosso quel vestito che ti si è ristretto di recente e che ti faceva i fianchi grossi più d’una puerpera, così gli investigatori penseranno a un delitto passionale nell’ambiente della prostituzione: storie di viados e magnaccia e droga, robetta così, di tutti i giorni. Credi a me, fa’ le cose come Dio comanda, altrimenti dopo ti spieranno ancor di più o perlomeno tu avrai questa impressione e così sarà inevitabile il collasso nervoso, i nervi ti cederanno e, zac!, prima che tu possa rendertene conto, mentre sei al supermercato in fila per pagare la tua cazzo di spesa ti sbattono sulla cassa a gambe all’aria tra asparagi e zucchine manco fossi una gallina da quattro soldi. Non è una figura bella da farsi. Lo sai che poi la cassiera, una volta che i pula ti avranno portata via ammanettata scapigliata e bollinata con due o tre codici a barre appiccicati sulle chiappe, di certo dirà alle sue amiche tutte casa chiesa e lupanari che lei lo aveva sempre sospettato che tu eri una di quelle che rubano le uova nel pollaio e che se le mettono tra le tette per poi passare davanti a tutti con la scusa “Non ho comprato niente, posso passare?”. Bella cocca, dà retta a me, oggi anche i preti si sono fatti furbi, mica come Don Abbondio: oggi al posto del Cristo che li guarda dalla Croce c’hanno una telecamera o due quando non tre, per tener fede alla Santa Trinità. Non puoi manco rubare nella cassette delle elemosine che ti sbattono sul Golgota come niente e per essere proprio sicuri che non risorgi dopo come quel povero cristo di Gesù il corpo prima lo passano a quelli della medicina legale che ti fanno a pezzi con la scusa dell’autopsia, poi ti mettono in una cassa di legno con quattro chiodi in croce e via verso qualche macelleria del centro città , di quelle che solo i Vip frequentano a cuor leggero; e ti credo, ogni tocco di carne costa un occhio della testa a noi poveri mortali! E tu avevi rubato trenta Euro appena, perché avevi una fame del diavolo e pure i tuoi figli o comunque quelle quattro bocche che hai raccattato per strada per pura umanità e che da quel maledetto giorno si sono attaccati a te come a una chioccia.
Tutto ti devo insegnare. 😀
Caro Giuseppe, forse hai ragione ma, come avrai notato, la mia protagonista ha una messainpiega fresca e abiti firmati e non è il caso che si rovini l’immagine brandendo coltellacci. La pistola deve essere piccola, adatta ad una signora, lei detesta l’unisex.
Ciao
pamela
Pamela, dunque tu credi di poter vestire i panni di Margot Mine. Io penso di sì. 😉 Ma a questo punto chi è Lupin? 😀
Pur avendo un vago ricordo di Arsenio Lupin (talmente vago che non so se ho visto film o letto libri), non ricordo un personaggio chiamato Margot Mine.
Vedo che continui ad identificarmi con la mia protagonista, ma io sono, o credo di essere, una persona mite e non violenta. Eventualmente la mia patologia è un’altra.
E’ un peccato davvero, Signorina. Lei non ricorda i tempi lieti ch’eppur in un dì non lontano allietarono le sue giornate coi loro miti, popolari sì, forse un po’ abusati; ma non l’hanno forse spinta al riso e al pianto? Non son forse stati proprio i miti di ieri, personaggi dappoco per l’occhio senza Iddio, e però cari assai all’anima piccina, a far di lei l’acuta mente che oggi è? Posciaché lei mi dice d’esser mite e non violenta, devo forse ricordarle che le lagrime d’una donna son per l’uomo la più affilata delle armi?
Ma a che vale! Lasciamo che sia. Che ognuno si creda il prodotto creato dalla storia dalla penna scritta, e non il contrario, se per così poco l’alma le riesce di quietare.
I miei omaggi
firmato Arsenio Lupin III 😀
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Caro Signore, non so di quali miti Ella parli. Ai tempi in cui presumibilmente frequentavo Arsenio I, il mio cuore era diviso tra due miti soltanto: Jo ed Amy di “Piccole Donne”, ma ad onor del vero anche “La piccola principessa” non mi lasciava indifferente.
L’immagine che Lei invia via etere mi è sconosciuta, probabilmente a causa della mia deplorevole astinenza da apparecchi televisivi, che perdura colpevolmente da decenni.
Saluti dal Piccolo Lord
Ricambio i saluti con immenso piacere. Ritrovare un vecchio amico dopo quasi cinquant’anni non capita tutti i giorni.
Vabbe’. Niente tv. Niente.
Come vuoi, cara Pamela.
Non credo che Pamela conosca il caro Lupin III! DDD
Già. Pam non guarda la tv, non guarda i dvd, non va al cinema, non ha neanche il videoregistratore.
E i soliti bene informati mi dicono che non ha nemmeno l’acqua in casa. Che c’ha però il pozzo nero e sempre i muratori in casa. :-DDD