Un vegan non mangia e non utilizza in nessun modo prodotti animali.
Un vegan ha compassione per gli animali, quando può li aiuta e li salva. Un vegan crede che anche gli animali abbiano diritto alla vita e che la loro natura debba essere rispettata. Non solo quindi, astenersi dal consumo di carne, pesce, latte e uova, ma niente sperimentazione animale, pellami e pellicce, circhi e qualsiasi forma di sfruttamento, compresa la compravendita di animali d’affezione.
Sono vegan perché questo pianeta è un enorme mattatoio, il dolore e la morte degli animali viaggiano, tra l’indifferenza generale, nei carrelli di ogni supermercato.
Nutrirsi di proteine animali non è necessario, anzi è dannoso. Trovo che sia un’usanza primitiva, nonché estremamente crudele nei confronti di esseri senzienti, che provano paura e dolore esattamente come noi.
Sono milioni gli animali che l’uomo fa nascere, tiene in vita in condizioni terribili, tortura e mutila, prima di ucciderli e cibarsene, utilizzando anche i loro prodotti.
Gli animali carnivori non hanno scelta, sono costretti ad uccidere per sopravvivere. I frugivori-granivori, come voi e me, tradiscono la loro natura nutrendosi di proteine animali.
Mangiare animali e i loro prodotti è tradizione, uso diffusissimo, ma questo non significa che sia la cosa più intelligente, più giusta da fare. Noi possiamo scegliere, scegliere di non uccidere, scegliere un mondo diverso e un diverso rapporto con la natura e gli animali.

Sono quasi vegan: non rispetto il divieto del latte, mezzo litro – un litro di parzialmente scremato non me lo faccio mai mancare. Ho seguito per anni i movimenti e devo dire che, a parte il fanatismo di alcuni, la consapevolezza di un approccio rispettoso della Natura e dei suoi ospiti animali prevale sulla spinta politica. Il veganismo, come altri stili di vita mirati all’ “efficienza nel rispetto”, porterebbe tralaltro notevoli risparmi. L’efficienza energetica e’ un altro grande tema del momento, simile nella prospettiva. Peccato che manchino forze politiche capaci di rappresentare queste aggregazioni trasversali, meno legate alla governabilita’ quotidiana ma di sicura incidenza nei comportamenti globali e di medio-lungo termine.
Ciao Giuseppe. Grazie per il commento.
Dai un’occhiata a questo sito:
http://www.infolatte.it/
Purtroppo anche il consumo di latte uccide, uccide il vitello, che viene allontanato dalla madre, nutrito in modo insufficiente, perché diventi anemico e le carni siano bianche, proprio come piace ai consumatori.
Noi vegan beviamo latte ricavato dai vegetali: latte di soia, di riso, d’avena, di sesamo, di mandorle e probabilmente ne dimentico qualcuno. Tra tutti questi, ne troverai sicuramente uno di tuo gradimento, che potrai anche autoprodurre velocemente, se hai voglia di farlo.
Il latte vaccino non è un alimento adatto all’uomo, ma è adatto al vitello. Sono solo cinquemila anni che l’uomo possiede l’enzima lattasi, indispensabile per digerire il latte. E’ l’alimento che provoca più allergie e intolleranze e impoverisce le ossa di calcio, a differenza di quanto si crede. Sapere che nel latte vaccino c’è una percentuale, ammessa per legge, di pus forse ti farà passare la voglia di berlo.
Io non rinuncio alla cerimonia del latte e corn-flakes, a cui aggiungo sciroppo d’acero, mandorle, noci, frutta, ma il mio latte è in genere di soia.
Non sento molto la mancanza di una forza politica che mi rappresenti in quanto vegan, anche se, naturalmente, cerco di votare chi si prende a cuore la causa degli animali e dell’ambiente. Credo che ogni piccolo gesto quotidiano abbia una valenza politica e quindi sono molto attenta alle mie scelte, anche quelle apparentemente di poco conto.
Partendo dal veganismo sono approdata al rispetto dell’ambiente e quindi al biologico, al riuso, riciclo e autoproduzione. Credo che, se si diffondesse maggiormente uno stile di vita diverso, rispettoso del pianeta e dei suoi abitanti, avremmo un cambiamento radicale nella società e armonia tra gli uomini.
ho appena finito di bere un bicchiere di latte… mi viene su… quasi quasi, mia moglie allatta, chiederò a lei…
ho letto una cosa in infolatte.it, che nel latte, oltre al pus, ci sarebbero anche feci… questo mi sembra una cavolata. cmq, come sempre, è questione di dosi. questo nulla togliendo alla possibilità di ridurre il consumo di questi alimenti di produzione intensiva. sarebbe bello che pamela ci fornisse, come ha fatto con il latte, una lista di alimenti alternativi a quelli tradizionali. mi son sempre chiesto dove i vegan o i vegetariani spinti ricavino le proteine (e alcuni amminoacidi per non indispensabili, non trovabili nei vegetali),
ciao!
Grazie Pamela, per questo tuo post. Sentiamo in molti l’esigenza di uno stile di vita che rispetti tutte le altre presenze e l’ambiente. Consumare meno, potrebbe aprire nuovi piccoli e grandi orizzonti. Mancano ancora informazione e azioni comuni.
sono ammirato, da tempo, per la scelta radicale e “umanista” di pamela canali, che è un’amica a cui voglio bene. c’è amore per le creature del mondo in questa scelta che personalmente rispetto molto ma non seguo. diversamente da molti integralisti di qualsiasi credo, pamela è netta nella sua scelta (integrale, potremmo dire) ma profondamente tollerante verso chi ha fatto scelte diverse. un esempio, direi.
Caro Domenico, la lista è presto fatta. Le proteine provengono da tutti i vegetali: legumi, cereali, frutta secca, alcuni tipi di verdure, frutta. Non abbiamo bisogno di alimenti speciali ed esotici, come tofu e seitan, che molti vegan consumano raramente, solo per variare o perché di loro gradimento. Per la nostra alimentazione è sufficiente mangiare alimenti tradizionali. Io mangio spesso piselli, ceci, lenticchie decorticate (veloci da cuocere).
Tutti gli aminoacidi essenziali sono presenti nei vegetali. Se mangi un cereale e un legume, non necessariamente nello stesso giorno, li ottieni tutti. Il vegan occidentale, come l’onnivoro occidentale, non ha il problema di assumere poche proteine, casomai può avere l’opposto: troppe proteine. In realtà noi vegan possiamo porre meno attenzione degli onnivori alla nostra alimentazione, perché è difficile sbagliare.
A parte darò dei link, per chi vuole approfondire, perché wordpress ama mangiare commenti con i link.
Quanto alle feci nel latte, io non mi meraviglio perché molti anni fa ho avuto occasione di vedere un allevamento di mucche da latte.
Cara Paola, anche per te darò dei link. L’informazione c’è, ma non passa dai media, la trovi su internet o negli scaffali più nascosti delle librerie.
Caro Franz, ti ringrazio per la pubblica dichiarazione di amicizia, che ricambio e per le cose belle che dici. Io veramente non mi sento tanto tollerante, ho sempre la sensazione di non fare abbastanza. Mentre sto qui a conversare, milioni di animali muoiono prematuramente, dopo una breve vita di prigionia, torture e sofferenze. Questi animali non sono diversi da un cane o un gatto. Per troppo tempo sono stata una vegan solitaria, che non sapeva dell’esistenza di altri vegan in Italia e si riteneva soddisfatta di salvare i suoi animali, quelli che non mangiava e non sfruttava. Da pochi anni ho scoperto che si può fare qualcosa di più e cerco, come e quando posso, di farlo. Ma ho bisogno di aiuto, abbiamo bisogno di aiuto. Spero che sempre più persone si uniscano a noi vegan, per cercare di ridurre le sofferenze inflitte dall’uomo agli animali.
Un ringraziamento e un abbraccio a tutti
pamela
Sono costretta a mettere solo parole chiave, perche oggi wordpress rifiuta i link
Per Domenico:
vegpyramid.info/
Puoi cercare qui nutrienti/proteine
Il link esatto wordpress non lo prende perché è troppo lungo
Per Paola:
saicosamangi.info/
vegfacile.info/
Un forum, aperto anche ai vegetariani, che può essere utile per prendere contatto con altri veg e per risolvere eventuali dubbi:
http://www.veganhome.it/
Bisognerebbe orientarsi, ognuno come si sente e può, verso una dieta capace di non sfruttare gli animali in alcun modo. Non è facile ma intanto si può iniziare con il ridurre il consumo di certi alimenti o addirittura eliminandoli. Da vent’anni quasi non mangio carne e confido, con il tempo, senza forzature di non sentire più il bisogno di mangiare, seppur molto raramente, del pesce, uova e latticcini. Questo uno dei miei obiettivi futuri. Spero di lasciare questa terra nutrendomi solo di frutta e verdura, conciliato con tutte le creature del mondo.
Ciao Ivan. Non è affatto difficile essere vegan. Se ci sono riuscita io, che sono pigra e abitudinaria, può riuscirci chiunque. Se smetti di mangiare animali e i loro prodotti, non ne sentirai mai la mancanza e molto presto sopraggiungerà la repulsione per quello che un tempo consideravi cibo.
Perché aspettare, procrastinare il momento in cui ti sentirai veramente in pace e in armonia con i nostri fratelli minori? Puoi prenderti cura di loro, invece di essere mandante del loro dolore e terrore. Guarda i video e le foto dei macelli e degli allevamenti. Quando le avrai viste, vorrai che quegli orrori cessino, vorrai fare qualcosa perché le azioni orribili che compiono gli umani nei confronti di altri esseri senzienti abbiano fine. Ognuno di noi può fare molto smettendo semplicemente di mangiare animali e i loro prodotti: ogni uomo può salvare una parte dei suoi 1.400 animali, animali che vengono fatti nascere solo per essere mangiati da lui, dopo una breve vita di prigionia e torture. Proviamo a contarli, a vederli uno per uno: mucche e vitelli, caprette e agnelli, galline e pesci. Tutti loro hanno paura e sentono dolore, ma gli umani sono indifferenti alle manifestazioni di terrore, sono sordi ai lamenti e alle urla.
La dieta onnivora non è una droga, non dà assuefazione, può essere abbandonata in qualsiasi momento senza pericolo di crisi di astinenza. Si avranno casomai crisi di sollievo, quando il corpo si accorgerà di essere nutrito nel modo giusto e naturale per lui.
Perché non fare una prova? Ad esempio quindici giorni senza proteine animali. Alla fine del tempo di prova, non vorremo più tornare indietro.
Io comincio a pensare che bisogna tornare a rispettare l’essere umano, e i bambini soprattutto perché un popolo incapace di proteggere i propri cuccioli è un popolo destinato a scomparire. Non c’è tutela verso le vittime della pedofilia, non c’è giustizia. Prima questo poi si potrà anche pensare a distribuire amore ad animali e piante.
Caro Giuseppe, essere vegan non ti occuperebbe molto tempo, anzi direi nessun tempo. Saresti libero di fare e pensare e scrivere tutto quello che vuoi. Senza sforzo, ormai automaticamente, io ignoro le macellerie e il reparto cadaveri dei supermercati, nonché quello di secrezione biologica animale, liqida o rappresa e vado direttamente al reparto legumi, secchi, in scatola o surgelati. Questa è la cosa più importante da fare per salvare animali.
So che per i vegetariani può essere difficile rinunciare al formaggio e molti ignorano che il sapore del formaggio non è dato dal latte animale, ma dai fermenti specifici di ogni formaggio e, naturalmente, dalla lavorazione. Esistono in commercio ottimi formaggi e yogurt di soia o di altri latti vegetali.
Molto presto, quando andrai a fare acquisti, eviterai pellami di animali, lana e seta e potrai scegliere tra molte alternative vegetali o sintetiche, tra le quali io trovo meravigliosa la canapa, che non avrei forse scoperto, se non fossi vegan. Gli acquisti li devi fare comunque, se devi sostituire vecchi indumenti e guardare le etichette richiede qualche secondo.
Con uno sforzo minimo, solo un po’ di attenzione, puoi salvare moltissimi animali. Perché non farlo, perché condannarli a morte?
Una obiezione che spesso mi viene mossa è che non è giusto occuparsi degli animali, con tutti i bambini che muoiono di fame nel mondo. Io rispondo che essere vegan non impedisce di occuparsi di altro. Essere vegan prende solo una minima frazione di tempo: il tempo di un’ordinazione al bar o al ristorante, il tempo di guardare un’etichetta. Nei siti che ho citato sopra, ci sono i video di macelli e allevamenti. Ti prego di guardarli. Se ti conosco un poco, so che smetterai immediatamente di mangiare gli animali e i loro prodotti. Per le ricette di cucina vegan, che poi sono ricette tradizionali di tutti i paesi, ci sono molti siti e diversi libri. Ma ti assicuro che anche un single indaffarato che non sa cucinare, riesce facilmente ad essere vegan.
Ciao, buona serata a te e a tutti
pamela
Grazie a Pamela per il bell’esempio di vita;
credo che il vero obiettivo sia arrivare ad avere proprio disgusto per la carne e non vivere la propria condizione come un limite, ma come un grande passo avanti e una liberazione.
Questa testimonianza di Pamela è interessante, perché mi sembra motivata da convinzioni profonde (a differenza di atteggiamenti e di mode). Sono d’accordo sul fatto che difendere gli animali non impedisce di preoccuparsi dei bambini, o di altre faccende umanitarie e sociali, ed è molto superficiale proporre confronti gratuiti di questo tipo. Ma personalmente emergono tante domande, tante riflessioni sull’argomento, perché – e lo dico senza spirito polemico, ma casomai nell’intento di conoscere e imparare maggiormente da un punto di vista diverso dal mio – io che amo molto la natura in tutte le sue forme, colori e odori, che adoro l’istinto degli animali, che odio gli sprechi, che riciclo le materie, che sono attenta a non comprare prodotti e cosmetici testati su animali, comunque il fatto di non mangiare animali per principio proprio non lo capisco. Nel senso che ogni essere vivente si nutre di altri esseri viventi, che questo non va contro natura, ma che è invece una sua legge; mangiare altri esseri viventi, dal leone predatore al pesce grande che mangia il piccolo, rientra nelle condizioni della natura che, va detto senza alcun cinismo, è fatta di gerarchie. E chi non mangia animali e magari sceglie di mangiare verdura tagliata o estirpata dalla terra, perché ritiene che questa non soffra analogamente agli animali? E perché allora usare la carta, o la legna da ardere, se vengono segati i tronchi degli alberi che magari soffrono di questa operazione…
Come per tutte le scelte radicali, mi domando: è possibile essere davvero completamente radicali?
Ritengo che infierire sulla natura sia sbagliato, che mettere le pellicce per vanità non sia necessario, che uccidere gli uccelli per sport e non per nutrirsi, non sia giusto. Che sia sbagliata qualunque forma di prepotenza su ogni essere animato o inanimato.
Ma che l’uomo per cultura (non per scempiaggine, come purtroppo avviene) governa la natura, questo sì; nella caccia, quanto nell’agricoltura o nell’allevamento.
Ciao Emanuele. Il disgusto per la carne arriva molto presto, pochissimo tempo dopo che hai smesso di mangiarla e lo stesso accade per gli altri cibi di origine animale. La carne è l’alimento che i bambini più spesso rifiutano istintivamente. Credo che nessun vegan si senta limitato dalla sua alimentazione, ma piuttosto liberato da una costrizione, da abitudini che non ha mai veramente scelto. Fin da piccoli siamo stati costretti a mangiare muscoli e interiora di animali senzienti da persone in cui riponevamo tutta la nostra fiducia.
Diventare vegan è facile e naturale, se ti chiedi chi stai mangiando.
Un abbraccio
pamela
Gentile Rosa, ritieni forse di essere una felina? O un’onnivora, come i cani? Io so di essere a metà tra i frugivori e i granivori, come testimoniano la mia dentatura e il mio apparato digerente. Se mangio altri animali danneggio la mia salute, perché assumo del cibo che non è adatto a me. Se invece mangio vegetali, diminuisco anche un’eventuale sofferenza vegetale, visto che risparmio l’enorme quantità di vegetali che servirebbero a nutrire gli animali di allevamento che non mangio e quindi non vengono fatti nascere a causa mia. Mangiando i miei vegetali non mi sento in colpa, perché sono il mio cibo naturale.
La questione del pesce grande che mangia il pesce piccolo mi è stata già esposta da una gentile signora che si accingeva ad assaltare un piatto di pesce fritto. Io ho osservato che non sempre i pesci piccoli finiscono divorati, se hanno fortuna possono morire tranquilli di vecchiaia nel loro letto di alghe.
Personalmente cerco di evitare sprechi, come dicevo riciclo, riuso e autoproduco. Faccio insomma, il possibile perché la mia permanenza su questa terra sia più lieve possibile e meno nociva per gli animali, ma certamente non scanno un vitello perché ho accidentalmente ucciso una formica durante il mio cammino e a pranzo ho mangiato patate.
Credo che sia superfluo sottolineare la differenza tra un ravanello e un capretto, che credo qualsiasi umano sia in grado di cogliere.
Credo che l’uomo governi la natura tra un cataclisma e l’altro, tra l’incontro con una tigre e quello con un elefante distrattamente in corsa. Attualmente siamo la specie dominante (e solo se rimaniamo asserragliati nei nostri agglomerati di tane o all’interno di un veicolo robusto), ma non è detto che sia per sempre.
Credo che, come specie dominante, abbiamo delle responsabilità nei confronti degli altri animali, che dovremmo rispettare e proteggere.
La mia scelta può apparire radicale perché i vegan in Italia sono ancora pochi, ma non lo è. Ho semplicemente scelto di evitare azioni inutili e crudeli, ho scelto di nutrirmi nel miglior modo possibile, di dimostrare molti anni di meno e di diminuire drasticamente la probabilità di cadere vittima dei mali legati al consumo di proteine animali.
Ho anche scelto di vivere in armonia con la natura e gli altri inquilini del pianeta. Gli animali della terra, i pesci del mare. gli uccelli e gli insetti non devono avere paura di me.
Io la questione del pesce piccolo che è mangiato da quello grande l’ho posta soprattutto come metafora, e non perché sono estimatrice del pesce fritto. Tra l’altro sono quasi del tutto vegetariana perché evito il colesterolo. Per cui so bene quanto sono utili la verdura e la frutta nella mia dieta, che è piuttosto sana e leggera. Ma nonostante compensi con molti legumi, devo dire che ho il ferro basso e ciò riflette il mio scarso consumo di carne.
Anche l’osservazione dei bambini, non so se la carne la rifiutano per istinto, a volte mi sembra esattamente la stessa antipatia che manifestano per mangiare le verdure. Eppure di solito non disdegnano cioccolato, gelati o dolci, anche se contengono latte o uova.
Poi che dire, non posso che congratularmi per il grado di purezza visto che le formiche le schiaccia solo per errore o che magari d’estate non scaccia via le zanzare.
Cara Pamela,
in realtà non è così automatico, io sono stato vegetariano per un anno, ma solo adesso dopo esserci “ricaduto”, mi sto accorgendo che proprio non mi piace, che c’è qualcosa che non va nel mangiare carne e questo mi sembra il vero passo avanti: non viverlo come un limite, ma come una liberazione e un piacere.
Questi due momenti cinematografici:
il raggio verde:
http://www.youtube.com/watch?v=thbqgzBUYYk
ogni cosa è illuminata:
http://www.youtube.com/watch?v=88wD1ZmmXJ8
e Safran Foer: http://www.eatinganimals.com/
ps: sulle zanzare tigre aprirei un paragrafo a parte…
Gentile Rosa, ho raccontato un episodio realmente avvenuto in un ristorante e non intendevo insinuare che lei sia una degustatrice di pesce fritto.
I vegan non hanno carenze di ferro, contenuto in molti vegetali. Nei nostri forum si leggono testimonianze di persone anemiche da onnivore, che smettono di esserlo dopo poco tempo di dieta vegan. Qui potrà trovare informazione scientifica:
http://www.scienzavegetariana.it/nutrizione/vrg/ferroveg.html
Anche se i vegetali sono il nostro cibo naturale, ognuno ha gusti diversi e quindi è naturale escludere qualche cibo dalle proprie preferenze. Io, ad esempio, detesto le melanzane. Per quanto riguarda i dolci, probabilmente i bambini sono particolarmente attirati dal gusto dolce, che prevale su altri sapori.
Il mio grado di purezza non si avvicina al martirio, visto che uso repellenti naturali, cioè essenze sgradite agli insetti. Un ottimo repellente, ad esempio, è l’olio di neem.
Eh, ma alla fine sono animali anche quelli…
Io nemmeno mi mangio l’agnello a pasqua, ne ho mai sentito l’esigenza di assaggiare le lumache, eppure c’è chi se le mangia. Ma non posso sapere se un ravanello soffre meno di un’altra creatura della natura, solo perché è più lontano dalla mia natura di animale.Perché non può gridare, perché non perde sangue? Io non la vedo così… Sarà che io con le piante ci parlo, anche…
Io parto dal presupposto, ma nella vita, in generale, che la sofferenza non sta solo in ciò che mi assomiglia, in ciò che si esprime nelle forme che posso comprendere. Era questo che intendevo dire.
credo che il ravanello sia molto contento di essere mangiato
E’ un ottimo alibi quello dei vegetali che forse, chi lo sa, soffrono, a modo loro. Possiamo dare via libera agli scannamenti, mangiamoci i neonati delle pecore, adesso che viene Pasqua. Che ci frega del terrore, delle torture, della morte prematura di milioni di animali? God save the carrot. Secondo questo ragionamento, si potrebbe aprire la strada all’antropafagia, visto che tanto anche le piante soffrono, o almeno non si può escludere.
Potrei dire che molti dei vegetali che noi mangiamo sono in realtà frutti, come le zucchine e le melanzane, che altri sono annuali e vengono raccolti quando la pianta comincia ad appassire e ha ormai concluso il suo ciclo di vita (mia esperienza ortolana balconiera). Potrei dirlo, ma non lo dico. Dico soltanto che i vegetali sono il mio cibo naturale, il cibo che mi fa bene e non procura sofferenza animale. Piacevoli effetti collaterali della mia alimentazione sono l’abbattuto consumo di acqua, che viene usata in enormi quantità negli allevamenti di animali e la conservazione delle foreste pluviali, che attualmente vengono distrutte per far posto a sempre nuovi pascoli. Evito inoltre, per la mia piccolissima parte, che i raccolti del terzo mondo vengano sottratti alla popolazione affamata, per essere destinati agli allevamenti del ricco occidente e che i mari siano completamente disabitati, visto che i pesci ce li stiamo mangiando tutti.
Vedo che la gentile Rosa non ha letto i link che ho dato sopra. La invito a leggerli, prima di continuare nella discussione, perché, sinceramente, mi annoia alquanto passare il mio tempo a parlare delle carote che soffrono, mentre là fuori gli animali stanno morendo a milioni, per mano di coloro che credono di essere i padroni del pianeta e della vita degli animali senzienti.
Cara Pamela, nessuno la invita a parlare della carota che soffre, e gli alibi li ha tirati in ballo lei, non certo io. Vedo che fraintende ogni mia parola, e la conversazione non era iniziata per annoiarla.
Ha fin troppo argomentato le sue buone abitudini, per cui continui pure così che non ho certo da ridire. Davvero.
Antropofagia scusate il refuso
Comunque il commento 17 e 19 non li avevo letti perché prima non erano visualizzati, non so perché, per questo il link con gli alimenti non avevo potuto vederlo. La scena del raggio verde la ho ben presente dato che è un film che mi piace molto.
Cara Rosa, forse non è questione di alibi, certamente io ho frainteso le sue parole. Lei ha ragione, io sono una persona insensibile e sorda alle sofferenze dei vegetali. Se un giorno dimentico di annaffiare le piante che sono ospiti nella mia casa, non ne faccio una tragedia. Estirpo patate e carote, quando la pianta è ingiallita, rubo le foglie agli spinaci.
Per le mie gatte e per tutti gli animali che incontro nel mio cammino, ho avuto e ho attenzioni ben maggiori. La tribù di lumache che si è insediata tra le mie piante ha avuto in dono un territorio composto di vasi con delle ottime erbacce, a distanza di sicurezza da fiori e ortaggi.
Per tutte le persone, a differenza di me, sensibili, che si rassegnano all’imperfezione di nutrirsi di animali, visto che non si può essere perfetti, c’è una soluzione: diventare fruttariani. I fruttariani si nutrono esclusivamente di frutti che, se non raccolti, la pianta lascerebbe spontaneamente cadere.
Pare che i fruttariani godano di ottima salute.
Io, crudele e insensibile, non rinuncio a piatti di pasta, al pane e ai legumi, ma chi è fortemente motivato, saprà ben farne a meno.
Un saluto ad Emanuele.
pamela
Certo che ha frainteso le mie parole, dal momento che io non ho mai detto che lei è insensibile!!!!!!!!!!!!!!!!Scherziamo!!!!!!!!!!!!
Intanto, come le ho detto, non ho ricevuto tutto il filo della discussione, dato che mancavano dei commenti. E poi, come ho detto all’inizio, io ho affrontato questo argomento per capirne qualcosa in più. E l’elemento da cui partivo è – e ripeto di carne ne faccio oltretutto a meno spesso e volentieri – che l’uomo si nutre di ciò di cui ha bisogno, vegetale e animale. E’ lei che mi sta mettendo in luce la prospettiva che si può vivere solo con un apporto vegetale, e questa è solo una scuola di pensiero, perché ne esiste anche una esattamente opposta che dice il contrario. E che contesta alimenti come la soia che è ottima per ricavare alimenti diversi, dal latte, alla bistecca, ecc., ma di cui alcuni dubitano della naturalità, visto che può essere sottoposta a trattamenti che la renderebbero più artificiale.
Lei non è insensibile, ma forse è preventuta, perché quando dico che adotta delle buone abitudini, e che è vicina ad un certo grado di purezza, io non la provoco. Lo dico sul serio.
Per la dieta, incontrerò un nutrizionista, ne ho bisogno, perché mangio moltissimi frutti, legumi, cereali, ma c’è qualcosa da correggere nella mia produzione di grasso e glucosio.
Ogni tanto un commento va in moderazione, non si sa perché.
Esistono studi a favore e contro il consumo di prodotti animali, ma le ultime posizioni dell’ADA (American Dietetic Association) e dei Dietitians of Canada, le associazioni più grandi del mondo, sono a favore di una dieta a base vegetale.
Nell’alimentazione vegan non è assolutamente necessario mangiare soia, sono più che sufficienti i nostri legumi. Alcuni vegan ne fanno uso sporadico o anche frequente, senza riscontrare problemi. Io uso il latte di soia, per farne yogurt e kefir, da parecchi anni. Non trovo alcuna controindicazione nel latte di soia e nel tofu, che si possono fare anche in casa e non possono essere artefatti, mentre ho perplessità per le proteine ristrutturate di soia, che non uso mai.
La maggior parte dei vegan non ha mai visto un nutrizionista, ci limitiamo a variare l’alimentazione, sempre nell’ambito vegetale, naturalmente.
Non credo di aver fatto nulla di speciale o difficile, adottando questo stile di vita. Ho fatto la cosa giusta, sotto molti aspetti, che chiunque può fare.
Bene, grazie dei consigli, dato che amo molto verdure e legumi non è detto che non provi delle ricette vegane anch’io.
Lei ha fatto senz’altro la scelta giusta, perché è convinta di quello che fa. E’ questo il punto. Ma se ha trovato la sua verità in questo, non è detto che valga per tutti. Io andrò dal nutrizionista perché voglio corregere degli aspetti che nonostante la dieta variata e lo stile di vita sano, non vanno a posto.
Sì, i commenti non devono essere stati postati subito perché li hanno messi in moderazione proprio perché vi si allegavano dei link di cui bisognava evidentemente accertare la sicurezza della fonte. E’ successo anche a me una volta e proprio allegando una scena del film citato guardacaso.
Buona giornata
Caro Emanuele, vedo solo adesso il tuo commento n° 19.
Io ho avuto rari momenti di cedimento quando ero vegetariana, forse perché sentivo che esserlo non era abbastanza, causavo comunque lo sfruttamento di animali (non sapevo di provocarne anche la morte), da vegan nessun cedimento.
Non hanno cedimenti neanche i molti vegan giovanissimi, che vivono in famiglia e hanno mille difficoltà che io non ho: scorte di legumi allegramente consumate dai familiari, tradimenti materni con inserimento di alimenti animali nel cibo da loro cucinato, discussioni estenuanti con i genitori.
Se vai sui siti di cui ho dato i link, troverai ragioni che non sospettavi per passare alla dieta vegan. Si può esserlo anche solo per motivi egoistici, per la propria salute. Ma io so che la tua motivazione primaria è l’amore per gli animali e il desiderio di non nuocere e non uccidere.
Un abbraccio
pamela
Cara Rosa, chi vuole adottare la dieta vegan può trovare supporto nel sito Società scientifica di nutrizione vegetariana, nel quale esiste un elenco di medici e dietisti vegan.
E’ anche possibile porre dei quesiti ai medici vegan ed avere una risposta gratuita.
La mia verità forse non vale per tutti, ma vale solo per chi abbia a cuore la propria salute, il benessere degli animali e del pianeta.
Lo stile di vita vegan è trasversale alle classi sociali, al livello culturale, all’appartenenza politica, al credo religioso, alle fasce d’età, anche se si sta diffondendo in maggior misura tra i giovani. I giovani sono il futuro e il futuro è vegan.
Buona giornata
pamela
Ah, riprendo il filo leggendo ancora ultimi commenti.
Può anche darsi, Pamela, che il futuro sia vegan come dice. Ma se ciò dovesse avvenire può star certa che sarà un cambiamento di un sistema dovuto al bisogno di nuovi circuiti e forme di bussnes perché magari riterrà le vecchie speculazioni di mercato inadeguate e non più convenienti. E si avvarrà, sfruttandoli, di propositi idelaistici delle persone come lei.
Io non credo ci sia un modo univoco per approcciarsi alla salvaguardia della natura come dice lei. La natura piace molto anche a me, mi è successo di raccogliere passeri feriti, di portare cibo ai gatti…i cani mi si avvicinano scodinzolanti e festosi per la strada e i padroni mi domandano spesso se ne possiedo anch’io uno, perché mi dimostrano simpatia, ma io non ne ho mai avuti. Nel loro sguardo c’è una autenticità che mi “lascia secco” e mi emoziona come un prato o un albero fiorito, e che ci creda o no, io sono sinceramente dispiacita se non annaffio una pianta e quella si secca o si ammoscia. Non ho desiderio di farmi un sugo alla lepre o di farmi regalare un collo di volpe della Groenlandia. Ma se qualcuno mangia carne non lo condanno come un’assassino. Prendiamo gli animali della fattoria, quelli che usi e tradizioni secolari hanno preposto all’alimentazione e all’aiuto del lavoro contadino. Prendiamo un allevatore con un gregge di pecore, magari anche di quelli bravi, che fanno scorrazzare gli animali nel prato piuttosto che chiderli in stalle a ingurgidare chissà che porcheria. Se questi animali fossero del tutto esclusi dall’alimentazione, e non solo, se il loro latte non fosse più destinato alla produzione casearia, e la lana alle tessiture, ecc., che cosa succederebbe. Potrebbe mai continuare a tenerle e a curarle fino alla vecchiaia, quando aumenterebbero pure di numero e dovrebbe riservargli più spazio e sempre maggiori cure? Siamo realistici, quell’uomo dovrà pur provvedere a se stesso e alla sua famiglia! E se regalasse loro la libertà lasciandoli in prati liberi probabilmente cadrebbero immediattamente, inermi e indifesi, vittime di predatori selvatici, aminali randagi…oppure verrebbero ugualmente soppressi e mandati a morire perché improduttivi, e allora sì che lo troverei un olocausto inutile e crudele. E sarebbero probabilmente destinati a estinguersi io credo, perché nessuno terrebbe una mucca di cui non utilizzare nemmeno il latte, o una gallina da cui non ricavare l’uovo. E anche se mi piacerebbe un agnellino da compagnia, troverei inadeguato calarlo nella vita cittadina…A meno che non torniamo tutti alla campagna e facciamo un passo indietro, ma credo che sia difficile che questo avvenga. Quando io mi domandavo se si può fare una scelta davvero radicale, non intendevo giudicare una scelta come quella di Pamela perché radicale. Quello che intendevo dire è che io non credo alla radicalità di nessuna scelta perché niente è davvero radicale, nemmeno ciò che può sembrarlo.
Poi resto sempre dell’avviso che chiunque creda in una scelta o in un proposito, fa bene a seguirlo. Ma non esiste un modello che sia universale per tutti.
Cara cuginetta, se non altro hai ben presente che esiste spazio per tutti e per le proprie opinioni
bacio
Credo che lei, gentile Rosa, si sbagli clamorosamente su grandiosi affari che permetterebbe l’adesione allo stile di vita vegan. Per l’alimentazione, c’è molto più guadagno in quella a base di cadaveri e sottoprodotti animali. Mangiare vegetali è molto più economico e si può abbattere anche il prezzo di alimenti che attualmente sono piuttosto cari perché di nicchia, come il seitan e il tofu, che comunque non sono indispensabili, autoproducendoli.
Chi vuole, e sono in parecchi a farlo, può autoprodurre quasi tutto, partendo da materie prime che costano pochissimo. Dov’è il guadagno, dov’è il business?
Un onnivoro difficilmente potrà autoprodurre il suo cibo, a meno che non abbia una fattoria e abbia anche il “coraggio” di uccidere personalmente animali che ha visto nascere.
Per l’abbigliamento, noi evitiamo pellami, lana e seta, ma possiamo trovare nei normali circuiti commerciali tutto quello che ci serve. Solo per le scarpe invernali può esserci una differenza nei materiali alternativi alla pelle di buona qualità, ma una parte di queste scarpe sono in commercio anche nei normali negozi, dove vengono acquistate anche dai non vegan.
Lei che è realistica, saprà sicuramente che il cambiamento di alimentazione dell’umanità intera non potrà essere istantaneo. Mi piacerebbe svegliarmi un giorno in un mondo improvvisamente vegan, ma purtroppo non accadrà in questo modo. Si tratterà piuttosto di un cambiamento graduale, che indurrà gli allevatori a far nascere sempre meno animali destinati a morire prematuramente nei macelli. La richiesta di animali uccisi sarà gradualmente minore e l’industria della carne si adeguerà, trasformando gli allevamenti di animali senzienti in allevamenti di sfortunate patate e ancora meno fortunati funghi.
Nella società interamente vegan che io auspico, se ci fossero animali superstiti, graziati dai loro macellai, le autorità provvederebbero alle cure necessarie, affinché possano condurre una vita tranquilla fino alla morte. Già ora sono operanti in Italia alcuni rifugi per animali scampati alla vivisezione e ai mattatoi, gestiti naturalmente da vegan. In questi luoghi gli animali sono nutriti e curati, rispettati e lasciati vivere dignitosamente, secondo la loro natura.
Gli animali delle fabbriche di morte non esistono in natura, sono il risultato di selezioni operate dall’uomo. Se non si facessero più nascere, questi animali si estinguerebbero. Credo sinceramente che ognuno di loro preferirebbe l’estinzione della propria razza piuttosto che una vita tra terrore e torture, sfruttamento e morte, per i suoi figli e i suoi discendenti.
Credo che la compassione per tutti gli animali dovrebbe essere un valore universale e universali dovrebbero essere i comportamenti che ne discendono.
Guardi che io non ho mai detto che l’alimentazione vegan porterà grandi affari, ma che, ben diverso, se diventasse un bussiness allora sì che sarebbe adottata proprio perché il mercato guarda solo ai soldi. Io purtroppo non sono un’idealista come lei. E se non credo che i sogni si realizzano, le assicuro non è tutto merito mio.
Sono io ad aver postato il messaggio. Il nome è partito per errore, perché Ilena ha usato il pc.
Forse lei non si rende conto di cosa stiamo parlando: un pugno di lenticchie o di piselli (mettiamoci pure un paio di noci o mandorle) contro cadaveri animali porzionati e costosi sottoprodotti di tali cadaveri, quasi altrettanto costosi. Il business è tutto dalla parte dei cadaveri, o meglio dei fornitori di cadaveri.
Non sono un’idealista che vive di sogni improbabili, gentile Rosa o cugina di sua cugina, con pc in comunione, il mio sogno è un sogno vincente. E, qualsiasi cosa dicano le lobby degli sterminatori di esseri senzienti miti indifesi e degli sportivi massacratori di passeri e cicogne, noi vegan vediamo la vittoria prossima. La vediamo negli occhi dei ragazzi con cui parliamo, nei nostri gruppi sempre più numerosi e nelle macellerie vuote.
Forse non avrei dovuto addentrarmi in questa discussione.
E non perché mi sarei risparmiata il suo “gentile rosa” che rimarca come uno sfottò, ma perché non è giusto urtare la sensibilità di nessuno e mi rendo conto di averlo fatto scavando questioni sull’argomento. E spero che almeno questo non le apparirà provocatorio.
Le chiedo scusa.
Non c’è alcun bisogno di scusarsi. Lei non ha affatto urtato la mia sensibilità, per urtarla ci vuole ben altro. Poco fa, ad esempio, è stata urtata nell’apprendere che l’allevamento Green Hill a Montichiari di cani beagle destinati alla vivisezione ha un progetto di espansione che porterebbe a 5.000 i cani “allevati” nella struttura.
Inoltre le sue obiezioni sono tutte faq: la catena alimentare, le piante che soffrono, l’uomo padrone della natura, gli animali d’allevamento che, se non li mangiassimo noi, morirebbero. Ho un certo allenamento a rispondere, maturato in tutti gli ambienti che frequento e non ho necessità di modificare il mio stato emozionale per farlo. Cerco, per quello che posso, di essere efficace e di evitare il velo di ipocrisia che sempre circonda l’argomento e ci fa, ad esempio, chiamare carne quello che è il cadavere di un animale ucciso, che non aveva fatto niente di male. Il tutto, mi creda, senza alcuna animosità nei suoi confronti.
Quanto al “gentile Rosa”, mi dispiace che ne abbia frainteso il senso. Poiché mi diletto talvolta a scrivere, tendo a dare peso alle parole e a cercare in ogni circostanza quelle che possano essere appropriate. Con altri commentatori avevo un terreno comune e mi è sembrato adeguato chiamarli “cari”. A lei inizialmente avevo dato del tu, come è in uso nei blog e in genere su internet, ma mi sono adeguata quando ho visto che preferiva essere più formale. “Gentile” mi è sembrato appropriato perché lei, dopotutto, lo era e “gentile signora” è una delle formule adottate comunemente nella corrispondenza più formale.
Non volevo essere formale, è che mi veniva naturale il lei solo perché è maggiore della mia età, tutto qui. E può continuare a farlo, anzi lo faccio anch’io se preferisci.
Mi accorgo di quanto sei preparata ovviamente sulla questione, e non credere che non vi sia interesse da parte mia solo perché mi pongo in questa maniera critica. Io cerco sempre la posizione scomoda, vi difendo se parlo con gli onniivori, cerco quello che non mi torna se rifletto sulla dieta vegan… Se devo essere sincera in questi giorni, anzi, non faccio che pensare a questo confronto con lei, anzi con te, perché se penso alla sofferenza, all’abuso sulle creature, è certo che tutto questo non mi piace…Però ci sono cose che non mi tornano, e allora magari mi leggo meglio le fag dei siti per non richiedere tue risposte che ti possono apparire anche sciocche, non so.
Se si pensa all’animale che diventa cibo, comunque c’è qualcosa che si trova in urto con la nostra sensibilità, a prescindere dal fatto se sia corretto (in senso alimentare) mangiarlo o meno. Io per esempio una volta ho visto un gatto che infieriva su un uccellino e sono corsa a farlo scappare perché non sopportavo che lo torturasse, anche se quella bestiola non aveva un comportamento estraneo alla sua natura. Non so se sono riuscita a spiegarmi. Voglio dire che alla fine che spiegazione è la legittimità naturale, se una cosa ci appare crudele, ci appare crudele e di certo non potrei assistere alla tortura di una creatura in un macello o che so io. Però se il cibo naturale ci occorre per nutrirci, come possiamo fare a meno di mangiarlo? E ciò che ha provenienza animale non è vero che non sia necessario, proprio considerando l’assunzione della B12 che nei vegetali non esiste e serve per il sistema nervoso…tu magari mi dirai che non serve, o che si può assumere un integratore…Ma i principi andrebbe presi naturalmente credo io.
Da piccola, dei parenti dalla campagna ci diedero un coniglio vivo perché provvedessero poi i miei genitori a decidere quando ucciderlo. Io mi ricordo che gli davo le carote e lo nutrivo, e non volevo che morisse. E riuscii a impormi coi miei per non farlo uccidere, ma non potendo tenerlo, dopo giorni fu rimandato indietro a quei cugini di papà. Non volevo ucciderlo, non avrei mai potuto mangiare una creatura che avevo nutrito io stessa, ma probabilmente loro avranno provveduto comunque a mangiarlo…
E’ una faccenda molto delicata, forse non sono pronta per capire quale posizione assumere. Mi piacerebbe comunque che a prescindere dall’esclusione o meno di cibo animale dalla dieta di ogni persona, si sviluppasse una maggiore considerazione degli animali (come di tutte le cose dell’universo). Purtroppo c’è gente che ancora abbandona i cani o impaglia gli uccelli, o tortura i gatti per la strada. Mi piacerebbe innanzitutto che queste violenze fossero eliminate, laddove sono generate esclusivamente da sadismo e efferatezza.
Vabbé, comunque ho già lavato i finocchi per stasera, e le zucchine…Amo molto nutrirmi con le verdure, ma già so che dovrò discutere con mamma che mi trova troppo magra…
Grazie comunque della discussione
buona serata
Ps…E comunque, rileggendomi, le scuse erano dovute già solo per i miei commenti zeppi di refusi; in genere attribuisco molta importanza alle parole e ho molto rispetto verso la scrittura. Mi scuso per aver dato sfoggio di tanta frettolosità.
Nessun occidentale assume la B12 naturalmente. Noi vegan la assumiamo con un integratore, ma gli umani a dieta onnivora la assumono dagli animali che mangiano, a cui è stata somministrata come integratore, insieme ad altri integratori e sostanze varie.
Per assumere la B12 naturalmente bisognerebbe vivere sotto un albero non sottoposto a trattamenti, cogliere i frutti e mangiarli senza lavarli.
Le violenze contro gli animali andrebbero eliminate tutte. Coccolare il proprio cagnolino o gattino non lava la coscienza se il tavolo è cosparso di cadaveri di animali non diversi dal nostro beniamino. I maiali, ad esempio, sono intelligenti più dei cani, affettuosi e giocherelloni.
Sapevo che la B12 proveniva dagli animali nel senso che è legata a qualche processo dei batteri del loro intestino. Ecco perché anche tu mi fai giustamente l’esempio della frutta colta senza trattamenti e senza lavaggio. E so che a differenza di altre vitamine, come la C, di cui c’è gran dispendio perché viene rilasciata quella che non utilizza immmediatamente l’organismo, la B12 per fortuna è una vitamina che si accumula e possiamo disporre di una sua riserva. Mia mamma proprio oggi ha sentito alla televisione che è contenuta naturalmente nei semi di girasole, mi documenterò meglio.
Comunque credo di avere imparato molto da questo confronto, e davvero ti ringrazio. Non ho mai affrontato fino in fondo questo aspetto nella mia coscienza, e credo che il punto sia proprio questo. Quando si hanno di fronte la fetta di salame o l’hamburger nessuno sta a pensare che quel cibo era una vita. Si perde consapevolezza di questo. E’ ora di recuperarla, è un dovere, ma se si amano la natura e gli animali come credo di amarli, non è nemmeno una costrizione o una forzatura. Per ora non so se riesco a liberarmi anche dei derivati come latte e formaggio, ma voglio provare a trovare il tofu nei supermercati e il latte di soia. Se ci fosse più varietà in commercio di prodotti preparati con latti vegetali, o senza uova, sarebbe più semplice, lo confesso.
Quello che è certo è che non sto mangiando carne, salumi e affettati vari, e sarà anche la mia tendenza alla dieta sana, ma non ne sento affatto il bisogno, ne mi pesa rinunciarci. E se vedo che qualcuno afferra una fetta di mortadella, penso quanta gola (altro che nutrizione!) porta a quel gesto. E certo un po’ di golosità non si può mettere a paragone con il valore di una vita. Il mio cambiamento di veduta potrà anche apparirti repentino, non so. Ma le mie perplessità erano realmente generate da un credo diffuso sulle caratterisitiche “onnivore” della natura umana. Forse non è che ho cambiato velocemente. E’ che quello che già avevo capito, forse non sapevo di saperlo.
Buon finesettimana
Io sono onnivoro, temo perché mi hanno abituato così da piccolo, per la carne animale ho un’attrazione fortissima. non so se indotta o meno, sta di fatto che l’unico alimento che mi fa venire la cosidetta acquolina alla bocca è la carne. detto questo, avendo lavorato in un’industria di macellazione carni per un certo periodo, ho tremendamente in odio lo sfruttamento animale intesivo ai fini dell’alimentazione umana. preferirei che chi ha desiderio di mangiare carne, come me, fosse costretto a cacciare o ad allevare per proprio conto. ma, d’altro canto, non sono d’accordo con l’atteggiamento vegan, per tutta una serie di ragioni. la prima è la finalità, questo sogno di una terra senza sofferenza, mi sembra irreale. la vita è fatta di sofferenza. gli animali si uccidono fra loro, e noi, che siamo animali, uccidiamo altri animali. possiamo discuture sulla gratuità delle nostre azioni, per carità, l’essere umano è veramente indegno, siamo d’accordo su questo. ma io non credo che nei millenni passati, i nostri antenati che allevarono animali e li usarono abbiano commesso chissà quale crimine. è la natura. l’uomo ci mette del suo in crudeltà, perché è un essere lasciato in balia del mondo, con una scintilla di intelligenza che lo fa credere chissachi. in tutti sensi. anche il credere di sconfiggere la sofferenza con uno stile di vita alimentare appartiene a questi deliri d’onnipotenza. non ritengo neanche che noi siamo la specie dominante, al di là degli insetti, che c’erano da prima di noi e ci saranno dopo di noi, gli animali domestici sono in cima alla catena alimentare. il mio gatto lo nutro io, vado a lavorare per nutrirlo, lui è in casa bello comodo e ottunde solo alle sciocche lusignhe affettive che io gli chiedo. ma lui è a casa, e io lavoro. certo, posso sempre mangiarlo, dirà qualcuno, o ucciderlo. ma intanto è così. se gli alieni arrivassero sulla terra e ci osservassero direbbero che nelle case degli uomini comandano i barboncini, non i capi famiglia. dell’attegiamento vegano non condivido l’indottrinamento che viene fatto a chi è vegan e il loro modo politico da testimoni di geova di rapportarsi. niente di personale, pamela, lei mi sembra una persona educata ma trasuda un certo senso di superiorità per questa sua scelta. a me va bene, voglio dire, lei col suo stile di vita non fa del male a nessuno, però ecco, non mi piace poi come i vegan si rapportano agli altri. lei dice che sente la vittoria prossima, e se questo la fa star bene io sono contento, ma ci vorrebbe un attimo di senso pratico. si consoli che chi le parla come le ho detto è amante degli animali, ho fatto anche qualche intervento firmandomi come ALF ma non riesco ad accettare la dottrina vegan che, come tutte le altre dottrine, mi sembra un’utopia, che non si fonda sulla realtà delle cose, ma sulla “cultura” umana. la realtà delle cose, come ho detto, è che la vita è sofferenza. e non saranno i vegan far finire questa cosa, purtroppo. concludo dicendo che, avendo diversi amici vegan, questa storia del non si perde neanche un minuto ad essere vegan non è del tutto veritiera. basta provare ad andare a mangiare una pizza o un gelato, per accorgersene. io vado li e ordino il mio cono, arriva il mio amico e comincia a chiedere se c’è del latte nel gelato, e parte la discussione, perché, come lei, i vegan hanno in cuore di cambiare il mondo e ogni momento è buono per farlo. questo non mi piace. si puo’ essere retti per conto proprio, anzi, si dovrebbe, ma starla a menare agli altri a me non piace. mi sa di insicurezza.
Ti posso dire una cosa Alessandro? Io che come vedi ho avuto vari scambi con Pamela, ponendomi anche in modo scettico e critico, e che sicuramente ho potuto per prima constatare la sua sicurezza provienente dal grado di convinzione, non sono stata lì a patire il senso o meno di superiorità. Alla fine è come fossilizzarsi sul modo in cui viene posta la questione per non mettere a fuoco qual è il senso della comunicazione. Questo è quello che penso.
Poi hai anche ragione che la vita sia sofferenza, e che non ci si può esimere da questo.
Ma non è una giustificazione a risparmiarla laddove possibile, io credo.
Ah sì, sono d’accordo. Te l’ho detto, da carnivoro, vorrei che fossi costretto a procurarmi la carne che tanto mi piace, detesto lo sfruttamento intensivo degli animali, è disgustoso. ma limitare le sofferenze degli animali lo trovo sensato, pensare di vivere in un mondo dove gli animali non soffrano mi sembra una sciocchezza. e dove i vegan hanno ragione, col radicalismo, secondo me, arrivano ad aver torto. questo, fermorestando che ho massimo rispetto per chi fa la scelta vegan e non voglio certo convincerlo alle mie pessime abitudini alimentari.
ma le vacche,se non ci sarà più nessuno che le munge,soffriranno?
Alessandro, le sembra così disdicevole che io cerchi di esporre le mie ragioni, sapendo che per ogni persona che viene colpita da quello che dico e che riduce di conseguenza la sua assunzione di proteine animali, uno o più animali sono in salvo?
E’ vero che gli animali predatori uccidono le loro prede, ma noi non siamo predatori. Se lo fossimo, non esisterebbe un vegan sulla faccia della terra, perché non saremmo qui, vivi dopo dieci, vent’anni a testimoniare che la dieta vegan è adatta all’uomo (per la cronaca i miei anni da vegan sono undici).
Non è possibile eliminare del tutto le sofferenze degli animali, ma quelle loro inflitte dall’uomo si, perché non sono necessarie. Possiamo anche aiutare gli animali in pericolo o in difficoltà, se per caso siamo presenti al momento giusto. Lei non ha mai salvato un animale, magari piccolo? Non ha mai fatto uscire un insetto dalla sua casa, evitando di fargli del male? E se si, perché l’ha fatto, visto che la vita è fatta di sofferenza? Perché non uccide il suo gatto e lo mangia, se la vita è fatta di sofferenza? Gli animali che mangia non sono diversi dal suo gatto, hanno sentimenti e provano dolore proprio come un gattino.
Non sono qui per condannare gli antenati, né per condannare chi non ha mai riflettuto sui cadaveri che allietano le mense. Dovrei piuttosto condannare me stessa: fin da piccola sapevo, avevo capito l’ingiustizia di mangiare animali e ho continuato a farlo (magari il meno possibile) finché non ho capito che potevo diventare vegetariana senza nuocere alla mia salute.
Dovrei condannare me stessa per gli strappi che ho fatto da vegetariana, anche se rarissimi, perché io sapevo cosa stavo facendo. No, di sicuro non mi sento superiore, ma spesso mi sento lontana, separata dall’umanità che continua a sacrificare animali.
Non scrivo di argomenti vegan e animalisti per soddisfare la mia vanità: per carattere sarei portata a vivere senza ostentazione la mia scelta, a passare inosservata. Me ne starei più volentieri in un forum vegan a scambiare ricette di cucina. Se ho scritto questo post è stato per tentare di salvare animali.
Il numero di animali che un uomo occidentale mangia nella sua vita è stato stimato in millequattrocento. Io dei miei millequattrocento ne ho risparmiati molti e lei questo lo chiama delirio di onnipotenza. Secondo lei io mi sento onnipotente perché mi rifiuto di uccidere. Come dicevo, noi vegan non possiamo sconfiggere le sofferenze degli animali su questo pianeta, ma quella inflitta da noi si, la possiamo sconfiggere. E’ sufficiente dirigersi al banco dei legumi di un supermercato, invece che al banco macelleria.
Ho una curiosità morbosa: quanti nanosecondi ci mette il suo amico a chiedere se c’è il latte nel gelato? In genere noi sappiamo dove andare a prendere un gelato di soia o di riso, le gelaterie adatte ai vegan aumentano costantemente e aumentano anche i bar che hanno cappuccino di soia e brioche senza latte e uova. Sarà merito nostro o merito delle intolleranze sempre più diffuse a questi “sani” ingredienti di origine animale?
Per Filippo riporto questo articolo dal sito http://www.agireora.org/
Antinfiammatori nel latte di mucca | 10/04/2010
Argomento: Allevamenti/Veganismo
L’ennesima dimostrazione della sofferenza e morte che la produzione di latte implica.
Dalla rivista “La professione veterinaria” di marzo 2010, apprendiamo dall’articolo “Cortisonici: regione cauta, laboratori al lavoro” quanto gli orrori degli allevamenti intensivi descritti in tutti i siti e materiali informativi che invitano alla scelta vegan siano sempre più diffusi e sempre più terribili.
Questo non è un articolo che li condanna, tutt’altro, è un articolo scritto per “gli addetti ai lavori” che trovano del tutto normale sfruttare e uccidere animali per “uso umano”.
L’articolo parte facendo notare come vi sia una “anomala presenza di cortisonici nelle urine” delle “vacche da latte” in tutta la Regione Lombardia. L’articolo aggiunge che la carne di vacca non si vende nei supermercati, ma si usa per hamburger, ripieni di tortellini e altre lavorazioni industriali, come la preparazione di salumi e di salsicce.
E già qui fa ben capire il primo punto che importante per passare da vegetariani a vegan: non è vero che nella produzione di latte non si uccidono animali; la fine delle mucche, dopo pochi anni di sfruttamento, è il macello, punto e basta, non esistono allevamenti, di nessun genere, in cui non sia così.
Ma andiamo avanti con l’articolo, che spiega che questa serie di controlli extra sulle urine delle “vacche da latte” è stata fatta per far rispettare il regolamento europeo che dal 2008 “vieta la macellazione degli animali non più in grado di camminare per recarsi al macello”.
Ecco, dunque, OLTRE a essere macellate quando non più abbastanza produttive, le mucche vengono sfruttate così tanto per la produzione di latte che molte di loro non riescono a reggersi in piedi quando arriva l’ora di andare al macello. Una sofferenza estrema che dura anni, quindi, per arrivare al collasso finale, e trasformare questi poveri animali nelle cosidette “mucche a terra”, che vengono trascinate con l’argano sul camion che le porta al macello. Ora il regolamento europeo lo vieta, il che cosa significa? Che la maggior parte degli allevatori farà finta di niente e per non perdere soldi le macellarà lo stesso, e qualcuno più ligio semplicemente le ammazzerà sul posto.
Tornando a queste analisi delle urine promosse dalla Regione Lombardia, l’articolo spiega che “è emersa la presenza anomala di residui di antinfiammatori nelle urine di moltissime vacche da latte (animali con 4/6 anni di carriera alle spalle)”.
Una quantità così alta di antinfiammatori è necessaria perché questi animali soffrono delle varie malattie diffusissime negli stabilimenti di produzione di latte: mastite – una dolorsa infiammazione alle mammelle – e problemi alle zampe – dolori, difficoltà di deambulazione. Tutto questo è dovuto al fatto che la mucca è costretta a produrre 10 volte tanto latte rispetto a quello che produrrebbe in natura per il suo cucciolo, e quindi le sue mammelle sono molto più pesanti del normale, oltre che alle condizioni di allevamento (sporcizia, lettiera inadeguata).
Quello che l’articolo non dice, ma lo aggiungiamo noi, è che oltre alla sofferenza fisica, esiste anche una sofferenza psicologica estrema, perché la mucca è costretta a partorire un vitello ogni anno – la mucca non è un animale che per magia produce latte, è un mammifero, e come tutti i mammiferi produce latte quando partorisce, e dopo un certo numero di mesi non ne produce più, e quindi deve partorire di nuovo.
Il vitello è solo un sottoprodotto del latte, uno “scarto”, e quindi appena nato viene portato via, tenuto per 6 mesi in un piccolo recinto alimentato in modo inadeguato affinché la sua carne rimanga “bianca” (cioè anemica) e poi macellato. In questi 6 mesi il cucciolo soffrirà per la mancanza della madre, della possibilità di correre e di giocare con altri cuccioli, e verrà poi caricato su un camion, condotto al macello, appeso per una zampa e sgozzato.
Sua madre dovrà patire la pena di vedersi portare via il proprio cucciolo, piangerlo per mesi, e tutto questo per 4-5 volte nella sua vita, fino a che, esausta, finirà la sua sofferenza in un macello, come tutti i suoi figli.
Se non volete uccidere animali, evitate il latte e tutti i suoi derivati. Sono prodotti che causano sofferenza e morte violenta, esattamente come la carne.
Per maggiori informazioni: http://www.infolatte.it
Premetto che ammiro la scelta vegetariana, la vedo come un segno di una civilizzazione superiore, più consapevole, più sensibile, che forse in un lontano futuro si realizzerà. Ma nell’ambito di un’umanità che non esita, al “bisogno”, ad infliggere ai propri membri sofferenze analoghe o persino peggiori di quelle riservate agli animali che alleva, essi mi sembrano segni prematuri, basati su un’ideologia un po’ingenua, starei per dire “disneyana”, della natura e del nostro posto all’interno di essa. Basta andare su youtube e ricercare brevemente fra i filmati attinenti, per constatare con quale libidine gli scimpanzè si mangino vive, atrocemente a causa dei loro mezzi “non specializzati”, quelle scimmiette terrorizzate che riescono a catturare – o anche un piccolo della propria specie appartenente ad un clan rivale, o persino del proprio clan ma di casta inferiore.. Noi usciamo fuori, in equilibrio instabile, da una natura terribile, della cui “architettura” non possiamo proprio sentirci colpevoli .. possiamo immaginarci “angelici” soltanto al prezzo di enormi rimozioni, di un vero e proprio instupidimento. Ma tutta la cura, la sapienza, il gusto, il tempo che il “vegan” dedica alla selezione e alla sperimentazione dei suoi cibi alternativi, presuppone cultura, tempo libero, retribuzione decente, uno sviluppo psichico favorevole all’empatia, all’immedesimazione. Non è forse evidente che si tratta di punteggiature fortunate in un quadro che, complessivamente, precipita in senso opposto? Credo quindi che si tratti di uno sforzo senza speranza – io mi accontenterei di riuscire ad imporre, sopra le determinanti economiche, condizioni decenti di allevamento e macellazione, o di impedire efficacemente la vivisezione – ma non per questo meno ammirevole. Personalmente non mangio molta carne ma non credo affatto che quella poca che mangio mi faccia male, penso anzi mi aiuti a mantenere una dieta equilibrata senza perderci troppo tempo.
Anche io, come ho già detto, sono contrario allo sfruttamento intesivo degli animali, e alle loro sofferenze in genere. è sull’ideologia che ho qualche perplessità, come ho ampiamente espresso, fermorestando il massimo rispetto per chi fa la scelta vegetariana o vegan.
Vedo che il dibattito ancora va avanti…
Riguardo la relazione tra scelta vegetariana e vita sociale, io la difficoltà non la vedo tanto nella consumazione al bar o al ristorante, dove ho la libertà di scegliere l’ordinazione, né per gli acquisti al supermercato. Ora non ho idea di quanto costi ad esempio il latte di soia, ma non immagino vi debba essere poi tanta differenza rispetto a quello comunemente acquistato. La difficoltà casomai la metto a fuoco soprattutto quando si è invitati da parenti o da amici, anche perché per impostazione sono sempre stata educata a non offendere il padrone di casa rifiutando quello che viene offerto. Ieri sera ho avuto già un piccolo ‘esame’ perché sono stata a una cena a base di una grigliata di carne. E me la sono cavata perché chi mi conosce sa che comunque già in generale faccio una dieta prevalentemente basata sui vegetali, e ho potuto contare su una certa varietà di contorni. Ho riflettuto che in effetti chi intende mangiare vegetariano non vuole creare imbarazzo, proprio perché concepisce il cibo come qualcosa di semplice attraverso cui nutrirsi, anche con gusto, e non si aspetta per saziarsi chissà quali cibi preparati appositamente per lui. Mentre magari chi ti invita a cena si pone la questione: come ti sazio se non mangi carne? Eppure il carciofo di ieri, le bruschette al pomodoro e alle zucchine condite all’olio di oliva, la lattuga con carota e finocchi, e una specie di cicoria ripassata in padella, per me sono stati cibi più che soddisfacenti. Credo poi che comunque chi si avvicina a questa scelta non lo possa fare senza un percorso. Uno che mangia cotolette o bistecche, panini al salame e salsicce tutti i giorni, o quasi, non può diventare vegetariano dal giorno alla notte. Non può sostituire queste abitudini di colpo perché probabilemnte non ne è preparato il fisico, ma forse non possiede nemmeno quell’abito mentale che permette questo salto e la concezione di un’alimentazione più in equilibrio con la natura e la salute. E, credo non meno importante, non fornisce nemmeno alle persone che frequenta nella vita di abituarsi a questo cambiamento.
Un’altra cosa volevo dirla a proposito della visione ingenua della natura o “disneyana”. Certo la natura manifesta anche la sua brutalità. Ma quando penso agli animali mi viene in mente quel recente servizio visto a un telegiornale di due roditori che facendosi trasportare dall’acqua si tenevano con la zampetta per non separarsi, o tutti quegli esempi di madri che talvolta allevano o allattano i cuccioli d’altra specie. O la spendida poesia con la quale Umberto Saba per elogiare la moglie la paragona a tutti gli animali a cui somiglia, ma a nessun essere umano.
Alessandro, tu definisci l’uomo indegno e crudele. Bene, io non sono d’accordo. Penso che ogni uomo nasca buono e siano poi le influenze, e le circostanze della vita, soprattutto della prima infanzia, eventualmente a trasformarlo. Ma tutti conosciamo persone buone, che non fanno del male a nessuno. Abbiamo anche esempi di persone che dedicano la vita ad alleviare le sofferenze altrui. Perché non estendere questi comportamenti anche agli animali, soprattutto agli animali erbivori e indifesi delle cui carni ci nutriamo?
Sarà delirio di onnipotenza, come tu dici, ma io cerco di evitare azioni ignobili e crudeli, contro i miei simili e contro gli animali. Questo mi fa stare meglio. Guardo gli uccellini che frequentano le mie piante, spero che si abituino alla mia presenza e non abbiano paura di me.
Non ci sarebbe cibo animale per tutti, se si evitasse lo sfruttamento intensivo. Solo un’elite potrebbe mangiare cadaveri animali. Comunque, anche se allevati in spazi diversi, gli animali soffrono lo stesso, perché anche nel biologico non viene rispettata la loro natura. Non credo che un allevatore biologico sia disposto a correre per un grande spazio a cercare uova ben nascoste dalle galline e lasci vivere i pulcini maschi, che finiscono invece nel tritacarne vivi. Le mucche vengono comunque private dei loro cuccioli, che vengono macellati. Gli animali, comprese le mucche, vengono tutti uccisi in giovane età.
Il grande consumo di animali morti e dei loro derivati è una recente abitudine, nell’alimentazione umana. Gran parte dei contadini, che sono stati la maggioranza della popolazione per molti secoli, non possedevano terra, vivevano in paesi e si nutrivano di cereali, legumi e poche verdure spontanee. Prima della seconda guerra mondiale nella famiglia di mio nonno, benestante proprietario di terra di paese, la razione di carne era mezza salsiccia a testa la domenica. Anche il consumo di latte che abbiamo adesso non ha precedenti nella nostra storia.
Elio_C, io credo che esista un’abitudine alla violenza. Tutti da piccoli abbiamo assistito a scene di violenza nei confronti degli animali, magari agita da persone della nostra famiglia. Io ho visto uccidere delle galline da mia nonna. Credo che educando i piccoli alla non violenza contro altri esseri senzienti, verrà spontaneo evitarla anche nei confronti di umani. I bambini capiscono più cose di quanto noi pensiamo, capiscono cosa è giusto e sbagliato e se gli umani di riferimento tramutano il male in normalità, c’è il rischio che per il bambino la “normalità” si espanda ai suoi simili.
Se gli scimpanzé mangiano le scimmiette, è probabile che il loro cibo naturale sia venuto a mancare, o magari sia stato loro sottratto da qualche umano che aveva interesse a farlo. Tu, che sei un primate come me e tutti noi umani, mangeresti una scimmietta viva, se non fossi digiuno da giorni?
I cibi alternativi dei vegan non sono affatto alternativi, sono cibi tradizionali.
Chi ha voglia di sperimentare, può provare cibi esotici, ma non è assolutamente necessario per essere vegan. Come ho già detto, basta aggiungere un pugno di piselli, anche surgelati, ad un qualsiasi piatto di cereali e verdure per avere proteine in eccedenza. E’ anche sufficiente aprire una scatola di fagioli o ceci o lenticchie.
Nei nostri forum ci sono persone di diversi livelli culturali e diverse posizioni sociali. Ci sono vegan anche operai e perfino operai disoccupati. Non è necessario un master per rispettare o amare gli animali. Ho osservato tra le mie conoscenze che anche le persone più semplici possono essere ricettive ed interessate a questo nuovo modo di vivere.
E’ più facile avere una dieta equilibrata senza perdere tempo per un vegan che per un onnivoro e, se ci si concedono troppi alimenti calorici, è molto difficile che si ingrassi, salvo patologie, naturalmente. La maggior parte dei vegan non ha problemi di sovrappeso, neanche i golosi di dolci.
Rosa, il problema di comportamento quando si è invitati non è un problema. Basta dire semplicemente le proprie esigenze al momento dell’invito, oppure ricordarlo se gli amici sono già sono al corrente della tua scelta alimentare.
Chi passa bruscamente dalla dieta onnivora a quella vegan non ha nessun problema fisico. Ne conosco molti esempi, soprattutto fra i giovani. Spesso si ha un miglioramento della salute. Decenni fa non c’erano informazioni o erano distorte e quindi molti diventavano vegetariani, senza sapere che si potessero eliminare completamente le proteine animali.
Se vuoi ulteriori spiegazioni vieni nel nostro forum Veganhome, che ho linkato sopra. Troverai persone amichevoli e anche diversi esperti di alimentazione.
Grazie a tutti
pamela
Pamela, guarda che sono d’accordo con te. Non sono convinto che l’uomo che nasca buono, proprio per niente, e forse è questo il punto. Sono il primo a dire, da carnivoro, toglietemi la carne nei supermercati. Considera che da piccolo non riuscivo a neanche a forzare un criceto a rimanermi in mano, mi sembrava di fargli un sopruso. E ti ribadisco che essere vegan è bene, che anche se il mondo non lo cambierai ma la sola idea ti fa stare meglio non c’è niente di male. Diciamo che mi soffermavo sulla “politica” dei vegan, ma non dei vegan in particolare, è che non mi piace chi vuole convincere un altro di qualcosa di cui lui è convinto. in generale.
Io penso che chiunque abbia un credo, di qualsiasi tipo, che considera importante e utile non solo a sé ma a tutti, cerchi di convincere gli altri. Se questo non accadesse, non ci sarebbero discussioni. La gente difende le sue posizioni e opinioni anche sul calcio, la moda, su tutto. Io dicevo che, per carattere, rifuggo dalle discussioni, a meno che non riguardino alcuni argomenti che mi stanno particolarmente a cuore: gli animali, i bambini, la psichiatria, ad esempio. E se parlo è solo per difendere i deboli, non per il piacere di provare a sconfiggere un avversario, come talvolta vedo accadere.
Io ho visto persone illuminarsi quando ho mostrato il mio modo di vivere e la sua facilità e accessibilità, ho visto persone cambiare abitudini alimentari, diminuire la parte di provenienza animale dei loro pasti, dopo poche frasi scambiate alla macchinetta del caffè. Non posso rinunciare a parlare, a dare voce a chi non ha voce.
🙂
ti fa molto onore.
io invece amo discutere di cose futili, sono dell’idea che le idee importanti, i principi, gli stili di vita, i grandi cambiamenti nascano dalle persone stesse, che si autosvegliano, non serve che qualcuno le imbocchi.
ma sono solo approcci diversi.
speriamo che gli animali soffrano sempre meno per la crudeltà umana, comunque.
Non è l’imboccamento che serve difatti, anche perché se si è sicuri delle proprie idee, non si corre il rischio assolutamente di cambiarle.
Per questo io non ho ostilità verso i confronti, permettono di rafforzare i propri punti di vista, quando se ne hanno, ma anche di modificarli quando si ritiene possano essere migliorati. I principi e le idee importanti è vero che si autorisvegliano, perché se non si destano in noi non sono autentici, sono solo incollati come manifesti di propaganda su una parete. Ma per destarsi, a volte, si avvalgono di incontri con idee altrui che magari prima non conoscevamo.
Quello che è certo è che si fa molto prima a credere a ciò che non comporta la modifica della nostra posizione, o non fa vacillare la nostra coscienza.
questo post sta dando ottimi frutti…
Si, Emanuele, sta dando ottimi frutti, grazie a tutti voi.
Un saluto e un abbraccio a tutti.
pamela
…Lo so che torno su una discussione di molto tempo prima,
ma è solo per dare conferma della positività di questa esperienza…
Ovviamente incontro il disappunto di tante persone, medici persino che non incoraggiano…La dottoressa è capace solo di dire “se alle prossime analisi l’emglobina si abbassa, per me ti devi fermare”…Il punto è che probabilmente si abbasserebbe anche, se non seguissi le abitudini che lei non mi ha indicato…Non è certo merito suo se so che i legumi vanno mangiati tutti i giorni, che la vitamina C è esaltatrice del ferro vegetale, e che i flavonoidi del vino e i tanini del caffé possono inibire l’assorbimento di ferro non eme…
Non mangiare più la carne è forse la sola cosa che al momento mi fa sentire serena, e mi spiace solo di non esserci arrivata prima…
Spaventa tanto dal punto di vista della salute, ne ho sentite davvero di tutti i colori, ma io credo di sentirmi meglio di prima: non ho perso forza o energia, il colesterolo mi si è abbastato decisamente, e le persone mi dicono anzi che sono più bella 😀
Non faccio assolutamente la fame, anzi non conosco molte persone che come me facciano 5 pasti al giorno.
E quello che mi piace di più è che sono attentissima a comprare detersivi cruelty free, boicotto aziende che credevo non testassero su animali, ho scritto anche ad alcune per richiedere la certificazione ICEA, ho eliminato tante marche di multinazionali dalle mie liste della spesa…
Ho capito che ci vuole davvero molto poco tra lo scegliere o non scegliere qualcosa che richiede solo pochi istanti di consapevolezza.
Ciao Rosa. Sono felice che tu abbia deciso di eliminare la carne e che buona parte dei tuoi millequattrocento animali siano in salvo.
Alcune cose che sai adesso io neanche le sapevo, oppure non ci faccio molto caso, ma non ho mai avuto problemi con le analisi. Sapevo che è bene condire i legumi con limone, ma me ne ricordo una volta su dieci. Neanche mangio legumi tutti i giorni, a parte il cappuccino di soia quotidiano al bar.
Per detersivi e cosmetici, io ho stampato la lista di questo sito
http://www.consumoconsapevole.org/
e controllo che i detersivi che compro siano nella lista.
Di questa lista mi fido ciecamente, perché garantisce che gli ingredienti usati non sono stati immessi sul mercato di recente e quindi non provocano nuova vivisezione. Purtroppo tutte le nuove sostanze chimiche devono essere sperimentate per legge sugli animali, ma le ditte di questa lista si impegnano a non usare ingredienti immessi sul mercato dopo un certo anno, che ogni ditta sceglie.
Non mi accontento della dicitura “non testato su animali”, perché so bene che sono pochissime le ditte che ancora sperimentano il prodotto finito, ma il problema sono gli ingredienti. Questo, naturalmente, non lo scrivo per te, che già lo sai, ma per altri eventuali lettori, all’oscuro di una materia complessa.
Io compro detersivi per la casa nei negozi equosolidali e tutto il resto lo trovo facilmente nei negozi biologici o in erboristeria, ma qualcosa anche nei grandi magazzini.
Le ditte che aderiscono allo standard Icea-Lav stanno aumentando e quindi c’è ancora più scelta per noi vegan e per chiunque voglia assicurarsi che nessun animale è morto o è stato torturato per il suo bagnoschiuma o dopobarba o fard. Credo che valga la pena di fare un piccolo gesto, di prendere questa lista e metterla in borsa, quando si prevede di acquistare detersivi o cosmetici, se questo salva animali.
Chissà che non ci incontriamo, prima o poi. Il mondo vegan è piccolo, anche se in costante espansione.
Grazie Pamela, anche io conosco quella lista, è ho imparato che è facile procurarsi molti prodotti sicuri, e che non bisogna fidarsi di non “testato su animali” proprio per il problema delle materie prime (anch’io lo scrivo per altri, ovviamente). Nei negozi acqua & sapone, per esempio, si trovano i detersivi per i piatti o per i pavimenti dei Provenzali (ma, sì, facciamo pubblicità), che fanno anche tutta la linea di shampoo, saponi per l’igiene personale, ecc. Ma chi è attento anche al risparmio, può comprare anche i prodotti a marchio coop per la cura della persona, dai dischetti struccanti al dentifricio, dal bagnoschiuma alla crema solare…Però questo non vale per gli altri prodotti per la cura della casa (attenzione!) Le fanatiche come me possono anche procurarsi alcuni cosmeici sicuri nelle erboristerie (ma attenzione, non tutto quello che è in erboristeria è automaticamente cruelty free), e chi vuole anche risposte più economiche, trova una linea di una casa tedesca come Essence nelle OVS che sul proprio sito scrive chiaramente di non testare nulla di nulla su animali…
Io invece i legumi li mangio quasi sempre, perché sono leggeri ed estivi (contrariamente a quanto molti pensano), saziano molto, e si possono cucinare in vario modo, zuppe, insalate, nelle polpette coi funghi, nel riso o aggiunti a altri cereali che non conoscevo come Kamut, Bulgur…Io adoro i risotti, per questo preferisco i cereali in chicco alla pasta…Certo, chi non è abituato troppo al cibo vegetale, ne può risentire, perché noh ha una flora batterica diciamo “sveglia” e consiglio di introdurre legumi gradatamente…Ho imparato a mangiare cose buonissime che non conoscevo, come il tanhin che è un’ottima fonte di grasso e ricchissimo di calcio (100 grammi contengono il 101% della RDA!), con il vantaggio che i suoi grassi ovviamente non sono saturi e non hanno colesterolo…Preferisco di gran lunga il sapore del latte di soia, anzi riesco a prenderlo anche bianco, mentre prima quello vaccino dovevo sempre camuffarlo col caffé o con il cacao…Ho imparato ad apprezzare anche il tofu perché assorbe tutti i sapori dei cibi con il quale è cucinato, è ottimo con le melanzane, il pomodoro, le zucchine…
Ora devo andare, buona giornata
ps. Visto che ci sono, una cosa volevo chiederti, Pamela, circa l’olio di cui tempo addietro, mi dicesti per le zanzare…:-)
è facile reperirlo? C’è una marca in particolare che lo produce…?
Io per ora mi difendo con candele alla citronella e le piantine di basilico…
La marca tedesca che citi non è nello lista di consumoconsapevole e non è neanche nella lista BUAV, che è l’equivalente per l’estero. Per chi vuole essere sicuro che i propri soldi non provochino nuova sperimentazione animale non è sufficiente che una ditta affermi di non sperimentare sugli animali (quasi nessuna ditta lo fa), ma deve essere su queste liste, che riguardano anche la data di immissione sul mercato degli ingredienti.
Per i legumi, non creano alcun problema digestivo i piselli, le lenticchie decorticate, la farina di ceci e naturalmente la soia sotto forma di latte e tofu. Per gli altri legumi è sufficiente aggiungere una foglia di alloro e cuocere a lungo.
L’olio di neem lo trovi in qualsiasi erboristeria, spesso insieme ad altre essenze profumate, per nasconderne l’odore che è sgradevole anche agli umani.
Hai ragione, forse è meglio non promuovere una marca che non dà una totale garanzia. Ma devo dirti che le verifiche che hai fatto le ho compiute anch’io, e mi era parsa comunque una cosa affidabile, perché loro scrivono di non testare non solo il prodotto finito, ma anche le singole materie, né di commissionare a terzi nessuna sperimentazione di ingredienti, sia in Germania che in altri paesi, né da acquistare da fornitori che facciano uso di sperimentazione. Se fosse così facile mentire tanto dichiaratamente, ho pensato, lo farebbero anche molte altre aziende che invece si limitano alla frasetta aleatoria e generica “prodotto non testato” oppure fanno tutto un panegirico per buttare fumo negli occhi e non dichiarare una netta posizione. E poi ho visto che il loro nome non compare sugli elenchi di questo sito, neanche tra i prodotti ritenuti erroneamente innoqui,
comunque meglio non rischiare
http://www.lavocedeiconigli.it/lista_della_morte.htm
magari a qualcuno interessa approfondire questi prodotti, per questo lo allego…
grazie per il consiglio dell’olio,
buona estate
Mah, può darsi che sia una ditta nuova, che ancora non ha aderito a nessuno Standard. Io, comunque, per sicurezza, mi atterrei alla lista BUAV, per i prodotti stranieri, anzi approfitto per linkare la pagina:
http://www.gocrueltyfree.org/companies.php
Questo è il modo più sicuro per evitare di provocare nuova sperimentazione animale. Le ditte che aderiscono a queste liste, sia quella italiana che la BUAV, sono tante e abbiamo solo l’imbarazzo della scelta. La mia speranza è che aderiscano tutte.
Ciao, buona estate anche a te.
Bisogna sperare che aderiscano tutte, perché la vivisezione è barbara e crudele e assolutamente inutile dal punto di vista scientifico. E c’è ancora chi pensa che sia necessaria alla ricerca e al progresso, questo è assurdo.
Se ho allegato quel link con le aziende che attuano la sperimentazione, l’ho fatto proprio perché ci sono tante marche ‘familiari’ anche nel settore alimentare che ne fanno uso, e sarebbe bene che la gente pensasse a ciò che infila nel proprio carrello quando fa compere al supermercato. Sai, col tuo consiglio di portare in borsa la lista di vivo, mi hai suggerito l’idea di stampare qualche pieghevole in più e di darlo ad altri. E credo proprio che se la risparmieranno la fatica di dirmi che ci sono cose più importanti a cui pesare.