Provocazione in forma d’apologo 152

Ricorda perfettamente d’avere lasciato la sua città per un’altra; a seconda dello sviluppo degli affari che lo avevano indotto a partire, si sarebbe poi magari trasferito altrove; il suo bagaglio era adeguato a queste necessità, già messe in conto alla partenza.

In seguito però le cose si erano fatte difficili, se non pure penose; ogni scioglimento annunciato si risolveva in complicazioni ulteriori; e i tempi si erano conseguentemente allungati.
Dopo moltissimi anni sembrò arrivato il momento di tirare le somme, e non furono buone: occasioni sprecate, quasi nulla concluso, lui ormai vecchio e sempre meno capace di alcunché.
Pareva proprio che non ci fosse niente da aggiungere.
Perché allora, tirate le somme, non tirare anche il fiato? Qualsiasi luogo, qualsiasi pezzo di terra non era forse buono per passarvi tranquillo quegli ultimi giorni, per poi stendersi e rendere l’anima?
Ma no, lui non s’è mai rassegnato; per poco o nulla che abbia realizzato, con il suo scarso e pesantissimo bagaglio deve tornare a casa.
Lì giunto potrà tentare di rintracciare e leggere tutte le lettere che non aveva mai smesso di spedirvi, e che i destinatari avevano ben presto smesso perfino di aprire.
Nella gran confusione che è il tessuto della sua vita, questo ha sempre sentito in modo chiaro: in mancanza di interventi eccezionali e all’apparenza esterni, solo nelle progressive deviazioni, nel proprio finale smarrimento, il senso si rivela.

2 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 152

  1. nadia agustoni

    “…nel proprio finale smarrimento, il senso si rivela.”

    Vorrei crederci, anzi spero sia così.
    Grazie Roberto.

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  2. robertorossitesta

    Cara Nadia,
    siamo in tanti a sperarlo, anche se lo esprimiamo in modi diversi.
    Un abbraccio,
    Roberto

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