NEL SEGNO DEL CANCRO di Cinzia Spadola

nel-segno-del-cancroCi sono argomenti più difficili da trattare, rispetto ad altri; ma non per questo meno importanti. “Nel segno del cancro” è il titolo di un libro scritto da Cinzia Spadola e pubblicato dal piccolo editore “Sampognaro & Pupi” (€ 10, pagg. 65). Che il titolo non tragga in inganno, però; giacché non ha nulla a che fare con l’astrologia o i segni zodiacali, ma con qualcosa che incide nelle nostre vite in maniera molto più significativa e devastante: la malattia. Questo libro, infatti, offre l’incredibile testimonianza di una donna colpita dal tumore al seno.
Credo che libri come questo meritino la massima attenzione. Anche perché secondo l’Airc, il tumore al seno colpisce una donna su dieci. È il tumore più frequente nel sesso femminile e rappresenta il 25 per cento di tutti i tumori che colpiscono le donne. In Italia sono diagnosticati circa 37.000 casi (152 ogni 100.000 donne). Uno di questi casi è, appunto, quello di Cinzia Spadola.

A prescindere dalle motivazioni che hanno spinto Cinzia a scrivere la sua storia, credo sia importante parlarne: per aiutare a capire che non si è soli, che quel «proprio a me» riguarda tantissima gente; per ribadire che la prevenzione continua a essere l’arma principale per contrastare questo male. E perché il mettere in comune esperienze dolorose – che segnano – può trasformarsi in una risorsa per noi stessi e per coloro con cui le condividiamo.
Ma c’è di più. Nella postfazione del libro, Paolo Tralongo – primario del reparto oncologico dell’ospedale di Avola – scrive: «Ogni pagina dell’esperienza, per certi aspetti singolare, di Cinzia, riportata in questo volume, è continua testimonianza di quanto gli aspetti comunicativi, relazionali, umanistici, oltre che scientifici, siano rilevanti nel condizionare gli esiti di un programma assistenziale e lo stato di benessere del paziente affetto da cancro».
L’esperienza dell’autrice è “singolare” per un motivo molto semplice: sottoposta a chemioterapia (e in condizioni di “menopausa farmacologia”), Cinzia riesce comunque a concepire e a dare alla luce una bambina sana.
«La scienza non è esatta», sostiene Paolo Tralongo, «ed il medico deve ricordare che le sue proposte diagnostico-terapeutiche si basano solo su probabilità.»
Ne parlo con l’autrice. Le chiedo di raccontarci come è nato questo libro.
«Quando mi sono presentata al dott. Tralongo per la prima volta, con la fedele documentazione clinica che mi accompagnava a ogni visita, Doc pensava ci fosse un errore, così ho iniziato a descrivere esattamente tutto il decorso della malattia. Mi ascoltava come rapito, proprio come mi ascoltano i miei figli quando mi invento una super storia dai risvolti inaspettati, tipo: l’invincibile mostro che vuole uccidere la principessa viene, invece, non senza fatica, da lei sconfitto; e sul campo di battaglia, diventato oramai un deserto, grazie ad una misteriosa magia, nasce un meraviglioso fiore che dà nuovo senso alla vita. La mia vicenda è quasi altrettanto incredibile: non sembra vera… e invece lo è. Doc, allora, ha avuto voce solo per dire: “questa storia va raccontata, perchè può essere utile sia ai pazienti che agli operatori in oncologia”. Ed io, ubbidiente come generalmente non sono, visto che avevo solo da gestire un marito, due figli piccoli e un lavoro a 80 km da casa, ho scritto. Ho vomitato pagina dopo pagina tutto ciò che mi tenevo dentro da tanto tempo; ho rivissuto ogni momento, ogni emozione; mi sono guardata dentro ed ho scoperto cicatrici dell’anima di cui ignoravo l’esistenza; ho pianto (cosa che non avevo fatto prima) descrivendo come il tempo improvvisamente rallentasse, mentre il medico pronunciava quella parola: TUMORE. Lettera per lettera, il cancro incideva il suo marchio su di me. Ho riprovato la nausea che il cocktail chemioterapico mi ha provocato; ho risentito la stanchezza del corpo e dell’anima. E poi, la risalita. Ho gioito nel rivedere la luce alla fine di un tunnel. Alla fine del mio tunnel, però, mi attendeva una sorpresa veramente inaspettata, incredibile, imprevedibile. Era la luce di una vita che nasce, quella che riverbera dei colori della speranza, della vera felicità; la luce di un fiore che nasceva dal mio deserto a dare un nuovo senso alla vita. Questo è tutto!»

Massimo Maugeri

articolo pubblicato sull’inserto “Scritture&Pensieri” del Corriere Nazionale

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