Ieri nell’intervallo del pranzo ho invitato i colleghi più stretti per un boccone. Credevano li portassi al bar sotto l’ufficio, al massimo nella pizzeria in fondo all’isolato, invece li ho fatti svoltare per un paio di vie fino alla storica piazzetta e li ho fatti salire all’attico dove c’era ad attenderci un piccolo rinfresco – piccolo e veloce, i minuti sforati in pausa pranzo bisogna poi recuperarli. “Ecco” ho detto loro facendoli accomodare “ecco la mia nuova casa”.
“Ma che scherzo è mai questo?”
“Proprio qui, nel posto più caro della città?”
“Bel salto, da quelle tre stanzette in periferia!”
“Cos’è, ti sei messo a rapinare banche durante le ferie?”
Li ho lasciati dire per un po’, quindi, fra una tartina e un sorso di vino, ho spiegato: “Questi sono gli onesti proventi di alcuni dei miei libri”.
“Ma non traducevi e scrivevi piccole cose per passione, lette solo da pochi svitati come te? ”
“Faccio anche quello e continuerò a farlo: per salvarmi l’anima e coltivare il mio masochismo; mentre per coltivare il masochismo del lettore standard scrivo altro, ad esempio “AA”, “BB” e “CC”, che rendono un tantinello di più”.
“Ma cosa ci racconti? Quelli li ha scritti JZ, ci ha vinto anche dei premi e sta sempre in televisione!”
“JZ? JZ è il mio negro.”
A quel punto è partita la loro risata, che ci ha messo parecchio a calmarsi per una nuova battuta:
“Tu sudi e scrivi, lui va in giro mettendoci la faccia e prendendosi gli onori. E il negro sarebbe lui? Cosa significa “negro” per te?”
“È questione di punti di vista. Intanto la cosa è partita da me e la piloto io. Io istruisco JZ per le occasioni pubbliche ed è la parte più difficile, perché è un mondano e questo aiuta molto, ma ha un cervello da canarino e il cervello, vi assicuro, serve anche per cose del genere; preparazione e cervello, anche se usati in maniera particolare. Comunque finora ce la siamo cavata. Egregiamente mi sembra. In questo modo JZ lo tengo per il collo, si potrebbe magari dire un po’ più in basso. Che cosa può fare lui? Per caso dire: “Il vero autore dei miei libri è quel tale”? Mai al mondo, ci tiene troppo. Così, come ho deciso io l’inizio di questa messinscena, a suo tempo ne deciderò la fine, come tutto il resto, dalle modalità ai guadagni di JZ: ottimi, va detto, tali da fargli condurre credibilmente il treno di vita di un autore di grande successo. E per me, come vedete, ne resta più che abbastanza.“
“Già i guadagni… E come te la cavi con le tasse?” ha chiesto con una punta di speranzosa malignità il capufficio.
“Ora vuoi sapere troppo. Comunque sappiate che è tutto denunciato, fino all’ultimo centesimo, e per così dire quasi alla luce del sole. Nella sostanza almeno. È la prima condizione che ho posto, per me e per JZ. Per i dettagli ci sono gli esperti, i marchingegni sono affar loro: basta pagarli e sono bravissimi anche nel bene.”
I colleghi tentennavano, facevano ancora la parte di quelli che non se la bevono, ma si vedeva che ormai recitavano. Poi ha cominciato a insinuarsi un po’ d’imbarazzo, qualcuno ha sbirciato l’orologio. Sono stato io a rompere gli indugi: “Forza gente, torniamo a faticare, altrimenti stasera ci tocca uscire con le stelle in cielo”.
Mentre ci avviavamo quello che si crede più furbo ha buttato lì: “A casa ho una copia di “AA”, comprata da mia figlia credo. Se te la porto me la autografi?”.
“Per prima cosa, se ti trovi una copia di “AA” in casa, vai a pag. 123 e chiediti quel personaggio di contorno dove può essere stato pescato. E poi, i libri firmati da JZ al massimo ve li faccio autografare da lui, ovviamente con dedica speciale. Se invece vi fa piacere il mio autografo con dedica su dei libri, procuratevi gli altri miei, quelli per pochi svitati. Però poi, almeno, cercate di leggerli; chissà che non vi scopriate un po’ svitati anche voi.”

Roberto! Che bello! Quando un millesimato come si deve per tutta lpels?
Che bello? secondo me è una storia vera. e l’anima salvata è una delle più geniali in giro per il mondo. e se non è una storia vera, beh dovrebbe esserlo!
ciao Roberto, ti leggo sempre.
c’è la spiritualità, se così vogliamo dire,
del distacco da sé, della non identificazione con l’oggetto,
nemmeno quello che produce l’identità di successo.
c’è, al contempo, la dichiarazione di una paternità,
ossia il bisogno di farsi sapere, almeno
da un gruppo ristretto, proprio dal gruppo dei colleghi
che si sono radicati in un’immagine.
c’è un bisogno di di-più, dell’alterità di sé,
conservando la quotidianità, rientrando nel recinto
dell’ufficio.
Grazie, caro Roberto, per questa nuova pagina
che ancora mi racconta
Cari Sparz, Kara e Alfonso,
dallo spunto di un recupero edilizio in forme particolarmente irritanti per questi tempi difficili, in quattro e quattr’otto ho messo insieme questa burla, da pierinolapeste non innocente ma purtroppo innocuo.
Grazie e un caro saluto,
Roberto
“Se invece vi fa piacere il mio autografo con dedica su dei libri, procuratevi gli altri miei, quelli per pochi svitati. Però poi, almeno, cercate di leggerli; chissà che non vi scopriate un po’ svitati anche voi”
Apologo tra i più belli questo. Grazie Roberto.
Io so già d’essere un po’ svitata, dunque meriterei d’avere tra le mani un tuo libro autentico, autografo con dedica, naturalmente per leggerlo, non per riempire un posto vuoto in uno dei miei innumerevoli scaffali (in realtà ricolmi di libri all’inverosimile).
Giorgina BG
Cara Nadia,
grazie a te, si vede che al di là dello scherzo si percepisce anche altro.
A volte sparo a pallini: il colpo si avverte di meno, ma la rosa è più larga.
Un abbraccio,
Roberto
Cara Giorgina,
qui svitati lo siamo un po’ tutti, è per quello che ci lasciano giocare sorvegliandoci senza parere, per il nostro bene ovviamente.
La materialità dei libri, il loro peso e ingombro è un bel problema per chi li possiede; ma almeno non si possono far sparire con un CANC, chi ce li volesse togliere dovrebbe prendersi almeno un po’ di disturbo.
Un caro saluto,
Roberto
Caro RRT
Mi è piaciuto molto questo apologo, elegante assai, come ti si confà.
E’ pure intrigante, e supidifacente, (o no), fare il gòstràiter di sè stesso.
Ci sto provando.
Ma non mi riesce bene.
Cioè cerco di smaterializzarmi e bilocarmi.
Recentemente mi sono trovato nei suburbi di Karachi, ma non mi è andata bene.
Ero diventato un mendicante analfabeta pakistano.
E’ stato difficile tornare indietro….
🙂
Bene, bene, bene! Gustata la burla oltre l’immaginabile – hai un tempismo formidabile nel captare i bdsr (bisogni di sane risate) – corro a procurarmi i volumi da fare autografare a pierinolapeste. Un saluto finalmente felice di essere svitato a dovere.
Caro Mario,
non lo dire, tutte queste giravolte dell’essere non possono che dare il mal d’aria.
E la mattina che guardandoci allo specchio ci vedremo finalmente con la faccia giusta vorrà dire che saremo arrivati al capolinea; allora l’unica cosa sensata da fare sarà di andare a comprarci il loculo, per non lasciare l’incomodo ad altri.
Alegher!,
Roberto
Cara Anna Maria,
siamo viti ansiose di schizzar via dalla sede, oppure di ricevere la visita del Cacciavite, che nella sede ci confermi a dovere?
Anche se c’entra poco mi torna in mente un ricordo d’infanzia: quando a Natale s’intestardivano a regalargli il meccano, un mio conoscente lo regalava ad altri bambini poveri. Si fece così la fama d’esser buono, mentre in realtà era solo maldestro. Nondimeno, quantunque in forme diverse, prese passione al gioco di montare e smontare, anzi si può dire che non abbia più fatto altro, anche e specialmente quando fa sul serio.
Un caro saluto,
Roberto