49. La cattiva strada

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da qui

Saulo, scampato all’incursione nella Centraal Station, decide di recarsi dal cardinal Bagnasco per un voto solenne di ringraziamento: non criticherà più le scuole di scrittura, non recensirà più romanzi inesistenti, non sottovaluterà un’istituzione che ha già prodotto il primo martire: Beppe Geenna, sepolto coi cammelli impermanenti e bipolari nell’attacco violento della Ricco Barocco. L’impresa è ardua, se ne rende conto: obiezioni di ogni genere si affacciano alla mente, ma è giusto che resista, dopo essere rimasto indenne nella catastrofe improvvisa. S’incammina a piedi verso il palazzo della Cei: la marcia faticosa sarà parte integrante del suo impegno, poiché avrà il tempo di assaporare fino in fondo la salvezza ottenuta contro tutti i pronostici. Quando la sede episcopale è a pochi passi, gli appare un uomo in giacca e cravatta, anziano, cranio calvo e occhiali dalla montatura scura e demodé.
Dove vorrebbe andare?
Dal cardinal Bagnasco.
A che fare, di grazia?
A pronunciare un voto: non cercherò più di contrastare le scuole di scrittura.
Non mi sembra ragionevole. Ho da tempo in progetto di finanziare una ricerca per dimostrare che imparare a scrivere richiede tutt’altre condizioni. Entriamo in società, ognuno con i suoi talenti: lei col carisma di scrittore, io col carisma del denaro.
Ma se nemmeno la conosco!
Mi chiamo don Virzì. Già immagino lo scoop: Saulo convertito sulla via di Bagnasco; d’ora in poi si chiamerà Paolo.
Ciò è ridicolo.
Si fidi: ora mando un sms a Loredana Pervecchie Dalla Parte, la giornalista più trendy del momento.
Armeggia col telefonino e attende la risposta, che giunge immediata: Se la cosa vale, s’imporrà da sola.
Non importa, troverò altre vie. Stia sicuro che tutto andrà a buon fine. Non mi deve ringraziare, siamo nella stessa barca.
Saulo-Paolo non ha la forza di reagire: la marcia lo ha sfiancato. Sta pensando a quale dei circoli di amici sparsi in tutt’Italia potrebbe chiedere consiglio sulla questione che si è aperta. Forse scriverà una lettera ai romani.

9 pensieri su “49. La cattiva strada

  1. f&r

    m’incuriosisce il ruolo della CEI nella questione della scrittura, c’è da chiedersi se alla scuola di Isaia o di Paolo di Tarso si studiassero le regole del bello scrivere 🙂

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  2. M&C

    Ritorno sempre lì:l’Amore è la via migliore di tutte. Il problema è che a volte la cattiva strada sembra la più facile e la più interessante da intraprendere.

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  3. Saulo

    “Se la cosa vale, s’imporrà da sola.”
    Una frase che sembra quella che inviavano i direttori del personale ai candidati esclusi: “Saremo lieti di mantenere in evidenza la sua candidatura per altre future selezioni…”
    Oscar all’ipocrisia.

    Ora Saulo, a parte scrivere lettere ai romani, si dedica ai mansionari…;-)))

    Saulo

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  4. la funambola

    indicare la “cattiva strada” con la testimonianza è l’unica eredità da lasciare ai nostri figli sperando che ci perdonino
    le innumerevoli tentazioni di deviarli sulla “buona” strada

    baci
    la fu

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  5. la funambola

    come tèèèèèèèèèèèè non c’è neeeeeessssssssunoooooooooooo…:)
    spero di non tradirti mai
    un bacio
    la fu

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