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da qui
Leopoldo sta fissando la piramide del Louvre: si chiede se sia in tono con l’insieme. Subito dopo si domanda se anche la sua vita sia in tono con l’insieme. Pensa alla sua storia di personaggio in balia di una scrittrice che, come spesso accade, era partita dall’aura rarefatta della poesia pura, in cui cercava una trasfigurazione letteraria e esistenziale: poi, a poco a poco, le traversie della vita di borgata l’avevano portata a sporcarsi le mani col racconto, iniettando una dose di realtà con la sua carne macerata, le contraddizioni e i paradossi laceranti; infine era approdata al romanzo, con l’intenzione di creare un mondo nuovo, riscattato dai limiti dell’ordinario in cui si sentiva soffocata: così era nato lui, Leopoldo, il suo destino da Ulisse alla ricerca di una patria riscattata – almeno provvisoriamente – dalle incrostazioni della rassegnazione e del cinismo. Avverte all’improvviso una fitta dolorosa in chissà quale parte dell’intestino o dello stomaco: che sta accadendo? I suoi occhi azzurri inseguono le lastre di vetro della piramide del Louvre, scorgono in ogni frammento il lavoro dei millenni, le tracce dell’evoluzione umana e cosmica, l’apparire della società civile, la solidarietà coi più deboli, la teoria degli ospedali da campo, dei pronti soccorsi, le operazioni in chirurgia d’urgenza; e poi la violenza, la legge della giungla, le grida della gente, il dolore di una pallottola conficcata nell’addome: si china in avanti come fosse ubriaco, si avvita su se stesso, come una foglia al vento, come la carta di giornale che copre il barbone Andreas sotto il ponte della Senna per ripararlo da un freddo che diventa più pungente, sempre più pungente, mentre il romanzo sembra rattrappirsi, tornare a essere racconto, ridursi all’unico verso di una poesia incomprensibile che ora è solo la smorfia di Leopoldo, accasciato davanti a una fontana che butta acqua come fosse sangue.

Leopolodo Ulisse e una patria da cercare
come non pensare a Itaca?
un abbraccio, fabry
f&r
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sara` questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
ne’ nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; piu’ profumi inebrianti che puoi,
va in molte citta` egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare.
don FlAuBERt!
vi ringrazio: tra i miei preferiti:-)
spesso la vita non è in tono con l’insieme.
ed è questo a renderla unica.
come quella di leopoldo.
si fabry!!!!!
… Avverte all’improvviso una fitta dolorosa in chissà quale parte dell’intestino o dello stomaco …
Faber Leopoldo … Maria:-)
Stai per portarci al centro, … all’unico verso di una poesia incomprensibile …
“M’illumino di immenso”
Attendo la luce che rende chiaro il senso:-)
SM
Se veramente muoiono don Faber e Leopoldo, rimangono Maria ed Andreas gli autori/protagonisti della storia: quasi a dimostrazione che tutto passa ma ciò che ha valore rimane per sempre, non svanisce, e alla fine di tutto solo l’Amore sussiste e salva.
Come vuole anche spiegare quella leggenda che, caro don, una volta tu stesso ci hai raccontato:
“C’era una volta una donna cattiva che morì. Non lasciò dietro a sé neppure una buona azione. I diavoli la presero e la gettarono in un lago di fuoco. Ma il suo angelo custode stava lì e pensava: «quale sua buona azione possa ricordare da riferire poi è Dio?». Se ne ricordò e dissi a Dio: «Ha sradicato una cipollina nell’orto e la data a un mendicante». Ed Dio gli rispose: «Prendi dunque quella cipollina e porgigliela nel lago perché vi si aggrappi e si regga forte: se la tirerai fuori dal lago, che vada pure in paradiso; ma se la cipollina si spezzerà, la donna dovrà restare dov’è ora». L’angelo corse dalla donna e le porse la cipollina: «Tieni, donna: aggrappati, reggi forte». Prese pian piano a tirarla fuori; vi era quasi riuscito quando gli altri peccatori che si trovavano nel largo, vedendo che la tiravano fuori, cominciarono tutti ad attaccarsi a lei per essere trascinati fuori anche loro. Ma la donna era cattiva cattiva prese a dar calci agli altri: «E’ me che tirano fuori, non voi! La cipollina e mia, non vostra!». Aveva appena finito di dirlo che la cipollina si ruppe e la donna cadde nel lago, dove sta ancora bruciando. L’angelo si mise a piangere e si allontanò”
(I Fratelli Karamàzov – F. M.Dostoevskij)
Leopoldo si domanda se anche la sua vita sia in tono con l’insieme.
Mi ricorda tanto il fragile Kafka di cui abbiamo parlato ieri nel recital (è stato un successo!)
Ma, in fondo, c’è un po’ di lui in tutti noi: cerchiamo una trasfigurazione esistenziale con l’intenzione di creare un mondo nuovo, ma poi le traversie della vita, le contraddizioni e i paradossi in cui ci imbattiamo ci tentano, portandoci a rinchiuderci proprio nell’ordinario da cui fuggivamo, sentendoci soffocare.
Fabry, sei grande, ma che te lo dico a fare…lo sai! 🙂
Un abbraccio,
Titti
“chiunque può fare( che parola!) un libro.
e in effetti quasi tutti ci provano e più o meno ci riescono.
ma un libro non deve esporre un problema.
un libro dovrebbe essere una sfida, un’ingiunzione suprema, un ultimatum.
a chi?
è un segreto che soltanto l’autore conosce, ammesso che lo conosca.
la quasi totalità dei libri è inutile, proprio perchè manca loro questo segreto.
che cos’è “un’opera”? è il modo in cui tizio o caio ha lottato contro l’universo.
– ma non ha lottato affatto! –
benissimo.
allora la sua non è “un’opera”, ma un prodotto.
chiunque è capace di produrre”
so di anime che non hanno lottato, so di anime che hanno solo accolto, ma erano “analfabeti”
noi si deve morire
un bacio
la fu
…tante volte
questa straziante sublime icredibile smisurata preghiera mi manda in estasi
perduta quando già ero in salvo!
e già sentivo il mondo ritirarsi!
mi accingevo all’assalto dell’eterno,
quando tornò il respiro,
e verso l’altra sponda
udii ritirarsi la marea delusa!
e sono come un reduce che narri
strani segreti equatoriali
un marinaio che costeggiò rive lontane
od un pallido araldo dalle tremende porte
prima che siano suggellate!
ma un’altra volta rimanere! un’altra volta vedere le cose che orecchio non udì che occhio non vide un’altra volta sostare
mentre il tempo furtivo trascorre lenti e pesanti procedono i secoli ed i cicli si compiono.
amen
bacio
la fu
grazie care.
rive lontane e tremende porte sono riferimenti imprescindibili.
baci
faber
L’Acqua e il sangue, la vita e la morte…morire mentre si guarda scorrere la vita , vivere consapevoli della fine…
Bellissimo!
è il famoso imparare a lasciare, forse!