[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=d2S9VVeGNkA]
da qui
Saulo sta vegliando nella sala d’attesa del reparto in compagnia di una fila di persone di ogni età; la porta a vetri si apre ed entra un personaggio dall’aria un po’ accigliata, spettinato, in giacca blu, camicia azzurra e cravatta a rombi rossi e neri.
– Buongiorno, sono Giulio da Padova. Vorrei sapere come sta don Faber.
Il livello d’ansia della fila di persone non consente una risposta esaustiva. L’unico a reagire è Saulo, che lo prega di sedersi sulla panca, accanto a lui.
– Il professor Listorti non vuole sbilanciarsi; la pallottola ha perforato lo stomaco, causando danni gravi. E’ una partita difficile da vincere.
Giulio aggrotta le sopracciglia ulteriormente. Ha posato sulle gambe una cartellina nera; comincia a maneggiarla fino a che non l’apre con un gesto improvviso e perentorio.
– Non mi fraintendere, Saulo, capisco che il momento è grave. Ho una copia del romanzo a puntate scritto da Leopoldo alla Lipp di Parigi.
– Com’è possibile?
– Le voci girano e io viaggio per lavoro. E’ stato piacevole tornare per un giorno nel quartiere latino. Il proprietario della brasserie si è premunito da possibili sorprese: ritiene che l’opera potrebbe vincere il premio, anche se incompiuta. Ma questo è nulla rispetto al resto della storia.
– Spara.
– Di pallottole ne abbiamo abbastanza. Il romanzo a puntate ha risvegliato un genere che sonnecchiava da decenni. L’ultimo a entrare nella scia è Giovanni Paolo Pierino, che su Saitisfizio sta pubblicando L’Ossessione: nomen omen, evidentemente.
– Non c’è limite alla libido imitandi.
– E’ solo l’ultimo di una lunga serie. Un altro esce periodicamente su Carmilla: Radical Shock. Una storia sinistra; poi ci sono Auld Reekie di Stefania Auci e Social Killer, di Vito di Bari; io stesso sto pubblicando a puntate La dissoluzione familiare (detto fra noi: ma non si dovrebbe dire famigliare?), e l’elenco potrebbe proseguire. Ha ragione D’Orrifico: la letteratura è un copia e incolla.
– Perché mi racconti tutto questo?
– Sai che ho avviato un’impresa di pompe funebri con orazione incorporata: ne ho in mente una per don Faber, memorabile. Renderei giustizia alla creatività osteggiata; darei risalto all’originalità sfruttata senza alcun pudore. Lui non aveva bisogno di copiare: la sua vita era un romanzo; non gli restava che trascriverla fedelmente sulla pagina.
– Non pensavo fosse autore di romanzi: so che è il padre spirituale di Maria, una scrittrice.
– Ti spiegherò con calma. Cosa pensi della mia proposta?
Saulo lo guarda negli occhi; poi osserva la fila di persone di ogni età che aspetta una risposta dal medico di turno.
– Io spero che si salvi, che vinca la partita, anche stavolta.

Io spero che si salvi, che vinca la partita, anche stavolta.
pure io
un abbraccio, fabry
f&r
Anche io spero che don Faber vinca la sua partita, quella che coinvolge tante altre persone, soprattutto giovani con le loro famiglie, quella diventata difficile da vincere e per questo dolorosa come la pallottola che ha perforato lo stomaco…
M&C
La partita e come se ci fosse sempre stata vinta!
Don Faber e la essenza di questo romanzo, senza di lui tutto diventa una improbabile dulce poesia.
Un abbraccio.
Don Faber vivra’ se ha un forte stimolo a rimanere in vita e per cui lottare…E credo che di motivi ed obiettivi ne abbia da vendere!
…la letteratura è un copia e incolla.
Be’ don che dire? Rivoluzione letterale, un ritorno al romanzo classico e dettato dall’ispirazione: un passo indietro per tornare a scrivere bene e due passi avanti per innovare e scatenare la voglia di nuovo, e ahimè l’imitazione.
Ogni rivoluzione crea nuovi guerrieri mentre abbatte i vecchi schemi.
Parafrasando: “O si fa il romanzo o (si) muore!” Il web ha risposto: “Obbedisco!”
Chissà, forse don Faber (vecchio modo di scrivere dell’autore) muore per lasciar viva e libera Maria (il nuovo modo di scrivere di Fabrizio). Segni di questa maturazione artistica sono già presenti in tuoi scritti e il momento di transizione fra vecchio e nuovo era già in
embrione in Pret(re) a porter. Vorrei dire un passaggio opposto a Calvino, che va dai racconti brevi al romanzo, ma non è proprio così, e l’innovazione è anche qui. D’altra parte non è forse vero che l’allievo supera sempre il maestro?
Io non so se finirai nelle antologie come il tuo maestro, i tempi sono cambiati, il web ha fatto la rivoluzione e diventa famoso chi ha santi in … terra, ma nel tuo caso il passaparola è efficace.
Che dire, don Faber Maria Leopoldo? Continua a scrivere il resto si vedrà… solo vivendo:-))
SM
Non conosco “il prima” di don Fabrizio e quindi non so se Stella Maria scrive con cognizione di causa o azzarda una sua ipotesi sul passaggio da donFaber a Maria.
In ogni caso, secondo me don Fabrizio proseguira’ a scrivere (per il pubblico o soltanto per se stesso) perche’ -se ho imparato a conoscerlo- davvero non puo’ farne a meno.
Mi dispiace, mio caro Anonimo, che tu non conosca “il prima” di don Fabrizio, hai perso qualcosa, correrei ai ripari:-) ciò che viene dopo è ancor più bello. C’è una bella maturazione artistica e umana, senza snaturare se stesso e con continuità fra vecchio e nuovo, non accorgersene è difficile, credo tu ne possa condividere con me l’ipotesi leggendo il “prima” ma anche il “dopo” e il “mentre”:-)
Ma concordo, scrivere è come respirare, predicare, vivere, senza, il don non resisterebbe a tutto ciò che il quotidiano gli presenta.
SM
…che si salvi o non si salvi….ha vinto la partita…
grazie cari!
intanto ho aggiornato la puntata:
vediamo chi indovina cosa ho aggiunto.
io stesso sto pubblicando a puntate La dissoluzione familiare (detto fra noi: ma non si dovrebbe dire famigliare?)
:-)))
SM
Giusto Stella!
Per la precisione, da “Treccani.it”:
familiare (meno com. famigliare)= agg. e s. m. e f. [dal lat. familiaris, der. di familia «famiglia»].
Don Faber, ti hanno subito copiato l’idea!!!!
http://vibrisse.wordpress.com/category/la-dissoluzione-familiare/
grazie care.
felice di tracciare strade.
Non può morire, ma nel caso succedesse intoniamo un GLORIA A TE NELL’ARIA 🙂
Per i suonatori (non di Brema, ma di chitarra) metto anche gli accordi…Ah, martedi sera c’è uno special su Zucchero in televisione: E’ un peccato morir…
http://www.youtube.com/watch?v=NIJn2iI-JMA
Do Fa Sol
Gloria a te nell’aria
Do
Quale tu sia Fa Sol
Solo uno o solo o in compagnia
Do Fa Sol
Ma la vecchia storia
Fa La- Sol
Yeah Yeah è un peccato morir
Do Fa Sol
Gloria a te ogni volta
Do Fa Sol
Siamo saprai figli tuoi ma consumiamoci
Do Fa Sol
uno o due alla volta
Fa La- Sol
Yeah Yeah che è un peccato morir
La-
Yeah Fa
Ai piatti pieni a tavola Do Sol
La gente nostrana senza boria né buriana e via
La- Fa Do
Yeah Yeah che l’anima mia va a questa bocca di sole Sol
Che mi toglie le parole, Yeah
Do Fa Sol
Gloria ai tempi d’oro
Do Fa Sol
Io vi vorrei rivedere almeno prima di
Do Fa Sol
fare centouno
Fa La- Sol
Yeah Yeah è un peccato morir
Fa Sol
Yeah Yeah Yeah
Do Sol
Gloria siamo fiori
Fa Sol
Yeah Yeah Yeah
Do Fa Sol
Fa’ che s’innamori
Do Fa Sol
Gloria all’uccellino
Do Fa Sol
Vola da lei io non so volare dille che
Do Fa Sol
sei felice in mano
Fa La- Sol
E che è un peccato morir
La-
Yeah
Fa
Ai baci della luna Do
Questa vacca di vita Sol
Che in avanti all’incontrario va
La- Fa
Yeah Yeah all’anima mia! Do Sol
A questa bocca di sole che mi tace le parole
Fa Sol
Yeah Yeah Yeah
Do Sol
Gloria siamo fiori
Fa Sol
Yeah Yeah Yeah
Do Fa Sol
Fa’ che s’innamori
Do Fa Sol
Gloria a te o divino
Do Fa Sol
Dove sarà l’altra vita da suino se
Do Fa Sol
sei nel mio destino
Fa La- Sol
Yeah Yeah è un peccato morir
Do Fa Sol
Gloria sei nell’aria
Do Fa Sol
A te che fai certe cose con le cose
Do Fa Sol
di noi che siamo sabbia
Fa La- Sol
E che è un peccato morir
Fa La- Sol
E che è un peccato morir
Do
Yeah