77. Rivincite

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da qui

Saulo ha deciso di passare la notte in ospedale, vegliando per don Faber. Cosa farà per ingannare il tempo? Non ha intenzione di parlare con parenti, collaboratori o amici del paziente; si sa come va a finire, in questi casi: rimpianti, nostalgie, crisi improvvise, tutte cose da cui fugge come dalla peste. Dormire è impossibile: per la luce, i rumori continui, la tensione che si taglia col coltello. Decide d’impegnarsi in un’attività che lo rilassa: passare in rassegna gli incipit di romanzi imparati a memoria fino a oggi. L’inizio di un libro lo ha sempre affascinato per quella scommessa che si gioca tutto in poche righe; se la partenza è sbagliata, la storia finisce prima di iniziare.
Cominciamo da Giovanni Arpino, dice fra sé e sé. L’ombra delle colline:
Sapevo di sognare.
La salita era ripida, il sentiero appena tracciato tra le erbe andava su con brusche curve, ogni tanto rabbuiandosi tra le acacie che si sporgevano a grappoli, a ombrello. Tutto pareva felice intorno, in un ordine e silenzio assoluti.
Un esordio perfetto, che mette in medias res. Quel sogno confessato crea un’atmosfera piena di richiami, perché la letteratura è sogno e solo in sogno tutto può essere felice e il silenzio e l’ordine possono essere assoluti.
Vediamone un altro.
Il cacciatore di Aquiloni:
Sono diventato la persona che sono oggi all’età di 12 anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. È stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente. Sono ventisei anni che sbircio di nascosto in quel vicolo deserto. Oggi me ne rendo conto.
Ormai sei preso e non puoi tirarti indietro. Stasera, però, ho bisogno di un incipit che sia più in tema con la situazione; Beckett, per esempio, Malone muore:
Comunque, fra poco sarò morto del tutto, finalmente. Il mese venturo, forse. E allora sarebbe il mese di aprile, o di maggio. Perché l’anno è poco inoltrato, me lo dicono mille piccoli indizi. Può darsi che io mi sbagli e giunga anche più in là di San Giovanni, e anche del Quattordici Luglio, festa della libertà. Ma cosa dico mai, sono capace di arrivare sino alla Trasfigurazione, mi conosco bene, o all’Assunzione. Ma non credo, non credo di ingannarmi dicendo che queste solennità si celebreranno senza di me, quest’anno.
Sì, tutto dipende dall’inizio, come nella vita: non sono i primi anni quelli che ti segnano per sempre? E che fatica correggere, se sei partito male; ricorri ai trucchi e alla supplica, al ragionamento e alla violenza: ma i primi segni incisi nella carne, le parole, gli eventi, te li porti dentro come un ritmo che t’insegue anche se non vuoi. L’incipit della vita non dipende dalla nostra volontà; come la fine: non siamo noi a deciderla, a meno di non voler costringere il destino a una forzatura che stona, inevitabilmente. Comunque, fra poco sarò morto del tutto, finalmente. L’inizio del romanzo è la rivincita dello scrittore, che non ha potuto scegliere per sé e allora sceglie per i personaggi: Malone nasce sapendo che fra poco morirà, a San Giovanni o il Quattordici Luglio. Don Faber non sa se supererà la notte, a meno che qualcuno non stia scrivendo la sua storia, prendendosi a sua volta la rivincita sulle scelte che non ha potuto compiere, sulla felicità che, una volta per sempre, gli è sfuggita. La storia siamo noi: chi la sta scrivendo? Chi sa come tutto andrà a finire?

8 pensieri su “77. Rivincite

  1. Stella Maria

    “… a meno che qualcuno non stia scrivendo la sua storia, prendendosi a sua volta la rivincita sulle scelte che non ha potuto compiere, sulla felicità che, una volta per sempre, gli è sfuggita.”
    La storia siamo noi e sebbene ci sia un incipit che non abbiamo scritto e non sapremo quando e come scriveremo la parola fine, c’è un libero arbitrio che ci permette di guidare la mano dell’autore, un qualcosa che ci sfugge ma che ci fa sentire liberi e non burattini in mano ad un sapiente burattinaio che si diverte a ingarbugliare i fili.
    come stai don?
    SM
    SM

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  2. Barbara

    Si scrive anche per mettere ordine, per intendere una vita (perché no, magari anche la propria), nella sua totalità e non soltanto come un accumulo disordinato e caotico di frammenti. Non sempre è facile uscire dal perimetro della propria pelle, allungare lo sguardo e riconoscere il filo che unisce i tanti momenti dell’esistenza di ciascuno di noi, anche per potergli dare un senso. Forse la scrittura serve anche a questo, poiché permette quella “giusta distanza”.
    Chi scrive la nostra storia? Certo, non scriviamo l’inizio e la fine, quanto a quello che sta in mezzo… beh, abbiamo un discreto margine di manovra, ma non siamo soli…
    Barbara

    Barbara

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  3. f&r

    Sull’Atlantico un minimo barometrico avanzava in direzione orientale incontro a un massimo incombente sulla Russia, e non mostrava per il momento alcuna tendenza a schivarlo spostandosi verso nord. Le isoterme e le isòtere si comportavano a dovere. La temperatura dell’aria era in rapporto normale con la temperatura media annua, con la temperatura del mese più caldo come con quella del mese più freddo, e con l’oscillazione mensile aperiodica. Il sorgere e il tramontare del sole e della luna, le fasi della luna, di Venere, dell’anello di Saturno e molti altri importanti fenomeni si succedevano conforme alle previsioni degli annuari astronomici. Il vapore acqueo nell’aria aveva la tensione massima, e l’umidità atmosferica era scarsa. Insomma, con una frase che quantunque un po’ antiquata riassume benissimo i fatti: era una bella giornata d’agosto dell’anno 1913.
    (Musil, L’uomo senza qualità)

    la nostra storia, purtoppo non è scritta né in cielo né al di sotto del cielo ma segue i percorsi imprevisti delle scelte altrui, non solo delle nostre

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  4. Ema

    Prendiamo l’incipit di Dante”nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura.”

    Credo che qualunque sia l’inizio individuale, si arrivi poi tutti a questo incipit comune…la selva oscura… da qui bisogna cominciare!

    E si può scegliere magari, come Saulo, di passare la notte in ospedale, vegliando per don Faber e da li ripartire a creare un nuovo incipit…

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  5. M&C

    Anche se non possiamo decidere nè l’incipit nè la fine della nostra storia, siamo liberi di scegliere la Via per viverla pienamente.
    Siamo liberi di afferrare la Vita e di viverla nella Verità.
    Siamo liberi di scegliere il bene piuttosto che il male.

    “La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso……. la storia dà i brividi,
    perchè nessuno la può fermare”

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