82. In una sola notte

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da qui

Maria è pensierosa: da tempo le sembra che la vita sia fatta di pezzi che si possono prendere e spostare a piacere, perché si adattano a una situazione, ma anche a quella opposta. L’idea le è venuta dopo l’ultima profezia di Andreas: i tre uomini potevano essere indifferentemente personaggi di un romanzo o sicari di una scuola di scrittura e sono diventati il simbolo di un’operazione che le sembra di compiere ogni giorno, mettendo insieme le esperienze del passato e del presente, confrontando i bordi delle tessere di un mosaico variabile a seconda delle scelte che si fanno: quel bacio si può lasciare sotto un ponte ma potrebbe stare accanto alla piramide del Louvre; il boccale di birra può trovarsi al pub vicino alla parrocchia, ma anche sul bancone del punto di ristoro della Geoffroy Saint Hilaire; i versi di una poesia riusciti male in una strofa di tanti anni fa, se trasferiti in un’ode nuova di zecca possono fare tutto un’altro effetto; gli occhi azzurri del barbone che l’hanno stregata sotto le stelle di Parigi potrebbero trovarsi in una parte qualsiasi di questo mondo pieno di sorprese e quanti uomini diversi potrebbe abbracciare magari senz’accorgersene, magari pensando di lasciarsi possedere dalla profezia che lascia a bocca aperta e abbarbicandosi invece alla sconfitta, alle catene che la legano al passato, che le sussurrano l’inutilità di dibattersi nel fango di progetti fatiscenti, la dabbenaggine di illudersi che cambiando le tessere del puzzle possa trovarsi la combinazione giusta, quella che moltiplica i talenti, sblocca il trauma che ti ha perseguitato fino a oggi; pensa alle pietre del ponte sulla Senna, alle parole di Andreas che le parlano di storie scritte da millenni nella materia incastrata tra cemento e ferro, come se ogni sentimento, ogni gioia o dolore potesse avere un senso solo se messo al posto giusto, perché esiste un istante in cui le cose devono accadere e se sbagli di un secondo o di un millimetro non funziona più, e tutti i sogni del mondo si realizzano solo se si danno appuntamento a quell’ora e in quella via, come avvenne un giorno per don Faber – lo raccontava sempre -, che proprio fuggendo da quel suo dolore, proprio cercando quel prete di nome Mario, sentendo le parole e osservando i gesti a bocca aperta – la marlboro rossa, il sorriso, l’erre arrotata del siciliano trapiantato a Roma – aveva scoperto la tessera giusta di un mosaico che non l’aveva più lasciato, neanche ora che lotta tra la vita e la morte nel reparto di chirurgia del Sant’ Eugenio, dove i pezzi sparsi di un destino in sospeso cercano, forse per l’ultima volta, il loro posto, in una puntata in cui si gioca tutto, con un solo colpo, in una sola notte.

10 pensieri su “82. In una sola notte

  1. f&r

    perché esiste un istante in cui le cose devono accadere e se sbagli di un secondo o di un millimetro non funziona più, e tutti i sogni del mondo si realizzano solo se si danno appuntamento a quell’ora e in quella via

    e non c’è modo di sapere in anticipo quale sia il kairòs fra tutti gli istanti di cui è fatta una vita; lo riconosci solo a posteriori, se l’hai vissuto e mai, invece, se l’hai perduto per sempre.

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  2. Titti

    sblocca il trauma che ti ha perseguitato fino a oggi

    Caro Fabry,

    ci portiamo dentro traumi vissuti, di cui a volte non siamo neppure pienamente coscienti, che ci bloccano… Però lo Spirito fa nuove tutte le cose e ci fa fiorire…come quella margherita di un tuo post precedente 🙂

    Come può cambiare la vita…
    Cerchiamo fortemente qualcosa che puntualmente non arriva quando vogliamo noi, ma all’improvviso, quando non ci speriamo più, però è il momento giusto, perché il Tempo è di Dio.

    Sorrido al pensiero che il tuo romanzo on line ha avuto inizio ad agosto con la pressione bassa ed ora ha raggiunto l’82esimo capitolo/frammento…con la pressione alta!

    Un forte abbraccio,
    Titti

    P.S.
    pubblicherai a margine del romanzo anche i commenti più interessanti? (non le mie battute, certo! :-)))

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  3. Ema

    “la dabbenaggine di illudersi che cambiando le tessere del puzzle possa trovarsi la combinazione giusta”

    Quanto affanno per ricomporre il puzzle della vita!Ogni tanto un pezzo si smarrisce sotto il tavolo, pazienza, bariamo con noi stessi,facciamo come se l’avessimo ritrovato; eppure la combinazione giusta è lì, iscritta anche sul tempio dell’Oracolo di Delfi:

    (????? ???????, gnôthi seautón)conosci te stesso!

    ” Oh Uomo, conosci te stesso e conoscerai l’Universo di Dio”
    Questa conoscenza non è possibile senza rendersi conto di come funziona la propria mente, di come essa conosce e riconosce le cose. Capire questo funzionamento significa potersi liberare da pregiudizi e condizionamenti di ogni genere e poter conoscere senza filtri.
    “Non andare fuori, rientra in te stesso: è nel profondo dell’uomo che risiede la verità”(S.Agostino)

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  4. M&C

    Ci vuole la vista adatta e soprattutto un “lev shomeà” per trovare quella tessera mancante del complicato mosaico che è il nostro destino.
    Ed una volta trovato, bisogna usare la colla giusta per fissarla con decisione, per farla aderire perfettamente, altrimenti il disegno non si leggerà mai con chiarezza.
    E’ per alimentare questa colla che aspettiamo pazientemente la tua guarigione, caro don Faber…: senza di te siamo proprio “a pezzi”!
    Guarisci presto!
    Un abbraccio. cri

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  5. Stella Maria

    Cara Maria,
    che strana sensazione trovarsi a guardare la realtà da un solo angolo. A volte però quell’angolo è quello del prisma giusto che scompone la luce nei suoi colori e fa apparire il mondo più interessante di quel che è. Un angolo che tutto separa per dare una visione frammentata e scomposta dell’esistestere che si ricompone in una sola verità ed unità: la luce.
    Figure disordinate e scomposte da rimettere in ordine in tanti modi diversi fino a trovare quello unico, il filo primordiale che dà un senso alle cose, crea l’ordine dal caos, l’armonia dalla scompostezza e dal rumore, solo ciò che è multiplo può comporre unità, come a dire che ogni cosa, evento, circostanza preso da solo non ha significato e trova il suo senso nel tutto, mescolato e rimescolato in un qualcosa di più grande che si chiama vita.
    SM

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  6. Rashide

    Se Maria potesse capire che la vita vera è soltanto fatta di pezzi che non ci appartengono, ma noi apparteniamo alla vita! Tutte le cose sono collegate: noi non tessiamo la trama, siamo solamente un filo in essa. Qualunque cosa facciamo al tessuto, lo facciamo a noi stessi.

    Un abbraccio.

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  7. lucypestifera

    fabri, ho scritto due poesie ieri e l’altro ieri, per cercare di mettere a fuoco esattamente il tema di questo post e le ho titolate assemblaggi e disassemblaggi. non sono portata a chiamarmi in causa, a citare le mie nugae: lo segnalo come un fatto di sorprendente affinità con quello che esprimi. il mettere insieme o il disperdere i pezzi riguardava la vita, ma anche la scrittura…
    sono molto colpita. forse è un’ispirazione comune dettata dal fatto che siamo coetanei, e come è noto, 35enni?
    😀

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