7. Variazioni

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da qui

Teodora ama i romanzi: non vede l’ora che arrivi la sera per poter accendere l’abat-jour vicino al letto e cominciare a scorrere le pagine che vorrebbe non finissero mai, perché la fine di un libro è un po’ come la morte, senti un vuoto improvviso e non sai se piangere o cercare di pensare ad altro. Lei, poi, è un tipo affettivo, non riesce a staccarsi più da ciò che ama e si chiede se possa esistere un’opera che rimandi la conclusione all’infinito, per non sottomettersi alla convenzione del finale. L’unico rimedio, pensa, è passare da un volume all’altro senza soluzione di continuità, scegliendo alcuni personaggi e trasferendoli da una parte all’altra: per esempio, un uomo alto e brizzolato che ha sempre una pistola in tasca e dove si presenta ci può scappare il morto. E’ solo un’idea; ci sono mille modi per intrecciare vincoli, prorogabili, forse, anche dopo la scomparsa dell’autore: qualcuno dovrebbe impugnare il testimone e proseguire l’avventura, non arrendersi alla logica che il racconto e la biologia animale parrebbero pretendere. Teodora ha letto su un giornale che si discute ancora se il romanzo possa o meno migliorare il mondo: qualcuno è ispirato da questo fuoco sacro; qualcun altro si fa beffe di teorie che, dice, sono buone per i gonzi. Lei è tra quelli che ci credono, cercando ogni volta tra le pagine il segreto che conduce tutto, che tocca le leve misteriose del volere e dell’agire; la pagina è capace di travolgerla con le sue sorprese, con la suspence di un delitto che sta per spargere il sangue in un viale solitario, di un incidente che è sul punto di sconvolgere una strada di città, riempiendola di urla, chiamate al cellulare, ambulanze, macchine della polizia. Ma il suo sogno inconfessabile resta quello di un romanzo che superi lo scoglio della fine: solo così può migliorare il mondo, strapparlo alla deriva delle forze che svaniscono, allo sfacelo dell’età che avanza, all’ombra minacciosa della morte.

13 pensieri su “7. Variazioni

  1. f@r

    il sogno che sia possibile superare lo scoglio della fine ci accomuna tutti; noi esseri finiti desideriamo sempre un dopo, un poi, una nuova possibilità

    un abbraccio, fabry

    f@r

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  2. Stella Maria

    …il segreto che conduce tutto…
    Si sarebbe bello ma è come trovare la pietra filosofale.
    SM

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  3. Ema

    “l’arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci si accorge che quel che si sapeva è proprio nulla”
    I. calvino Il cavaliere inesistente

    e da qui “senti un vuoto improvviso e non sai se piangere o cercare di pensare ad altro”; la fine di un libro potrebbe non essere come la morte a patto che “tutti vissero felici e contenti” ma, a parte cenerentola, biancaneve e pochi altri, chi può dirlo?

    Comunque se ce l’ha fatta un cavaliere inesistente Teodora-Bradamante, “un’amazzone guerriera”, piena di contraddizioni, perché “aveva intrapreso la vita della cavalleria per l’amore (…) verso tutto ciò che era severo, esatto, rigoroso, conforme a una regola morale,” pur essendo “una sciattona, ..un’amante tenera e furiosa”, forse c’è speranza, posso farcela anch’io:”ecco, o futuro, sono salita in sella al tuo cavallo.”
    I. calvino Il cavaliere inesistente

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  4. Claudia

    Urca! Stai diffondendo la calvinite! Mai fu letto con tanto ardore, credo, il grande Italo 🙂

    Bradamante… Gran donna!

    Ciao!

    Claudia

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  5. M&C

    Anche io sono sicuramente “un tipo affettivo, che non riesce a staccarsi più da ciò che ama” ed amo leggere i romanzi, ultimamente soprattutto quelli pubblicati on-line da un certo autore…
    E’ istintivo rivedersi in Teodora: in giro è pieno di gente che non riesce ad essere autentica, sincera, e pensa sia più importante “sentirsi” che “essere”. Ma per migliorare il mondo, credo sia necessario partire da se stessi…

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  6. Ema

    “un romanzo che superi lo scoglio della fine”

    Il Garzanti mi suggerisce anche: FINE = SCOPO,COMPLETAMENTO DI FINE.

    Come è possibile scrivere la parola fine senza aver raggiunto il completamento?

    Credo che la parola fine possa essere adeguata solo alla morte (a.C.!)
    Poi, con l’arrivo di un certo …Gesù, neanche a quella.

    Saremmo irrimediabilmente “condannati” all’eternità, se solo imparassimo a sorridere!

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  7. elisabetta

    “non vede l’ora che arrivi la sera per poter accendere l’abat-jour vicino al letto e cominciare a scorrere le pagine che vorrebbe non finissero mai”
    parole che sono pezzi di vita, faber.
    notte
    eli

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  8. Rashide

    Mi sembra che Teodora voglia fuggire da sè, da tutto ciò che ordinariamente non vuole vedere con chiarezza; un modo di rimozione della realtà, un occulto senso di frustrazione.
    La fine di ogni storia o romanzo può essere la via del ritorno verso nuove conoscenze, nuovi incontri, come nella vita reale, gustando lo stato di presenza, sentendo che niente più ci trattiene per poi vedere meglio cio che conta davvero.
    “prendere il volo”
    Un abbraccio

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  9. Stefano

    Interessante questo susseguirsi di personaggi calviani, sono curioso di vedere dove porta.
    un saluto
    Stefano

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