16. Il ballo

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da qui

 

Cosimo e Amerigo procedono sulla loro strada, l’uno cercando nella letteratura un rifugio dalla nevrosi quotidiana, convinto che esista un ordine in cui il mondo trovi un senso, sfugga all’entropia che lo divora istante dopo istante; l’altro tentando di comprendere se la voce possa essere tradotta, se il tono, il timbro, le risonanze quasi impercettibili di un termine possano trapiantarsi in un’altra cultura e un’altra lingua, se un testo sia comunicabile universalmente o debba rassegnarsi all’isolamento nazionale, a una vita senza permesso di soggiorno, a una solitudine etnica invincibile. Cosa può esserci in comune tra Cosimo e Amerigo, tra la ricerca di ordine e comunicazione, fra l’utopia di un’isola felice e il desiderio di sconfiggere l’isolamento? Pare ci siano linee votate a divergere per sempre, a ignorarsi con una punta di snobismo, se non addirittura di disprezzo. Cosimo e Amerigo sono esempi tipici di una razza umana capace di partorire progetti da cui scaturiscono conflitti e incomprensioni, oppure la divina indifferenza, inadatta ormai a dischiudere prodigi. Non s’incontreranno, a meno che un destino indecifrabile non li metta per una volta sola nella stessa direzione, l’uno incantato dall’immagine di un’oasi senza nome, l’altro in automobile, impegnato a inseguire la parola giusta, sempre sul punto di essere afferrata e sempre sfuggente, come il tempo. Così lontani, così vicini, per una volta sola, davanti all’edicola gremita di gente in cerca di notizie, che domani leggerà distrattamente il resoconto scarno, nella cronaca di Roma, dell’impatto fra una macchina in corsa e un uomo assorto nei pensieri, scaraventato in aria senza un grido, come se l’urlo non potesse tradursi in una lingua altrui, estranea per vocazione o per destino, come se chi acquista la porzione quotidiana di notizie s’interessasse solo al diario della propria vita e non trovasse spazio un valore universale, un futuro possibile oltre il limite del tempo, l’esistenza di un Dio, ciò che nasce al di là dell’intreccio meccanico di azioni e reazioni, di ogni forma possibile e pensabile – e non traducibile – di cecità: il ballo, fatale, dell”indifferenza.

15 pensieri su “16. Il ballo

  1. elisabetta

    “ciò che nasce al di là dell’intreccio meccanico di azioni e reazioni”
    al di là.
    basta saper andare al di là.
    bacio

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  2. f@r

    Si può dire che la riflessione sui massimi sitemi della letteratura è sicuramente pensiero di un certo impatto

    un abbraccio, fabry

    f@r

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  3. rita d'Ascia

    l’entropia in certi momenti della vita s’impossessa di noi…per 1000 ragioni diverse…poi passano gli anni e si r’impossessa ancora di noi, ma per una sola ragione..la senilità!! è bello quello che scrivi e come lo scrivi,questi paragrafi che ci doni sono piacevolissimi ed io leggendoti ti sento più vicino.il mio abbraccio è per il mio scrittore preferito….

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  4. Stella Maria

    Dal labirinto di nozioni e informazioni della memoria ho riesumato una nozione scolastica fondamento matematico, o meglio, geometrico ma anche regola di vita, se si vuole.
    Amerigo e Cosimo sembrano due rette parallele destinate a non incontrarsi mai eppure è dimostrato che le rette parallele si incontrano in un punto chiamato “infinito”. L’infinito presente, Dio.
    Cosimo e Amerigo allora hanno un punto in comune e può essere lo scontro o anche l’incontro, dipende dal punto in cui guardi la realtà, quel punto è la letteratura, genere universale senza confini ma al contempo confinata in un libro, in uno scritto, in una parola, un’idioma. Come la luce scomposta da un prisma, in un punto è luce, summa di colori. La realtà e la verità hanno più angoli per essere guardate ma confluiscono in un unico punto l’assoluto, l’infinito, il presente. E’ l’incontro fra razionale e irrazionale, fantasia e realtà e mi ricorda un Autore … che ha fondato tutta la sua opera su questo duplice dualismo.
    SM

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  5. Claudia

    Dubbio metafisico… Ma se un dualismo e’ duplice Annulla se stesso enantiodromicamente, o si quadruplica in un quadrialismo diadico ? :-))

    Il punto in cui si incontrano sara’ pure l’infinito presente ma sai che botto povero amerigo!!! Col quale condivido l’idea dell’intraducibilità di un testo… Anche se ricordo un tradere che nacque da un tradire

    Ciao, fabry, gran bella pagina

    Claudia

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  6. Ema

    “scaraventato in aria senza un grido”

    Stasera sono al cinema, un film muto in bianco e nero.
    Poi la scena cambia, la cinepresa riprende il pubblico in sala… tutti mangiano pop corn, rilassati, sulle poltrone di velluto, me compresa,… un film dell’orror in bianco e nero!

    La colonna sonora accompagna i titoli di coda…”miserere mei Domine”.

    “E’ sbocciato quest’odio come un vivido amore
    dolorando, e contempla se stesso anelante.
    Chiede un volto e una carne, come fosse un amore.”
    Indifferenza-C.Pavese

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  7. ilaria

    un destino indecifrabile… questo abbiamo fra le mani, questo HO fra le mie mani..MA
    l’esistenza di un Dio…mi dà la forza di guardare fra quelle mie mani.

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  8. M&C

    Chi vive nell’indifferenza non ha ideali, non ha valori nè scopi, e non può essere felice.
    E’ triste rinunciare alla libertà di essere unici rifiutando l’omologazione, e di avere propri ideali e convinzioni e di perseguire uno scopo, anche universale, come l’Amore che è l’unico scopo che ci rende felici e liberi.

    L’amore può essere anche
    “una specie di cielo
    un’acqua di naufragio, un volo…”

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  9. Stella Maria

    @Claudia
    Carissima, grazie per aver dimostrato il mio teorema per assurdo, non osavo andare oltre:-)
    Felice di sapere che fra tanta letteratura ci sia spazio per un po’ di matematica:-))
    E io che credevo fossimo parallele? Ci siamo toccate molto prima che a infinito, questo e’ presente! Chissà se siamo tangenti o perpendicolari?

    @Fabrizio
    Continua così, io convergo con zia Rita:-)
    Buon risveglio
    SM

    Rispondi
  10. claudia

    Temo di aver solo posto una questione… ai posteri l’ardua dimostrazione :-)))

    quanto alla forma geometrica personalmente, più che parallela o retta, mi sento frattale 🙂

    [youtube=http://www.youtube.com/watch?v=G_GBwuYuOOs&feature=related]

    ciao!

    Claudia

    Rispondi
  11. Anonimo

    Anche da un incidente puo’ scaturire qualcosa di buono…dipende da come si vive quell’esperienza (la trasmissione Invincibili ne e’ la riprova).
    Puo’ essere trasformata in un momento di rinascita, ma puo’ essere la propria dannazione e quella di chi ci sta accanto.
    Siamo liberi di scegliere e spesso ci danniamo proprio per il fatto di non saper usare correttamente la nostra liberta’.
    Quando due linee parallele si incontrano, può essere la chiave di volta per entrambe: sta a loro capire come.
    Amico Attento

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  12. augusto

    il sublime maestro di letteratura che si fa talpa dello spirito e si difende dagli assalti sempre più insistenti e dilaganti dell’imperante kitsch che tutto sommerge , o il supremo , divino giocatore di scacchi che si dimentica della scacchiera, che è andata a finire chissà dove, e non sa più che farsene dei pezzi , che sparge un po’ dove capita?
    Non so tutto questo che “vvordì”, caro amico del cuore, ma così mi è venuta e così te la dico.
    Un abbraccio forte.
    Augusto

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  13. Ema

    “azioni e reazioni”

    C’è uno spazio tra stimolo e risposta. In quello spazio risiedono la nostra libertà e il nostro potere di scegliere la nostra risposta. In quelle scelte risiedono la nostra crescita e la nostra felicità.

    Rispondi

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