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da qui
Tornato a casa, il dottor Cavedagna trova a stento il tempo per cenare. Apre il frigo alla ricerca di avanzi che non lo privino della lucidità necessaria per continuare a scrivere. Si getta sul formaggio fresco della Land, ma si accorge che è scaduto: il donnone che lavora in casa lo ha tradito ancora. Fruga nervosamente fra i contenitori in plastica che sbavano olio dappertutto: passa in rassegna melanzane mezzo spappolate, verdure dai filamenti inestricabili, una fettina di carne bianca che gli ricorda i plantari anatomici a concia vegetale utilizzati per i calli ai piedi; nell’ultimo scomparto c’è una busta con alcuni mandarini e un sacchetto slabbrato con due limoni lisi. Sul lato destro campeggia una confezione gialla di maionese Calvè che annuncia la novità di uova d’allevamento a terra. Per completezza, Cavedagna registra una scorza di parmigiano e una scatola di Yovis granulato per sospensione orale. Mentre mastica le melanzane, si guarda distrattamente intorno: sul frigorifero c’è un orologio grigio che va indietro di parecchio; più in là, un vassoio pubblicitario dell’amaro Benedectine con un uomo e una donna in trance che lo sorseggiano; da un chiodo arrugginito pende un souvenir del Togo che gli mette tristezza e due fogli con la dieta ragionata dello studio Ienca; sul tavolo accanto, un blocco per note circondato da penne che non scrivono, forse per scoraggiare biglietti di protesta all’indirizzo del donnone. Il pavimento è sporco e spesso invaso da formiche: lui cerca di difendersi con un insetticida atomizzato in polvere, utile anche per cimici, pulci e scarafaggi. Si consola pensando ai nuovi temi che ha trovato per i suoi elzeviri: un critico può essere scrittore? Le interruzioni favoriscono o danneggiano la creatività? Luce e buio da distribuire nell’intreccio, ottimismo e pessimismo, libertà, valori, scrittori grandi e piccoli. Mentre affonda il cucchiaio nel barattolo del miele – gli era sfuggito a un primo sguardo frettoloso – pensa che deve solo ingegnarsi a trasformarli in personaggi, oggetti, situazioni.

una cucina degli orrori… povero dottore!
un abbraccio, fabry
f@r
“Le interruzioni favoriscono o danneggiano la creatività?”
Nel nostro caso, mi pare evidente e senza ombra di dubbio, che “favoriscono la creatività”.
Però attenzione: se mangia così tutti i giorni, non c’è Yovis che tenga….!!!!
ps: “il donnone che lavora in casa” è una delle descrizioni più azzeccate di questo romanzo -:)
Stupenda dissonanza, non ho mai riso tanto!
Paul (Cavedagna) ha ormai sgretolato il mondo etereo ed artificiale nel quale Holly ama rifugiarsi per sfuggire alla sua realtà di persona estremamente pratica.
Lei sarà l’ispirazione per il suo nuovo libro.
L’esperienza artistica è così incredibilmente prossima a quella sessuale, alle sue pene e ai suoi piaceri, che i due fenomeni non sono in realtà che forme diverse di una identica brama e beatitudine.
Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta
Davvero divertente l’accostamento tra questa cena e la colazione da Tiffany!
Disgustosa, dal punto di vista alimentare, la sequenza di melanzane e miele… Se da’ vita a barattoli e cucchiai, don Fabrizio, uscira’ un altro bel post come quello che ha gia’ scritto sul calice e la pisside animati.
Ma il dottor Cavedagna che aspetta a licenziare il donnone che fa andare a male il cibo e non pulisce neppure in terra? Considerata la mole, ha paura di ritorsioni? Almeno, pero’, il digiuno forzato fa bene ai suoi elzeviri 😉
proprio ieri ho pulito il frigo…:-))))))… povero dott. Cavedagna.
sì, atroce, il contario, ma perfetto, speculare della grande bouffe…a ognuno il suo. Questa rammenta però la quotidianità lavorativa, la non vita i non luoghi che assaggiamo spesso, is no it?
ancora rido!!!
“un critico può essere scrittore? Le interruzioni favoriscono o danneggiano la creatività?”
A dirla tutta, penso che se “in certi momenti ti investe un fuoco sacro” non puoi fare a meno di scrivere: che siano romanzi, poesie o recensioni, questa è la tua libertà di esprimere quello che hai nell’animo, quello che il tuo cuore vede e che sfugge alla maggior parte delle persone.
Ti assumi di diritto, e senza poterne fare a meno, il “compito di cogliere tutto ciò che la folla ignora e trascura come inutile”.
A volte mi coglie una tristezza, come di fronte a certi frigoriferi che invano tentato la conservazione del contenuto; come se lo scadere dell’umano e del formaggio fossero inevitabili, nonostante gli involucri invitanti, nonostante il tentativo di nascondere dietro scritte colorate il precipitare, lo svanire (di un certo dire che non sa cogliere nel silenzio meditato il graffio di ciò che resta inalterato).
Come vorrei che le parole fossero polline fecondo e non venefiche polveri sottili!
Grazie fabry, per il tuo scrivere fe[a]condo.
ciao!
claudia
Cene poco eleganti, ma per le quali si rischia solo un mal di pancia.
Ciao,
Roberto
Mi piace questo Prof.Cavedagna che mangia quel che capita, non protesta con il “donnone”, si accontenta e si ritrova tra le mani, quasi distrattamente, la dolcezza…
Allo stesso modo, vuole scrivere ciò che capita (quello che la vita gli presenta, anche se non sono polli arrosto, lasagne o pizze rustiche),non protesta con il Creato ma si limita ad interpretarlo e forse, per caso o per destino, si troverà a gustare il miele della vita!
MOON RIVER
“Fiume della Luna, largo più di un miglio
Ti attraverserò con stile, uno di questi giorni
vecchio creatore di sogni, distruttore di cuori
dovunque tu stia andando, io ti verrò dietro
Due sponde, per vedere il mondo
c’é cosi tanto mondo da vedere
siamo giunti alla fine dello stesso arcobaleno
aspettando dietro alla curva
il mio amico Huckleberry, il Fiume della Luna, ed io”
@ EMA
* Io e il mio gatto… siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene. (Holly)
* Vuoi sapere qual è la verità sul tuo conto? Sei una fifona, non hai un briciolo di coraggio, neanche quello semplice e istintivo di riconoscere che a questo mondo ci si innamora, che si deve appartenere a qualcuno, perché questa è la sola maniera di poter essere felici. Tu ti consideri uno spirito libero, un essere selvaggio e temi che qualcuno voglia rinchiuderti in una gabbia. E sai che ti dico? Che la gabbia te la sei già costruita con le tue mani ed è una gabbia dalla quale non uscirai, in qualunque parte del mondo tu cerchi di fuggire, perché non importa dove tu corra, finirai sempre per imbatterti in te stessa. (Paul).
E’ il genere di film “romantico a lieto fine” che rivedrei all’infinito, nonostante il disappunto ed il dileggio di marito e figli…
Un abbraccio. cri
@M&C
grazie Cri; questo film se la batte con Casablanca (potremmo organizzare marito e figli e riguardarcelo indisturbate!);si le donne sono lo specchio della vita: tentano di mentire spudoratamente con se stesse ma adorano il lieto fine!
Baci
grazie!
nella letteratura si nascondono anche piccoli sfoghi personali.
Ahiaiahi, don Fabrizio…allora quella sua pseudo-cena e’ stata dura da mandar giu’ 😉 oDierò che il suo sfogo letterario e’ piu’ che lecito (considerato che salva anche un posto di lavoro!)