31. Principi e belle addormentate

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=-sU4mgkGtrs&feature=related]

da qui

Più legge i dialoghi fra Teodora e Cavedagna, più Cesare è convinto che ci siano modifiche essenziali da inserire. I personaggi, pensa, sono troppo legati a stereotipi banali, a tratti esterni che suggeriscono un’identificazione semplicistica. Possibile che Cloe viva solo di corse in bicicletta, Alberto non abbia in testa che il sogno di lasciare l’accademia e Marco passi la vita a rimpiangere Venezia? Non è strano che al trentesimo capitolo non si sappia se Amerigo sia rimasto secco nell’investimento in cui è stato coinvolto nei pressi dell’edicola? Cesare ha voluto che Simone Vangelis colpisse alle spalle Brice Cento per dare una scossa a una struttura prevedibile, sicuro di infliggere al lettore una sferzata che lo incollasse alle svolte dell’intreccio e lo tenesse col fiato sospeso al pensiero del cadavere di Brice, occultato all’ombra degli arbusti, sulla soglia del bosco. Ora, tuttavia, comprende di avere esagerato: se il personaggio che dà il titolo al romanzo morisse alla ventisettesima puntata, sarebbe difficile procedere senza dare l’impressione che non possa capitare nient’altro d’importante. Per questo decide che il proiettile attraversi lo spazio fra i bronchi e la trachea, provocando una ferita larga e sanguinante, eppure non mortale. Non solo, ma dispone che Cloe si accorga, correndo con la bici, della mano allungata dal cespuglio a chiedere un aiuto disperato, che scenda angosciata e provi a rianimare l’uomo con la respirazione bocca a bocca, sortendo un effetto inaspettato: gli occhi di lui si aprono a fatica e accennano a un’espressione rinfrancata incrociando quelli della donna, che ora, all’improvviso, si fa rossa in viso per il frangente imbarazzante. Brice, invece, non è per nulla intimidito, anzi, solleva il braccio e lo depone sulla spalla di Cloe implorandola  di non allontanarsi, di continuare a dargli vita all’ombra degli arbusti, sulla soglia del bosco che pare quello dei principi e delle belle addormentate, dove sbiadisce perfino la memoria del proiettile affondato nella schiena, passando fra i bronchi e la trachea. Cosa importa che ancora perda sangue se, forse, ha trovato l’amore che sfuggiva da sempre nel guazzabuglio della vita?

13 pensieri su “31. Principi e belle addormentate

  1. Stella Maria

    L’ultima frase mi fa pensare alla “Ballata dell’amore cieco” di De Andrè, al contrario però…
    Conosco anche un’altra storia in cui per amore Uno versa il sangue, fino a morire.
    Qui invece il sangue trova l’amore e l’amore forse lo arresta o quantomeno l’amore ne rende lieta anche l’ultima goccia versata. Ma forse questa volta è l’amore a sgorgare dalle vene, un amore che non si può contenere, un amore che deve darsi per ritrovarsi e tornare linfa vitale di uno solo o di due.
    Storie al contrario, come un Calvino al contrario, e finalmente non c’è “solo la notte che ascolta se stessa” ma anche Cloe che sembra alba di un nuovo giorno o di un giorno nuovo, almeno per Brice.
    Quanto amore in queste ultime puntate, quanto amore e coppie che invece di scoppiare nascono, quanto amore, quanto bisogno d’amore, di occhi negli occhi, kenegdò, per un nuovo Adam non più solo e ricco, non di tutto il creato o di ciò che si può avere e anche di più, ma di qualcosa che è dentro e che ha bisogno dell’altro per compiersi e diventare un uno, unico, unità.
    Quanto amore professor Cavedagna! Quanto amore, sognato, immaginato, vissuto, biblico o platonico, fatto di sensi o di pure lettere perchè come è stato scritto: non è bene che l’uomo sia solo.
    SM

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  2. elisabetta

    che cesare non voglia essere al posto di brice?
    a volte le modifiche da inserire sono pezzi di vita appena vissuti.
    un abbraccio faber

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  3. Claudia

    Per scoppiare bisogna che, prima, due diventino coppia:-))) …

    C’è sempre un inizio e, di solito, è pieno di promesse e speranze; chi, da innamorato, non ha creduto che quello fosse l’Amore?

    Se Brice sopravvive non è detto che Cloe s’innamori a sua volta di lui, di più, non è detto che lui sia davvero innamorato, in fondo è in ipossia a causa dell’ emorragia, e con poco ossigeno nel sangue può capitare di avere visioni strane e strane reazioni. Oppure,sì, è il suo vero amore, ma non lasciandola andare a cercare aiuto, lo vive per un istante solo, quell’ultimo istante che lo separa dall’estremo respiro: amore e morte, binomio perfetto per dire l’amore che non finisce.

    oddìo: mi rifugio fra le braccia dell’amato, disincantato poeta (e, per carità, Cloe lasciatemela libera e felice! :-)))

    Miser Catulle, desinas ineptire,
    et quod vides perisse perditum ducas.
    fulsere quondam candidi tibi soles,
    cum ventitabas quo puella ducebat
    amata nobis quantum amabitur nulla.
    ibi illa multa cum iocosa fiebant,
    quae tu volebas nec puella nolebat,
    fulsere vere candidi tibi soles.
    nunc iam illa non vult: tu quoque impotens noli,
    nec quae fugit sectare, nec miser vive,
    sed obstinata mente perfer, obdura.
    vale puella, iam Catullus obdurat,
    nec te requiret nec rogabit invitam.
    at tu dolebis, cum rogaberis nulla.
    scelesta, vae te, quae tibi manet vita?
    quis nunc te adibit? cui videberis bella?
    quem nunc amabis? cuius esse diceris?
    quem basiabis? cui labella mordebis?
    at tu, Catulle, destinatus obdura.

    Ciao

    C/C

    (Claudia la Cinica :-)))

    ps – [che dovrebbe essere un as(ante scriptum)]:

    Fabry, sei un grande

    una pagina da maestro, questa!

    Chapeau!

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  4. M&C

    “Cosa importa che ancora perda sangue se, forse, ha trovato l’amore che sfuggiva da sempre nel guazzabuglio della vita?”

    E’ proprio vero che l’Amore risana tutte le ferite…

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  5. Ema

    E’ difficile pensare che il tutto si svolge “sulla soglia del bosco che pare quello dei principi e delle belle addormentate”.
    La situazione è alquanto anomala: qui il cattivo (Cesare) sta palesemente aiutando il buono(Brice) e questo nel mondo delle favole di solito non accade.
    Tralasciando la ferita infertagli, comunque “non mortale”, Cesare sta regalando a Brice una grande opportunità: la consapevolezza di sè e dei suoi più intimi desideri:”implorandola di non allontanarsi, di continuare a dargli vita”
    Cloe perchè arrossisci? Sei esattamente dove avresti dovuto essere.

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  6. Rashide

    I personaggi di Cesare sono essenziali, perche sembrano essere lavorati verso una soglia nuova, scendendo a fondo nell concreto dei loro pensieri, stati d’animo, pregiudizi, ostilità, paure,violenza,errate o non, nel guazzabuglio della vita quotidiana.
    Mi piace la capacità di tenerci col fiato sospesso, anche la idea di trovare l’amore che sfugge in quelli momenti nei qualli ancora non abbiamo saputo esprimere appieno.
    Molto bella Fabrizio questa pagina!
    Un abbraccio

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  7. ilaria

    ..don Faber.. mi scusi… ma Olivia ? che fine a fatto ? appena apparsa e scomparsa??
    anche lei ha avuto il suo momento di gloria… dov’è finita ?!
    un saluto affettuoso.

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  8. Ema

    Nelle fiabe, come nella vita , essere definiti in un ruolo non ha alcun valore…

    Chi è il principe, chi la bella addormentata? Cloe potrebbe essere il principe che scende dalla bicicletta per salvare Brice…oppure è Brice che salva Cloe dal sonno perenne…non ha valore…

    I personaggi prendono forma e sostanza solo nel momento in cui riescono a dire all’altro, con tutto il proprio essere: “Io Ti amo”

    Valore
    Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
    Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
    Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
    la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
    Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello
    che oggi vale ancora poco.
    Considero valore tutte le ferite.
    Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
    tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
    provare gratitudine senza ricordare di che.
    Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
    qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
    Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
    la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
    Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
    Molti di questi valori non ho conosciuto
    Erri De Luca

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  9. M&C

    A proposito di E. De Luca e dell’Amore:
    “Così sia l’amore: neghi l’esperienza, sia cieco come la prima volta, vergine nella sua fede. Il più ingiusto amante non rivolga censura… Non c’è altro mezzo, non si paga con merce che non sia la vita, l’amore che si ha in corpo”
    Un abbraccio Ema :-)))

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  10. Anonimo

    Erri De Luca, un grande!
    Si definisce non credente, in realta’ e’ molto piu’ cristiano di tanti farisei cattolici praticanti che affollano i primi banchi col vestito della domenica, ma gia’ al segno della pace sono dimentichi di cosa voglia dire essere figli di Dio, fratelli in Cristo.

    Don Fabrizio, ha gia’ letto “E disse” l’ultimo libro di Erri edito da Feltrinelli?

    “Mosè, primo alpinista, è in cima al Sinai. Inizia così il suo corpo a corpo con la più potente manifestazione della divinità.” Erri De Luca racconta l’eroe Mosè con la grazia del grande scrittore che reimmagina, attraverso la Scrittura, la grandezza sofferente dell’uomo alla guida di un popolo in fuga. “E disse”: con questo verbo la divinità crea e disfa, benedice e annulla. Dal Sinai che scatarra esplosioni e fiamme, vengono scandite le sillabe su pietra di alleanza. Nell’impeto di un’ora di entusiasmo un popolo di servi appena liberati si sobbarca di loro: “Faremo e ascolteremo”. Luogo di appuntamento è il largo di un deserto, dove la libertà è sbaraglio quotidiano. Notizia strepitosa: nell’antico ebraico, madrelingua, le parole della nuova legge sono rivolte a un tu maschile. Le donne guardano con tenerezza gli uomini commossi e agitati. Il dito scalpellino che scrive in alto a destra: “Anokhi”, Io, è il più travolgente pronome personale delle storie sacre.

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  11. Stefano

    Salve don Fabrizio,
    mi rifaccio vivo dopo un po’ di assenza ma sempre presente nel leggerla. Anche stanco morto alla fine di una giornata di lavoro la vengo a cercare, come cercassi un segno terreno, una risposta di questo mondo al peregrinare dell’anima. Grazie per le citazioni di De Luca, che adoro, che mi prcedono e che cerco di imitare solo nel gesto quotidiano della lettura di un brano del vangelo (anche se lui legge principalmente il vecchio testamento) e a volte di qualche altro libro cercando stavolta una risposta divina al tanto affaticarmi da mattina a sera. Deformazione professionale.
    La seguo, dicevo, perchè capita di rado di trovare sì tanti personaggi tutti protagonisti in un’opera sola e, ma credo sempre per deformazione professionale, vedere come la sua diversa platea di lettori si riconosca ora in uno, ora in un altro. La cosa mi incuriosisce e d’altra parte mette in luce chi siamo o chi vorremmo essere.
    Una cosa noto a conferma delle statitistiche nazionali, ovvero che a leggere sono principalmente donne, leggono più degli uomini, meno distrattamente e non temono di dire la loro. Anche questo mostra una società che cambia, almeno in questo sembra che il maschilismo perda colpi.
    Continuerò a seguirla, le confesso, anche per cercare di dare un volto a queste signore, che sarà il volto del personaggio al fine di andare oltre il video e capire di più l’autore, oltre a farle compagnia in qualità di rappresentante del sesso forte, si fa per dire, meritiamo un bell’ex davanti. Chiedo scusa c’è anche il nostro amico Anonimo a farci compagnia, a meno che dietro questo appellativo non si nasconda ancora una donna.
    Se troncassi qui sarei ingiusto verso di lei, avendo parlato solo dei suoi lettori, e non me ne vogliano le signore ma il maschile si confà di più, a mio modesto parere, evitando un femminile ghettizzante.
    In quanto a lei non so se crederla più un professor Cavedagna o un Cesare ribelle, pronto a cambiar la trama laddove il lettore possa credere di aver trovato il filo di Arianna e distaccarsi pensando di conoscere il seguito e dedicarsi ad altra lettura.
    Questo le fa onore non so se porterà premi o fama ma onestamente considerato il clientelismo imperante e il come vanno certe cose, la preferisco senza premi a conferma di un autentica vena creativa e talento letterario non costruito a tavolino o, per fare onore alla mia nonna calabrese ” a prosciuttto o soppressate”. Spero di essermi spiegato bene e di non averla lasciata con l’amaro in bocca e in ogni caso le auguro famam e onore che però mi sembra già non le manchi.
    Noto, infine, con piacere che il mondo femminile, pur evolvendo non perde certe peculiarità tipicamente caratteristiche che le vuole unite solidarmente ma sempre pronte a beccarsi per sopravvivenza o semplice bellicosità, a testimonianza che giovani amazzoni sopravvivono.
    Mi son dilungato recuperando la mia lunga assenza ma una frase per post non avrebbe soddisfatto il mio ego, e non sarei stato notanto fra cotanto bel pubblico.
    Un saluto sincero
    Stefano

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  12. Giorgina Busca Gernetti

    “Noto, infine, con piacere che il mondo femminile, pur evolvendo non perde certe peculiarità tipicamente caratteristiche che le vuole unite solidarmente ma sempre pronte a beccarsi per sopravvivenza o semplice bellicosità, a testimonianza che giovani amazzoni sopravvivono”.

    Curiosa quest’affermazione sulle donne!
    GBG

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