34. Erbacce

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da qui

Il gel da barba anti-irritazioni si esaurisce in breve tempo: forse il dottor Cavedagna lo usa in quantità eccessiva. Alla fine, la crema si estenua in fili sottili da spremere con pazienza certosina, lasciandoli addensare in spirali verdastre che formano una collina scintillante, destinata ad appiattirsi nuovamente sulla guancia ispida e scura del mattino. Il rasoio a cinque lame è sempre più urticante, perché il dottore lo utilizza finché non scortica la pelle: potrebbe informare la collaboratrice domestica, ma dimentica sempre di aggiungerlo alla lista della spesa. Mentre la schiuma comincia a diradarsi, lasciando trasparire la gota liscia da bambino, ripete a voce alta le frasi dell’ultima pagina che ha scritto: solo così può scoprire ripetizioni e ridondanze, la massa di fonemi inutili che gonfiano il testo e lo rendono illeggibile. Il rasoio continua la mattanza di peli e Cavedagna pensa a un prato turgido di erbacce, irto di piante sconosciute, ruvide, puntute, come le frasi della prima stesura, gli aggettivi – quasi tutti da scartare -, i doppioni di gerundi o d’infiniti, il ritmo lento, i giri di parole, le escrescenze di linguaggio e di pensiero che rendono la vita impossibile al lettore. Chi scrive, pensa, è un giardiniere, non fa altro che sfrondare, snellire, alleggerire, come se il mondo includesse uno strato spesso di eccedenze e vi fossero mestieri predisposti a liberarlo, ad asportarne la pellicola esteriore perché esplodano l’anima e il senso sommersi dalle colline lucide di gel, dai tappeti di peli che rendono la faccia il rovescio dell’ordine, l’ombra che inquieta, la coscienza sporca che logora ogni giorno l’universo. Cavedagna è colto da una vertigine improvvisa: per riprendersi, ripensa ai temi che ha raccolto questa volta: l’importanza del fondale, racconti veri o inventati, l’educazione alla lettura, l’handicap del fatto già accaduto, descrivere con espedienti esterni, riscrivere come segno di maturità, racconti ispirati da un concerto. Ha l’impressione che qualcuno abbia messo mano al suo romanzo, si sia inserito nella scrematura approfittando della sua memoria gravida di righe, punti e virgole, tanto da non distinguere tra i propri e quelli altrui, come se non fosse concesso stabilire un confine tra i suoi sogni e quelli di qualcuno il cui fiato avverte sempre più vicino, martella sulla sua tastiera, corregge gesti e parole ai personaggi, costringe Simone Vangelis a sparare contro Brice e Cloe a fermare la corsa per praticargli la respirazione a bocca a bocca, lo getta nella confusione più totale, al punto da tagliarsi col rasoio a cinque lame e mescolare il sangue col gel anti-irritante, mentre è sempre più irritato e invece di ripetere il testo ad alta voce grida contro il cielo scuro del mattino: gli sembra un pelo enorme e nero da asportare, al pari di quell’erba ruvida e urticante che è la vita.

12 pensieri su “34. Erbacce

  1. M&C

    Sicuramente in questa pagina non ci sono “ripetizioni e ridondanze” nè “la massa di fonemi inutili che gonfiano il testo e lo rendono illeggibile”: caro don Faber sei senza ombra di dubbio un “abile giardiniere”!!!
    Ed è molto bella anche la canzone:
    “Ma perché non dovrei liberare qualunque sentimento per chiunque sia
    tanto sai io non ti sentirei certamente per questo meno mia
    Ma chi mai disse che si deve amar come se stessi il prossimo con moderazione”

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  2. Claudia

    E se si togliessero aggettivi anche alla vita?
    Chissà che non sia l’unico modo per farne esplodere, davvero, anima e senso!

    ciao!

    Claudia

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  3. Rashide

    Un’erba come la verbena, di ampio uso medicinale per le sue straordinarie qualità terapeutiche e come cicatrizzante, potrebbe alleviare tutte le irritazioni del dottore Cavedagna.
    Un pò di “Gioia del semplicista” come fu infatti definita da Ippocrate. Decisamente non può mancare questa erba nel giardino del dottore!

    Un abbraccio

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  4. Ema

    Evitare ripetizioni, doppioni, irritazioni…fatiche vane…la barba ricrescerà, la pelle continuerà ad irritarsi “come se non fosse concesso stabilire un confine tra i suoi sogni e quelli di qualcuno”

    “SOGNI DI LATTA” – (Renato Zero)

    ”sortilegi e stregonerie
    finti maghi false ideologie
    dei miei giorni piu’ non sono il re
    mentre il tempo scivola su me
    sguardi vuoti senza piu’ realta’
    nei silenzi di chi si e’ arreso gia’

    fermati con me forse insieme a te
    salvero’ quest’anima se da salvare è

    Dimmi che ancora esisterò
    Anche se sono di latta i sogni che ho…’”

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  5. Stella Maria

    “L’ortica è una pianta perenne che cresce in tutto il mondo, predilige luoghi umidi e ricchi di azoto meglio se ombrosi. Foglie e fusti sono ricoperti da tricomi (peli) contenenti una sostanza urticante. Quando si sfiora la pianta, l’apice dei peli si rompe e ne fuoriesce un liquido irritante … Ha molteplice utilizzo in fitoterapia, medicina e cosmesi: è un ottimo diuretico e cura i problemi della pelle e dei capelli.”
    Un bene regalatoci dalla natura, come la … vita a cui sembra sembra proprio che somigli.
    Un liquido irritante come a volte il sangue che esce involontario e sembra che un po’ di vita se ne vada.
    SM

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  6. F@r

    Se e’ importante distinguere sogno e realta’, – e non sempre si sogna dormendo, anzi, spesso, troppo spesso, si vive senza rendersi conto dell’illusione che ci porta lontano da una vita che sia davvero nostra, –
    tanto piu’ e’ importante non confondere i nostri sogni con quelli di un altro, perche’ svegliarsi un giorno e scoprire che non eravamo noi a vivere e sognare ci riempirebbe i giorni di rimpianti

    Un abbraccio, fabry

    F@r

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  7. ilaria

    cavedagna è nel vortice della sua scrittura, come se questa fosse la sua vita..
    e nella vita grida e silenzi camminano insieme.

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  8. Barbara

    “tanto da non distinguere tra i propri sogni e quelli altui…”

    “Non sono niente.
    Non sarò mai niente.
    Non posso voler essere niente.
    A parte ciò, ho in me tutti i sogni del mondo.”
    Fernando Pessoa

    Barbara

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