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da qui
Lo sguardo ripercorre la stanza di cui conosce ogni dettaglio: le pareti in pietra di granito che in certi angoli compongono figure involontarie ma ben riconoscibili – un agnello, una maschera greca, una donna col colbacco -; il divano dai bordi dorati e i cuscini gonfi a fiori; un tappeto berbero dai colori vivaci – azzurro e oro -, attraversato da rombi e rettangoli alternati; l’alcova sormontata da una tenda bianca e gialla assicurata al soffitto con anelli spessi e neri; una finestra che pare più una feritoia dalla quale difendersi da intrusi di ogni tipo; due sedie e il tavolino in legno sul quale campeggia un candelabro d’argento con un mozzicone di candela. Alberto si chiede se non siano i dettagli a nascondere la chiave di ciò che è accaduto nelle ultime ore, in cui è stato privato del dattiloscritto del romanzo. Pensa ai movimenti fatti con la ragazza dai capelli rossi, le soste sul divano, la chiacchierata al tavolino, i momenti in cui la tenda bianca e gialla li ha accolti con imbarazzo e discrezione. Passa in rassegna gli sguardi, le espressioni, cercando di rintracciare il lampo d’astuzia e d’ironia, l’istante in cui lei si avvicina al cassetto del canterano in noce, lo apre e ne estrae furtivamente il documento. Deve cercare nella casa, rovistare in ogni angolo, o forse già sa, agisce a colpo sicuro informata da una quinta colonna, una spia insospettabile, una serpe in seno, un virus non riconosciuto dai sistemi di difesa: la collaboratrice domestica, il guardiano del faro, l’idraulico chiamato a sistemare la caldaia. I luoghi sono la parte più importante del racconto, è da loro che dipende tutto, il piacere e il tradimento, la serenità e l’angoscia. La stanza, desiderata al di sopra di ogni cosa, ora è una trappola sul punto di scattare, un posto in cui si cela un pericolo mortale, da cui fuggire prima che sia troppo tardi, prima che il morso del serpente lo raggiunga.

Capita spesso che cio’ che desideriamo sopra ogni cosa si riveli poi, una trappola senza scampo.
Chissa’ se il nostro fara’ in tempo a fuggire o se, ormai…
Un abbraccio, Fabry
F@R
“I luoghi sono la parte più importante del racconto, è da loro che dipende tutto, il piacere e il tradimento, la serenità e l’angoscia.”
Certi luoghi possono rappresentare tutto un mondo, perchè sono legati alla memoria di un evento importante e significativo della vita.
Uno stesso luogo può essere banale per qualcuno, ma speciale per altri: può rappresentare il paradiso, oppure l’inferno in ugual modo.
Altri luoghi poi sembrano essere il posto perfetto per una momentanea una fuga dalla vita, di cui ogni tanto ci sarebbe bisogno, salvo poi dover necessariamente ritornare …
Una finestra come una ferita aperta lascia entrare aria e uscire dolore. Si respira anche dalle ferite, quelle ferite causate dalla nostra ingenuità e dal bisogno di non esser soli, di dar spazio ai propri sensi, al desiderio di sentirsi ancora vivi. Fa più male la perdita di un dattiloscritto e la fiducia mal riposta, o la sensazione di essere stati violati dall’interno dopo esserci abbandonati a sensazioni da risuscitare? Dopo aver aperto le inviolabili porte del profondo io.
Ferite come feritoie per difenderci da noi stessi prima di tutto e non da noi, consapevoli che, sebbene ingannati e defraudati siamo ancora in grado di abbandonarci all’altro, sia esso uno dei nostri o l’avversario, come bambini ingenui e fiduciosi con la certezza che il futuro si apre di fronte a noi e la speranza è una lunga strada da percorrere, nonostante tutto e vada come vada.
SM
” le pareti …che in certi angoli compongono figure …. un agnello”
Alberto si sente un agnello immolato…
Fuggire dal morso? Io resterei, proverei a mettere ordine; forse provando a ricordare meglio si scopre che è stato proprio lui a consegnarle il manoscritto, dimenticando la prima pagina nel cassetto…forse si può ancora ripartire…
Empiti di me… – Neruda
“Desiderami, stremami, versami, sacrificami.
Chiedimi. Raccoglimi, contienimi, nascondimi.
Voglio esser di qualcuno, voglio esser tuo, è la tua ora.
Sono colui che passò saltando sopra le cose,
il fuggitivo, il dolente.
………..
Liberami di me. Voglio uscire dalla mia anima.
Io sono ciò che geme, che arde, che soffre.
Io sono ciò che attacca, che ulula, che canta.
No, non voglio esser questo.
Aiutami a rompere queste porte immense.
Con le tue spalle di seta disseppellisci queste àncore.
Così una sera crocifissero il mio dolore.
Liberami di me. Voglio uscire dalla mia anima.
Voglio non aver limiti ed elevarmi verso quell’astro.
Il mio cuore non deve tacere oggi o domani.
Deve partecipare di ciò che tocca,
dev’essere di metalli, di radici, d’ali.
Non posso esser la pietra che s’innalza e non torna,
non posso essere l’ombra che di disfa e passa.
……”
i dettagli non nascondono.
mostrano piuttosto l’essenza del romanzo che è la vita.
vi ringrazio.
la trappola può scattare in qualsiasi momento, dobbiamo imparare a evitarla.
baci
faber
Per Alberto ritrovarsi in una situazione in cui c’è ansia e conflitto fra coscienza ed istinti, il bisogno di portare alla luce o riconoscere le pulsione vitale, la serpente come indizio di qualche forza interiore che, presa in esame , pùo indicare la posibilità di guarigione e rinovamento.
chi non si sente in trappola , ogni giorno, chi ?!
Siamo schermati, protetti in ogni angolo, attenti all’hacker che da un momento all’altro può inserirsi nei nostri “sistemi di difesa” per distruggere il nostro lavoro, tutto organizzato nei minimi dettagli, senza mai lasciare nulla al caso….Ma funziona proprio così? Apriamo quella piccola finestra / feritoia e lasciamo entrare un po’ di luce; chissà! potrà restituirci un pò di fiducia e aiutarci a sciogliere magari solo uno di quei tanti nodi che si intrecciano fra loro, creando un fitto muro di nebbie…
Buona Giornata Don!
“Rinuncia al tuo potere di attrarmi ed io rinuncerò alla mia volontà di seguirti.”
— William Shakespeare
La trappola più insidiosa sta nella convinzione che gli altri possano avere potere su di noi; possiamo vincere le tentazioni solo con la certezza che l’unico potere è quello che viene dall’amore.
Gli altri hanno un potere su di noi solo se glielo concediamo, viceversa non c’è potere.
Anche al diavolo, che dice di avere il potere su tutti i regni della terra, quel potere è stato concesso, viceversa non lo avrebbe e questo fa anche sì che sia transitorio. Alberto lo sa, scoperta amara, ma stiamo certi che la signorina ha le ore contate, presto arriverà a scoprire l’attimo, il luogo preciso e chi e farà di nuovo suo ciò che lo è.
Un saluto
Stefano
A proposito del “potere dell’amore”…
“Sull’Amore” – Herman Hesse –
-Si chiama amore ogni superiorità, ogni capacità di comprensione,
ogni capacità di sorridere nel dolore.
Amore per noi stessi e per il nostro destino, affettuosa adesione
a ciò che l’Imperscrutabile vuole fare di noi anche quando
non siamo ancora in grado di vederlo e di comprenderlo
questo è ciò a cui tendiamo.-
grazie!
a ognuno le sue trappole e i modi per uscirne o per restarvi preso.