43. Concerti

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=160n3v1ySBM&feature=relmfu]

da qui

Cesare sta studiando il carteggio fra Teodora e Cavedagna, da cui emerge l’assenza di un disegno preordinato: i due si affidano alle intuizioni del momento, all’ispirazione frammentaria, ai colpi di coda del destino. Un tratto di paesaggio, un particolare di architettura urbana, un oggetto balzato in primo piano, orientano le svolte della trama, il bacio, lo sparo, l’incidente, come un concerto rock, in cui la musica è solo la tessera di un mosaico imprevedibile che confonde  i colori dello stadio, gli strappi dei jeans, le divise dei carabinieri, e la voce del cantante è un ghirigoro fluido sul passaggio di mano in mano dei biglietti, l’esplosione improvvisa degli idranti, la massa di gente che preme sui cancelli, mentre schermi giganti rimandano immagini di fiaschi e di fumo, ragazzi che si baciano rotolando sull’erba sovraccarica di umori. Il racconto del dottore procede con squarci suggestivi, vedute dall’alto, fari abbaglianti che illuminano a tratti il buio del futuro indefinito, rischiarato solo dalla fiamma di accendini levati verso l’alto quando arriva la canzone che colpisce al cuore. Cavedagna conosce a memoria i trucchi per attirare l’attenzione, strappare gli applausi, lasciare il lettore col fiato sospeso tra pagina e pagina; sa dosare con sapienza zoom, dissolvenze e primi piani, il particolare tecnico e la sensualità, il grido e il sorriso, la tenerezza e la violenza. Ma Cesare si trova a disagio nel crepitare degli eventi, nel fuoco di fila di trovate che rischiano di sviare la coscienza del lettore, alla ricerca di un senso. Gli occorre ritrovare un filo, il sentimento di fondo in cui traspaia la visione dell’autore, il suo sguardo sul mondo, il timbro di un’opera che è il segno irripetibile del genio. Ci penserà stanotte, al concerto del suo cantante preferito.

18 pensieri su “43. Concerti

  1. Stella Maria

    L’assenza del disegno preordinato, i trucchi per attirare la coscienza del lettore, le trovate che rischiano di sviare la coscienza dello stesso. E l’esigenza di trovare un filo, la visione dell’autore, il segno del genio.
    Il dualismo fra l’ispirazione e l’anima di chi scrive e si è lasciato andare ai moti dell’anima, non per questo esposti in misura disordinata e frammentaria, e, dall’altra, lo studente modello di una scuola di scrittura che all’estro e al dono di sè preferisce la frase ricercata, gli elzeviri letterari e non calligrafi a danno di una creatività che scorre fluida. Alberto e Cesare due emblemi del modo di scrivere attuale che fa di molti veri scrittori o semplici riempitori di fogli per far felice il marketing editoriale. Il vero genio per me è rimane il professore, il frutto creativo di un Calvino al contrario.
    SM

    Rispondi
  2. Claudia

    Cavedagna conosce a memoria i trucchi per attirare l’attenzione, strappare gli applausi, lasciare il lettore col fiato sospeso tra pagina e pagina; sa dosare con sapienza zoom, dissolvenze e primi piani, il particolare tecnico e la sensualità, il grido e il sorriso, la tenerezza e la violenza.

    Tecniche che dovrebbe imparare a conoscere a fondo anche il lettore avveduto per poter cogliere strati e livelli di lettura sempre meno legati all’estemporaneità del sentimento immediato.

    Ciao!

    Claudia

    Rispondi
  3. Ema

    “Gli occorre ritrovare un filo, il sentimento di fondo in cui traspaia la visione dell’autore”

    Il filo di un aquilone che va dove porta il vento…

    L’aquilone
    ………..
    Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza,
    risale, prende il vento; ecco pian piano
    tra un lungo dei fanciulli urlo s’inalza.

    S’inalza; e ruba il filo dalla mano,
    come un fiore che fugga su lo stelo
    esile, e vada a rifiorir lontano.

    S’inalza; e i piedi trepidi e l’anelo
    petto del bimbo e l’avida pupilla
    e il viso e il cuore, porta tutto in cielo.

    Più su, più su: già come un punto brilla
    lassù lassù… Ma ecco una ventata
    di sbieco, ecco uno strillo alto… – Chi strilla?
    …….
    G.Pascoli

    Rispondi
  4. Ema

    “il timbro di un’opera ”

    Le luci, il coro,la scena, l’orchestra…tutto l’insieme fanno il timbro di un’opera (torno ora dal Nabucco ma anche il concerto di Vasco ha il suo perchè).
    Un abbraccio

    Rispondi
  5. Rashide

    Gli occorre ritrovare un filo, in futuro?…mo troppo lontano …fili che s’intrecciano, che si uniscono per tessere, per dialogare, per innnalzare un aquilone come sogni ad occhi aperti, come volare controcorrente fuori dall’appiatamento, dalla fretta di consumare tutto e subito….cominciamo?….tienimi il filo per favore!
    Un abbraccio.

    Rispondi
  6. Anonimo

    Sono di turno e mi ci vuole un caffe’ doppio per seguire le volute di questa scrittura.
    Buon Vasco, Cesare!
    Mi raccomando: ritrova il bandolo della matassa che si e’ aggrovigliata abbastanza. Non riesco piu’ a seguirti e in molti fraintendiamo. Una cosa: ridimensiona Cavedagna che se la tira un po’ troppo 😉 Sara’ tutta colpa del suo ego o e’ Teodora, consigliera fraudolenta, che lo fa montare in superbia? (Mi sfugge in quale post e’ stato specificato che si tratta di una suora…ma del resto anche la monaca di Monza lo era :-)))

    Rispondi
  7. Claudia

    Darsi a Topolino, lettura semplice e lineare che non richiede troppi sforzi di attenzione ad una mente obbligata alle veglie notturne?
    Chiedere ad un autore di modificare la sua opera in base alle proprie capacità intellettive… via! quello sì potrebbe sembrare eccesso di Ego, ma non è qui il caso, no?: lavorare di notte può rendere particolarmente nervosi e antipatici, ma poi passa, basta una buona dormita:-)

    Ciao!

    Claudia

    Rispondi
  8. Stella Maria

    Che Alberto si dia delle arie mi sembra non stia proprio in piedi e se anche fosse si può gridare, alzandosi in piedi: era ora! Una svolta alla propria vita inizia nel momento in cui per primi ci si guarda allo specchio e si riconosce il proprio valore, senza eccedere nella mancanza di umiltà, e mi sembra che qui non accada. E poi con tanti begli involucri che fanno i pavoni e si gonfiano e impettiscono del proprio nulla almeno qui il valore è reale e indiscutibile “checchè” ne dica il pubblico e la critica, nonchè editori a caccia di profitto, il che non è errato visto che le aziende devono sopravvivere, che non diventi però puro lucro indifferente alla sostanza e al nome.
    Un valore generale ma quello letterario è sacrificato a una cattedra che grandi soddisfazioni non dà sfornando, spesso esseri di specie umana che la società vuole colti il tempo di un esame. Ma se sostanza c’è prima o poi vien fuori, puoi chiudere una stella in un sacco nero questo non le impedirà di far luce e abbagliare anche da lì, gli ci vorrà solo un po’ più di tempo.

    In quanto a “suor” Teodora è la protagonista del “Cavaliere inestistente” di Calvino, Bradamante in cerca di amore, suora quando l’amore delude e illude e no c’è miglior rifugio e guaritore di un Dio che accoglie sempre. Che il personaggio si a ad essa ispirata, facile da credere, o no? La povera monaca di Monza è forse una versione precedente e meno casta, sfortunata si ma più che in amore in genitori:-)

    Mio caro amico Anonimo, come detto in un commento precedente, mi sembra che lei sia un buon conoscitore di Calvino e soprattutto del nostro don, che fa, mi cade come l’asino? Poichè però il nostro professor Cavedagna somiglia tanto ad un ex professore oggi insegnante di ruolo su ben altro altare:-) non è che per caso vuol essere una critica al nostro Calvino al contrario? Il Nostro non ha bisogno di avvocati e anche in questo è il suo valore, però ha cavalieri esistenti:-) ben schierati e sempre in trincea, nobili valorosi e non mercenari guidati da desiderio di fama, in difesa del vero valore che, come è noto, trattandosi di bellezza per esser vera è sicuramente quella che meno appare. E in quanto ad apparire e credersi il suo Maestro beh! siamo lontani. Forse veramente sarebbe ora che cominciasse a sentirsi “…” ergendosi sul vuoto che c’è e non gli appartiene, che si creda Alberto, don Faber, Faber Maria Leopoldo, … semplicemente Fabrizio.
    SM

    Rispondi
  9. ilaria

    che si possa trovare un respiro …in questa domenica don Fabrizio.
    solo un saluto e nessun commento.

    Rispondi
  10. Anonimo

    Che levata di scudi, ragazze! Non so se il destinatario di cotanta difesa debba andarne fiero o temere che prima o poi degeneri in stalking 😉 Ho espresso soltanto un pensiero, peraltro stringato, e siete partite lancia in resta e a volte con sproloqui ingiustificati (ma alcuni hanno il vizio dell’essere prolissi nello scrivere, chissa’ nel parlare). Ecco perche’ la partecipazione ai post langue: o l’intellighentia ti scruta dall’alto e storce il muso oppure – a livello piu’ basso – c’e’ l’impossibilita’ di esprimere un’opinione sincera ma diversa dalla lode sconfinata.
    Si attende la svolta: damoci da fare per una via di mezzo, altrimenti l’aria si fa troppo rarefatta o stucchevole; si potrebbe commentare “se la cantano e se la suonano” 😉

    Rispondi
  11. Claudia

    Joyce , l’Ulysse, pochi lo hanno letto, di meno lo hanno capito… eppure lui è Joyce e chi non lo capisce… pace all’anima sua

    Rispondi
  12. Stella Maria

    Già pronta al ritiro vitti vittimistico, mia cara amica anonimo, perche’ e’risposta da donna e allora dubbio m’assale, sono stata abbastanza sintetica? :-)))
    SM

    Rispondi
  13. Claudia

    SM alle 2.42… Mea culpa! Mi sbagliavo, non sono le veglie notturne, a rendere antipatici:-)))

    Ciao

    Claudia

    Rispondi
  14. meditatio

    Nel post successivo, il nr. 44, si legge: “lasciare spazio alla parola pacata”….
    io rifletterei su questo!!!

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *