[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=EjrnWY-bWk4]
da qui
L’immagine che Marco ha negli occhi è di quelle che impressionano: uno scorcio di piazza in cui si ammirano palazzi dai grandi portici come buchi neri in universi di pietra variegata, incisa, fitta di bifore e trifore ricamate con spreco di bellezza; sulla sinistra spiccano serrande verdi che risuscitano ricordi infantili di pistacchi e dentifrici, l’odore e il sapore del pulito, i rimproveri della madre ansiosa, la fretta di uscire col cestino pronto, il fiocco mezzo gualcito, la paura di incontrare gli altri, la maestra, i compagni sempre pronti a fare scherzi, anche cattivi; nella parte bassa dell’immagine, l’acqua sommerge la piazza come un ospite invadente che ha deciso di mancare di rispetto, un’onda simile a quella che alza il motoscafo, violenta come le spinte dei compagni, il palo della luce sommerso per metà, come te che subisci l’assalto degli altri appena l’insegnante si mette a parlare sulla porta. L’acqua alta a Venezia è la tua vita, sempre sul punto di soccombere a qualche cataclisma, senza sapere se sia un’esperienza solo tua o se la storia si ripeta per ogni uomo o donna che nasce sulla terra. Da qui comincia la vocazione di scrittore, l’ostilità al realismo che incatena ai fatti e impedisce di trovare soluzioni alternative, uno scampo all’acqua che dilaga, al flutto che espugna portici e negozi, uffici e appartamenti. Marco ha imparato a sovrapporre immagine su immagine: quello che vede, adesso, è un portico affacciato sul canale, colonne color pastello che reggono archi massicci di pietra resistente, un ponte che unisce all’orizzonte paure e desideri, un bambino appoggiato alla ringhiera con lo sguardo che si spinge oltre il canale e sfiora il palazzo scrostato che ha di fronte, la primavera che arriva, lo spiraglio azzurro fra tetto e tetto, rampicante e rampicante, e Marco intuisce che il romanzo è la linea che unisce le pupille del bambino con un mondo che solo la scrittura può creare, in barba all’onda, ai compagni di classe che lo incalzano, alla maestra che non si accorge di niente, alla paura di vivere, al rischio di essere inghiottiti dal nulla ogni momento.

L’acqua alta a Venezia è la tua vita,
E’ anche la mia o perlomeno lo è stata:-)voglio essere ottimista;-)
SM
Marco intuisce che il romanzo è la linea che unisce le pupille del bambino con un mondo che solo la scrittura può creare, in barba all’onda, ai compagni di classe che lo incalzano, alla maestra che non si accorge di niente, alla paura di vivere, al rischio di essere inghiottiti dal nulla ogni momento.
Qualcuno sostiene che io sia pessimista, e lo sono, ora mi sento meno sola
Ciao!
Claudia
Ho sempre avuto paura dell’acqua alta, dove non vedi il fondale: mi trasmette l’angoscia di questo nulla che potrebbe inghiottirmi in ogni momento…
ed ho sempre amato il “mondo che solo la scrittura può creare”, come rifugio e soluzione al “realismo che incatena ai fatti e impedisce di trovare soluzioni alternative”.
“Alle volte penso che il libro non dovrebb’essere altro che l’equivalente del mondo non scritto tradotto in scrittura.
Altre volte invece mi pare di comprendere che … il libro dovrebb’essere ciò che non potrà esserci se non quando sarà scritto, ma di cui ciò che c’è sente oscuramente il vuoto nella propria incompletezza.” (Italo Calvino)
PENNA
“E prima di prendere carta
prendi penna.
Penna di falco o di cigno
penna di pollo, penna
con pancia piena
di inchiostri azzurri e neri
e di ogni colore tranne quello
della carta su cui scriverai.
Prendi penna che punga
la carta e la mano e che lasci
un segno netto e lungo e sottile
che non vi inciampi la formica
ma cada
proprio nel punto dove il mondo
ride. Dunque
un segno che sfiori
che tiri
che tenga.”
Roberto Piumini
vi ringrazio.
ecco, la penso così:
“il libro dovrebb’essere ciò che non potrà esserci se non quando sarà scritto, ma di cui ciò che c’è sente oscuramente il vuoto nella propria incompletezza.” (Italo Calvino)
i rimproveri della madre ansiosa, la paura di incontrare gli altri, la paura di vivere, Da qui comincia la vocazione di scrittore
Allora e’ vero che non tutto il male viene per nuocere. Chissa’ com’era la madre di Calvino e se divenne scrittore per lo stesso motivo di Marco insicuro in Acqua-Alta.
Certo e’ uno che tende alla perfezione e quindi sempre inquieto e insoddisfatto dei suoi risultati – libri – che giudica incompleti
Non mi pare che Marco consideri incompleti i libri, semmai il mondo post-edenico con suoi i limiti, mancanze, vuoti dovuti ad un peccato originale che altro non e’ se non tensione verso una perfezione che non esiste ma che abita l’uomo come urgenza di realizzazione definitiva
E poi dicono che sono pessimista 🙂
Ciao!
Claudia
Realtà e fantasia, un binomio perfetto, a volte bizzarro. In fondo, nel profondo, conserviamo sempre un po’ di quell’immaginario che ci ha accompagnato da bambini, un mondo meraviglioso che ci porta lontano quando la realtà ci va stretta… E così spesso lanciamo messaggi criptati: sta all’altro saper ascoltare e coglierne il significato!
Grazie Don per la tua sensibilità e vicinanza
http://www.youtube.com/watch?v=159R8w4OniU
“la tua vita, sempre sul punto di soccombere a qualche cataclisma”
Ecce homo…
“Ecco l’eletto delle sofferenze,
l’apostolo della terra,
il silenzioso amico del dolore,
l’infelice amante del ricordo,
nel suo ricordare turbato dalla luce della speranza,
nel suo operare frustrato dall’ombra del ricordo.
I suoi occhi non sembrano aver versato ma bevuto molte lacrime,e tuttavia
vi divampa una fiamma che potrebbe consumare il mondo intero”
Kierkegaard
…la canzone di Marco al romanzo…
“Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti al cielo
vienimi a prendere
mi vien da piangere,
arriva subito,
mi riconosci ho le scarpe piene di sassi,
la faccia piena di schiaffi,
il cuore pieno di battiti
e gli occhi pieni di te.”
Jovanotti
grazie.
spero che mi lascino il tempo per scrivere, intanto.