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da qui
La posizione di Teodora e Olivia non è delle più comode: la gamba destra della prima (che indicheremo con T) è irrigidita sullo stomaco dell’altra (O), che cerca di afferrare la caviglia sinistra di T sotto la propria schiena inarcata il più possibile, stretta com’è in una specie di tenaglia; la mano destra di T stringe il polso destro di O, piegato su se stesso nel tentativo di svincolarsi dalla morsa; un ricciolo a forma di S cade dalla fronte di O e va a congiungersi perfettamente col cerchio dell’occhio semichiuso per lo sforzo; la mano sinistra di T fa pressione sulla spalla destra di O, temporaneamente impossibilitata a muoversi. Dalle bocche serrate per l’impegno escono frasi smozzicate. T: convinciti, occorre uno spiraglio di luce per dare ossigeno al lettore; O: è inutile fingere che ci siano vie d’uscita; T: a che serve la letteratura se non a presentare alternative?; O: il dovere di chi scrive è riprodurre la realtà; (il respiro è sempre più affannato, le parole si pronunciano a fatica); T: vedi che non riesci a liberarti? potrei suggerirti la mossa per uscirne: a questo servono i libri!; O: un romanzo non è un manuale di sopravvivenza: rende conto del sudore che gronda, delle vesti zuppe, della tenacia nel resistere al dolore; ( il fiato è spezzato, le frasi sono quasi incomprensibili). Con un movimento repentino, O fa leva contemporaneamente sul polso, la caviglia e il ginocchio di T, stupita per la reazione inaspettata; le posizioni si ribaltano: ora è la gamba sinistra di O a serrare in una morsa d’acciaio il ventre di T, che tenta di far pressione, con la mano destra, sulla tibia irrigidita di O, ma inutilmente. Con un gesto disperato, agita la gamba destra verso l’alto e stringe la coscia sinistra di O, cercando di affondarvi le unghie affilatissime. Ma Olivia non molla, e biascica fra i denti la frase decisiva, prima che Teodora si dichiari vinta: devi ammettere che in certi casi non c’è niente da fare, bisogna solo ratificare la sconfitta.

Mi ero quasi dimenticata delle due-llanti :-))
A cosa serve la letteratura?
A niente, davvero a niente, come la musica, la pittura, l’arte in genere, ma proprio perché non serve ci fa umani, proprio per questo è disperatamente necessaria.
Ciao
Claudia
Ti prego Teodora, non arrenderti, non ti far sconfiggere da Olivia, non lasciare che il male, il pessimismo, l’egoismo e l’incertezza che lei rappresenta vincano…
Non soccombere: qual’è per te la memoria dell’incontro con l’Amore da tenere viva?
C’è una Teodora ed una Olivia dentro ognuno di noi, che lottano continuamente e ferocemente….
Più che “a cosa serve” ci sarebbe da chiedersi: a chi o a cosa è asservita. Eppure la letteratura, più o meno come la Costituzione, custodisce in sé i linfociti che aggredirebbero gli intrusi che si affannano a calpestare la verità che è realtà. È un peccato che, come accade anche per la Costituzione, quei linfociti non si chiedano se valga la pena di lottare per princìpi che difendono la quantità a detrimento della qualità, come i tanto osannati princìpi democratici insegnano a fare, stabilendo che tre deficienti su quattro impongano la loro intelligenza all’unico intelligente del gruppo. In letteratura sono spacciati come capolavori scritti che non riesco neppure a ricordare, mentre i veri capolavori (vedi la Commedia di Dante, che è stata osteggiata per i cento anni successivi alla sua creazione, o anche il Convivio) non li legge quasi nessuno, e meno ancora sono coloro in grado di riconoscere la dottrina metafisica nascosta al loro interno.
“La posizione… non è delle più comode…le posizioni si ribaltano”
Tutto questo aggrovigliamento ricorda vagamente il kamasutra… comunque l’amore e la guerra hanno alcune somiglianze come per esempio, i vincitori ed i vinti…
La guerra che verrà
non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente egualmente.
Bertolt Brecht
….T, O …. Ti con zero:-)
Ha scritto in una pagina significativa di Ti con zero del 1967 contenuta nel racconto I cristalli e riportata fedelmente da Centofanti.
“La regolarità della “struttura del cristallo” (il titolo di un magnifico quanto silenzioso film di Krzysztof Zanussi del 1969) è anche il segno di un suo possibile rovesciamento interiore, di una intima contraddittorietà regolata da ciò che gli si contrappone così come la poesia appare implicita spesso all’interno dell’adamantinità della prosa letteraria.
Allo stesso modo, all’interno del realismo della sua scrittura sostenuta da segmenti brevi, chiari e distinti nella loro precisione tutta fatta di descrizioni non ambigue né reputabili per tali si insinua una serie di elementi fantastici di segno opposto che la smembra e la riconduce a una sorta di non redimibile impossibilità ad essere puro chiarore di verità.”
(Dalla prefazione di Giuseppe Panella, Italo Calvino una trascendenza mancata. Fabrizio Centofanti)
e ancora:
“Dritto e rovescio si contendono fino all’ultimo l’anima del nostro Autore, sempre diviso tra due possibilità diverse, sempre sul punto di compiere una scelta decisiva eppure mai deciso a compierla, a sbilanciarsi, a compromettersi.
La logica del razionalismo sospinge Calvino in cunicoli sempre più stretti, in tane sempre più anguste, come se il mondo acquistasse sempre più le dimensioni minuscole della scrittura, diventasse scrittura, sino a che l’essenza stessa della realtà finisce con l’identificarsi con la successione di righe nere sulla bianca superficie della pagina.”
(Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Fabrizio Centofanti)
SM
Oh, finalmente delle voci… 🙂
Stai bene.
Barbara
scusate, il post si intitola LOTTA e non posso fare a meno di intervenire perché “chi si estranea dalla lotta…” 🙂
Calvino, sempre diviso tra due possibilità diverse, sempre sul punto di compiere una scelta decisiva eppure mai deciso a compierla, a sbilanciarsi, a compromettersi.
In questo, il nostro don Fabrizio è stato più coraggioso di lui, scegliendo di non ridurre la propria vita ad una sequenza di righe nere, ma si è sporcato le mani per aiutare il prossimo, pur non rinunciando del tutto alla scrittura (come invece fece Rebora).
Un caro saluto,
Ttti
grazie!
le righe nere sono piene di voci, non devono essere necessariamente in discorso diretto.
In questa pagina mi vieni da pensare; che in certi casi la vita è una lotta dalla qualle nessuno se pùo retirare portandosi il guadagno.
Un abbraccio.
Calvino a me è simpatico e il suo Cavaliere inesistente per la prima metà è un capolavoro, poi arriva la seconda parte, quella dove l’autore rivela d’essere un cretino. Buono, certo, ma sempre cretino resta. Peccato, perché non si può dire che i tempi giustifichino tutto.
A chi si chiedesse la ragione precisa del mio disappunto verso Calvino dirò che mi riferisco al suo tentativo di ridicolizzare il Graal e i cavalieri che ne difendevano i princìpi. A coloro i quali, invece, si interrogassero sulle ragioni dell’arrancare dell’ideologia detta “di sinistra” risponderò che sono le stesse che rendono cretino il Calvino.
Olivia, che riappare!
bello.
“È ormai difficile incontrare un cretino che non sia intelligente e un intelligente che non sia cretino.”
Leonardo Sciascia, Nero su nero, 1979
Sciascia è libero d’incontrare chi vuole, ma l’irridere il sacro Graal e i princìpi di altruismo da soddisfare nella sua ricerca non è soltanto da stupidi, ma implica inattitudini intellettuali serie nel rapporto che l’intelligenza individuale deve avere con quella di ordine universale, la stessa intelligenza che concede la libertà a tutti gli esseri di scegliere la qualità, la quantità e lo spessore della propria idiozia.
“Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio”
(William Shakespeare)
Shakespeare, in quella frase, si sente costretto a stabilire un asse che ha, ai suoi estremi, la saggezza e la stupidità. Così facendo ha dovuto ammettere che, in quella opposizione di due qualità che si affrontano, vale la regola detta dell’analogia inversa, la quale costituisce una sorta di prova del nove che convalida l’opportunità che una coppia di opposizioni sia ritenuta tale oppure che non di opposizione si tratti, ma di altra cosa. Dunque, se la saggezza implica stupidità al minimo delle proprie possibilità, perché questa inversione analogica produca una prova del nove valida, dovrà essere logico il risultato che darà. Nella frase in questione la logica è confermata e, con lei, anche l’assunto iniziale. Però l’opposizione mostrata dalla frase di Shakespeare non esaurisce tutte le possibilità implicite in un’opposizione, qualunque essa sia, perché ogni opposizione costituita da una coppia di poli opposti tra loro è anche, su un piano di osservazione più elevato del primo considerato, una complementarità nella quale saggezza e stupidità trovano un equilibrio che consentirà all’opposizione di integrarsi nell’unità di principio dalla cui divisione per riflesso si è formata. È questo il punto di vista che preferirei considerare ora, perché riguarda la gran parte degli esseri senzienti, e che li pone nella condizione di essere un po’ saggi e un altro po’ degli imbecilli, nell’altalenante condizione che vede le loro ginocchia tremare sempre di fronte a un cielo stellato…
Ma davvero esiste ancora qualcuno paladino del mito del Santo Graal, con i cavalieri e tutto il resto?
Ma se proprio devo godere con fantasie adolescenziali, allora forza Totti tutta la vita.
I cavalieri erano adatti ai tempi che li hanno visti difendere le ingiustizie alle quali erano piegate le classi sociali inferiori. Il Santo Graal è simbolo della comprensione dei valori che il sangue versato dal Cristo ha significato, sempre nel senso del sacrificio di sé in favore dell’altro. Rappresenta la volontà di giustizia e il voler essere in armonia con le intenzioni che esprime l’Intelligenza universale che nutre i bisogni di tutti gli esseri. Da tutto questo Totti e i romani dovrebbero essere esclusi, ma ecco che interviene la Misericordia divina per ricondurli al centro dell’ovile che hanno abbandonato. Questa è anche la ragione per cui sono interista, ma non sfegatato anzi, del calcio mi interessano solo i culi che lo devono prendere… :*))
Gent.mo sig. Massimo Vaj, a proposito del calcio, forse parla per esperienza…? 🙁
Caro clown: e Falcao dove lo mettiamo ????
Certo che sì, noi cavalieri del santo Graal di calci ne prendiamo tanti, è per questo che abbiamo le armature rinforzate sul retro. Alcune anime ignobili pensano che le ispessiamo a causa dello stare in sella a lungo, ma quando vedranno i cattivi andar zoppicando per lande deserte capiranno la vera ragione del nostro prevenire. È, per me, un mistero l’idiosincrasia che mi lega al popolo romano, e spero che sia una balla quella calunnia che soffia nell’ambiente ambienti frequentato da noi eroi, che insinua si debbano trascinare a lungo i rapporti che si sono coltivati male con le persone a scarso grado di nobiltà interiore… ;*))
Caro Massjmo Vaj, francamente mi riesce difficile trovare argomenti meno interessanti e appassionanti di quelli introdotti da lei qui oggi. Se sarà presto nel Walhalla al cospetto di Odino la prego di non mandarci una cartolina. In ogni caso, se il livello deve essere questo, mi tengo ben stretto Totti che, a pensarci bene, incarna, da contemporaneo, proprio tutti quegli ideali di cui lei sproloquia gratuitamente e abbastanza a sproposito. Saluti
Caro Massimo… vai pure in pace!
mi pare che il tentativo di tirare per le orecchie il nostro Fabry in una discussione su Calvino sia miseramente fallito ( e non gli do torto: Virgilio oltre Calvino fu suo maestro e deve aver imparato bene la lezione di fronte a certi spettacolini:
Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa.
cordialmente
Claudia
Ma che cagnara! Qui si passa dalle citazioni all’eccitazione e intanto il numero dei contatti sale: che sia una strategia, come quella della tv del dolore e delle risse in cui tutto e’ concordato per fare audience?!?
Sono un fan dei Cavalieri del Sacro Graal (ne ho letto libri su libri) e sostengo il valore della giustizia, che non e’ negoziabile, ma non tifo Inter: si può essere di squadre diverse, ma difendere gli stessi valori; perche’ bisogna sempre dividere tutto nettamente, alzando muri e barricate fra gli uomini? Forse perche’ come qualcuno ha ricordato, questo capitolo si intitola Lotta?;)
Tra Virgilio e Calvino non c’è comune misura, e chi ama l’uno non può condividere il pensiero dell’altro, perché Virgilio è, o meglio è stato, uomo iniziato ai misteri dello spirito universale, mentre Calvino è soltanto una persona buona, intelligente e perspicace, ma incapace di intuire la trascendenza della Centralità sovra-individuale. Ho sbagliato a pensare che questo fosse luogo di cultura, ma nemmeno tanto in fondo me ne compiaccio perché io, non essendo colto, avevo urgente necessità di interloquire anche con persone che non solo non sanno quello che dicono, ma neppure sospettano il danno che stanno facendo a loro stessi mettendosi di traverso alla conoscenza della quale sono soltanto un espositore malsano. Nulla di ciò che illustro è frutto del mio pensato. Dovete sapere che la verità non appartiene a nessuno che la esponga, perché quando un’ipotesi è sovrapponibile al vero cessa, con questa sovrapposizione, di essere una proprietà. Io, allo stesso modo di Virgilio, passeggio per gl’inferi con la stessa noncuranza con cui faccio mostra di muscolatura conoscitiva mentre alleno la mia pazienza correndo fino alle sfere del settimo cielo, lassù, in paradiso.
Posso dare un suggerimento a tutti? Leggete il libro di Fabrizio e avrete un nuovo punto di vista su Calvino. Non solo, scoprirete un don inedito e sorprendente.
baci
SM
grazie per la vivacità degli interventi.
sono temi che toccano leve sensibili.
Una lotta giornaliera, una gara continua la vita. Per raggiungere il punteggio più alto, per arrivare primi in classifica, la lotta per una speranza, per una parola, per dire a tutti ciò che penso, una lotta per il pranzo e per la cena, una lotta contro il buio, una lotta contro il mondo…
Ma il cielo è sempre più blu….
speriamo, Roberta.
e se non lo è ce lo facciamo diventare, alla faccia di chi ci vuole male.