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da qui
Cesare comincia a dare segni d’impazienza: non si è accorto, il Cavedagna, di aver lasciato Medardo e Viola dietro il cespuglio di lentisco, dopo che Vangelis gli ha scaricato addosso un caricatore di Beretta? Non potrebbe organizzare gli appunti, in mezzo alla montagna di scartoffie, in modo da controllare i passaggi della trama? Oggi chiunque può scrivere un romanzo: se vai in edicola, ti sommergono di corsi di scrittura tenuti dall’ultimo prodotto editoriale della pubblicità mediatica, che impartisce lezioni come queste: per scrivere bisogna saper leggere, oppure: evitare che l’epilogo sia scontato, o peggio: avere qualcosa da dire. Quando s’imbatte in perle simili, Cesare si chiede se valga la pena infilarsi nella serie infinita dei replicanti narrativi, e soprattutto cerca di distinguersi, di mostrare a modo suo che non tutti s’inchinano ai dettami della moda corrente. La scena di Vangelis che spara nel cespuglio è un banco di prova sufficiente: le foglie tremano per il contraccolpo, l’eco raggiunge la macchia verdescura che si dilata intorno, la polvere secca del sentiero si solleva verso la pineta, perfino la coltre di nuvole biancastre sussulta controvoglia e retrocede. Al di là del lentisco si coglie un grido soffocato: difficile dire se sia un urlo di dolore o l’estrema propaggine di un amplesso travolgente, ignaro del contesto, di Vangelis che cerca di capire se sia rimasto un colpo in canna o si debba accontentare di quelli appena esplosi. Ma ora ha tempo solo per cercare Brice in ospedale: non sa che lo aspetta un altro colpo, che ognuno ha il suo lentisco nella vita, sospeso fra dolore e gioia, tra il piacere di essere e l’angoscia di morire, e non è facile distinguere, non sai mai veramente se sei vivo o morto, nel profondo.

No, non lo sai. Solo qualcosa che ti scoppia nel cuore, dolore o piacere, odio e amore, può dirti chi sei. Fino ad allora sei un essere senza forma, indefinibile, sospeso in un mondo inconsistente che attende il suo big bang.
SM
“non sai mai veramente se sei vivo o morto, nel profondo”
Vivere?
“Volli, sempre volli, fortissimamente volli” (Vittorio Alfieri)
Dipende da noi; come nel romanzo si può decidere di far vivere o morire i personaggi, così nella vita, la morte interiore si può evitare…bisogna imparare a guardare in faccia il dolore, conoscerlo a tal punto da farcelo amico, solo allora sapremo cantare vittoria.
VIVERE O NIENTE (Vasco Rossi)
Rivelerò
Cose che nessuno sa di me
E lo farò
Solo perché tu non sai com’è
Brividi
Sento quando guardo
I lividi
Che han lasciato segni dentro
Io non ho voglia più di fare finta
che
Che vada tutto bene solo perché “è”
Guardami
Io sono qui
E te lo voglio urlare
Io sto male
Vivere o niente
In fondo poi nemmeno sai perché
Solo ti muovi
Dentro questo spazio tempo e
Lividi
Vedi i tuoi ricordi
Brividi
Quando senti che sono già morti
Io non ho voglia più di fare finta
che
Che vada tutto bene solo perché “è”
Guardami
Io sono qui
E te lo voglio urlare
Io sto male
Io non ho voglia più di fare finta
che
Che vada tutto bene solo perché “è”
Guardami
Io sono qui
E te lo voglio urlare
Io sto male
“ognuno ha il suo lentisco nella vita, sospeso fra dolore e gioia, tra il piacere di essere e l’angoscia di morire, e non è facile distinguere, non sai mai veramente se sei vivo o morto, nel profondo”
è un po’ come dire “cado e mi rialzo… cado e mi rialzo…. cado e mi rialzo”.
Siamo ancora in piena quaresima e decisamente nel deserto: speriamo di non buttarci giù dalla rupe, frantumandoci tutte le ossa e la vita stessa, ma di salira sulla croce per poi finalmente risorgere!!!
ps: anche io mi stavo proprio domandando, da qualche giorno, che fine avessero fatto Medardo e Viola…
“sospeso fra dolore e gioia, tra il piacere di essere e l’angoscia di morire”
”Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli. Morire, dormire, nulla di più, e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie naturale retaggio della carne, è soluzione da accogliere a mani giunte.
Morire, dormire, sognare forse: ma qui é l’ostacolo, quali sogni possano assalirci in quel sonno di morte quando siamo già sdipanati dal groviglio mortale, ci trattiene: é la remora questa che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti.”
William Shakespeare (Amleto)
“chiunque può scrivere un romanzo”
non sono d’accordo: è più corretto dire “chiunque può scrivere un replicante narrativo”!!!
Una cosa è sentirsi uno scrittore, un’altra è esserlo veramente, nel profondo; una cosa è scrivere, un’altra ancora è scrivere con il cuore.
Anche in questo caso, come in tutte le situazioni che la vita ti pone davanti, è fondamentale capire chi siamo…
“non sai mai veramente”
Chi sono? (Aldo Palazzeschi)
Son forse un poeta?
No, certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell’anima mia:
“follia”.
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore la tavolozza dell’anima mia:
“malinconia”.
Un musico, allora?
Nemmeno.
Non c’è che una nota
Nella tastiera dell’anima mia:
“nostalgia”.
Son dunque…che cosa?
Io metto una lente
Davanti al mio cuore
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?
Il saltimbanco dell’anima mia.
vi ringrazio!
speriamo di non essere mai replicanti di nessuno.
“che ognuno ha il suo lentisco nella vita, sospeso fra dolore e gioia, tra il piacere di essere e l’angoscia di morire, e non è facile distinguere, non sai mai veramente se sei vivo o morto, nel profondo.”
Sarebbe meglio nella vita un pò di “cardo mariano”, visto che dona forza e protezione: bruciandolo allontana le energie negative.
Un abbraccio.
se è mariano, di sicuro!
“… non sai mai veramente se sei vivo o morto, nel profondo.”
*
NON ODO PIÙ
Non odo più stormire
le verdi fronde amiche
di musica frementi
nell’odorato viale.
Non tinnuli gorgheggi
di colorate piume
canore nella luce
dorata del meriggio.
Non rèfolo di vento
primaverile increspa
l’azzurra seta liquida
e limpida del lago.
Forse è memoria il canto,
il vento, il lago, il sole
ed io non son più viva
sulla terra feconda.
Son spirito che vaga
nell’ètere infinito.
Tutto era sogno, forse?
E il sogno ombra d’un sogno?
GBG, da “L’anima e il lago”, 2010
Sarebbe buona cosa scavare nel profondo più profondo… un viaggio nell’anima, per tirarne fuori dubbi, paure e certezze, egoismi e generosità, mettere tutto su una bilancia e provare a capire se sei “vivo o morto”
vi ringrazio.
il confine tra la vita e la morte certe volte è molto labile.