23. Parabole

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da qui

E’ una galleria gremita di negozi, stracolmi, a loro volta, di oggetti di ogni tipo: icone, tappeti, vasellame in ceramica, acciaio e terracotta, cuscini, abiti, arazzi. I gruppi di turisti si riconoscono dai cappelli colorati, le borse a tracolla, le Nikon pronte per essere impugnate; stridono col paesaggio fatto di cose genuine – alberi, pietre, cipressi – che richiedono uno sguardo lungo e sognante capace di far gustare il sapore della storia, l’odore del tempo che si accumula tra foglia e foglia, mattonella e mattonella. Le donne in vestito nero e velo bianco sono fantasmi d’altre epoche ingaggiati a spaventare i pellegrini con lo sferragliare di catene invisibili. La moschea di Omar è un’astronave atterrata da pianeti intarsiati d’oro e vernici grigioazzurre. Fedeli ortodossi in abito scuro, camicia bianca e cappello, si dondolano pregando tra zaini e cineprese. Una processione minuscola conduce con passo solenne un cilindro colorato, accompagnando il cammino con la musica di un corno antico. Tutto è segno di qualcosa, come i biglietti incastrati fra le pietre del muro occidentale.
Perché parla in parabole?
Avigail ha un’espressione pensierosa, come se i dettagli del mondo circostante rimandassero sempre a qualcos’altro, un senso che le sfugge e cerca di afferrare. Gad è deciso a indossare la maschera più scettica:
E’ insopportabile quando propina le sue favole. E la gente lo ascolta!
Shaoul apre uno spiraglio:
Mi ha colpito l’immagine del commerciante che insegue il ladro per ricuperare una merce di nessun valore, lasciando il negozio incustodito: cosa vorrà dire?
Gad alza le spalle:
Ha perso il ben dell’intelletto.
Ti sbagli. Ora, negli occhi di Avigail, si accende una luce intensa, inafferrabile. C’è una logica nelle sue parole: s’incastrano perfettamente, come le colonne, i capitelli, gli archi di un tempio.
Sono nell’interno di una chiesa, dove l’abside è occupato da un’immagine di Madonna con bambino. Una guida spiega qualcosa in italiano. Dalle finestre della cupola entra una luce insufficiente.
Balle: posti come questi servono solo a far quattrini.
Su un leggio c’è un lezionario aperto. Si avvicinano. Shaoul legge le ultime frasi della pagina:
I farisei, usciti di lì, tennero subito consiglio con gli erodiani contro di lui, per farlo perire.
Escono anche loro, e vengono quasi travolti da un gruppo di pellegrini che dilagano in strada come un fiume in piena.

15 pensieri su “23. Parabole

  1. F@r

    Tutto e’ segno di qualcosa

    Capirlo e’ il primo passo per cominciare a decifrare il codice della vita

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  2. Sabina

    “C’è una logica nelle sue parole”

    Si, perchè sono parole che arrivano dritte al cuore ed accendono la vita di una “luce intensa, inafferrabile”.

    ps: belle anche le parole di questa canzone: “s’incastrano perfettamente, come le colonne, i capitelli, gli archi di un tempio”

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  3. Ema

    ” I gruppi di turisti … stridono col paesaggio fatto di cose genuine – alberi, pietre, cipressi – che richiedono uno sguardo lungo e sognante”

    Io ti chiesi perché i tuoi occhi
    si soffermano nei miei
    come una casta stella del cielo
    in un oscuro flutto.

    Mi hai guardato a lungo
    come si saggia un bimbo con lo sguardo,
    mi hai detto poi, con gentilezza:
    ti voglio bene, perché sei tanto triste.

    Hermann Hesse

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  4. f@r

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    Perché parla in parabole?

    Silentium

    Lei non è dal suo mare ancora nata,
    lei è musica ed insieme parola;
    è il legame che mai si potrà sciogliere
    fra tutto ciò che vive nel creato.

    Delle onde respiran calmi i seni,
    ma un chiarore impazzito il giorno illumina,
    e stanno i lillà scialbi della schiuma
    dentro un vaso color celeste-nero.

    Acquistino le mie labbra, recuperino
    la mutezza lontana, primordiale,
    simile a una nota di cristallo
    che vibra, fin dal suo nascere, pura!

    Rimani quel che sei – schiuma, o Afrodite,
    tu, parola, rifluisci in musica,
    vergognati del cuore, o cuore, fuso
    con l’elemento primo della vita!

    (Osip Mandel’stam – 1910,1935)

    Solo profeti e poeti sanno trarre la parola del silenzio lasciandone intatto il cuore infuocato del mistero

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  5. Stella Maria

    Rubo una frase a una canzone di Fossati: “molti parlano e parlano o peggio scrivono e scrivono”. Che parlino o scrivano il dubbio è: dicono cose interessanti? Cose capaci di far breccia nelle porte chiuse del cuore o della mente? Il passato insegna che qualcuno lo ha fatto rimanendo immortale nella cultura, nelle gesta quotidiane, nella storia.
    Mi insegni che i grandi della storia non hanno mai scritto nulla, non ne avevano il tempo? Oppure non era necessario perchè altri lo facevano per loro, oggi li registrerebbero:-) Chissà?! Però hanno parlato con parole che di bocca in bocca resistono all’usura del tempo, uno su tutti: il Maestro. Ma come deve essere la parola affinchè sopravviva all’usura del tempo e anzi questo la renda sempre più forte? Dal mio punto di vista deve essere semplice, chiara, sintetica, comprensibile, capace di toccare il cuore, scioglierne il ghiaccio, essere attuale in ogni tempo, presente, ma soprattutto deve essere capace di accendere il fuoco dentro chi la ascolta, una parola che sia accessibile a tutti, come per esempio una parabola.
    SM

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  6. Ema

    “pellegrini …..come un fiume in piena.”

    Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te.
    Salmo 41

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  7. Roby (s.d a.)

    Esempi di vita di tutti i giorni, dai quali raccogliere consigli attraverso piccoli dettagli e sfumature, che potrebbero sembrare insignificanti ai più distratti, ma che in fondo sono di grande insegnamento. Basterebbe soffermarsi solo qualche attimo dalla frenetica corsa quotidiana, per accorgersi di quanto è bello svegliarsi al mattino e sapere che il sole splende per tutti.

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