[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=5KMOM8M-Lig&feature=related]
da qui
Da questa prospettiva si vede tutta la città: le mura chiazzate come un formaggio andato a male, le case ammucchiate le une sulle altre come frammenti di un grande minestrone, la bottiglia di vino del campanile bianco, il gelato al limone della moschea di Omar.
– E’ la prima volta che leggo qualcosa dal quaderno, una frase colta per caso, mi si è inchiodata nella mente.
– Quale?
– Date loro voi stessi da mangiare.
– Che vorrà dire?
L’uomo è davanti al carro armato, con una pietra in mano; non si sa chi lancerà per primo: se lui con la forza del braccio, o il soldato col volume di fuoco della tecnologia più raffinata.
– Ricordo quando eravamo in cinquemila, nella valle, e mancava il pane, e la gente era affamata. Shime’on, Yaacov e gli altri amici ansiosi per la situazione, e lui se ne uscì con questa frase.
Il militare punta il mitra contro tre persone: un uomo, una donna e il figlioletto, che grida col berretto rosso e blu calato sopra gli occhi.
– Parla sempre di dare, condividere: utopie, in un posto dove si cerca di strappare o di difendere.
La testa della bambina è rimasta tra i sassi della strada, gli occhi chiusi e la bocca insanguinata; dove sarà finito il corpo?
– Gli ho chiesto: Yeochoua, perché scrivi questi appunti? Mi ha detto che un giorno serviranno, quando lui non ci sarà.
I poliziotti stringono il ragazzo con il velo blu, che urla e si divincola.
– Pensa di morire presto?
– E’ sicuro di dare fastidio, che si stia organizzando un attentato.
La vecchietta, in mezzo alle macerie, trascina un materasso sulle spalle.
– Difendiamolo, Myriam, suggeriamogli di fuggire all’estero.
– Gliel’ho detto, Chochana; sai cos’ha risposto?
– Posso immaginarlo.
– Mi ha fatto rileggere la frase a voce alta. Non mi usciva un fiato, una parola. Poi ce l’ho fatta, ma scoppiando a piangere: date loro voi stessi da mangiare. Mio figlio morirà, e io non so che fare.

In un mondo dilaniato dalle guerre, anche interiori, in una società dove il senso vero ed ultimo della vita è smarrito o confuso, tra logiche economiche e tentativi di omologazione, quanto è importante e preziosa la presenza eroica di chi, intravedendo una strada diversa, lontana dagli egoismi, dagli interessi personali e dalle logiche del profitto, trova il coraggio e la forza di andare controcorrente, di rischiare “in direzione ostinata e contraria”, per saziare finalmente le folle affamate e assetate di amore.
http://www.youtube.com/watch?v=81uNpOQ4eWI
” dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior
dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior “
Generale, il tuo carro armato
è una macchina potente
Spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.
Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d’una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.
Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.
(Bertolt Brecht)
E se tutto fosse inutile, il tempo donato, la fatica, la tensione….. gli impegni, i progetti,…. la rinuncia allo sguardo che mi attrae, all’abbraccio che sembra promettermi il riposo,… se tutto l’amore, se l’abnegazione che metto ogni giorno in ogni singolo gesto della vita,…. se tutto fosse solo un sogno, un’illusione,… farei ancora un gesto, direi ancora una parola, muoverei ancora un passo in questo mio morire quotidiano? Ecco, suonano alla porta. Vado, comunque sia, qualunque faccia abbia il futuro che mi cerca. (F. Centofanti – Pret(re) à porter).
Date loro voi stessi da mangiare: non basta il pane devi dare di più, devi aggiungere l’anima.
Prima il pane, poi la libertà!
La libertà nella fame è un fiore su un cadavere!
Dove c’è il pace c’è Dio.
“Il riso è il cielo”, dice il poeta dell’Asia.
La terra è un’enorme piatto di riso,
un pane immenso e nostro, per la fame di tutti.
Dio si fa pane: lavoro per il povero dice il profeta Gandhi.
La Bibbia è un menu di pane fraterno.
Gesù è il pane vivo.
L’universo è la nostra tavola, fratelli.
Le masse hanno fame, e questo Pane è la loro carne,
martoriata nella lotta, vincitrice nella morte.
Siamo famiglia nello spezzare il pane.
Solo allo spezzare del pane ci potranno riconoscere.
Cerchiamo di essere pane, fratelli.
Dacci, Padre, il pane quotidiano:
il riso, il mais o la schiacciata,
il pane del sud del mondo.
(Pedro Casaldaliga)
Se hai incontrato personalmente Y. ed hai ascoltato le sue parole, se lo hai conosciuto e ti sei sentito amato, ti sei sentito importante, arriva un momento in cui senti il bisogno di fare qualcosa, di passare all’azione concreta.
Allora la pietra da lanciare contro il nemico diventa cibo, gioia e forza.
http://www.youtube.com/watch?v=VCknAkyg0gk
vi ringrazio!
sì, aggiungere l’anima.
La vita è un vendere cara la pelle da cui si esce sconfitti o vincitori, un abbraccio la cui stretta può essere soffocante o accogliente, un corpo a corpo all’ultimo respiro che si scioglie nell’uccisione di uno dei due contendenti o nella nascita di qualcosa di nuovo: questo è il mio corpo… date loro voi stessi da mangiare, farsi pane è incarnarsi, farsi masticare dalla vita, vedere che l’altro è carne fragile come noi, da custodire, proteggere, far crescere…
Emmaus:
…
Ti cercherò per questa terra che trema
lungo i ponti che appena ci sorreggono ormai
sotto i meli profusi, le viti in fiamme.
Volevo andarmene sola al Monte Athos
dicevo: restano pagine come torri
negli alti covi difesi da un rintocco.
…
Ma ora non sei più là, sei tra le grandi ali incerte
trapassate dal vento, negli aeroporti di luce.
…
Nei denti disperati degli amanti che non disserra
più il dolce fiotto, la via d’oro del figlio…
Cristina Campo
(Da Poesie sparse)
la mia omelia di domenica!
grazie, Fides.
Spesso la vita ci mette di fronte a una cruda realtà: la nostra impotenza. C’è qualcosa di importante da fare per la salvezza di qualcuno o la nostra eppure la confusione ci assale, scopriamo tutta la nostra inutilità di essere semplicemente uomini/donne, di essere senza soluzioni di fronte all’inevitabile. Se poi è il dolore proprio, la perdita di chi amiamo, c’è solo il desiderio di morire un istante prima o dopo, per non dover vivere con un’anima strappata e tutto il sapore dell’essere un granello di sabbia nella clessidra dell’universo.
Ma è poi così vero? Siamo veramente così soli e nulli? Siamo figli di un Essere perfetto e perciò simili a Lui, se ce ne ricordassimo più spesso, come Gesù di fronte al sepolcro di Lazzaro, staremmo a pregare e ringraziare perchè il Padre ci ha ascoltato. A volte è resurrezione, altre sopravvivenza come per la madre che si è sentita strappare le viscere per un figlio andato via troppo presto e lentamente inizia a lasciarsi andare a quel Dio che sembra non aver ascoltato perchè sa che lo rivedrà, comincia a sentire il profumo della resurrezione. Un’altra donna la stringe fra le braccia, Colei alla quale una spada ha trafitto il cuore e allora si riesce anche a recitare il Magnificat, una preghiera.
Com’è difficile sostenere chi amiamo se sappiamo che quelle idee ce lo porteranno via, come è difficile pensare al sacrificio se questo è il nostro ma il sangue versato per tutti non è mai versato invano, è vita che inizia al concepimento e va otre la morte fisica, solo la consapevolezza di questo e dell’abbraccio del Padre sono la forza per resistere e andare avanti. Dimmi Myriam tu come hai fatto?
SM
grazie Stella, concordo.
Rimanere nonstante tutto e tutti nelle proprie convinzioni, rischiando ogni cosa è da matti, ma se gli altri non possono capire non è colpa di nessuno. Chi ascolta mette in pratica! 😉
Mani tese, insistenti e indiscrete, fastidiose se ti sfiorano, mani inutili per il mondo, ansiose di rubare una carezza; mani sporche, le tue, che impastano polvere e sangue, a difesa di chi una dignità non ce l’ha più; che cercano avide fra mucchi di immondizie fetide, per trovare il seme dell’amore e piantarlo nel cuore arido di chi l’amore non sa più cos’è; che scavano nel pozzo dell’indifferenza, per regalare un pò di ascolto a chi urla in silenzio, perché non sogna più.
Fame d’amore, di un sorriso, di una parola
Ricordo quando eravamo in cinquemila, nella valle, e mancava il pane, e la gente era affamata
“una frase colta per caso, mi si è inchiodata nella mente….Date loro voi stessi da mangiare.”
Non esiste un altro modo di amare…si deve entrare nell’altro come un cibo, un nutrimento quotidiano e diventare cellula delle sue cellule, sangue del suo sangue … far l’altro felice, appagato, “manco di nulla”, fino a contagiarlo nel desiderio di emulare il gesto a sua volta…senza mai voler creare dipendenza, possesso, potere ma semplicemente mossi dal bisogno di insegnare a “pescare” .
TI AMO COME SE MANGIASSI IL PANE
Ti amo come se mangiassi il pane
spruzzandolo di sale
come se alzandomi la notte bruciante di febbre
bevessi l’acqua con le labbra sul rubinetto
ti amo come guardo il pesante sacco della posta
non so che cosa contenga e da chi pieno di gioia
pieno di sospetto agitato
ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
ti amo come qualche cosa che si muove in me quando il
crepuscolo scende su Istanbul poco a poco
ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.
Nazim Hikmet
grazie.
il vantaggio dell’amore è che c’è sempre da imparare.