64. Cosa avevi letto?

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da qui

Dal Monte degli Ulivi si vede un mosaico a fasce di colori: il bianco delle tombe, il giallo della terra punteggiata di cipressi, il grigio dei muretti in pietra, fino al beige delle mura che abbracciano la pasta chiaroscura delle case, l’oro della cupola e il verde degli alberi che vegliano come un manipolo di guardie.
Prova a capire cosa scrive.
Sembra facile.
Yoh’anan allunga il collo, cercando di non essere invadente. E’ più facile leggere i nomi sulle tombe in lontananza: un domino di storie che si confusero con la terra e il cielo e ora sono chiuse in parallelepipedi di marmo.
– Guardatevi dal lievito degli ipocriti: ho letto questo. Eleazar e Nathane mi dicevano una cosa, di Yoh’anan.
Cosa?
Le tombe sono una tastiera immensa da cui esce una musica monotona: una richiesta di benedizione ossessiva, petulante.
Era convinto che da qualche parte ci fosse qualcosa scritto da Dio.
La fascia gialla coi cipressi è la zona dei coristi, ragazze e ragazzi con camicie chiare e scure.
Abbiamo già la Bibbia.
Diceva che Dio non smette mai di scrivere, ma bisogna sapere su quali dei miliardi di fogli che vanno in giro per il mondo, Shime’on.
Le mura grigie non si sa mai che cosa chiudano: se quello che c’è dentro o quello che sta fuori.
Il problema è dalla parte del lettore, del suo sguardo. Dio può scrivere tutto ciò che vuole, ma serve un occhio sincero per capirlo.
Dicono che il Mashiah cantasse, quando predicava.
O forse sono le mura a essere chiuse da quello che c’è intorno.
Bisogna amare la musica per comprendere la parola dell’Altissimo?
Pare che l’Angelo del Signore canti ogni notte, mentre tutti dormono. Il poeta che veglia e il matto che vaga per le strade sono gli unici che possono sentirlo.
Le mura, la città, le tombe, si contengono a vicenda.
Solo uno sguardo puro può comprendere le pagine di Dio.
Cosa avevi letto sul foglio di Yehochoua?

13 pensieri su “64. Cosa avevi letto?

  1. f@r

    l lievito degli ipocriti…

    quante lacrime sono state fatte versare a causa dell’idea di purezza!
    eppure Dio in Yehochoua tocca ciò che al puro del rito fa ribrezzo: la lebbra, la deformità,
    la donna.
    lo sguardo puro si posa su ciò che è, così com’è e lo accoglie, lo solleva, lo ama.
    chi è capace di uno sguardo d’amore su questa nostra realtà, così com’è, costui sa leggere il libro di Dio

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  2. Ema

    “Le tombe sono una tastiera immensa da cui esce una musica monotona:”

    Ti sei stancata di portare il mio peso
    ti sei stancata delle mie mani
    dei miei occhi della mia ombra
    dei miei tradimenti
    le mie parole erano incendi
    le mie parole erano pozzi profondi
    le mie parole erano stanchezza, noia serale,
    un giorno improvvisamente
    sentirai dentro di te
    il peso dei miei passi
    che si allontanano esitando
    quel peso sarà quello più grave.
    Nazim Hikmet

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  3. Roby (S.d A)

    – Dio non smette mai di scrivere
    – Il problema è dalla parte del lettore, del suo sguardo. Dio può scrivere tutto ciò che vuole, ma serve un occhio sincero per capirlo.

    Nel terrazzo dei limoni, un giorno ho tovato una pianta che non avevo mai piantato. Era bella, di quelle con i fiori fucsia, tipo margherita; mi sono chiesta da dove saltasse fuori. Il vento ha fatto il suo piccolo miracolo:..L’ho curata con amore, e ogni primavera regala centinaia di fiori! che bello! Chissà, se il seme fosse finito sull’asfalto, quei fiori non sarebbero mai sbocciati.
    Un po’ come la parola del Signore, si manifesta continuamente: la si può ascoltare in una melodia, oppure trovare nelle piccole cose; per poterla percepire, però, è neessario un po’ di silenzio e un minimo di sensibilità.
    Altrienti potrebbe finire sull’asfalto e noi non potremmo mai godere ….delle margherite fucsia…

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  4. M&C

    “Gesù ha scritto qualcosa, certamente. Ci sarà una pergamena, in qualche posto, un codice, un frammento in cui ha inciso le parole che non volle rivolgere ai discepoli o alle folle, ma consegnò al silenzio della materia inerte, perchè prendesse vita. In fondo il sogno di molti – o pochi, non lo so – è imbattersi in qualcosa scritto da Dio: un autografo in cui afferrare il senso, ritrovare il filo. Un sogno da cui ricominciare, per credere di nuovo.”
    ( Pret(re) à porter)

    Un sogno che sarebbe davvero quel segno che a volta cerchiamo per ritrovare noi stessi e la nostra vita …

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  5. M&C

    – Solo uno sguardo puro può comprendere le pagine di Dio.

    “Gesù paragonò i Farisei a dei sepolcri imbiancati, perché essi di fuori apparivano giusti e puliti alla gente, ma dentro erano pieni di ipocrisia e d’iniqui­tà. I sepolcri, non importa quanto siano belli e adornati di fuori, rimangono sempre dei sepolcri al cui interno vi sono ossa di morti; così sono gli ipocriti, di fuori appaiono giusti a motivo delle loro opere che fanno nel cospetto degli uomini per essere osservati da loro e a motivo di svariate abluzioni che fanno, ma dentro sono pieni di ipocrisia e di iniquità.”

    Caro don Faber, tante volte ci hai raccomandato di non cadere nello sterile ritualismo, di non diventare dei “sepolcri imbiancati”, ma di aprire il cuore e le orecchie alla Parola, di riuscire ad avvicinarci alla vita e di guardare il mondo con gli occhi dei bambini, come se fosse sempre per la prima volta, per mantenere la capacità di stupirci e meravigliarci, che è il segreto per continuare ad amare ed apprezzare i doni ricevuti.

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  6. pamela

    ‘Il poeta che veglia e il matto che vaga per le strade sono gli unici che possono sentirlo.’

    Il Poeta raccoglie i dolori e sorrisi
    e mette assieme tutti i suoi giorni
    in una mano tesa per donare,
    in una mano che assolve
    perché vede il cuore di Dio.
    Ma la città è triste
    perché nessuno pensa
    che i fiori del Poeta
    sbocciano per vivere molto a lungo
    per le vie anguste della grazia.
    (Alda Merini)

    Fabrizio, ci metto anche un abbraccio, visto che FB fa strani scherzi..

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  7. RossellaT

    Il nostro Dio e’ un Dio che ci parla e lo fa con linguaggi diversi la natura, gli avvenimenti, le persone eppure quante volte non riusciamo a leggere il suo messaggio. L’esercizio da fare e’ quello del silenzio, un reset dei pensieri , un po’ come quando scegliamo le canzoni da ascoltare in base al nostro stato d’animo e lasciamo che la musica curi e amplifichi i nostri sentimenti. Restiamo cosi in ascolto del messaggio di Dio che ci dice una cosa sola in mille modi diversi:”ti voglio bene”.

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