49. Una notizia

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da qui

La gente riempie la piazza: sono in piedi, bambini, vecchi, adulti; uomini in giacca e cravatta, donne con abiti bianchi e occhiali da sole più scuri del normale.
Lo vedo, il viale alberato che arranca come un uomo anziano, segnato dalle prove della vita, dalle lotte, da una speranza che fatica a farsi largo tra uomini ostili vestiti di porpora e di bisso.
Ogni tanto qualcuno si muove, rompe le righe, con le mani sugli occhi: piange, forse, o va a rinfrescarsi la fronte alla fontana.
Lo vedo, il cielo, solleticato da nuvole leggere: mi guarda con gli occhi azzurri e benevoli di Dio.
Il colonnato è un abbraccio di marmo, infelice, consumato dall’oscuro rimpianto di non essere umano, di non avere un cuore, un respiro che acceleri o rallenti, una mente capace di sognare.
La vedo, la facciata della chiesa che ricorda San Miniato e ogni volta mi commuove, non so perché, non so perché.
Un signore vestito di scuro sta sfogliando un giornale, per raccogliere commenti e previsioni.
Lo vedo, il campanile, una penna che scrive la mia storia nelle pagine invisibili dell’aria frizzante di collina.
Il ragazzo con le braccia conserte si volta per cercare una risposta, come fosse possibile trovare una risposta voltandosi a destra o a sinistra, come se l’ombra della morte non fosse un panno grezzo che copre ogni spiraglio di senso, come se bastasse cambiare posizione per trovare un posto più comodo all’angoscia insopportabile.
La vedo, la scalinata grigia che ho percorso tante volte, come se la vita fosse salire, salire, raggiungere spazi rarefatti dove diventi ossigeno, atmosfera, firmamento.
Perché allora siamo qui, nella piazza enorme, davanti alla basilica maestosa, aspettando che qualcuno si affacci alla finestra, che dia un segno, un segno qualsiasi, una notizia, perché non c’è niente di peggio che aspettare, non c’è niente di più terribile che pendere dalle labbra, dalle cesoie spietate della parca Atropo.
Lo vedo, lo stemma con le chiavi, utilizzate per chiudere le porte, più che per aprirle, come se il Regno fosse un circolo privato, un club da cui tenere fuori chi non è desiderato.
Perché la morte fa più male quando muore un uomo come questo? Vorremmo correre, compiere un gesto qualunque, chiedere a un dio che dica una parola, stenda la mano, pronunci una formula capace di rimettere in piedi il moribondo, dare una possibilità ulteriore a chi ha aperto un orizzonte nuovo per l’umanità, disposta a ripiegarsi sempre sulle proprie delusioni.
Lo vedo, il crocifisso stanco di pendere dai chiodi, come se l’uomo non si decidesse a deporlo dal patibolo.
E chi dice che non sia l’agonizzante ad avere l’animo sereno, lui che ha combattuto fino all’ultimo perché negli occhi degli altri resistesse una luce, un sorriso sfuggito un giorno alla tristezza?
Lo vedo, Gesù bambino presentato al tempio, come avesse bisogno di raccomandazioni, come se il Padre non sapesse che è l’unico uomo al mondo a non aver bisogno di spinte, di imbrogli, d’intrallazzi.
Non sarà consapevole di essere un canale del flusso che chiamiamo spirito e non sappiamo mai di dove venga né dove vada?
Lo vedo, il santuario dal portico elegante, dove mi sono inginocchiato tante volte per chiedere una grazia – lo sai, vero, che bisogna chiedere una grazia, quando si entra in un santuario?
La cupola è un seno di donna che si offre ai fedeli-bambini, alle facce sconvolte di chi attende una notizia, pregando e imprecando, perché non c’è niente di peggio che aspettare, pendere dalla labbra secche, dalle cesoie lucide di Atropo.

13 pensieri su “49. Una notizia

  1. ema

    “Il colonnato è un abbraccio di marmo, infelice, consumato dall’oscuro rimpianto di non essere umano,”

    Lo sforzo umano

    Lo sforzo umano
    non è quel bel giovane sorridente
    ritto sulla sua gamba di gesso
    o di pietra
    e che mostra grazie ai puerili artifici dello scultore
    la stupida illusione
    della gioia della danza e del giubilo
    evocante con l’altra gamba in aria
    la dolcezza del ritorno a casa
    No
    Lo sforzo umano non porta un fanciullo sulla spalla destra
    un altro sulla testa
    e un terzo sulla spalla sinistra
    con gli attrezzi a tracolla
    e la giovane moglie felice aggrappata al suo braccio
    Lo sforzo umano porta un cinto erniario
    e le cicatrici delle lotte
    intraprese dalla classe operaia
    contro un mondo assurdo e senza leggi
    Lo sforzo umano non possiede una vera casa
    esso ha l’odore del proprio lavoro
    ed è intaccato ai polmoni
    il suo salario è magro
    e così i suoi figli
    lavora come un negro
    e il negro lavora come lui
    Lo sforzo umano no ha il savoir-vivre
    Lo sforzo umano non ha l’età della ragione
    lo sforzo umano ha l’età delle caserme
    l’età dei bagni penali e delle prigioni
    l’età delle chiese e delle officine
    l’età dei cannoni
    e lui che ha piantato dappertutto i vigneti
    e accordato tutti i violini
    si nutre di cattivi sogni
    si ubriaca con il cattivo vino della rassegnazione
    e come un grande scoiattolo ebbro
    vorticosamente gira senza posa
    in un universo ostile
    polveroso e dal soffitto basso
    e forgia senza fermarsi la catena
    la terrificante catena in cui tutto s’incatena
    la miseria il profitto il lavoro la carneficina
    la tristezza la sventura l’insonnia la noia
    la terrificante catena d’oro
    di carbone di ferro e d’acciaio
    di scoria e polvere di ferro
    passata intorno al collo
    di un mondo abbandonato
    la miserabile catena
    sulla quale vengono ad aggrapparsi
    i ciondoli divini
    le reliquie sacre
    le croci al merito le croci uncinate
    le scimmiette portafortuna
    le medaglie dei vecchi servitori
    i ninnoli della sfortuna
    e il gran pezzo da museo
    il gran ritratto equestre
    il gran ritratto in piedi
    il gran ritratto di faccia di profilo su un sol piede
    il gran ritratto dorato
    il gran ritratto del grande indovino
    il gran ritratto del grande imperatore
    il gran ritratto del grande pensatore
    del gran camaleonte
    del grande moralizzatore
    del dignitoso e triste buffone
    la testa del grande scocciatore
    la testa dell’aggressivo pacificatore
    la testa da sbirro del grande liberatore
    la testa di Adolf Hitler
    la testa del signor Thiers
    la testa del dittatore
    la testa del fucilatore
    di non importa qual paese
    di non importa qual colore
    la testa odiosa
    la testa disgraziata
    la faccia da schiaffi
    la faccia da massacrare
    la faccia della paura.

    Jacques Prévert

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  2. Agnese

    Anthony de Mello ha scritto che tutti siamo egoisti,che qualsiasi gesto lo faciamo è per il nostro egoismo perche aspettiamo quolcosa in cambio-non sono riuscita mai “digerire” queste parole.Non ho bisogno di sentire “grazie”ma mi piace vedere la luce di gioia nell’occhi,magari un sorriso-se questo è egoismo-voglio essere egoista e continuo di essere egoista per dare la gioia e ricevere “un sorriso sfuggito un giorno alla tristezza”

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  3. RossellaT

    Il ragazzo con le braccia conserte si volta per cercare una risposta

    Ci sono domande che prima o poi ci facciamo tutti: qual è il senso delle nostre scelte, delle gioie, delle inquietudini, del vivere e morire. Perché non sempre siamo felici? La notizia che oggi mi hai dato è che tutti possiamo essere beati: i poveri perché hanno bisogno e si affidano al Padre, i non poveri se condividono e non si chiudono agli altri. La risposta è allora impostare la vita non come un’affannosa ricerca del proprio benessere, ma come un dono da elargire.

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  4. Raf

    Quando ti commuovi senza conoscere il perchè e versi lacrime di gioia o di dolore ,allora t’ accorgi d’ avere un cuore che batte dentro di te, e di non essere come “un colonnato di marmo,infelice,consumato dall’oscuro rimpianto di non essere umano….”,perchè sei ancora in grado di “sognare”!

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  5. Raf

    Perchè la morte fa più male quando muore un uomo come questo?

    Forse perchè “un uomo come questo”ha saputo donare l’Amore a moltissime persone ,che si sentivano sole o disperate.Lui,gli ha saputo donare la luce della Speranza ,una luce che non si spegnerà mai ,nemmeno di fronte “alle cesoie spietate della parca Atropo”.”Uomini come questo ” non si possono dimenticare ,ma solo ricordare e il solo pensiero che non ci sarà più e che non si potrà più ascoltare la sua voce ,crea un grande senso di vuoto nell’animo delle persone che l’hanno incontrato.

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  6. M&C

    C’è una cosa che Atropo non potrà mai troncare, ed è l’amore che hanno trasmesso e ci hanno lasciato per sempre uomini cosí; uomini unici, che non hanno avuto mai “bisogno di raccomandazioni, …di spinte, di intrallazzi”, che sono stati “un canale del flusso che chiamiamo spirito e non sappiamo mai di dove venga né dove vada”, uomini che non potremo mai dimenticare e che neanche la morte è riuscita ad allontanare dai nostri cuori.
    Alcuni uomini sono rimasti nella storia, sono conosciuti da tutti; ma ce ne sono tanti altri, non famosi, che sono stati “testimoni coraggiosi e gioiosi” dell’amore ed hanno “aperto un orizzonte nuovo per l’umanità”, nella vita di molti che oggi e per sempre sono grati e felici di aver avuto la fortuna di fare l’incontro “giusto”.

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  7. Roby (s.d a.)

    Il ragazzo con le braccia conserte si volta per cercare una risposta…

    E già, quante domande, tante senza risposta; a volte, invece, la risposta la troviamo cambiando posizione, ponendoci in altra maniera, mentre ci assimiliamo in un unico corpo fluido, fluttuante, agli spigoli della vita, così da sentire meno male, meno dolore: cercando il senso della vita. Sì, perché un corpo morbido si presta meglio per ammortizzare i colpi, anche quelli che subiscono la persone che abbiamo accanto, lasciando che entrino dentro di noi, facendoli nostri, fosse anche solo con l’ascolto, provando comunque a regalare un piccolo sostegno a chi, in bilico, rischia di cadere.

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  8. Vale

    Il colonnato è un abbraccio di marmo, infelice, consumato dall’oscuro rimpianto di non essere umano, di non avere un cuore, un respiro che acceleri o rallenti, una mente capace di sognare.

    Vivere è donarsi e con questa prospettiva il sogno può diventare realtà e cambiare il mondo

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  9. Roby (s.d a.)

    Il colonnato è un abbraccio di marmo, infelice, consumato dall’oscuro rimpianto di non essere umano, di non avere un cuore, un respiro che acceleri o rallenti, una mente capace di sognare

    Freddi e rigidi, come una colonna di marmo, quando crediamo di avere tutto e, accecati dallo scintillio delle stelle di latta, non ci accorgiamo che manca l’elemento fondamentale per la ricetta della felicità: l’amore, l’unica stella che ci permette di sognare, che ci fa scoprire il bello dei giorni

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