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da qui
Eccomi, le parole che ho da dirti
sono sempre le stesse, anche se vanno
in ogni direzione, per trovare
il filo di aquilone che le porta
dalla spiaggia bagnata dalla schiuma
in un angolo di cielo dove tu
diventi nuvola, crinale rosso
del tramonto che prende il primo treno
parcheggiato nella nebbia, dove due
si tengono per mano,
dove i piedi camminano da soli
verso un posto che non c’è,
perché è bello pensare che il bacio
non ha casa, ma vive di espedienti;
ora è un cuore spezzato che va in cerca
di un foglio letto tanto tempo fa:
che cosa c’era scritto?
Quante volte hai cercato nei suoi occhi
la risposta che ha l’odore del salotto
buono, dove giocavi ai soldatini;
non sapevi che stavi combattendo
con te stesso, seduto sull’abisso
dell’assenza di lei, della parola
che ancora ti ripeto, sempre uguale,
ancora appesa a un filo di aquilone,
nell’angolo di cielo in cui il tramonto
è un bambino che sogna d’incontrarti,
se gioca ai soldatini nel salone.

Parole d’amore che forse “sono sempre le stesse”, ma ogni volta più belle: perchè l’amore “vive di espedienti” ed è sempre lì, pronto a dichiararsi, a rinnovarsi, ma ha bisogno di essere alimentato, di ripetersi, di viaggiare ed andare “in ogni direzione per trovare il filo”; ha bisogno di usare parole così, che hanno la stessa dolcezza e delicatezza di una carezza, che hanno “l’odore del salotto buono” e di ciò che è caro e familiare, rassicurante; parole che danno voce ai sogni, liberano il cuore e fanno sentire vivi.
Siamo tutti seduti su un abisso di assenza
e quando l’assenza è quella del volto amato, degli occhi che sono casa e cielo, l’abisso diventa buco nero che rischia di risucchiare ogni luce, ogni energia vitale.
Eppure, seduti sull’abisso, c’è un silenzio che si fa bacio, che ci fa vagabondi fra le nuvole, dove l’assenza è desiderio, è il battito di un cuore spezzato ma non diviso: condiviso.
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Seguire l’aquilone che ti porta verso quel sogno dove ci si tiene per mano e dove la risposta alle emozioni che riaffiorano da un foglio dimenticato e ritrovato è una sola:” eccomi” e rinascere nel presente nella dolcezza di un nuovo bacio anche se le parole sono sempre le stesse.
Toccante,intensa,bellissima,una spinta verso l’alto di dolcissime parole che svelano ancora una volta il vuoto dell’assenza,e la voglia,la ricerca di una pace che le guida in ogni direzione fino a farle arrivare esattamente li.. in quell’angolo di cielo, e nel cuore di chi le legge o le ascolta ,con infinita ammirazione..
http://www.youtube.com/watch?v=2IjseW-eIJk
Un cuore può essere “spezzato”,quando ci si separa dalla persona amata,e allora per alleviare il dolore ,si va in cerca di un ricordo lontano,letto “su un foglio di tanto tempo fa”,dove c’erano scritte :”parole sempre uguali”,che arrivavano in fondo all ‘animo,perchè ,magari, erano parole scritte: con il cuore.
” il bacio
non ha casa, ma vive di espedienti”: infatti Eros è figlio di Pòros e di
Penìa. (Lo so, è una piccola forzatura, altrimenti che provocatore sarei?)
Un abbraccio,
Roberto
Inseguire un sogno, viverlo anche solo per un attimo, il tempo di un bacio, cercare l’amore e trovarlo negli occhi dell’incontro, in un flashback dell’infanzia, in un foglio scritto tanto tempo fa, nelle parole sempre uguali che raccontano il profumo della vita
Un candore che commuove…
…sempre uguale,ancora appesa a un filo di aquilone,per raggiungere il cielo della gioia senza fine.
Assolutamente deliziosa!
Quando le parole si appendono ad un filo di aquilone, che libera sentimenti e sogni in un punto di incontro senza tempo e delimitazioni, diventano Poesia.
Ci sono sentimenti che non svaniscono col tempo ma restano sempre uguali e anche se il cuore si spezza restano i ricordi a mantenerli vivi. Del resto quando l’amore ci chiama l’unica risposta è “eccomi”.
Ci sono parole sempre uguali come il gioco preferito da bambini che e’ nuovo ogni volta che apri la scatola dei soldatini e seppur sempre uguale nella sostanza ogni volta e’ una sorpresa nella forma che evita la banalità.
SM
Le parole sono le levitazione dei nostri sentimenti, un intreccio dolce e confuso.
E cercando risposte sensate a tali enigmi, chiudi gli occhi e ti avvii al riposo. Ed è nella mente che trovi il giusto afflato e la consolazione, ma devi riuscire a dirlo a chi ti sta vicino e pronto spiegarglielo. E saper cogliere, con gli occhi della mente, gli interrogativi più profondi e sentir dell’anima già le note liete.
E toccare, muover no le mani.
E parlare, aprir no la bocca.
E guardare, a occhi chiusi sì, il Mondo intero.
– ma dopo, quando la tempesta era finita e, come un naufrago scampato al suo sicuro destino ringrazia il cielo di poter ancora riporre lo sguardo nel suo azzurro e quindi con passione guarda ogni piccola cosa, così ho fatto io
che guardo il tuo viso e mi ci perdo
e dei tuoi occhi solcare voglio il mare
e lo sento caldo, è la mia casa è il mio deserto.
E’ l’ombra mattutina che mi segue fedele ovunque sia,
che in una dolce morsa mi schiaccia e vuol giocare
e che veloce si stringe all’anima mia.
Ed infine sa rendermi soddisfatto e sereno
e silenzioso sento che vuol placar
l’agitato oceano, ed il mare una volta ameno.
Notte, Marco
vi ringrazio.
c’è una dolcezza in cui ritroviamo il senso della vita, in cui l’assenza diventa ancora e sempre presenza.
Roberto, è proprio così.