Un magazzino in disuso, pieno soltanto di ragnatele e rottami, di cinquanta e più metri quadri, per un gatto è un autentico regno. Ci può trascorrere il giorno a fare agguati alle mosche, o, appollaiato su una vecchia credenza, contemplare un immaginario viavai. E poi, a notte, uscire per la porta appena accostata, e ricevere un piatto di pappa da una donna gentile mai lasciata avvicinare e sempre osservata a distanza con gli occhi rotondi, diffidenti e fieri. No, davvero, per un gatto non può proprio esserci niente di meglio.
Ma questo un gatto non lo sa. Un gatto non si esprime, né formula pensieri. Quando non ha gravi acciacchi e trova abbastanza da mangiare passa molto tempo a leccarsi ed a lisciarsi il pelo; allora si può dire che le cose gli vanno bene, che il gatto è in armonia col mondo e che insomma è felice. D’altra parte, tutte queste sono chiacchiere di chi si pone il problema della propria armonia o disarmonia col mondo, e lo proietta sulle altre creature. In realtà, l’armonia un gatto non la perde mai. Se, ad esempio, per distrazione o sadismo la porta viene chiusa un paio di giorni, e all’esterno la donna gentile col suo piatto in mano si strugge, per un gatto non cambia quasi niente. Certo, magari si mette a raspare contro l’uscio, e il cuore gli pompa più in fretta, urtandogli nel petto; ma questi sono puri accadimenti, e dar loro un nome che li spieghi e giudichi è affare appunto di chi dà i nomi alle cose. Comunque non affare da gatto.
Non era affar mio, e nel momento in cui poté esserlo immediatamente non lo fu più.
Io ero un gatto, non mi esprimevo né formulavo pensieri, ma da quando ho perso – mi han tolto – le vibrisse e la coda sono un’anima fra le anime, soltanto più veloce e nel contempo sognante; e come anima posso guardarti negli occhi, guardarti diritto, benché, non per causa mia, (molto) dall’alto verso il basso; e come anima posso pensare e parlare, e dunque ti chiedo: “Perché hai voluto assassinarmi in quel modo, prendendomi per sete e per fame e per quella che, ora lo so, si chiama disperazione? Perché, quando il tuo incomprensibile scopo è stato raggiunto, per sovrappiù, hai denunciato la donna gentile che troppo tardi s’era decisa a fare saltare quel maledetto lucchetto?”.
Bada, è la prima e l’ultima volta che penso e che parlo; quello che adesso è un rigido fagotto coperto di mosche non lo poteva, io (ma bada, è la prima e l’ultima volta che pronuncio quest’oscena parola) non lo voglio più. Per chi non è diviso c’è di meglio, non ne vale la pena.

un gatto senza vibrisse e coda non è più un gatto.
è una fortuna, per gli animali, agire solo d’istinto, non perdersi in inutili considerazioni…
(il gatto è un animale furbo, pensa anche lui;-)
quante volte ho desiderato di esserlo.
il gatto, va studiato a fondo. è molto più di un istinto..
basta saperli guardare negli occhi.
un caro saluto
Ilaria
Care Carla e Ilaria,
vivo con gatti da quasi quarant’anni e forse qualcosa comincio a capirne persino io.
La storia è nata da un episodio vero, scoppiato, pensate un po’, l’11-9-2001 ed è stata scritta qualche giorno più tardi, subito dopo l’epilogo. Ogni tanto metto in rete certi ricordi perché mi pare che la frizione fra passato e presente possa far scaturire delle scintille.
Un caro saluto,
Roberto
Caro Roberto, bello sapere che anche lei vive con
questi piccoli diavoletti… da loro si impara un sacco
di cose. continui a studiuarli ! 😀
un abbraccio .di nuovo
ila
Cara Ilaria,
siamo soprattutto noi ad essere studiati da loro,
e per fini eminentemente pratici. Ma sia chiaro,
lo dico da estimatore.
Riabbraccio,
Roberto
Shinkichi Takahashi Pioggerella
Un gatto percorre il recinto gocciolante
svanisce nella verde ombra,
vuota come un pensiero perduto.
Terra nell’artiglio di un gatto morto,
budella sparse sul selciato –
tempo, quegli occhi a spillo.
Nella soffitta tre gattini si leccano.
Una vecchia, simile a un becco ricurvo,
cerca di ricordarsi il nome del gatto.
I gatti sono abitudinari e anarchici, conoscono la telepatia, la compassione, e poi scelgono sempre. Posso regalarti un frammento di Joubert che sembra fatto proprio per loro?
“Il vero borghese è, per carattere, un possessore pacifico e pigro di quello che ha; egli è sempre contento di sé, e facilmente contento degli altri”.
http://youtu.be/PhcYvl0Cxh0
Caro Loris,
grazie per il commento pieno di stimoli: per il bel pezzo musicale di Arvo Pärt, per la poesia di Shinkichi Takahashi che ricordo di aver già letto in LPELS, e per la citazione di Joubert. In effetti ho sempre pensato ai gatti come a dei borghesi sempre contenti di sé; ma non facimente contenti degli altri, e di me in particolare.
Un caro saluto,
Roberto
Posso dire la mia, da innamorata persa dei gatti? Credo che questo animale sia magico, bellissimo, elegante, fascinoso, ma sia anche vittima di concezioni errate, forse perché, solitamente, concede poco al parere dell’uomo. Io posso testimoniare di quanto amore sappia dare, di come comprenda il dolore e non sopporti le lacrime del suo amico/a, di come, appunto, non abbia padroni, ma amici, alla pari, della dignità che lo contraddistingue, del suo non volersi nutrire, se avverte di essere stato lasciato solo, della carezza che pretende, prima di accostarsi alla sua ciotolina.
Fermatemi, sennò non la smetto più! Io ne nutro una cifra variabile,che sta fra il giardino condominiale e l’atrio, ne ricevo coccole e code dritte e, solo da poco ho smesso di disperarmi se no ne trovavo più uno. “Un gatto senza coda e senza vibrisse”che orrore!
Per quattordici anni ne ho avuto una in casa, è andata nel parediso dei gatti,guardandomi fisso negli occhi, con la zampetta stretta nella mia mano, mentre il petto, che si alzava e abbassava velocemente, si fermava per sempre.
Scusatemi la prolissità.
Grazie a Robertorossitesta per il bel post e un saluto a tutti
Cara Flora,
ho esperienze e pensieri non identici ai tuoi, ma molto simili. In particolare credo che la corrispondenza d’amorosi sensi fra noi e gli animali si basi spesso su fraintendimenti (nostri!) ma comunque esista, e che noi e loro facciamo parte di questo mondo esattamente allo stesso titolo, malgrado quanto i monoteismi ci dicono in proposito.
Grazie e un caro saluto,
Roberto
P.S. Approfitto di questa risposta per aggiungere qualche parola su una questione che mi sta a cuore, il granello di provocazione che ho messo anche in questo apologo.
Perché delle ottime persone disposte a notevoli sacrifici in termini di beni materiali e di tempo sono poi restie ad assumersi qualche rischio in più? Perché la gattara dell’apologo non fa, in stato di forza maggiore, saltare quel maledetto lucchetto?
In questi giorni un automobilista che aveva travolto (per fortuna soltanto ferendolo) un gatto senza soccorrerlo è stato condannato al pagamento di un’ammenda: un passo importante, che misura il cammino che si è percorso nei dieci anni che ci dividono dall’episodio dell’apologo. Lo so, le idee hanno una forza autonoma che le fa muovere e agire; ma dubito che per andare da qualche parte e ottenere qualcosa si possa fare a meno degli umili piedi, delle prosaiche mani.
rrt
Ce ne sono di passi da fare! Quei delinquenti che lasciano un animale ad agonizzare, non sono degni di calpestare questo mondo. Io, qualche anno fa, portai un gatto,con una zampa spezzata, dal veterinario, lo portai in casa mia, dove era anche la mia gattona,lo tenni un paio di notti e lo sistemai in giardino, poi gli venne tolta l’ingessatura e mi trovai una specie di ombra che mi seguiva dovunque andassi, aspettava e rientrava con me. Un giorno,non lo vidi più, arrotato da qualcuno.
Hai sentito dell’epurazione dei cani che stanno facendo in
Ucraina, in virtù dei Mondiali di calcio? Li avvelenano senza pietà e ieri, vedendo il servizio, m’è scappato da piangere, a me, che per piangere ci vuole un quintale di cipolle!
Sono in Ucraina, vero, i Mondiali?
Un saluto.
Cara Flora,
non ne sapevo nulla ma da un rapido giro in rete mi sembra che le cose stiano più o meno come dici.
Più che firmare petizioni indirizzate allo Stato in questione, penso che i tifosi più o meno accesi (ovvero, piaccia o non piaccia, la maggioranza della popolazione) dovrebbero rivolgersi alle rispettive Federazioni Nazionali Calcio perché si facciano parte diligente onde evitare che atti del genere vengano consumati a causa (se non in nome) dello sport.
Ancora grazie e un saluto,
Roberto
Grazie, Roberto, per questo Apologo che dice molto più di quanto le parole sembrino dire. E’ una larvata ma ferma condanna di chi non fa nulla quando sarebbe suo dovere fare qualcosa per un gatto, per un cane e per chiunque si trovi in difficoltà, non importa se appartenente al regno umano o al regno animale.
Secondo me gli animali hanno un’anima e mancano solo del nostro linguaggio perché hanno il loro. Basta osservarli bene e amarli per comprendere ciò che vogliono dirci, oltre l’ustolare, l’abbaiare, il maiagolare.
Le crudeltà contro gli animali sono innumerevoli e spesso atroci.
Altro che firme! Si dovrebbe fare qualcosa di più concreto.
Un caro saluto
Giorgina
Cara Giorgina,
grazie e un caro saluto a te,
Roberto