52. Basilico e prezzemolo

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da qui

Ti fermi incantato di fronte alla Bottega di Piacenza: che ci fa qui? Si affacciano dolci, vini, caramelle. Se ti facessi un’abbuffata? Se rinunciassi alla linea che difendi a tutti i costi senza sapere neanche più perché?
Vogliamo proseguire?
E’ sicuro che qui funzioni meglio?
Le mie terapie si adattano ai clienti. Lei è un tipo chiuso, ha bisogno del mondo, per guarire. Ricordo che un paziente stette molto meglio guardando i gatti che mangiavano sotto il portico di casa.
Gli strizzacervelli sono più strani dei malati. Il negozio successivo è un rivenditore di Champagnes, fanno lo sconto del quindici per cento.
Che ne dice di una bella bottiglia?
La tua mania dei segnalini, la sindrome dell’interruzione, ti porta a confrontare il grande Nino con lo scrittore di Rue de Berthollet: chi sarà più efficace? La storia della terapia stradale ti convince poco. Piuttosto, sembra che i metodi convergano: anche lo scrittore utilizza il reticolo infinito delle vie, gli interni appannati degli esercizi commerciali, gli slarghi improvvisi delle piazze, come metafore del viaggio nella psiche. Come fosse più facile procedere nel vivo del racconto a contatto col prisma sfaccettato e imprevedibile della città, il passo lungo della donna con la giacca di pelle, lo sguardo del vecchio che si posa sul giornale, la sigaretta che brucia tra le dita dell’impiegato seduto in un angolo del bar.
Lasciamo perdere gli acquisti: dobbiamo posarci appena sulle cose, lasciare che rivelino ciò che si nasconde dietro.
Lo prendi in parola: lasci che gli occhi indugino delicatamente sulle cassette di frutta, il giallo dei limoni, il rosso delle fragole, il verde delle mele. Ti torna in mente una coppa di fragole con panna che ordinasti al lago di Nemi, mentre una donna dai capelli lunghi e neri ti guardava con un sorriso languido: chi era? L’avevi avvicinata casualmente; vi eravate ritrovati su argomenti interessanti per entrambi, finché le avevi fatto la proposta. Sedevate in una specie di caverna, in mezzo ad altri tavolini occupati da coppiette. Lei sussurra che sei stato audace; cogli la palla al balzo e t’inviti a casa sua. Il sorriso si allarga: in pochi istanti siete fuori dal locale e scivolate lentamente giù per i tornanti, mentre gli alberi salutano, costretti da un vento quasi freddo che qui – dicono – è normale. Il raccordo finisce più rapidamente, v’infilate tra i palazzi alti del quartiere e siete già parcheggiati sotto casa. Sei salito per le scale o in ascensore? Non ricordi. Vi accoglie il terrazzo intasato di vasi di basilico e prezzemolo, sarà una brava cuoca? Ti offre un limoncello: quanto ne bevi? Quando gli occhi si appannano e fatichi a pronunciare frasi sufficientemente logiche, ti chiede se sei disposto a farle un massaggio in camera da letto. Tu cadi dalle nuvole: un massaggio? Ti chiamerà al momento giusto. Ecco, puoi andare: sta sotto una coperta beige, capisci subito che è nuda. Come si fa? Comincia dal collo e dalla schiena. Ha la pelle più liscia di una mela di Montmartre. Scendi con la mano fin sotto la coperta; ti spingerai più avanti? Il limoncello ti brucia l’intestino, come la sigaretta dell’impiegato all’angolo del bar. Può succedere di tutto. Lei finge di dormire. Perché la baci sotto il collo, le dici buonanotte e te ne vai?
Un altro segnalino.
Come spiega tutto questo?
La strada è ingombra di negozi di frutta: ti avvicini alla cassetta delle mele, ne prendi una tra le mani e l’accarezzi, fino a sentire il sapore acre del limoncello fatto in casa: brucia più di quello del terrazzo traboccante di basilico e prezzemolo.

19 pensieri su “52. Basilico e prezzemolo

  1. Fides

    dobbiamo posarci appena sulle cose, lasciare che rivelino ciò che si nasconde dietro.

    Lo sguardo percorre vie come pagine scritte: la città dice tutto quello che devi pensare, ti fa ripetere il suo discorso, e mentre credi di visitare Tamara non fai che registrare i nomi con cui essa definisce se stessa e tutte le sue parti. (I. Calvino, Le città invisibili)
    per questo bisogna andare oltre le cose, ma anche oltre i ricordi, al centro esatto del nostro esistere, perché possiamo liberarci dei meccanismi simbolici coi quali ci raccontiamo a noi stessi, per trovare nuove vie, per camminare in questa nostra vita non più prigionieri dell’immagine che abbiamo di noi stessi, che noi stessi abbiamo contribuito a costruire, (il segnalino che blocca il fluire della vita, l’impossibilità di andare fino in fondo con le persone) ma per scoprirci liberi di ri-crearci in una nuova storia.
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  2. Agnese

    carino questo racconto,si legge con tutta curiosità:e poi… Guarda,ma ero sicura che finale di questo racconto sarà:…e qua scopro che lei è un maschio. Non so perchè ma aspettavo qualche strano finale. E lui anche qua ha messo segnalibri (come si può in momento cosi caldo!).Hai raggione,cura ti!

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  3. Agnese

    Stavo pensando attimino (sono stanca per pensare di piu) da dove può venire questo vizio di segnalini.Sicuramente dalla paura.Lui preferisce finire la storia in un certo punto per (secondo lui) non rimanere deluso, perchè è convinto che si finisce male, non vuole proprio pensare di un happy end, è convinto che non è per lui.
    Comunque,il vizio di mettere segnalini nella nostra vita può avere anche altri motivi (altre scuse), però oggi ormai non mi va piu scrivere.
    Buonanotte tutti

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  4. M&C

    – Se rinunciassi alla linea che difendi a tutti i costi senza sapere neanche più perché?…
    … dobbiamo posarci appena sulle cose, lasciare che rivelino ciò che si nasconde dietro.

    Piacere per piacersi, per sentirsi sicuri e bene con se stessi…
    “Ci sono giorni in cui sentiamo di possedere un’energia che ci rende irresistibili mentre altri in cui ci sentiamo brutti e insignificanti…
    Sembra un paradosso, ma è la verità: diventiamo più seducenti quando non ci interessa esserlo, quando siamo disinteressati o indifferenti al giudizio altrui…
    Le persone che ci impressionano e seducono sono proprio quelle che non esitano a mostrare se stesse, i loro desideri e i loro progetti, ma anche incertezze ed imperfezioni. Le nostre parti ombra sono proprio il segreto per piacere agli altri al di là delle apparenze.”

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  5. ema

    “ti avvicini alla cassetta delle mele, ne prendi una tra le mani e l’accarezzi, fino a sentire il sapore acre del limoncello fatto in casa: brucia più di quello del terrazzo traboccante di basilico e prezzemolo.”

    Fuori posto

    Brucia all’inferno
    questa parte di me che non si trova bene in nessun posto
    mentre le altre persone trovano cose
    da fare
    nel tempo che hanno
    posti dove andare
    insieme
    cose da
    dirsi.

    Io sto
    bruciando all’inferno
    da qualche parte nel nord del Messico.
    Qui i fiori non crescono.

    Non sono come
    gli altri
    gli altri sono come
    gli altri.

    Si assomigliano tutti:
    si riuniscano
    si ritrovano
    si accalcano
    sono
    allegri e soddisfatti
    e io sto
    bruciando all’inferno.

    Il mio cuore ha mille anni.
    Non sono come
    gli altri.
    Morirei nei loro prati da picnic
    soffocato dalle loro bandiere
    indebolito dalle loro canzoni
    non amato dai loro soldati
    trafitto dal loro umorismo
    assassinato dalle loro preoccupazioni.

    Non sono come
    gli altri.
    Io sto
    bruciando all’inferno.

    L’inferno di
    me stesso.

    Charles Bukowski

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  6. ema

    “Se ti facessi un’abbuffata?”

    “Ha una brutta faccia.” Sentenziò. “Indigestione” Replicai. “Di cosa?” “Di realtà.”

    (Il gioco dell’angelo – Carlos Ruiz Zafón)

    Di certo il vero e la Verità sono due cose diversissime ma come poter arrivare alla Verità se non da questo mondo, da questo corpo, da questa realtà?

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  7. marco1963

    A volte le cose, quasi tutte, rivelano la loro intima essenza quando le guardi appena, forse le sfiori, quando resti in contemplazione assorbendone la grazia interiore. Anche con le persone può accadere. Allora è meraviglioso vederle guardarti con gli occhi, dialogare con l’anima e stringerti con il pensiero. Grazie a tutti voi che siete attorno a me!

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  8. ema

    “Un altro segnalino.
    – Come spiega tutto questo?”

    “Non si sa mai quali siano gli eventi che ti riporteranno a casa”
    (dal film Apollo 13)

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  9. bioraffaella

    ha bisogno del mondo, per guarire

    Per guarire non dobbiamo chiuderci in noi stessi, ma dobbiamo aprire le finestre del nostro cuore per permettere al mondo di donarci un raggio di luce ,che illumini la nostra oscurità.

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  10. bioraffaella

    Ricordo che un paziente stette molto meglio guardando i gatti che mangiavano sotto il portico di casa.

    La vita è molto più bella , quando la vivi nella sua semplicità.

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  11. gum

    Se Nino ha scelto una sorta di analisi “peripatetica” di sicuro non lo ritiene affetto da agorafobia. Piuttosto sembrerebbe una sorta di impotenza oppure di auto punizione che affonda le radici in un tempo lontano della sua vita in cui qualcosa o qualcuno gli impediva di portare a compimento i suoi desideri: “questo non si tocca, questo non si fa”.
    Le cose credute irraggiungibili possono un giorno diventare realtà. http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=kgdMcTELdEI

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