[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=-0PKR3YUjIE]
da qui
Sarà giusto che partano così?
Rimangono le vedove a sfilare
con le bandiere bianche di vergogna,
la puzza di bruciato di Giuseppe,
che pure Tiziana amava. Non resta
che gridare: non era pazzo, solo
disperato. Vallo a spiegare ai mani-
chini, la Tributaria di Bologna:
è un assurdo filosofico il suicidio,
un nonsenso teologico;
chissà che ha detto il prete al funerale,
che ha scritto, quel tale, prima di farla
finita. O cosa non ha detto e scritto, forse?
Non potersi/volersi confidare,
come se fossi solo al mondo, amici
neanche tanti quante sono le dita
di una mano. Non esiste notizia
più crudele del silenzio assordante su chi resta.
Gli sciacalli non provino a bussare
alla porta, segnata con il fiele:
Il fuoco è ancora acceso, la mannaia
è già pronta a calare sulla testa.

Perché il silenzio e la solitudine non siano l’ultima parola.
Grazie, Fabry
Un forte richiamo per tentar di capire cosa sta accadendo attorno a noi. Un testo interessante.
“è un assurdo filosofico il suicidio,
un nonsenso teologico;”
Non credo che chi compie il cosiddetto gesto estremo si ponga quesiti filosofici o teologici.
Lo fa e basta, probabilmente per “odium sui”, senza pensare al dolore dei suoi cari.
Giorgina BG
Morire così, dare la propria vita, servirà a salvare chi resta?
Orrendo tributo, in crescendo. Non avremmo mai pensato che si sarebbe arrivati a ciò. In passato sporadici casi; ma oggi l’emergenza investe le coscienze. E non ci fa sentir leggeri. Penso a quei visi persi; a cosa ha provato quella vittima dei tempi prima di compiere un gesto così contro natura; penso a chi è rimasto, attonito Poiché comprendiamo che, per la legge del dare e dell’avere, se a essi qualcosa è stato tolto o qualcosa si son persi, a noi, forse, qualcosa in più è rimasto, magari solo per buona sorte. Allora ci si chiede se ciò è corretto; se la sorte, di suo, non poteva pagare un piccolo prezzo e lasciare quelle vite pulsanti, anche se ferite. Tutti, nessuno escluso, in quel caso sarebbero stati un po’ più ricchi. Facciamo allora quel che possiamo con le nostre forze residue: rassereniamo gli animi, doniamo l’amore senza riserve, e con lo sguardo e i fatti dimostriamo che ovunque c’è sempre una speranza, mai vana.
Voce fuori dal coro muto, che grida con forza dignità e rispetto
Per chi non conosce più la parola “speranza”
per chi è andato via, per chi resta
Il silenzio, l’indifferenza uccidono una seconda volta, bisogna assolutamente fare qualcosa. Mi hanno molto colpito le tue parole di ieri: o vite spezzate o pane spezzato.
Grazie come sempre.
Non può esserci crudeltà ed egoismo più grandi del chiudere gli occhi, far finta di niente e restare in silenzio: è ora di dire basta “vite spezzate”, ma solo “pane spezzato”…
“Non resta
che gridare: non era pazzo, solo
disperato.”
Questi fatti , specchio della nostra pazzia collettiva, possano almeno riflettere sulle coscienze l’insensato orrore !
http://www.youtube.com/watch?v=mRStN5hOqQ4
http://www.youtube.com/watch?v=zC_tPpEUets
“cosa sarà quell’uomo ed il suo cuore benedetto Che sceso dalle scarpe e dal letto Si è sentito solo è come un uccello che in volo è come un uccello che in volo si ferma e guarda laggiu”
Chi resta non può darsi pace.
il suicidio è il risultato del concentrarsi sulle sofferenze psicofisiche a scapito di quelle spirituali.
Sebbene la soglia di certi dolori non sia per tutti la stessa una volta oltrepassata è possibile togliersi la vita.
Chi crede invece che la vita terrena qualunque ne sia la qualità, gli sia stata affidata e quindi non di sua esclusiva proprietà non la danneggerebbe mai, come fosse cosa altrui.
C’è sempre un’azione esterna a capo di tale squilibrio. Per questo alla notizia di un suicidio il senso di corresponsabilità sconvolge la nostra coscienza e ci colpisce nel profondo indignandoci con noi stessi oltre che con chi ne è stata la causa efficiente come fossimo insieme a loro gli autori di un linciaggio.
Lo sappia chiunque è preposto ad attività umane che seppur impercettibilmente possano arrecare tanta disperazione in un proprio simile.
Il vero padrone gliene chiederà conto è sarà il suo giudice più severo.
Scusate dovevo dire : “facendoci indignare” al posto di “indignandoci”:
ӏ un assurdo filosofico il suicidio,
un nonsenso teologico”
…ma è una realtà morale e giuridica, a questo punto, che uno Stato che induce al suicidio i propri cittadini stia commettendo un reato.
E’ nostra scelta e responsabilità decidere che c’è un’altra vita possibile: quella della fratellanza, della solidarietà, della condivisione, della partecipazione.
“come se fossi solo al mondo”
http://www.youtube.com/watch?v=kmSIHoe8pCc&feature=related
Quando prendi una decisione drastica come quella del suicidio,è perchè la tua vita si è trasformata in un inferno difficile da sostenere, e nonostante la tua richiesta d’aiuto, continui a sentirti solo con il tuo dolore che ti schiaccia fino a toglierti il respiro.Allora l’unica soluzione sembra proprio quella del non soffrire più , perchè non c’è posto od angolo sulla terra dove tu ti possa sentire a tuo agio,ogni secondo, minuto od ora della tua esistenza viene vissuto come se fossi legato da un rovo di spine che ti feriscono ogni volta che cerchi di liberarti.
E’ orribile vivere un’esperienza del genere ,avere la sensazione di essere soli e che nessuno al mondo ti possa aiutare, in questi casi una sola cosa ti salva l’Amore per te stesso e per la Vita, ma se cessa di bruciare anche quella , cessa anche ogni speranza e la voglia di andare avanti, perchè l’indifferenza e l’incomprensione ti hanno ormai chiuso la porta in faccia!
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=iDJNyhSlZoA&feature=relmfu]
Dómine Deus, Agnus Dei, Fílius Patris,
qui tollis peccáta mundi, miserére nobis;
qui tollis peccáta mundi, súscipe deprecatiónem nostram.
Qui sedes ad déxteram Patris, miserére nobis.
perché abbiamo tutti bisogno di essere salvati.
vi ringrazio.
sì, abbiamo tutti bisogno di essere salvati.
La crisi profonda che stà toccando l’uomo,la consapevolezza di un futuro incerto,stanno buttando nello sconforto tante,troppe persone..dev’essere terribile la sensazione di sentirsi soli,abbandonati,umiliati,sfiduciati..senza nessuna possibilità di riuscire a cogliere un barlume di speranza…che invece c’è,ci deve essere.è che senza la vera condivisione certe volte è così difficile da scorgere..
http://www.youtube.com/watch?v=roclLz46bzc.
Stavo provando di trattenermi per non scrivere cosa penso veramente del gesto di suicidio.Certo,suicidio arriva in momento di debollezza,però non è il modo di risolvere i problemi,il problema rimane,anzi si peggiora.
Allora,cominciamo suicidarsi per la protesta che la vita è diventata troppo difficile, e noi non siamo in grado di gestire il dono che ci ha dato Dio?!
Nella vita ci sono alti e bassi,noi scegliamo solo alti? Siamo abituati di stare bene e quando arriva difficolta vogliamo scappare.E il modo di risolvere i problemi?! Non è mai cosi male che non può essere peggio.Scusate,ma nella storia,la gente non ha sopravvisuta i periodi piu difficili?Ma anni di guerra che era,una favola?! La gente c’è la fatta comunque.Non dico,torniamo in dietro,ma che c’è lo facciamo anche noi, anche con la crisi.
Mi si è ricordato adesso il film”Gladiatore”quando dovevano combattere con leoni,ha detto:dobbiamo rimanere uniti,cosi possiamo vincere. Hanno vinto!
Che si possa arrivare al suicidio per motivi economici è un fatto, ma starei attenta a rappresentare le persone che compiono questi atti con troppa comprensione, ad applaudire ai funerali come a degli eroi, fare interviste con i parenti che per un momento diventano protagonisti e poi vengono dimenticati
. Potrebbe, come sta succedendo, indurre altre persone allo stesso gesto.
Ogni persona che si suicida è per me un colpo al cuore, la commozione, la pietà sono i primi sentimenti che provo. Però poi sento una gran rabbia per chi, per motivi anche molto gravi, non pensa a chi resta, per chi, per orgoglio, si chiude in se stesso senza voler comunicare il suo dolore a una moglie, a dei figli. E’ vero, in quel momento decisivo è solo, ma perché è lui che lo ha voluto.
Comunicare è importantissimo, comunicare alle persone care che il loro tenore di vita cambierà, comunicare ai dipendenti l’amarezza e il dispiacere di dover rinunciare a loro, cercare con loro una via di uscita.
Ci vuole coraggio e umiltà a ricominciare da zero, ma ci vuole incoscienza nel lasciare gli altri da soli a combattere per l’esistenza che è comunque un dono da conservare ed amare..
Caro Fabrizio,
sarebbe molto bello poter commentare insieme a te i fatti quotidiani, confrontarci su quello che sta accadendo.
Almeno io sento il bisogno di parlarne con gli altri e non tenerci dentro le preoccupazioni e le incertezze sul nostro futuro.
Che ne dici?
La mente a volte si inceppa, non ce la fa più a sostenere tante situazioni, e non trova più le ragioni del cuore…
Restare uniti, come dici bene tu Agnese, è la cosa importante da fare affinchè nessuno si senta così tanto solo da arrendersi definitivamente, da rinuciare a questo grande dono che è la vita, senza riuscire a vedere il dolore e la disperazione che lascia, suo malgrado, a chi resta.
“…una sola cosa ti salva l’Amore per te stesso e per la Vita, ma se cessa di bruciare anche quella…”
Per me, come avevo scritto sopra, la chiave di tutto è qui.
Giorgina BG
grazie!
concordo, Roberta: ogni volta che si può.
Caro Fabrizio,
grazie per aver messo in poesia un problema serio e su cui riflettere e oserei dire darci da fare. Si dice che musica e poesia siano il linguaggio di Dio, io non lo so, la Sua è una voce di sottile silenzio e la poesia è comunque un modo, un gran bel modo per arrivare al cuore della gente, sperando non si fermi lì ma vada oltre.
Ho letto tutti i commenti, con i quali concordo, alcuni in particolare di Raffaella, Roberta, Agnese… e tutti gli altri ma io credo che questa poesia sia un ottimo spunto per eviscerare un problema grave che ha le sue radici in qualcosa di più remoto e di più serio, in un insieme di problemi che si sono accumulati fino a farmi parlare di morte annunciata e quindi evitabile, forse andrò contro corrente ma partendo dalla poesia scendere vorrei in profondità cercando di evitare altre morti annunciate.
Andare oltre il fatto di cronaca, che a volte è solo pura speculazione per fare notizia, e soprattutto per creare specchietti per le allodole, concentrare tutti sulla punta dell’iceberg senza andare a vedere quanto sia grande la base, comandanti ciechi del titanic in cui viviamo tutti. Oltre la cronaca, per non dimenticare chi resta e che dopo la speculazione sulla notizia vedrà per prime le spalle dei cronisti e poi in ordine quelle di tutti gli altri, e chi rimane, rimane con i debiti, con il dolore e solo più dell’atro che ha avuto la sua occasione per condividere il peso, il giogo e forse non lo ha fatto, condividere con la collettività chiedendo aiuto prima che fosse troppo tardi. Sì, perché spesso si chiede aiuto, si ammette di avere un problema “quando la stalla è vuota e i buoi sono scappati”. Non voglio con questo rendere meno pesanti le responsabilità di politici, finanza e quant’altro ma per lo meno “aprire un po’ gli occhi” a chi sta per annuncianare la sua morte ma anche a tutti noi spettatori non sempre innocenti.
Non so quanti dei lettori fossero presenti all’incontro con il professor De Rita presidente del Censis, o quanti hanno letto suoi articoli. Il professore ha una lunga esperienza per età e competenze della storia economica e sociale di questo paese e non solo, e di questi ultimi 70 anni dalla fine della guerra. Ebbene in quell’incontro sono state dette cose molto importanti, da tenere a mente ma soprattutto bisogna ricordare che lo Stato siamo noi, che l’economia la muoviamo noi, la finanza la rendiamo etica o meno noi, chi sta in alto, è vero, ci rappresenta ma se facessimo un’equazione ci renderemmo conto che il loro potere rapportato al loro ambito sociale non è diverso dal nostro nel nostro ambito. E ripeto non voglio rendere leggere le loro colpe ma solo dire che i cambiamenti non avvengono mai dall’alto, ma dal basso, Ghandi è l’ultimo esempio, le rivoluzioni vere non sono quelle organizzate in luoghi clandestini, con le armi e spargimento di sangue, che guarda caso non è mai il proprio, come fu di Gesù, un esempio che ci portiamo nella storia di più di mille anni ma che non sappiamo emulare.
Dopo la guerra è stato ricostruito un paese, creata una democrazia, inevitabilmente l’economia (ricordo che la facciamo noi e se non mi credete analizzate la vostra famiglia, la gestione economico finanziaria della stessa) è cresciuta, ha creato ricchezza e benessere di cui tutti abbiamo approfittato, e abbiamo continuato ad approfittare di una ricchezza che si andava depauperando, fino a divenire ciechi senza capire che da una “formica non si possono cavare 5 once di sangue”, ma noi a quella formica abbiamo cercato di toglierle fino a ucciderla.
L’economia ha poche regole, semplici, forse è ora di insegnarne un po’ nella nostre scuole, è l’economia che governa il mondo e ricordiamo che il sistema terra è un sistema chiuso, tutto si crea e si distrugge nel suo interno. Il problema ad un certo punto è diventato godere tutti dei ricchi frutti della terra ma non volerla coltivare, seminare, veder crescere fino a soddisfare il bisogno. Il sistema non poteva reggere è andato in default, vorrei inoltre ricordare che il denaro dato a chi ha bisogno è quello che viene messo da parte da chi risparmia, siete disposti a rinunciare a una parte dei vostri risparmi per aiutare un aspirante suicida? Quando vi dicono che le banche … ricordate che il denaro che prestano è il vostro. E poi ma chi ha i risparmi se li tiene nel cassetto alias conto in banca di certo non fa nulla di concreto anche se con profitto per aiutare l’aspirante suicida. Il denaro deve girare per far girare l’economia, denaro fermo uguale assenza di denaro, assenza di credito e investimenti produttivi, mancata creazione di posti di lavoro o peggio fallimenti, chiusura di fabbriche attività commerciali e via di seguito per dire che prima di lavarsi la coscienza dando la colpa solo all’altro, spesso politico o bancario o esperto di finanza, bisogna fare un esame di coscienza per capire in che misura siamo responsabili di tutto questo.
Ma torniamo alla morte annunciata, è vero il momento è difficile ma la morte non è la soluzione, soprattutto stare a guardarla. La crisi finanziaria è iniziata nel 2008 e forse in pochi sanno che tutti coloro che hanno un mutuo, grazie a un decreto trasformato in legge quell’anno, possono recarsi in banca e chiedere la sospensione delle rate per un anno, senza costi aggiuntivi. Pochi sanno che le regioni, e la regione Lazio in primis, stanziano fondi in parte a fondo perduto altri con tasso legale, per erogare microcredito ovvero concedere piccole somme a persone che nel normale circuito finanziario non lo otterrebbero, denaro che può essere erogato per sanare posizioni debitorie o per iniziare attività imprenditoriali. Il canale di accesso sono alcune banche autorizzate ad istruire la pratica e poi la regione eroga in base all’ordine di arrivo delle richieste fino a esaurimento del denaro e quest’anno la regione Lazio ha stanziato 6 miliardi di euro o più. Pochi sanno che il Vaticano fa lo stesso e tramite la caritas diocesana e poi a livello parrocchiale si stanno chiedendo, per essere messi in atto, progetti di aiuto con microcredito. Che la stessa caritas aiuta tutti e ci si può rivolgere a essa anche per aiuti economici. Ci sono tante soluzioni ma per avere delle soluzioni bisogna ammettere di avere un problema e invece non lo si ammette certi che da soli si riuscirà perché ci si vergogna di dover chiedere aiuto, di rubare bisogna vergognarsi. Spesso si è soli perchè lo si vuole essere, e se non si ha la forza di suicidarsi ci si ritrova a capire di avere un problema quando i creditori premono, o quando non c’è più pane, insomma tardi, troppo tardi ma non è mai troppo tardi finchè c’è vita.
Cerchiamo anche di capire perché si è arrivato all’eccessivo indebitamento: quando la banca ti dice che sei troppo indebitato sono solo dei figli di… che danno i soldi a chi vogliono, strozzini legalizzati. Però non ci si rende conto che se si ha un mutuo e poi il finanziamento per l’auto naturalmente non un utilitiaria, il televisore di ultima generazione, il cellulare di moda e chi più ne ha più ne metta forse si sta esagerando. Si può pensare di indebitarsi per un importo quasi pari al reddito e pensare di sopravvivere? Si, se si ruba, si, se il reddito dichiarato non è quello vero ma molto inferiore allo stesso. E ancora: qui tutti si vuole campare bene ma non c’è bene senza sacrificio.
Naturalmente non per tutti è così, l’euro ha creato tanti nuovi poveri, ma anche in questo caso perché vergognarsi di far riconoscere lo stato di povertà? Ad esempio per queste fasce di reddito l’imu non si paga e tante altre cose, anche se sono una goccia nel mare. Il 30% della popolazione è in questo stato e può avere un aiuto in sgravio fiscale, agevolazioni… il problema però al solito, siamo noi, noi che mettiamo tutti la mano nella torta iniziando a mangiare da chi è sazio o quasi.
Dicevo, lo “Stato siamo noi”. Se dopo aver parlato per giorni di vittima e superstiti rimaniamo comunque spettatori, da questa crisi non si uscirà, non basta scagliarsi contro il premier di turno o aspettare che lui con la bacchetta magica cancelli gli ultimi 50 anni di malgoverno, e di tempo consumato a godere della sposa ubriaca anche dopo che è tornata sobria e si rifiuta.
Di fronte a un problema la poesia diventa azione, deve diventarlo, un poeta non scrive tanto per farlo ma cerca di dare un messaggio che scuota le coscienze. Come aiutare il mio vicino prima che si uccida? Come evitare almeno un’altra morte annunciata?
Nella nostra comunità, con approvazione del parroco e sostegno della caritas, una persona sta cercando di organizzare un gruppo di sostegno psicologico ed economico, reale, a sostegno di situazioni difficili. Non denaro dato a caso, elemosina, ma un progetto che aiuti concretamente. Di cosa abbiamo bisogno? Consulenti finanziari, psicologi, avvocati e commercialisti, persone che possano insegnare come intraprendere un lavoro, come mettere su una società in proprio, professionisti che gratis aiutano a capire come uscire da situazioni difficili o come beneficiare di sgravi fiscali, pagare i debiti, persone disposte a condividere la propria ricchezza con il rischio di non rivedere il proprio denaro o di rivederlo in tempi non proprio regolari di pagamento, tutti coloro che vogliono far qualcosa per aiutare. Il tutto in modo ufficiale e legale, come dice Paolo, abbiamo bisogno dei ricchi, che per lui sono tutti coloro al di sopra della soglia della sopravvivenza, per aiutare chi sta affogando. Lo “Stato siamo noi” e questa poesia deve scuoterci per poter realizzare progetti a livello locale che saranno domani, in modo diverso, progetti nazionali. Le riforme iniziano da qui, la ripresa economica inizia da qui, per sanare situazioni debitorie si inizia da qui, se non vogliamo essere spettatori di altre morti annunciate dobbiamo iniziare da qui, ognuno prenda i suoi talenti e aiuti il fratello, siamo tutti figli di una stessa crisi e di uno stesso Dio, può capitare a tutti di trovarsi in difficoltà economiche, di aver bisogno di aiuto, anche a chi crede di essere in una botte di ferro, e i talenti non sono solo l’euro!
Proviamo a cambiare il mondo dal nostro piccolo invisibile angolo, il nostro fare si estenderà a macchia d’olio, questa è rivoluzione e se, caro Fabrizio, questo non accadrà mi dispiace darti un dolore dicendoti che la tua bellezza/poesia non ha cambiato il nostro piccolo angolo di mondo, lo ha allietato un po’ per qualche ora, giorno, il nostro mondo fatto di uomini con grandi potenzialità che faticano a esprimersi.
a Stella
Eccomi!
@ Stella
Eccomi
Coraggiosa lucida e trasversale la disamina di Stella Maria.
Visto che nessuno dal Palazzo alza un dito , c’è bisogno di un’azione civica, corroborata magari dal peso della Chiesa Cattolica che vede i suoi figli schiacciati persino nello spirito.
“L’uomo è ciò che mangia” sosteneva Feuerbach, l’ hegeliano recalcitrante e ateo. Prima di migliorare le condizioni spirituali dell’uomo bisogna migliorarne quelle materiali. L”essenza delle cose viene dopo la loro esistenza” gli faceva eco Kirkegaard.Se ne può discutere, certo è che qualcuno vuol far strage di anime oltre che di corpi. E’ un disegno maligno che si dovrebbe impedire.
Aiutare assistere educare, un progetto difficile e lungo se gestito dai soliti quattro, che si perde per strada senza contropartita per loro.
Chi ha sbagliato o ha creduto alle frasi suadenti della pubblicità non ha più via di scampo e il bilancio delle vittime è in crescita.
E’ pur vero che per fare una pianta si deve partire dal seme. Già sarebbe una grande vittoria se le nostre coscienze prendessero atto che forse il vicino di casa con pochi talenti e con molte parole potrebbe trovare di nuovo la forza di vivere.
Se per farsi sentire c’è bisogno che il coro si allarghi, io ci sono per quello che posso.
Grazie a tutti.
C’è una frase che questa notte nella foga di scrivere, e anche di non scrivere troppo, mi è sfuggita, completerò questo mio commento con aggiunte qua e là su situazione economica e riflessioni, messaggio che scuota le coscienze, in attesa di mandare avanti il nostro progetto di cui vi terrò informata perchè abbiamo bisogno di aiuto, anche solo di un sorriso per convincere il vicino di casa a sorridere, confidarsi ed essere aiutato e lo pubblicherò in rete.
Ma non è così che iniziò la ricostruzione dopo la guerra? Solidarietà, fatica e sacrificio, anche questa è una guerra e d’altra parte le guerre sono sempre state economiche e non politiche.
La riflessione era più o meno questa: la nostra struttura sociale di esseri umani è una struttura piramidale ma le piramidi non si costruiscono dal vertice, così come un grattacielo non viene costruito partendo dall’ultimo piano, bensì da una pietra, un mattone posto in un angolo e interrato, la famosa prima pietra o pietra angolare, solo dal niente nasce niente e per ricordare il nostro caro De Andrè, è dal letame che nascono i fiori e, considerata la situazione, vorrei dire che siamo proprio lì, nel… letame ma c’è chi sta affogando e chi è a mezzo busto, chi addirittura è fuori e guarda.
Il coro ha bisogno di allargarsi altrimenti non se ne viene fuori, attendere che scenda la manna dal cielo, che tradotto vuol dire attendere che i potenti risolvano tutto, oltre che un’utopia è poco realistico, pretenzioso e deresponsabilizzante, nonchè inutile, cambiano i colori, cambiano le facce e cambiano le cose e il baratro è di nuovo davanti a noi perchè non sappiamo fare altro che attendere e delegare, deresponsabilizzarci, il male degli ultimi decenni ma direi di più visto che è il classico e ben noto “scarica barile” il cui primo autore fu Adamo:-)
@ Stella 25
Anche io ci sono per quello che posso offrire.
è una proposta importante quella che sta nascendo nella nostra parrocchia, speriamo che il progetto possa realizzarsi.
Sono venuta a vedere quanti di noi avessero risposto all’appello di solidarietà di Stella, ma ho dovuto constatare che il suo commento ha scosso molto poco le coscienze almeno tra noi che siamo così vicini alla comunità parrocchiale.
Forse non tutti lo hanno letto, spero che lo facciano e che aggiungano i loro nomi, altrimenti, se “il coro” non si allarga, caro Fabrizio, ho paura che il tuo progetto non andrà avanti o almeno rimarranno solo parole.
Scusate tutti, sono la solita pessimista, scommetto che la lista diventerà lunghissima. Dentro di me sentivo già profondamente il dovere di fare, di dare qualcosa a chi é disperato – e ce ne sono molti – e magari é seduto in chiesa al nostro fianco. Il commento di Stella mi ha fatto capire di poter fare ciò che da sola sarebbe stato più difficile fare.
Grazie e grazie anche a chi mi ha scritto in privato come Cristina. Con Fabrizio in testa ce la faremo, speriamo e preghiamo che vada in porto, viceversa ci organizzeremo, una bella task force ci vuole che faccia muro contro le difficoltà anche quelle che incontreremo ovunque. Grazie e grazie a Fabrizio per la sua poesia “civile” che mi ha permesso di illustrare un progetto per coinvolgervi tutti o quasi, era previsto l’annuncio per altri canali e per altri canali il reclutamento, ma a volte le vie non sono le nostre ma quelle suggerite da Dio che in questo caso può servirsi di una bella voce: Fabrizio.
Buona e serena notte, un bacio.
Grazie Stella per come hai saputo scuoterci. Potrà sembrare curioso che io scriva qui a te vivendo insieme, non lo faccio mai, ma questa volta ho voluto farlo per l’importanza del momento e per rafforzare, insieme agli altri, questo progetto. Grazie a te, che sei uno strumento come tutti noi, e a chi può rendere possibile il progetto. Notte!
grazie a voi, e in particolare a Stella, naturalmente, che si fa voce efficace di una possibilità concreta.